Affrontare me stessa

2 dicembre 2011

Ogni volta che entro nella stanza del tè, ho l’opportunità di affrontare me stessa. Amo la via del tè e voglio farla bene. Le procedure per preparare e servire il tè sfidano la mia mente vagabonda nel rivolgere l’attenzione. Sembra che ogni volta che faccio il tè, faccio spesso qualche errore e devo immaginare come recuperare da quell’errore e continuare. Cerco  di tenere a mente i principi dell’armonia, del rispetto, della purezza e della tranquillità e manifestarli con i miei ospiti, mentre al tempo stesso mi assicuro che i miei ospiti si sentano a proprio agio e sappiano quello che sta accadendo. Che cosa succede se non vado d’accordo con qualcuno che è nella stanza del tè? Che cosa succede se noto che qualcuno non sta facendo qualcosa di rigorosamente corretto? Come mi trattengo dal vantarmi di quanto so e dal correggere gli altri? Quanto mi conformo a quello che tutti gli altri fanno per amore dell’armonia? Nessuno può prendere queste decisioni al mio posto. Solo io posso scegliere come rispondere a come mi sento e a quello che accade nella stanza del tè.

Di recente ho avviato una nuova classe di studenti del tè. Spesso mentre ci inoltriamo nella lezione di introduzione, ci sono le stesse domande che altri hanno chiesto prima ma ci sono sempre anche nuove domande e sfide che sono uniche di questi studenti particolari perché tutti portano se stessi nella stanza del tè. Quando ti porti in una stanza del tè, inevitabilmente devi affrontare te stesso. Come disse Buck Rogers: “Non importa dove tu vada, lì ci sei tu”.

Tradotto da Mariella Minna dal sito SweetPersimmon

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Cerimonia del tè

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