16 aprile 2009
La conferenza da noi organizzata in collaborazione con la Fondazione Mazzotta, Bushido: La Via del Samurai e lo Zen, sempre nel favoloso contesto di Palazzo Reale a Milano, ha dato non poche occasioni di riflessione a un pubblico numeroso e pur attento. Sono stati analizzati due testi fondamentali della cultura giapponese: l’Hagakure e il Libro dei cinque elementi.
L’Hagakure, autentico manuale etico dei samurai, è stato pubblicato nel 1906 ma scritto due secoli prima. L’autore Yamamoto Tsunemoto, al servizio del daimyō Nabeshima Mitsushige, alla sua morte divenne monaco Zen e dettò il libro a un suo allievo con la preghiera che non venisse pubblicato. Il libro invece ebbe un’ampia diffusione e fu anche spesso travisato nel suo autentico significato.
“La via del Samurai è la morte” è il messaggio ultimo dell’Hagakure che Yukio Mishima riprende nel 1967, tre anni prima della sua plateale fine, trasformandolo nella morte eroica del superuomo che non si arrende alla mediocrità della società contemporanea.
Il Libro dei cinque anelli è invece la storia di un samurai che ha realmente combattuto, Miyamoto Musashi, ed è in sé anche un testo di strategia militare. Viene chiamato Il libro dei cinque elementi perché i cinque capitoli che lo compongono portano il titolo degli elementi: Terra, Acqua, Fuoco, Vento, Vuoto.
Jiso Forzani, monaco Zen, ha evidenziato come la sua posizione sia assai diversa. Nel senso che non si può parlare di Buddismo laddove si parli di morte altrui. Perché il Buddismo è essenzialmente compassione: vuol dire identificarsi con la sofferenza degli altri. Quindi se di morte si vuole parlare, è proprio della morte dell’Io con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno. Per rinascere diversi e più liberi.
Mariella Minna
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