26 gennaio 2012
Shin-On è il nome di un ideogramma giapponese che solo per approssimazione e con qualche genericità possiamo tradurre nella nostra lingua con rappresentazione visiva della sonorità, musica che diventa pittura, o qualcosa del genere.
C’è, al fondo della sua arte, un atteggiamento che direi “animistico”, di religioso ascolto, di sospeso stupore, di fronte al miracolo del vero visibile. E’ una radice esistenziale e filosofica che la patria nipponica ci aiuta a spiegare, così come è facile, per chi appena conosce l’Oriente della sublimazione ideogrammatica e del minimalismo poetico, riconoscere, nei raffinati grafismi, nelle composizioni cromatiche melodiose e rigorose, le radici della cultura di origine.
E tuttavia, in Shuhei Matsuyama c’è molto di altro. C’è la modernità con l’informale, con l’astrattismo lirico, c’è l’introspezione filosofica di chi si interroga, nella terra desolata, sulla persistenza dei valori poetici. C’è anche la comprensione e la rielaborazione in forme originali della tradizione classica italiana: proporzione, equilibrio, ordine. Come in Fontana, come in Burri. E tutto ciò è ben comprensibile in un artista che si è formato all’Accademia di Belle Arti di Perugia e quindi ha assorbito, per osmosi, Piero della Francesca e Perugino, la bellezza del Rinascimento nelle forme della città, nella misura del paesaggio.
(Antonio Paolucci, Soprintendente del Polo Museale Fiorentino)
Shuhei Matsuyama nasce a Tokyo nel 1955. Dopo aver terminato gli studi alla Accademia di Belle Arti della sua città natale, si trasferisce in Italia nel 1976 per seguire i corsi dell’Accademia d’Arte di Perugia. Nel 1991 arriva a Milano e inizia un’intensa attività espositiva che porta le sue opere in giro per il mondo, da Venezia a Tokyo, da San Francisco a New York. Uomo tra due universi, orientale ed occidentale, fonde insieme l’esperienza pittorica con quella spirituale creando opere che sintetizzano due espressioni: pittura e suono per la stimolazione dei sensi.
Matsuyama è un sostenitore della Public Art verso la familiarizzazione con l’arte, per il coinvolgimento e la “co-partecipazione” di chi ne fruisce e per l’annullamento dei confini fra l’artista e il pubblico. Vede l’arte, ed in particolare la Public Art, al servizio dell’umanità, che ne trae un miglioramento della cultura, della sensibilità, della serenità e, in senso più ampio, della vita.
www.shuheimatsuyama.com
A chi mi chiede: perché lavori?
Rispondo: per crescere.
Perché vuoi crescere? Per conoscermi.
Perché vuoi conoscerti? Per esprimermi.
Perché vuoi esprimerti? Per essere artista (uomo).
Perché vuoi essere artista? Per essere libero.
Perché vuoi essere libero? Per avere gioia della vita.
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