Un haiku alla settimana
Posted in Haiku, Letteratura giapponese on February 8th, 2010 by editor – Be the first to comment
Che freddo fa:
pure il bianco dei denti delle orate sotto sale
sul banco della pescheria!
Matsuo Bashō
Che freddo fa:
pure il bianco dei denti delle orate sotto sale
sul banco della pescheria!
Matsuo Bashō
Non sapendo com’è vicina la verità, la cerchiamo lontano: è come se fossimo immersi nell’acqua e implorassimo da bere.
Hakuin
I giapponesi sono da sempre molto sensibili agli odori. I profumi arrivarono dall’India sia in Oriente che in Occidente, ma il loro utilizzo si è sviluppato qui sottoforma di essenze e là sottoforma di incensi. In Giappone l’incenso è diventato un’arte, una via (il Kodo, la via dell’incenso), elemento integrante della cultura.
L’incenso ha fatto la sua apparizione nell’arcipelago verso la metà del VI secolo, nello stesso momento in cui anche il Buddhismo veniva introdotto dalla Cina. Qualche anno più tardi alcuni documenti parlano di un legno odoroso. In quell’epoca l’incenso era utilizzato per le cerimonie religiose e, in particolare, veniva bruciato davanti alle immagini buddhiste. Nell’VIII secolo il monaco cinese Ganjin portò in Giappone numerosi testi sacri, insieme a ricette di profumi e medicamenti, ed è così che i giapponesi vennero iniziati ai segreti della combinazione degli ingredienti, nell’arte della fabbricazione degli incensi, detti Takimono. read more »

Foto di Alberto Moro
Presidente di Giappone in Italia
I miei vicini Yamada / Hōhokekyo tonari no Yamada-kun
Ritratto della vita quotidiana di una ordinaria famiglia: dalla bambina dimenticata per sbaglio al supermercato, alla lotta per il controllo del canale Tv, alla nonna che manda in fumo la cena. Ma la fantasia può prendere il sopravvento e il padre diventa un supereroe.
Il film sarà proiettato venerdì 5 febbraio alle ore 19.00 presso il Centro Incontri Culturali Oriente Occidente, Via Lovanio 8 (MM2 – Moscova) nel contesto della rassegna “5 centimetri al secondo. Viaggio nel Giappone antico e moderno attraverso il cinema”, curata da Giampiero Raganelli.
Spenti i valori e con essi la fede.
Sole sulla brughiera.
Nakamura Kusatao
La sera del 14 gennaio, nella suggestiva cornice della Sala delle Otto Colonne di Palazzo Reale, si è svolta la cerimonia di vestizione della geisha e della oiran che ha tolto il fiato a tutto il pubblico presente. L’evento si è tenuto in concomitanza alla mostra “Shunga. Arte ed Eros nel Giappone del Periodo Edo”, è stato promosso da Giappone in Italia sponsor tecnico della mostra ed è stato organizzato dalla Fondazione Mazzotta, Moro Real Estate e draPht. In una sala attigua, è stata presentata la mostra fotografica “Printemps” di Giuseppe De Francesco, fotografo ufficiale del nostro sito. Lo sfolgorio dei colori, l’espressione lievemente malinconica della bellissima modella, la maestria della Sig.ra Hoashi che con energia annodava i diversi strati del kimono, il lucido e puntuale commento della Dott.ssa Marangoni, il tutto ha contribuito a un’esperienza indimenticabile. Presenti alla serata volti noti del giornalismo, della cultura e del design internazionale oltre a significative presenze istituzionali italiane e giapponesi.
Geisha, termine giapponese dal forte potere evocativo sia nell’immaginario nipponico che in quello occidentale, è composto dai caratteri gei芸, arte e sha者 persona. Le geisha sono infatti persone educate nelle arti e nella danza, che intrattengono gli uomini con le loro performance e una conversazione brillante e colta. Spesso, dal punto di vista occidentale, la figura della geisha ha avuto una connotazione legata al commercio sessuale, frutto di certa cinematografia hollywoodiana e di parte del nipponismo. Niente è più lontano dalla realtà. La geisha, così lontana dal mondo della famiglia e da quello degli affari, occupa uno spazio in cui gli uomini si incontrano e socializzano, in un gioco di allusioni e di scambio elegante a cui l’inespresso dona il più grande fascino.
Il termine oiran può essere tradotto con l’espressione “il fiore che primeggia”. Durante il periodo Edo (1600-1868), infatti, le oiran erano cortigiane di altissimo rango e vivevano segregate nei quartieri del piacere (aboliti nel 1958), anche se in posizione di assoluto privilegio rispetto alle normali prostitute. Esse eccellevano nelle arti di intrattenimento come la danza, la musica, la calligrafia, la conversazione brillante ma, a differenza delle geisha, le oiran erano cortigiane nel senso pieno del termine, donne di grande fascino e sensualità la cui compagnia andava prenotata con molto anticipo attraverso un percorso ritualizzato di richiesta formale alla casa da tè che le ospitava, e di presentazione reiterata di doni via via più preziosi alla stessa oiran e al suo entourage.