NON PERDETEVI IL NUOVO NUMERO DI PAGINE ZEN!

É uscito il nuovo numero di PAGINE ZEN, ricco come sempre di approfondimenti e curiosità!

Ecco quali saranno gli argomenti che PAGINE ZEN andrà ad approfondire nel numero 125:

 

- Il Giappone Asuka e Nara
Quando l’estero divenne mainstream, influenze cinesi e coreane
Carla Ruscazio
Con approfondimento al link:
https://temizen.zenworld.eu/paginezen/approfondimenti/il-giappone-asuka-e-nara-quando-l-estero-divenne-mainstream-influenze-cinesi-e-coreane

- 天地人轉 (転)
Ten-Chi-Jin-Ten (marobashi) - Cielo / terra / persona / adattarsi
Calligrafia di Bruno Riva - shodo.ch

- Giappone: disegno e design
Dai libri illustrati Meiji ai manifesti d'arte contemporanea
Eleonora Lanza
Con approfondimento al link:
https://temizen.zenworld.eu/paginezen/approfondimenti/giappone-disegno-e-design-dai-libri-illustrati-meiji-ai-manifesti-d-arte-contemporanea

- Il Tè
Dalla Cina: storia, leggenda, estetica (prima parte)
Isabella Doniselli Eramo - www.icooitalia.it
Con approfondimento al link:
https://temizen.zenworld.eu/paginezen/approfondimenti/il-te-dalla-cina-storia-leggenda-estetica-prima-parte

- Prezioso verde
La collezione di giade del Museo d’Arte Orientale di Venezia
Elena Riu - https://orientalevenezia.beniculturali.it/
Con approfondimento al link:
https://temizen.zenworld.eu/paginezen/approfondimenti/prezioso-verde-la-collezione-di-giade-del-museo-d-arte-orientale-di-venezia

- Corea
Fondazione dalle Origini Celesti
Dalila Bruno
https://temizen.zenworld.eu/paginezen/approfondimenti/corea-fondazione-dalle-origini-celesti

- I pirati dei mari orientali
Veronica Gambilare
Con approfondimento al link:
https://temizen.zenworld.eu/paginezen/approfondimenti/i-pirati-dei-mari-orientali

- Kusari-Dō
Percorrendo la Via Guerriera della Catena
Christian Russo - www.yoshinryu.com
Con approfondimento al link:
https://temizen.zenworld.eu/paginezen/approfondimenti/kusari-do-la-via-guerriera-della-catena

- La Neve di Yuzawa
Immagini dal Giappone
Recensione di Anna Lisa Somma - www.bibliotecagiapponese.it

 

--- Questo il link all'intero numero 125 di Pagine Zen
https://temizen.zenworld.eu/paginezen/archivio/pagine-zen-125

zen

 


Giappone, la bellezza del quotidiano

Il concetto di bellezza ha un’origine occidentale. Con ciò non si intende dire che il bello sia prerogativa di questa cultura o che i giapponesi abbiano imparato da essa. Questo significa solamente che nel Giappone tradizionale la bellezza non aveva uno studio codificato, e sfumava in altre esperienze come quella della naturalezza (shizen) o del vuoto (mu).

Solamente con l’avvento dell’epoca Meiji e la definitiva conclusione del periodo del sakoku in Giappone i contatti con l’Occidente si intensificarono, e anche il concetto di bellezza divenne oggetto di studio da parte di filosofi e studiosi di arte giapponesi.

Nel Giappone tradizionale, chi è colui che fa arte? Anche in questo caso è difficile dare una risposta. L’arte era qualcosa di più assimilabile all’artigianato, a una tecnica, un rituale portato alla perfezione. Il gesto artistico non risiedeva tanto nell’oggetto in sé, quanto nella cura e nell’azione dell’artigiano.

Se facciamo un salto nel futuro, è impossibile non notare come oggetti e luoghi di uso comune siano in Giappone dei veri piccoli capolavori, curati in ogni dettaglio, per far sì che anche la quotidianità possa assumere sfumature di vari colori.

Si pensi ai cartelli, alle fermate delle metropolitane e treni spesso adornate con disegni, ai treni stessi che ritraggono personaggi tipici della cultura pop. Non solo, anche le transenne stradali in Giappone possono essere kawaii, il contenuto di bento, le macchinette delle bibite. Insomma: ovunque si giri lo sguardo si potrà rimanere ammaliati, incuriositi, anche solo coinvolti in panorami particolari.

In questo articolo si tratteranno in particolare due oggetti e luoghi del quotidiano che in Giappone sono – pur essendo parte della vita di tutti i giorni – pensati con estrema cura.

 

 

Koban

Cosa sono i Koban in Giappone? I Koban sono piccole stazioni di polizia cittadine, utili per emergenze o consigli legati alla vita di quartiere. In una stessa città, infatti, ve ne possono essere moltissime, di solito sono piccoli edifici che quasi si nascondono tra una costruzione e l’altra.

C’è una pagina di instagram chiamata prettykoban che ci fa scoprire come questi luoghi di vita quotidiana siano a volte trattati come piccole architetture di pregio.

 

https://www.instagram.com/p/CTV6hvRlqnn/

Questa stazione di polizia ha una forma molto particolare: ha una forma a torre e un tetto a punta color azzurro, elementi che ci fanno quasi pensare ad architetture occidentali.

 

https://www.instagram.com/p/CSUGVBPlvv4/

Del tutto particolare, koban dalla forma di gufo, con finestre al posto degli occhi. Potreste credere di trovare dei poliziotti in questo tipo di edificio?

 

https://www.instagram.com/p/CRtAsTVFlmA/

Questa architettura riprende perfettamente i materiali in cui è collocata. All’interno di una foresta, sfrutta legno e pietra e appare quasi come una piccola casa accogliente.

 

https://www.instagram.com/p/COFa9ZnBWKg/

Koban inserita nel fantastico scenario dell’entrata del tempio Sensoji.

 

 

 

Tombini

Un’altra categoria di oggetti che non ci aspetteremmo mai essere belli o piacevoli alla vista sono i tombini. Abituati a sentirli legati a un senso di sporcizia, vedere alcuni dei tombini giapponesi potrà forse farci rivalutare questo tipo di oggetto comune. I tombini in Giappone sono quasi sempre molto carini: alcuni rappresentano con immagini e disegni il luogo in cui ci si trova, alcuni vengono costruiti per occasioni speciali o anniversari, per commemorare una persona o un momento particolare, altri sono semplicemente carini e decorativi, a rendere la visione delle strade più piacevole.

Kawaiimanhole ci offre una serie di tombini tutti particolari:

 

https://www.instagram.com/p/CS3w83rF8Mj/

https://www.instagram.com/p/CPuG3WPFMkk/

Un classico: personaggi conosciuti in tutto il mondo, Hello Kitty, gattina dalla forma umana e il mondo fantastico dei Pokémon.

 

https://www.instagram.com/p/CRtHpvDjs6_/

 

Un tombino costruito apposta per i giochi olimpici di Tokyo 2020.

 

https://www.instagram.com/p/CQnJ6ppjLBl/

Questo tombino addirittura riporta una stampa giapponese ukiyo e del Monte Fuji di Hokusai. Una stampa, dunque, equiparata a oggetto d’arte, applicata su un tombino: oggetto quotidiano su cui le persone camminano e spesso magari nemmeno si soffermano.

 

https://www.instagram.com/p/CQFClXPlgRZ/

Un tombino tipico di una città ben precisa, con caratteristiche proprie di essa.

 

 

 

Vi lasciamo esplorare, per chi ha la curiosità di farlo, questi e molti altri oggetti del quotidiano che in Giappone animano il nostro sguardo, ci distraggono mentre passeggiamo per le strade, attirano la nostra attenzione. La bellezza è nel quotidiano, il quotidiano è bellezza.

 

 

 

A cura di Susanna Legnani


I concerti a lume di candela conquistano Milano

Bellissima iniziativa per tutti gli appassionati di cultura giapponese è quella di “Candlelight: colonne sonore di anime a lume di candela”.

Gli eventi, realizzati da Feverup, offrono la possibilità di godere di un pomeriggio o di una serata in compagnia delle colonne sonore dei nostri anime preferiti, il tutto in una cornice assolutamente magica.

Un pianoforte e centinaia di candele, infatti, fanno da sfondo alla musica, in luogo intimo nel cuore di Milano.

Presente in tutto il mondo, Feveup è azienda leader mondiale nella digitalizzazione dell’Experience Economy, ispirando gli utenti a scoprire e godere delle migliori esperienze nella propria città.

Dai concerti al teatro, dalla musica dal vivo a esperienze immersive e pop-up, consente agli organizzatori di eventi di creare contenuti sempre nuovi e originali. Ed è proprio questo il caso.

Per tutti coloro che volessero accaparrarsi un biglietto il prima possibile, avete due possibilità: correre sul sito ufficiale o scaricare l’app, così da avere tutti gli eventi a portata di mano e ricevere la notifica dei più interessanti.

Se non trovate più disponibilità, niente paura! Gli eventi di Feverup si ripetono a cadenza mensile, così tutti avranno modo di partecipare o ri-partecipare.

I biglietti partono da €15,00, nelle zone a bassa visibilità, fino a €25,00, per questo specifico evento. Ci sono due fasce orarie tra cui scegliere: una tarda-pomeridiana e una serale.

Per il programma e ulteriori dettagli visitate il sito feverup.com.

La magia degli eventi dal vivo vi aspetta, divertitevi con Fever!

 

Amanda De Luca


Tanka - Il monte che mai muta

Il monte che mai muta

la sua chioma sempreverde,

ode, forse il suono

del vento che spira

i passi dell’autunno?

 

Momiji senu

tokiwa no yama wa

fuku kaze no

oto ni ya aki o

kikiwataruramu

 

-Ki no Yoshimochi


Cos’è Yonaguni?

Avete mai sentito parlare di Yonaguni? No? Beh, anche se siete dei grandi appassionati di Giappone potrebbe essere normale che non vi sia mai capitato di imbattervi in questa parola.

Yonaguni è una splendida isola di Okinawa, ma non una qualsiasi: è l’isola più occidentale di Okinawa, come riporta JNTO “l’ultimo luogo in Giappone per ammirare ogni giorno il tramonto del sole. […] E’ la più remota di tutte le isole di Okinawa e la più difficile da raggiungere”. Per accedervi, infatti, vi sono pochi voli, e arrivando in traghetto da altre isole il sentiero potrebbe essere parecchio tortuoso. Insomma: una splendida e misteriosa località per le perfette vacanze estive di chiunque ami sole, mare e anche un po' di avventura.

In questo luogo, oltre alla pace che anima le isole dell’arcipelago, è possibile ammirare rovine sotterranee facendo escursioni, piccoli cavalli liberi per il luogo e – d’inverno – persino squali.

 

Di recente l’isola di Yonaguni ha raggiunto una maggiore popolarità in una maniera decisamente particolare: un famoso cantante portoricano, Bad Bunny, ha intitolato una sua canzone in questo modo, proprio riferendosi a questo ignoto luogo del Giappone.

https://www.youtube.com/watch?v=doLMt10ytHY

Il video coinvolge un insieme di riferimenti al Giappone che – al di là dell’accuratezza con cui vengono presentati – dimostra come le influenze nipponiche si facciano sentire ormai davvero in tutto il globo in differenti forme.

Il video comincia con lo stesso artista seduto in un ristorante giapponese apparentemente tradizionale, di quelli che si trovano nelle strette vie di Osaka. Ci sono riferimenti ad arti marziali, ikebana, videogames… Bad Bunny mostra anche uno studio di tatuaggi in cui si fa incidere sulla gamba la scritta “PokemonGO”, dal famoso gioco che prese piede qualche anno fa.

Il video si conclude con la versione anime di Bad Bunny, triste, che cammina tra alberi di sakura dai petali cadenti: il cantante conclude con alcune frasi in giapponese. Se il tutto può far sorridere alcuni, la sorpresa di ascoltare un cantante di trap/reggaeton latino provare a cantare in giapponese è molta. Lasciando da parte i gusti musicali di ognuno: perché scoraggiare l’interesse verso altre culture, dopotutto?

Il messaggio dell’intera canzone è chiaro: anche se l’artista vorrebbe dimenticare la donna che desidera, se sapesse dove si trova si spingerebbe fino in capo al mondo per raggiungerla. In capo al mondo: proprio sull’isola di Yonaguni.

 

Data la fama che ha travolto ormai da qualche anno Bad Bunny, questa canzone ha letteralmente fatto il giro del mondo, ed è arrivata proprio lì: in Giappone. Sebbene questo genere musicale sia ciò che di più lontano ci sia dai gusti dei giapponesi (probabilmente anche per un fattore linguistico), “Yonaguni” ha colpito in particolare un altro personaggio cui fama lo precede: Takashi Murakami.

L'artista, con un post su instagram ha espresso tutta la sua meraviglia e interesse nei riguardi di questa strana canzone, che prende in considerazione un luogo lontano ed esotico come Yonaguni.

https://www.instagram.com/p/CSa1zS7nQr6/?utm_medium=copy_link

“Ho ascoltato la canzone "Yonaguni" di Bad Bunny @badbunnypr su Spotify. L'anno scorso, il suo "DÁKITI" ha preso d'assalto il mondo, e negli ultimi mesi ho continuato a sentire la frase giapponese "doko ni imasuka" su Spotify, che ha suscitato il mio interesse. Ascoltando attentamente la canzone, ho capito che era quella chiamata "Yonaguni".

In Giappone ci sono molti ascoltatori che sono curiosi di conoscere i testi in giapponese cantati da Bad Bunny. L’argomento è caldo sul web, con blog che spuntano con domande come: "Perché giapponese?" e "Perché Yonaguni?".

Un cantante di Porto Rico canta dell'esotismo dell'isola di Yonaguni nel lontano Giappone, e io, come giapponese, sono commosso dalla meraviglia di ciò. E' un'esperienza molto edificante e 'morbida'.

Sono riuscito a guadagnare fan in tutto il mondo per il mio lavoro che raffina e sublima la cultura giapponese dei manga e degli anime come arte, ma dopo la toccante esperienza dell'ascolto di "Yonaguni", ho voluto incorporare un misterioso stato d'animo di esotismo anche nel mio lavoro.

In questi giorni sono profondamente coinvolto nel mondo della ceramica giapponese, in cui sembra dimenarsi la "storia del Giappone" indigena e sporca. C'è un esotismo in tutto ciò, come se stessi viaggiando attraverso una storia sconosciuta al resto del mondo.

Spero di postare qui, di tanto in tanto, cose di questa natura”.

 

Murakami dichiara di sentirsi meravigliato e toccato dal modo in cui l’esperienza della cultura pop giapponese viene percepita sin dall’altro capo del mondo. Si rende conto, con il suo lavoro negli anni, di aver in qualche modo “innalzato” il mondo di manga e anime allo status di arte. In questo senso, con “Yonaguni” è convinto di dover incorporare nei suoi lavori quello stesso esotismo percepito con quella canzone che tanto l’ha colpito.

Elementi nuovi, un viaggio attraverso esperienze sconosciute, senza abbandonare le proprie origini.

 

 

 

Fonti:

https://www.japan.travel/it/spot/565/

 

 

A cura di Susanna Legnani

 


Haiku - Sulla porta d’erba 

Sulla porta d’erba 

mangio ortiche,

come le lucciole.

 

kusa no to ni

ware wa tade kuu

hotaru kana

 

-Takarai Kikaku


4 architetture contemporanee pazzesche che non puoi proprio perderti in Giappone

Il Giappone è, forse, terra di contraddizioni conciliate, dove la tradizione e l’iper-moderno convivono senza che lo sguardo ne venga disturbato. O almeno, non eccessivamente. Se alcuni giapponesi rivedono in questo un aspetto caratterizzante il loro territorio, altri rispondono forse che il paesaggio nipponico – soprattutto quello delle grandi metropoli – può risultare un po’ 変  (hen): strano, particolare, curioso, eccentrico, a tratti disordinato. Non sorprende mai trovare sul nostro cammino antichi santuari shintoisti in legno accanto a super moderni grattacieli dalle forme asimmetriche.

Nonostante il prolungato periodo di chiusure, il Giappone non manca di stupire a proposito di grandi opere: l’estetica del nuovo-antico esplode in progetti architettonici che non dovreste proprio perdervi. 

 

  • Louis Vuitton Ginza Namiki, Tokyo

 

Dall’opera sinergica di Jun Aoki e Peter Marino, che già nel 2020 avevano stupito gli abitanti di Osaka con un edificio per lo stesso brand ispirato a un battello, nasce la struttura per il nuovo negozio di Louis Vuitton a Ginza, Tokyo. L’edificio sembra letteralmente uscito dalle profondità marine, in vetro riflette tutto ciò che lo circonda come uno specchio d’acqua. La rivista Domus paragona le vibrazioni provocate da questo edificio al Vaporwave, concetto estetico applicato a diversi generi di prodotti (musica, fotografia, abbigliamento etc.) che rimanda a una dolce e calma distorsione del mondo di cui facciamo esperienza. Un guardare la realtà con occhiali particolari, che rilassano lo spettatore. 

Quest’edificio, composto da un solo blocco principale, appare allo stesso tempo resistente e fluido, pronto a trasportare chi vi passa accanto in un mondo altro.

 

  • Cartier a Shinsaibashi, Osaka

Klein Dytham architecture, studio di architettura conosciuto a livello internazionale, specializzato anche in design d’interni, interventi urbanistici e installazioni ha sede ìa Tokyo. Ha fornito un aspetto tutto particolare alle vetrine di Cartier di Osaka. Il negozio si trova nel quartiere commerciale di Shinsaibashi, all’incrocio con diversi negozi dall’aspetto moderno e materiali metallici. Lo studio mette in evidenza come, al contrario, la facciata in legno conferisca un’atmosfera diversa al luogo. 

La tradizionale attenzione per i materiali del luogo tipica giapponese, come l’uso del legno (legno hinoki), è corredata dal tipico uso degli incastri per le costruzioni: una reinterpretazione tutta in chiave contemporanea di una precisione eccelsa. 

I blocchi, nella notte, creano uno spettacolo tutto particolare, essendo corredati da luci LED. 

 

L’edificio è, dunque, come dichiarato dallo studio, insieme un omaggio alla tradizione dell’artigianato giapponese, insieme a quella del marchio Cartier. 

 

  • Four Leaves Villa, Karuizawa

KIAS studio (Kentaro Ishida Architects Studio) realizza una spettacolare residenza nella foresta di Karuizawa, fuori dalla caotica metropoli di Tokyo. L’edificio, pensato per una committenza specifica, è una struttura che identifica la linea sottile che corre tra l’antico e il nuovo Giappone. 

La residenza non è fatta per distinguersi tra le fronde degli alberi, ma anzi per entrare a far parte del paesaggio circostante. 

È composta da tre volumi principali, il materiale dominante è ovviamente il legno. Il tetto, ricurvo in più installazioni, non ha un andamento verticale ma piuttosto si adagia sui volumi delle mura, adattandosi all’orientamento orizzontale del terreno, come una capanna che protegge dagli imprevisti della foresta. La conformazione del tetto fa sì che gli interni abbiano altezze variabili, a enfatizzare la dinamicità degli spazi. 

Questa residenza, nonostante le linee decisamente moderne, è in linea con la tradizionale giapponese di equilibrio con il contesto naturale. La casa, è anch’essa parte della foresta, elemento naturale come gli stessi alberi. 

 

  • Shiroya Inn, l’hotel di Maebashi

L’Hotel Shiroya Inn, rinnovato da Sou Fujimoto, è una ventata di fresco tra le strade di Maebashi. Azione avvenuta nel senso della riqualifica, si avvale, oltre che a Fujimoto stesso, di un team di artisti d’eccellenza, tra cui Jasper Morrison, Michele Lucchi, Leandro Erlich e anche Tatsuo Miyajima. 

L’albergo era un luogo storico di Maebashi, chiuso nel 2008, ha riaperto con un nuovo aspetto tutto particolare. 

Se l’azione principale e più evidente è stata quella di aggiungere all’edificio principale una grossa collina erbosa con alcune piccole cabine, ciò che è spettacolare dell’albergo continua all’interno. Interno quasi labirintico, prevalentemente in cemento - in contrasto con gli esterni ma fedele al suo antico aspetto – l’elemento vegetale vi si insinua con naturalezza. Su questa collina sono presenti piccole stanze, ma anche spazi comuni come saune. 

Ogni artista si occupa di un aspetto particolare dell’albergo, come installazioni e opere d’arte pensare ad hoc, inoltre sono presenti all’interno stanze rinnovate appositamente dal singolo artista, nel loro stile particolare. 

L’enorme atrio interno è corredato da un’installazione luminosa pensata da Erlich, ispirata al romanzo di Italo Calvino “Le città invisibili”: in una delle storie esiste un edificio invisibile, ma di cui si vedono tubi e condotti elettrici. 

 

 

Fonti e link utili:

http://www.klein-dytham.com

https://www.domusweb.it/it/architettura/gallery/2021/03/25/il-nuovo-negozio-louis-vuitton-ginza-namiki-a-tokyo--un-edificio-vaporwave.html

https://www.kias.co.jp/four-leaves-villa

http://www.sou-fujimoto.net

https://www.dezeen.com/2021/04/12/sou-fujimoto-shiroiya-hotel-renovation-japan/

 

a cura di Susanna Legnani

 


Tutti i titoli giapponesi su Netflix

Per tutti coloro appassionati di cultura giapponese o che semplicemente hanno voglia di spezzare la noia estiva, abbiamo creato una nuova rubrica in cui vi proporremo i titoli giapponesi più interessanti presenti sulle diverse piattaforme di streaming.

 

Rorouni Kenshin

Partiamo oggi dal catalogo Netflix: se siete appassionati di saghe cinematografiche hollywoodiane, c’è un titolo tutto giapponese che potrebbe fare al caso vostro, stiamo parlando di Rorouni Kenshin.

Si tratta di una serie di live action adattati dal manga Kenshin - Samurai vagabondo di Nobuhiro Watsuki e dal relativo anime.

La saga conta ad oggi ben 5 film, di cui il primo è uscito nel 2012 e l’ultimo, recentemente, nel 2021.

Ambientato nell’epoca Meiji, il film racconta la storia di Kenshin Himura, interpretato da Takeru Satou, un giovane ex-samurai reduce delle rivolte che dieci anni prima segnarono l'inizio della nuova epoca moderna.

Conosciuto per la sua straordinaria forza e ferocia con il nome di Battousai, è ora uno spadaccino errante che ha vietato a se stesso di uccidere ancora. Come promemoria del suo voto, porta con sé una katana a lama invertita, con cui difende i propri compagni dai nemici e dagli oppressori che di volta in volta si troverà ad affrontare.

La prima pellicola ripropone una storia alternativa dei primi capitoli del manga. La seconda e la terza sono uscite a distanza di qualche mese nel 2014 e narrano la saga di Kyoto. La quarta e la quinta sono uscite entrambe nel 2021. La prima rappresenta l’arco finale della saga, mentre la seconda è un prequel che parla del passato del protagonista.

L’uscita di ogni film è accompagnata da una nuova canzone degli One Ok Rock, una band giapponese molto famosa anche in Occidente, ormai titolare di tutte le ending. Per questo scopo sono infatti uscite canzoni che probabilmente conoscerete come The Beginning, Mighty long Fall, Heartache, Renegades e Broken Heart of Gold.

 

Yasuke

Il secondo titolo che vi consigliamo è un anime storico.  Si chiama Yasuke e si tratta di una serie giappo-americana che rilasciata su Netflix nel 2021. Creata da LeSean Thomas e animata dallo studio MAPPA (un nome una garanzia) e basata sulla figura di Yasuke, un guerriero africano che servì il daimyo Oda Nobunaga nel XVI secolo in Giappone.

In aggiunta alle clamorose animazioni, possiede una notevole colonna sonora composta da Flying Lotus, musicista e rapper statunitense che ha raggruppato elementi hip-hip con percussioni giapponesi e africane.

Inoltre, si tratta di uno dei pochi anime, non basato su un manga, ma da cui è nato un adattamento a fumetti, pubblicato su Monthly Big Comic Spirits a partire da Luglio del 2021.

 

Alice in Borderland

Con il terzo titolo, andiamo invece nell’epoca moderna, anzi distopica.

Parliamo, infatti, di Alice in Borderland, una serie televisiva di genere fantascientifico e drammatico basata sull’omonimo di Haro Aso.

Arisu, il protagonista, interpretato da Kento Yamazaki, è un giovane disoccupato che passa le sue giornate a giocare ai videogiochi con i suoi migliori amici, con cui un giorno si ritrova in una Tokyo abbandonata.

Quando iniziano la loro ricerca di civiltà, il trio scopre di essere intrappolato in una città in cui sono costretti a partecipare a dei game molto pericolosi per sopravvivere.

Dopo aver lanciato la prima stagione nel 2020, la serie è stata subito rinnovata per una seconda che dovrebbe arrivare a dicembre del 2021, covid permettendo.

La colonna sonora è stata composta interamente da Yutaka Yamada, che aveva precedentemente lavorato nei live action di Bleach del 2018 e Kingdom del 2019.

 

 

Amanda De Luca


Le stampe giapponesi di Obon

Una delle festività più importanti e sentite durante l’anno in Giappone è sicuramente quella dell’Obon (お盆), che si svolge dal 13 al 16 agosto in tutta una serie di diversi festeggiamenti. Molte antiche stampe giapponesi ritraggono questo insieme di riti, e possono dunque trasportarci direttamente nelle celebrazioni, proprio com’erano alle origini.

I riti sono di origine buddhista, ma non si può certo dire che questa festa sia di sola origine importata: elementi del buddhismo si uniscono a elementi di shintoismo e confucianesimo, nel sincretismo tipico dei culti giapponesi.

Obon viene celebrato per accogliere le anime dei defunti che in questo periodo di tempo tornano a riunirsi ai propri cari, i quali di solito ritornano nei luoghi natii a visitare le tombe degli antenati.

I defunti provengono da luoghi lontani, impenetrabili per l’uomo, e quando giungono alle case dei propri parenti vengono accolti, celebrati, per poi essere ricondotti verso quel mondo lontano, questa volta via mare. Questo viene chiamato rito del Tōrōnagashi: per ogni spirito viene accesa una lanterna che poi si lascia andare in corsi d’acqua, e la si vede allontanarsi di nuovo, verso quel mondo inaccessibile.

Altari sono allestiti nelle case, decorate e preparate per la visita degli antenati. Altari speciali sono anche preparati per persone decedute di recente (in questo caso, la cerimonia è particolare e viene chiamata Hatsubon 初盆).

 

I preparativi

In questa stampa del periodo Edo (1615-1868) firmata da Shibata Zeshin una donna si accinge ad appendere una lanterna in occasione della festa. La lanterna viene appositamente costruita e accesa per accogliere gli spiriti dei defunti. Queste di solito vengono collocate davanti alle case, per aiutare gli spiriti a ritrovare la via corretta per riconciliarsi con i propri cari. Saranno poi le lanterne che verranno lasciate andare nei corsi d’acqua, così che gli antenati possano fare ritorno nell’aldilà.

Nella stampa emerge il contrasto tra il delicato ma cupo yukata della donna e il suo cane e il colore chiaro utilizzato per la lanterna. Il tutto è agitato da una brezza estiva, che muove il vestito della donna e anche la lanterna, sentore che questa preparazione sarà anticipatoria dell’arrivo di qualcuno, che anche il vento porta.

 

https://collections.mfa.org/objects/231757

Questa seconda stampa risale ancora al periodo Edo, firmata da Katsukawa Shunshou. I primi giorni di Obon, tra il 13 e 14 agosto, le case vengono messe in ordine, decorate, pulite e adornate con piante, frutta e oggetti sacri. Sono ritratte due donne e un ragazzo che comprano e raccolgono fiori per la festività, per accogliere i defunti in maniera adeguata. Lo scenario è notturno, e ancora l’attenzione è posta sugli elementi in luce: le persone che portano doni, i sentieri che gli spiriti attraverseranno, le case dove verranno ospitati.

 

 

Le preghiere per i defunti e il Bon Odori

Il giorno 15 di agosto è quello in cui avvengono le vere e proprie preghiere per i defunti, onorati nei loro luoghi di sepoltura e davanti agli altari casalinghi, anche attraverso tutti i doni che erano stati preparati precedentemente.

Questa giornata è dedicata a delle danze speciali, chiamate Bon odori 盆踊り, sempre a celebrazione degli antenati accolti di nuovo nella vita terrena.

I festeggiamenti continuano sino allo spuntar della luna, al ritmo di tamburi, spesso accompagnati da fuochi d’artificio. La stampa risale all’era Showa (1926-1989), di Takahashi Hiroaki. Un gruppo di persone nell’oscurità, illuminate da un lieve chiaro di luna, ballano e festeggiano il ritorno tra i vivi di chi li aveva lasciati tempo fa. La celebrazione del ritorno dei defunti è momento di gioia e festa, le danze si protraggono a ritmi sempre più incalzanti.

 

 

Il momento dell’arrivederci

Il giorno 16 agosto, ultimo delle celebrazioni, è quello del commiato. Un arrivederci a quelle anime che sono rimaste con i vivi per qualche tempo, a ricordare la loro presenza.

La cerimonia del Tōrōnagashi è molto suggestiva e conciliante: le lanterne vengono riposte lungo corsi d’acqua per riaccompagnare dolcemente gli antenati nell’aldilà. È uno scenario di conforto: gli spiriti dei cari perduti, dopo essere stati presenti nelle case dei propri parenti, ritornano nel luogo a cui appartengono, cullati dalle acque, per poi fare ritorno l’anno successivo.

La stampa, di Yumeji Takehisa, rappresenta una donna in yukata blu, accompagnata dal suo bambino vestito di giallo. Entrambi guardano le lanterne scivolare via, sempre più in lontananza, nel pensiero futuro del ritorno.

Una versione molto particolare della celebrazione dell’ultima giornata di Obon avviene proprio nell’antica capitale, a Kyoto. Questa viene chiamata Gozan no Okuribi o Daimonji. Falò, che possono essere visti direttamente dalla città, vengono accesi sulle montagne. Rappresentando sempre un simbolo di commiato per i defunti. Come le acque sono luoghi impervi e inaccessibili all’uomo, anche le sommità delle montagne si riconoscono allo stesso modo, e indicano agli spiriti ancora una volta la strada da seguire.

La stampa risale all’era Meiji (1868-1912), di Hasegawa Sadanobu I. L’atmosfera è sempre notturna, illuminata in questo caso dal chiaro di luna e dai fuochi della montagna. Tutto il resto è in ombra. Gli sguardi dei passanti sono rivolti al monte, luogo a cui gli antenati faranno ritorno, guidati dalla luce.

I falò che vengono accesi a Kyoto sono solitamente cinque, in questa stampa viene ritratto il più famoso sulla montagna principale, nel quartiere di Higashiyama.

 

 

 

 

Fonti:

 

https://www.metmuseum.org/art/collection/search/45265

 

https://collections.mfa.org/objects/231757

 

https://collections.mfa.org/objects/255815

 

https://collections.mfa.org/objects/234663

 

https://jp.japanese-finearts.com/item/list2/A1-86-052/Takehisa-Yumeji---Toronagashi-(Lantern-float)-

 

https://collections.mfa.org/objects/234663

 

https://www.japan.travel/it/spot/76/

 

 

a cura di Susanna Legnani

 


Nōto: il libro-taccuino di Stefania Viti per gli appassionati di Giappone

“Nōto è un oggetto intimo, un compagno di vita e non solo di viaggio, un libro-agenda che offre al lettore la possibilità di leggere e di scrivere pensieri e parole, annotare appuntamenti, cose da fare, avvenimenti”.

La parola nōto, in luogo a techō (taccuino, agenda), viene scelta accuratamente dalla Viti per metterne in evidenza l’aspetto personale, proprio di chi possiede il libro: un posto in cui prendere appunti, note, scarabocchiare pensieri.

Il libro non è però unicamente un bel taccuino – nonostante sia, a dirla tutta, esteticamente molto invitante – dalle pagine bianche in cui fantasticare sui nostri prossimi viaggi in Giappone o fare pratica nella scrittura di haiku. Il lettore viene accompagnato da diversi approfondimenti dedicati alla cultura del Sol Levante. Si può trovare davvero di tutto: consigli pratici, esperienze di vita particolari, riflessioni, curiosità, tradizione ma anche uno sguardo sull’iper-tecnologia di questo paese.

Il lettore, dunque, diviene a sua volta scrittore, grazie a quelle pagine lasciate in bianco. L’idea è quella dello spazio vuoto come uno spazio aperto. Aperto ai pensieri di chi legge, di chi viaggia, sia a piedi che con l’immaginazione. Un oggetto personale e personalizzabile, adatto a chiunque voglia custodire pensieri, con una piccola guida al fianco.

“L’idea che ciò che ho scritto sia intervallato da pagine bianche sulle quali il lettore potrà a sua volta appuntare le proprie parole, mi piace moltissimo perché quando Nōto sarà completato, ogni lettore avrà il proprio libro, che si mescola al mio, e sarà un libro unico e irripetibile”.

Un oggetto da custodire nel tempo, da osservare con nostalgia e rileggere quando si ha voglia di immergersi in racconti del Giappone. Dove i propri, reali o immaginati, si mischiano a quelli dell’autrice.

 

Due elementi che emergono dagli appunti di Stefania Viti sono quello dell’acqua e della pervasività di un certo senso estetico in Giappone. Particolare, quest'ultimo, che va di pari passo a una caratteristica e marcata spiritualità.

Acqua come elemento prevalente, fondamentale, legato alla coltivazione del riso, base di tè e sake, legato al culto shintoista e alla purificazione. Anche parte del quotidiano se si pensa a tutte quelle fonti naturali in cui ci si può immergere per allontanare lo stress della città. Quotidiano intriso poi da una forte spiritualità, che mai si slega dal senso estetico. È la bellezza che sta nelle cose così come sono, come si danno, nella loro naturalezza e caducità.

 

 

Insomma, questo libro-taccuino saprà accompagnarvi – con una guida esperta al fianco – nell’avventura di comporre passo a passo un’immagine, pensiero, del vostro Giappone. Giappone che appare irraggiungibile e affascinante allo stesso momento.

 

 

Stefania Viti, giornalista, laureata in Lingua e Letteratura Giapponese all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha vissuto a Tokyo per circa dieci anni. Si occupa di Giappone contemporaneo e i suoi articoli sono pubblicati su testate nazionali e internazionali. Per Feltrinelli ha curato il volume Il Sushi uscito nella collana Real Cinema insieme al DVD Jiro e l’arte del sushi, con Gribaudo ha pubblicato L’arte del sushi (2015) edizione ampliata, aggiornata e illustrata del primo volume, Il sushi tradizionale (2016), Il libro del ramen (2017), Il libro del sake e degli spiriti giapponesi (2018), La cucina popolare e i matsuri del Giappone (2019) e Tè e dolci del Giappone (2021).

 

 

A cura di Susanna Legnani