20 gennaio 2012
Fu nel settembre di quattro anni fa che condussi mia madre in Italia; e non posso dimenticare la gioia di cui ci si riempiva il cuore al rivedere il suo volto, sia per me sia per mia figlia al ritorno dalla scuola. Purtroppo, quattro mesi dopo mia madre riportò una rottura ossea con la conseguenza di un mese di ricovero in ospedale e un altro mese di convalescenza assistita in casa. La sera dell’ultimo giorno del periodo suddetto, dopo la cena, mi disse: “Reiko, tu sei in piena salute! Ti raccomando di non cedere mai”. E aggiunse: “Giovanni, ti raccomando Reiko e Kyoko”. Poi, voltandosi verso di me, disse: “Reiko, queste sono parole di Dio”. La mattina dopo, due giorni prima dell’inizio della Quaresima, i valori del sangue si abbassarono ed entrò in coma. Ricoverata al Policlinico di Milano, ogni mattina il cappellano dell’ospedale passava per la benedizione; quando, alla terza settimana, la febbre si fece alta e mia madre ebbe un attacco cardiaco. Una donna africana, dall’aspetto molto dignitoso, che veniva a imboccare un malato anziano della stessa nostra stanza, al vedermi così triste, mi si avvicinò e delicatamente mi disse: “In questi casi è bene pregare!”. Così, ogni qualvolta mia madre aveva un attacco cardiaco io pregavo con tutte le forze; e ogni volta l’attacco si calmava. Fu allora che io compresi quanto è potente la preghiera. Cinque giorni dopo le convulsioni cardiache erano scomparse quasi del tutto e io decisi di condurre mia madre fino davanti alla grande croce che si erge nel cortile interno dell’ospedale. Lì pregai con maggior lena affinché fosse liberata da quelle sofferenze. La mattina seguente, due settimane prima di Pasqua, la sofferenza di mia madre cessò per sempre. In luglio portai le ceneri di mia madre in Giappone dove le seppellii, dopo averne fatto parte, secondo la costumanza giapponese, ai parenti più stretti. Ripensando ora, mi è chiaro che la sofferenza di quei giorni, d’un tratto, mi aveva purificata.
Già da tempo io avevo ricevuto da Dio il dono della fede, cosicché in settembre decisi di iscrivermi a un pellegrinaggio. Abbiamo pellegrinato a tante pagode (buddiste) di Kyoto e di Nara e ogni qualvolta ascoltavo la testimonianza che l’abate della pagoda ci rivolgeva, quelle parole mi davano ristoro e letizia: erano un forte sostegno per il mio spirito. Da novembre cominciai a frequentare gli incontri di Zazen e di Vangelo guidati da padre Luciano. Sono, questi incontri, come una scuola che educa il cuore alla preghiera in silenzio. Una sera facevo ritorno da un ritiro tenutosi in una “Casa della meditazione” che sorge nella campagna circostante Milano, ed ecco che lontano all’orizzonte si vedeva un tramonto infuocato: la sfera del sole appariva baldanzosa ed enorme. Ebbi l’impressione che anche il mio corpo si immergesse tranquillo nel seno della natura. Anche a Milano di tanto in tanto, dalla stanza della casa che guarda a nord ho visto nuovamente dei tramonti che infuocavano tutto il visibile, fino all’orizzonte. Mi sono detto che proprio lì deve abitare l’anima di mia madre. Lo confidai a una persona verso cui nutro rispetto e mi rispose: “Lì devi abitare anche tu”. Vagare nella natura per me è gioia.
Prima di frequentare la chiesa della Cappellania giapponese di recente fondazione, partecipavo ai ritiri di Zazen e Vangelo guidati da padre Luciano. Una volta, mentre ero seduta in Zazen, mi apparve la scena di due gemelli ancora nel seno della madre. Pensai che la scena rappresentasse la mitezza che lega il Cristianesimo e il Buddismo. Altre volte mi apparve la scena di Amida Bosatsu (Bodisatwa). Nella mia casa paterna in Giappone si conserva l’altare buddista e in una dei cassetti era conservata la foto di Amida Bosatsu, la cui statua è venerata nel tempo Koryu di Kyoto. Senz’altro quella era un’effige di Buddha cara a mia madre. L’anno scorso in autunno andai a vedere l’originale di quell’effige sacra. Mi sono seduta dirimpetto alla statua e un’atmosfera indescrivibile di altisonante dignità mi ha pervaso. L’espressione del volto trapelava un senso pieno di mitezza e di benevolenza. Ebbi l’impressione di qualcosa di sovrumano e avvertii come una brezza che mi accarezzava il capo, come una voce che mi salutasse: “Benvenuta!”.
Una sera in cui mia figlia si trovava con me in Giappone, una persona amica che anche mia madre aveva conosciuto, ci venne a trovare e pernottò presso di noi. Quella notte io sognai mia madre. Vestiva un kimono di color blu e sulle maniche come sulle mani si vedevano dei puntini bianchi che credo fossero cristalli di neve. Mia madre era scesa a me attraversando la neve! Io da allora mi convinsi sempre più che il cosmo è tutto correlato. Ultimamente, ogni anno trascorro in Giappone un periodo più lungo che nel passato. Da casa mia in 15 minuti di bicicletta raggiungo il Centro di Spiritualità dei Padri Passionisti che sorge nella città di Takarazuka. Ci vado di tanto in tanto per partecipare all’iniziativa di meditazione chiamata “Suwaroo kai” (gruppo Sediamoci in meditazione). Era l’ultimo giorno di una settimana di esercizi spirituali della scorsa estate, quando mi apparve la figura del Grande Buddha di Nara: mi apparve più volte da differenti angolature. L’indomani al telegiornale vidi la scena della pulitura del corpo del Grande Buddha, detta “Onminugui”. Ebbene, il Grande Buddha veniva presentato da differenti angolature. Che Buddha abbia voluto preannunciarmi qualcosa? Nella provincia di Nagano padre Shigeto Ossida ha costruito il “Takamori soan”, ossia l’eremo di Takamori. Ebbene, anche questa opera è confluenza della benevolenza di Cristo e dell’armonia di Buddha. Inoltre, ho partecipato anche al ritiro Sadana (in sanscrito significa la via verso Dio). Anche Sadana è confluenza di Oriente e Occidente.
Mio padre morì buddista e mia madre fu, sì, battezzata; tuttavia, come aveva desiderato in vita, le sue ceneri furono divise in due parti: una parte fu seppellita in una pagoda buddista della provincia di Ibaragi dove pure riposano le ceneri di mio padre, e l’altra parte fu sepolta nel cimitero cattolico di Kozan, visibile dalla mia casa. Ogni mattina, accogliendo l’aurora mi siedo in zazen e poi recito lo Hanyashingyou, il Sutra del cuore; ogni sera, accogliendo il tramonto del sole, prego la preghiera cattolica raggiungendo con lo sguardo il monte Kozan dove riposa mia madre. Io, come figlia, devo seguire l’esempio di mia madre; intendo quindi continuare a osservare ambedue i due riti di suffragio (quello buddista e quello cattolico).
In Italia ho vissuto la seconda tappa della vita come cattolica. Ora, la terza tappa, voglio viverla come mitezza. Quando tutto e ovunque è mite, allora noi sperimentiamo Dio. Io sono musicista e anche in questa terza tappa intendo continuare a condividere la gioia e a impegnarmi nel percorrere una via di purificazione. Praticando il “vuoto” indicato dal Buddismo e la “contemplazione” testimoniata dal Cristianesimo, spero così di far ritorno nel seno dell’eternità.
i frutti del silenzio
il frutto del silenzio è la preghiera
il frutto della preghiera è la fede
il frutto della fede è l’amore
il frutto dell’amore è il servizio
il frutto del servizio è la pace
Reiko Koyano