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	<title>Giappone in Italia</title>
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	<description>Associazione Culturale Giappone in Italia</description>
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		<title>Immagini dal Giappone</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 07:46:56 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[
Foto di Alberto Moro
Presidente di Giappone in Italia
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/Immagine-7211.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2151" title="Immagine 721" src="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/Immagine-7211-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Foto di Alberto Moro</p>
<p>Presidente di Giappone in Italia</p>
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		<title>Il Kabuki nel periodo Edo: le giornate di teatro</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 07:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel periodo Edo, durante i programmi stagionali del kabuki, rappresentazioni di drammi diversi si susseguivano nel corso dell’intera giornata, alternando generi e registri in modo eterogeneo: il gioco della varietà era molto apprezzato dal pubblico. Presentare un programma giornaliero composito non faceva altro che assecondare il gusto per l’alternanza di registri e di generi, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/Il-Kompira-za-a-Kotohira-isola-Shikoku3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2145" title="Il Kompira za a Kotohira, isola Shikoku" src="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/Il-Kompira-za-a-Kotohira-isola-Shikoku3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nel periodo Edo, durante i programmi stagionali del kabuki, rappresentazioni di drammi diversi si susseguivano nel corso dell’intera giornata, alternando generi e registri in modo eterogeneo: il gioco della varietà era molto apprezzato dal pubblico. Presentare un programma giornaliero composito non faceva altro che assecondare il gusto per l’alternanza di registri e di generi, per la varietà anche stilistica raccomandata nella messiscena del <em>kabuki</em>: un certo grado di disarmonia avrebbe garantito allo spettacolo profondità e respiro, e rispondeva al canone estetico fondamentale dell’asimmetria che da sempre permea ogni espressione artistica giapponese. Secondo lo studioso Georges Banu, in questi programmi era d’obbligo l’alternanza dei registri: “Ciò che è separato dai generi si trova riunito nella costellazione di una giornata : il tragico e il comico, la danza e il canto. Si individua il percorso di una giornata non secondo le norme di una coerenza, ma, al contrario, secondo quelle di una eterogeneità apparente che deve articolarsi secondo un movimento in cui l’accellerazione è legge. Si riuniscono forme e approcci distinti che si succedono mantenendo la loro autonomia : non si fondono l’un l’altro. Alla fusione preferiscono la contiguità, che è l’ipotesi antica della coesistenza dei contrari.”<span id="more-2140"></span></p>
<p>Tradizionalmente il pubblico giapponese amava le “giornate di teatro” perché costituivano un momento di puro divertimento, un’occasione per stare insieme, per spostarsi in gruppo da una località all’altra al seguito della compagnia preferita, uscendo all’alba da casa illuminandosi il cammino per mezzo delle <em>chōchin</em> (lanterne di carta), mangiando e chiacchierando secondo il costume dell’epoca (è da ricordare che erano invece proibiti da un’ordinanza dei Tokugawa gli spettacoli notturni).   </p>
<p>Il pubblico accorreva fin dalle prime ore del mattino, a volte alzandosi alle 4, per poter assistere a questo rito collettivo di puro divertimento, capace di colpire l’immaginazione degli spettatori che spesso provenivano dalle campagne (erano capi villaggio e ricchi agricoltori) e per l’occasione si recavano in città. Una volta tornati a casa,  tentavano con entusiasmo di riprodurre questi spettacoli, la cui fama raggiungeva persino i più remoti villaggi di pescatori ed agricoltori, utilizzando piccole compagnie amatoriali, quasi sempre itineranti, che realizzavano i loro spettacoli negli innumerevoli <em>ji shibai</em> (piccoli teatri) situati in provincia, nelle <em>jōkamachi</em> (città-castello) dei <em>daimyō</em>, nei villaggi, o davanti ai più importanti templi buddhisti e <em>shintō</em>.  Le produzioni cui si ispiravano questi più modesti spettacoli erano quelle di Edo e dell’area di Kamigata (Ōsaka e Kyōtō), vale a dire degli <em>ōshibai</em> (i grandi teatri con licenza ufficiale), ma poichè ai contadini era proibito dalla censura dei Tokugawa dare rappresentazioni di <em>kabuki</em> in quanto tali, le produzioni locali venivano autorizzate come <em>teodori</em> (danza di gesti) e ammesse come offerte ai templi durante i <em>matsuri</em>. Il divertimento era così, in ogni caso, garantito.</p>
<p>Rossella Marangoni</p>
<p> <a href="http://www.rossellamarangoni.it">www.rossellamarangoni.it</a></p>
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		<title>Un haiku alla settimana</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 07:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Haiku]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura giapponese]]></category>

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		<description><![CDATA[Una foglia di paulonia,
mentre era esposta al sole,
è caduta.
Takahama Kyoshi
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/paulonia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2136" title="paulonia" src="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/paulonia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Una foglia di paulonia,</p>
<p>mentre era esposta al sole,</p>
<p>è caduta.</p>
<p>Takahama Kyoshi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Koan Zen</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 08:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[koan zen]]></category>
		<category><![CDATA[Zen]]></category>

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		<description><![CDATA[Un monaco chiese al maestro Haryo: &#8220;Cos&#8217;è la via?&#8221;
Rispose Haryo: &#8220;Un uomo che cade nel pozzo a occhi aperti.&#8221;
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/pozzo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2132" title="pozzo" src="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/pozzo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un monaco chiese al maestro Haryo: &#8220;Cos&#8217;è la via?&#8221;</p>
<p>Rispose Haryo: &#8220;Un uomo che cade nel pozzo a occhi aperti.&#8221;</p>
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		<title>Budō come “invenzione moderna”</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 08:06:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[arti marziali giapponesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la restaurazione Meiji il contenuto delle arti marziali cambia ancora drasticamente. La finalità militare si perde del tutto insieme alle limitazioni di casta. Le arti marziali non sono più appannaggio esclusivo della casta guerriera ma si aprono alla popolazione nel suo insieme. In queste nuove circostanze la parola bujutsu viene abbandonata a favore del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/kendo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2127" title="kendo" src="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/kendo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Dopo la restaurazione Meiji il contenuto delle arti marziali cambia ancora drasticamente. La finalità militare si perde del tutto insieme alle limitazioni di casta. Le arti marziali non sono più appannaggio esclusivo della casta guerriera ma si aprono alla popolazione nel suo insieme. In queste nuove circostanze la parola <em>bujutsu </em>viene abbandonata a favore del termine <em>budō </em>che implica un allenamento fisico guidato da precisi principi ideali.</p>
<p>Le arti del combattimento si avviano a diventare discipline sportive. Il periodo storico considerato vede anche l’opera di altri riformatori che sistematizzano l’insieme delle tecniche apprese nella propria specifica arte, recuperando e valorizzando gli aspetti più sportivi della tradizione. Il kenjutsu diventa <em>kendō </em>ad opera di Nakayama Hakudo (1873-1958), il <em>jūjutsu, jūdō </em>grazie al maestro Kanō Jigorō (1860-1938); il tiro con l’arco <em>kyūjutsu</em>, muta in <em>kyūdō</em>. Anche il <em>karate</em>, arte marziale originaria di Okinawa, viene assimilato alla tradizione giapponese e diventa <em>karate dō</em>, sotto la guida di Gichin Funakoshi (1869-1957) negli anni Venti e Trenta.</p>
<p>Chiara Bottelli, nipponista, si occupa di turismo responsabile e artigianato</p>
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		<title>Un haiku alla settimana</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 07:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Haiku]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura giapponese]]></category>

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		<description><![CDATA[Onde bianchissime s’accostano
alla foce del fiume.
Anche mio figlio
va verso l’estate.
Kaneko Tōta
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/Foce-del-fiume.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2123" title="Foce del fiume" src="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/Foce-del-fiume-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Onde bianchissime s’accostano</p>
<p>alla foce del fiume.</p>
<p>Anche mio figlio</p>
<p>va verso l’estate.</p>
<p><strong>Kaneko Tōta</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Massime Zen</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 07:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Massime Zen]]></category>
		<category><![CDATA[Zen]]></category>

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		<description><![CDATA[Pensate a ciò che non pensa. Come fate a pensare a ciò che non pensa? Non è pensare.
Questa è l’arte fondamentale della meditazione seduta dello Zen.
Maestro Zen Dogen
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/zazen-789081.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2120" title="zazen-789081" src="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/zazen-789081-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Pensate a ciò che non pensa. Come fate a pensare a ciò che non pensa? Non è pensare.</p>
<p>Questa è l’arte fondamentale della meditazione seduta dello Zen.</p>
<p>Maestro Zen Dogen</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le stagioni nel Kabuki. Il cartellone annuale a Edo.</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 07:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Tradizionalmente, l’anno del kabuki seguiva la scansione stagionale perchè “solo tale periodizzazione ha il carattere cerimoniale dei riti annuali”, secondo quanto afferma lo studioso di teatro Kawatake Toshio.     
Essendo prassi comune che l’ingaggio degli attori e delle compagnie presso i vari teatri avesse la durata di un anno, il primo appuntamento della stagione era dato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/stagioni-e-kabuki-x-blog.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2114" title="stagioni e kabuki x blog" src="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/stagioni-e-kabuki-x-blog-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Tradizionalmente, l’anno del <em>kabuki</em> seguiva la scansione stagionale perchè “solo tale periodizzazione<em> </em>ha il carattere cerimoniale dei riti annuali”, secondo quanto afferma lo studioso di teatro Kawatake Toshio<em>.</em>     </p>
<p>Essendo prassi comune che l’ingaggio degli attori e delle compagnie presso i vari teatri avesse la durata di un anno, il primo appuntamento della stagione era dato da un programma di presentazione delle compagnie al pubblico, il cosiddetto <em>kaomise,</em> in cui appunto gli attori “mostravano il volto” al pubblico e ne chiedevano la cortese benevolenza. Il programma del <em>kaomise</em> si teneva agli inizi dell’undicesimo mese del calendario lunare (mese che andava dal 20 novembre al 20 dicembre secondo il calendario gregoriano) e costituiva l’inizio della stagione , oltre che un vero e proprio evento cittadino caratterizzato da un clima di fervida attesa in tutti gli appassionati. <span id="more-2115"></span>Data l’importanza vitale che l’appuntamento rivestiva per il buon andamento della stagione che stava per iniziare, il programma era scelto con cura, allo scopo di esaltare le caratteristiche interpretative della compagnia. Gli attori davano il meglio di sé per stupire e affascinare il pubblico, e il tutto era immerso in un’atmosfera di sfarzo e splendore come la solennità dell’occasione richiedeva. E proprio a causa della solennità dell’appuntamento, generalmente venivano scelti drammi <em>jidaimono</em>, ovvero drammi d’epoca ispirati ad episodi storici, oppure, a Edo, drammi in stile <em>aragoto</em>, in cui potevano dispiegarsi al meglio le doti interpretative della <em>troupe</em> in un’ampia gamma di ruoli. </p>
<p>Al <em>kaomise</em> facevano seguito periodi di rappresentazione a scadenza bimensile legati al ciclo delle feste stagionali, segno evidente dello stretto legame che un’arte popolare come il <em>kabuki</em> manteneva con le stagioni e le feste e i riti che le caratterizzavano. Il ciclo delle rappresentazioni accompagnava così i giorni di festa che si susseguivano nel corso dell’anno, sia sul piano cronologico come su quello della consonanza tematica. Il calendario, dunque, determinava date e scelta del repertorio.</p>
<p>Nel primo mese Shōgatsu, il Capodanno, portava le rappresentazioni di inizio primavera chiamate <em>hatsuharu</em> <em>kyōgen</em>, e per l’occasione venivano scelti drammi beneauguranti. Era questa l’occasione in cui venivano pubblicati gli <em>yakusha hyōbanki</em>, libretti contenenti critiche agli <em>yakusha</em> (attori) e che davano anche conto dei <em>kaomise</em> appena tenutisi. Dal sesto mese la lunga estate calda e umida del Giappone favoriva la chiusura dei teatri (che spesso approfittavano del periodo per gli indispensabili lavori di manutenzione) ed il riposo degli attori più celebri, ma le rappresentazioni non erano dovunque sospese. Spesso una programmazione estiva (<em>natsu kyōgen</em>), affidata ad attori giovani o di secondo piano e per la quale i biglietti erano proposti a prezzo ridotto, cercava di portare refrigerio al pubblico con la scelta di <em>sewamono</em> (drammi familiari) e di drammi che prevedevano scenografie con presenza di acqua, per comunicare al pubblico una sensazione di frescura. Inoltre molte storie di fantasmi e di spiriti venivano　proposte all’approssimarsi del <em>bon</em>, quando il ricordo andava ai defunti. Nel nono mese l’inizio dell’autunno segnava la fine della stagione annuale del <em>kabuki</em>, si sceglieva allora di rappresentare drammi poderosi in cui i protagonisti si dibattevano in conflitti fra <em>giri</em> <em>ninjō</em>, fra dovere e sentimento, fra obblighi sociali e passione e in cui spesso ritorna il tema della separazione: era questa, infatti, l’epoca in cui alcuni attori si congedavano dal proprio pubblico per andare presso altri teatri e compagnie e in questo modo si alludeva a questo distacco. </p>
<p>Nella scelta dei drammi da inserire in cartellone era indubbia la preoccupazione circa gli effetti che il susseguirsi delle stagioni e il clima avevano sull’attenzione e i sentimenti del pubblico, ed era cura costante di <em>zamoto</em> (proprietari e amministratori dei teatri) e <em>zagashira</em> (attori capi di compagnia) di armonizzare il cartellone con le stagioni.  Una preoccupazione di consonanza con il ritmo della natura che permea ancor oggi, come una corrente sotterranea, la vita in Giappone.</p>
<p>Rossella Marangoni</p>
<p>www.rossellamarangoni.it</p>
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		<title>Immagini dal Giappone</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 07:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Immagini dal Giappone]]></category>

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		<description><![CDATA[
Foto di Alberto Moro
Presidente di Giappone in Italia
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-280.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2111" title="Immagine 280" src="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-280-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Foto di Alberto Moro</p>
<p>Presidente di Giappone in Italia</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un haiku alla settimana</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 07:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Haiku]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura giapponese]]></category>

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		<description><![CDATA[Monti d’estate.
Da un capo all’altro della capitale,
solo, vola un airone.
Yosa Buson
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/airone.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2108" title="airone" src="http://www.giapponeinitalia.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/airone.jpg" alt="" width="143" height="99" /></a>Monti d’estate.</p>
<p>Da un capo all’altro della capitale,</p>
<p>solo, vola un airone.</p>
<p><strong>Yosa Buson</strong></p>
]]></content:encoded>
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