18 febbraio 2011
19 febbraio, ore 17.00 – 18.00
Presso Il Ciani
Viale Cattaneo 5
Cerimonia del tè
Noriko Vezzoli
Alberto Moro
Chado: la pace del cuore in una tazza di tè
Chado significa letteralmente la Via del tè e definisce la disciplina dell’atto di preparare e bere il tè che ha avuto origine in Giappone nel XV secolo. Il tè verde in polvere (matcha), che per consuetudine si beve durante la cerimonia del tè, inizialmente veniva importato dai monaci Zen che tornavano in patria dopo aver compiuto i loro studi in Cina nel XIII secolo. In quel periodo, questa bevanda veniva usata come stimolante per aiutare i monaci stessi durante gli studi e la meditazione ed era considerata anche un’erba medicinale.
Da queste semplici origini i maestri del tè, devoti del Chado, sono giunti a una forma estetica che ha profondamente permeato la cultura giapponese. Un maestro del tè ha fatto di questa disciplina una pratica di vita, insegnando il Chado come strumento per affrontare la propria esistenza come un cammino interiore. Il suo nome era Sen Rikyu (1521 – 1591).
Fu figura di primo piano nelle arti come nella politica del suo tempo. Gli ideali estetici di Sen Rikyu sono divenuti oggi il fulcro delle arti e dell’artigianato giapponese. Sen Rikyu sintetizzò i principi fondamentali del Chado nelle seguenti quattro parole: WA, KEI, SEI e JAKU. WA significa armonia. Armonia tra le persone e con la natura, l’armonia tra gli utensili e nel modo in cui essi vengono usati. KEI significa rispetto. Rispetto verso tutte le cose ovvero sincera gratitudine per la loro esistenza. SEI significa purezza e si riferisce alle cose fisiche ma soprattutto alla purezza interiore. Infine JAKU significa tranquillità e pace della mente ed è conseguente alla realizzazione dei primi tre principi. Il significato di queste parole non deve restare un ideale astratto ma deve venire realizzato tramite i gesti della preparazione, dell’offerta e del bere una tazza di tè.
Nella Via del tè l’obiettivo principale è raggiungere la “serenità in una tazza di tè”, la possibilità di creare una comunicazione diretta, anche non verbale, tra i partecipanti.
Tutti i gesti, eseguiti in modo estremamente minuzioso durante la cerimonia del tè, seguono regole precise che non sono vuoto formalismo, ma servono a creare un’atmosfera di autentica e profonda comunicazione.
Se riusciamo a trasmettere la serenità attraverso il rituale della cerimonia del tè, possiamo anche trasformare ogni nostra azione in uno strumento per condividere tutti i giorni questo stato d’animo con il nostro prossimo e per trovare il nostro vero essere. Questo è vivere lo Zen in ogni momento della vita.
Testo di Alberto Moro
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