Obon: la commemorazione degli antenati attraverso il Giappone

Differenze regionali nella celebrazione dell’Obon

In Giappone, l’estate è animata da una fitta serie di matsuri, festival tradizionali dalle origini religiose che, pur conservando un significato spirituale, coinvolgono l’intera comunità con un entusiasmo contagioso. Si tratta di momenti di festa e condivisione che riuniscono persone di tutte le età, spesso offrendo l’occasione per trascorrere del tempo assieme alla propria famiglia, tra bancarelle, yukata colorati e fuochi d’artificio.

Tra le celebrazioni estive più sentite spicca l’Obon (お盆), una festività profondamente radicata nella cultura giapponese, che affonda le sue origini nel buddismo e viene celebrata da oltre cinquecento anni. L’Obon è dedicato alla commemorazione degli antenati: si crede infatti che, durante questo periodo, gli spiriti dei defunti si rechino nel mondo dei vivi per far visita ai propri cari. È un momento di raccoglimento e di consolidamento del legame con le proprie radici, caratterizzato da pratiche rituali e danze tradizionali che variano da regione a regione, pur conservando tutti un’intensa carica simbolica.

Date diverse

Nelle regioni del Kantō meridionale (inclusa Tōkyō) e del Tōhoku, l’Obon si celebra dal 13 al 15 luglio (Shichigatsu Bon 七月盆, “Bon di luglio”).
Nella maggior parte del Giappone, comprese le regioni centrali e occidentali (ad esempio nel Kansai), l’Obon viene festeggiato dal 13 al 15 agosto (Hachigatsu Bon 八月盆, “Bon di agosto”).
La parte settentrionale del Kantō, il Chūgoku, lo Shikoku e le isole sud-occidentali seguono ancora il calendario lunare tradizionale, celebrando l’Obon il 15 settembre (Kyureki Bon 旧暦盆, “Bon antico/storico”).

Kyōto: Gozan no Okuribi

La manifestazione più iconica e suggestiva del festival dell’Obon è unanimemente ritenuta essere quella di Kyōto, dove il culmine delle celebrazioni è segnato dal maestoso rito del Gozan no Okuribi (五山の送り火), letteralmente “i fuochi di commiato delle cinque montagne”.

Secondo la tradizione, nella notte del 16 agosto, gli spiriti dei defunti, che hanno fatto ritorno al mondo dei vivi per l’Obon, si preparano a ripartire verso l’aldilà. Per salutarli e accompagnarli simbolicamente nel loro viaggio, vengono accesi enormi falò sui fianchi di cinque montagne che circondano la città.

Questi okuribi, o “fuochi di commiato”, assumono forme ben precise: sulla prima montagna compare il kanji 大 (“grande”), sulle seguenti due vette appare la scritta 妙法 (“meraviglioso dharma”), mentre gli ultimi due fuochi disegnano rispettivamente un torii (portale sacro tipico dei santuari shintō) e una barca, destinata a scortare le anime fino all’aldilà.

Affinché siano visibili da tutta la città, le dimensioni di questi fuochi sono impressionanti: il kanji 大, sul monte Daimonji (letteralmente “grande carattere”), è composto da tre tratti di fuoco lunghi 160, 120 e 80 metri. I falò vengono accesi uno dopo l’altro fino a quando, alle 20:30, tutte le montagne sono illuminate:  le persone si radunano lungo il fiume Kamogawa, nelle strade o sui tetti degli edifici più alti per ammirare lo spettacolo.

Non mancano le superstizioni popolari legate all’evento: si racconta, ad esempio, che consumare bevande trasparenti come acqua o sake, facendovi riflettere la luce dei falò, possa proteggere da malattie come la paralisi. Molti fedeli, inoltre, visitano i templi legati alle cinque montagne per scrivere i propri desideri e preghiere (gomagi) su sottili tavolette (ema) di legno di cedro, le quali verranno poi bruciate con i fuochi affinché, salendo con il fumo, possano raggiungere il cielo.

Bon Odori: danze diverse secondo la tradizione locale

Bon Odori (盆踊り, “danza dell’Obon”) è il termine che designa le tipologie di danza rituale eseguite durante l’Obon per accogliere e congedare gli spiriti degli antenati. Ogni regione ne ha sviluppato una propria versione, caratterizzata da passi, musiche e costumi distintivi: scopriamo le principali!

Tōkyō – Tōkyō Ondo 

A Tōkyō, la danza più famosa eseguita in occasione dell’Obon è la Tōkyō Ondo.

Il termine ondo (音頭) si può tradurre letteralmente come “testa del suono”: in questo contesto, il termine “testa” assume un significato più simbolico di “battito” o “schema ritmico di base”: si tratta quindi di una forma musicale, caratterizzata da un ritmo di base riconoscibile, spesso connotata da una struttura ripetitiva e cadenzata.

Tokushima – Awa Odori 

Lo Awa Odori di Tokushima, nello Shikoku, è una tra le danze più celebri e coinvolgenti associate ai festeggiamenti dell’Obon. La sua origine è legata a due storie in particolare, tra leggenda e realtà: alcuni sostengono che la danza Awa sia nata per festeggiare il completamento del Castello di Tokushima, costruito da Hachisuka Iemasa nel 1587. Per celebrare l’evento, Hachisuka avrebbe organizzato una grande festa e offerto sake a tutti gli abitanti della città. Gli invitati avrebbero dunque iniziato a danzare in modo sfrenato, indipendentemente dal rango o dall’età. Secondo un’altra teoria, invece, i balli di gruppo (ren) che contraddistinguono lo Awa Odori trarrebbero origine dalla danza furyu, arte dalla quale si sarebbe a sua volta sviluppato il teatro Nō. 

I movimenti ampi e festosi dello Awa Odori vengono ripetuti da migliaia di ballerini che sfilano ogni anno per le strade di Tokushima in lunghe processioni. 

Gujō Hachiman (prefettura di Gifu) – Gujō Odori

Il Gujō Odori, celebrato nella cittadina di Gujō Hachiman (prefettura di Gifu), è ufficialmente riconosciuto come uno dei tre festival dell’Obon più importanti del Giappone: nel 2022 ha addirittura fatto il suo ingresso nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. Questa tradizione secolare, avviata durante il periodo Edo da Endō Yoshitaka, nacque con l’intento di unire la comunità locale al di là delle classi sociali, secondo lo spirito di inclusione che ancora oggi anima l’evento: infatti, anche nei giorni nostri il Festival di Gujō è noto per essere particolarmente accogliente nei confronti dei visitatori e molto tollerante con i ballerini inesperti. 

Il festival comprende dieci danze, ciascuna accompagnata da una canzone tradizionale. Tra le più celebri vi sono Kawasaki, conosciuta in tutto l’arcipelago, e Haru Koma (Cavallo di Primavera), caratterizzata da movimenti energici che ricordano un cavallo al galoppo.

Palcoscenico di tutte le danze è un carro mobile, sul quale si esibisce anche un piccolo ensemble di cantanti e musicisti. Il nome della canzone in corso di esecuzione è sempre visibile grazie a lanterne illuminate poste sugli angoli del carro, creando un’atmosfera suggestiva. Gli strumenti utilizzati variano a seconda della canzone: tra i più ricorrenti si trovano lo shamisen (strumento musicale a tre corde, appartenente alla famiglia dei liuti), il flauto di bambù e il taiko, il tamburo tradizionale giapponese.

Kyūshū – Tankō Bushi 

Il Tankō Bushi, traducibile come “la canzone della miniera di carbone”, è una canzone popolare che affonda le sue radici nella cultura mineraria della città di Miike, situata nella regione del Kyūshū. Originariamente legato alle fatiche quotidiane dei minatori della zona, il Tankō Bushi si è trasformato nel tempo in uno dei brani più amati e ballati durante le celebrazioni dell’Obon in tutto il Giappone.

La melodia, eseguita con strumenti tradizionali giapponesi, è oggi spesso accompagnata da arrangiamenti moderni. Il testo originale, scritto nel dialetto del Kyūshū, narra la vita e il lavoro dei minatori di Miike, celebrandone la forza e la resistenza: con il tempo, però, molte versioni moderne del brano hanno adattato il testo in un giapponese standard, rendendolo più accessibile a livello nazionale e internazionale.

Oggi il Tankō Bushi è conosciuto soprattutto per la danza tradizionale che lo accompagna. Il ballo, circolare e ripetitivo, imita i gesti del lavoro minerario: scavare, trasportare carbone, spingere carrelli e sollevare lanterne. Questi movimenti simbolici hanno contribuito a trasformare la canzone in un vero e proprio patrimonio culturale immateriale.

Okinawa – Eisa 

Arricchita da tamburi, costumi colorati e movimenti energici, la danza Eisa rappresenta il modo unico con cui l’arcipelago di Okinawa celebra l’Obon.

Accompagnata dal suono ipnotico dei tamburi taiko, da canti in dialetto okinawense (shimakutuba) e da melodie del repertorio min’yō (musica folk giapponese), ha la funzione di onorare e salutare gli spiriti in partenza, guidandoli simbolicamente verso l’aldilà.

Le radici di questa pratica sono profondamente religiose e si legano al nenbutsu, la recitazione del nome del Buddha Amida, introdotta a Okinawa attraverso l’influenza delle scuole buddhiste della Terra Pura. Nei secoli, queste pratiche si sono intrecciate con la cultura locale e con le celebrazioni comunitarie, dando origine a una forma artistica unica e collettiva, oggi praticata da gruppi di giovani chiamati Eisa-dan.

Il ritmo della danza è scandito da diversi tipi di tamburo, chiamati ōdaiko (tamburo grande), shimedaiko (più piccolo) e paranku (tamburo portatile). I danzatori, spesso giovani uomini e donne, sfilano per le strade in formazione indossando costumi colorati e ricchi di ornamenti.

Alcune celebrazioni legate all’Obon sono intime e spirituali, altre invece somigliano maggiormente a grandi feste comunitarie animate da musica, cibo e danze. È proprio questa varietà regionale a testimoniare la ricchezza culturale di questa festività, le cui manifestazioni condividono tutte il medesimo intento: onorare la memoria degli antenati e rinsaldare i legami familiari. 

Sofia Dagradi, studentessa