Ennesima chiamata per il Giappone a un’apertura verso categorie prioritarie di viaggiatori: studenti su NHK

Le frontiere del Giappone rimangono ormai chiuse da marzo 2020. Con una piccola finestra di aperture per alcune categorie da ottobre 2020 a dicembre 2020, il Paese del Sol Levante non accenna a voler rilasciare alcuna informazione in merito a nuove entrate, persino per categorie prioritarie come lavoratori e studenti e alcuni familiari.

Enormi le polemiche scatenate negli ultimi mesi da complesse dinamiche che hanno una sola parola comune, che ormai sta sulle bocche di chiunque abbia la necessità di entrare in terra nipponica: reciprocità. Reciprocità ormai assente da troppo tempo.

Tra le discussioni bollenti del web, sicuramente il primo posto lo meritano le dichiarazioni dell’Ambasciata Italiana in Giappone riguardanti la riapertura della tratta Tokyo-Milano attraverso voli Alitalia. La fierezza di un tale passo in avanti per la libera circolazione delle persone contrasta con l’amara verità delle severe regole dei travel ban imposti dal Giappone: infatti, mentre un cittadino giapponese può viaggiare in Italia come un normale turista, evitando quarantene, un cittadino italiano non può entrare in Giappone né per lavoro, né per studio, né – chiaramente – per turismo. Questo nemmeno in caso il cittadino fosse completamente vaccinato o disposto a essere sottoposto a test e quarantene.

Nel frattempo, il governo del Giappone cerca accordi per il riconoscimento del proprio passaporto vaccinale con almeno 10 paesi, in modo da alimentare e facilitare i viaggi di business e rilanciare parte dell’economia che – a causa delle chiusure prolungate – comincia ad avere settori in difficoltà. Anche a questo punto, però, si pone il medesimo problema: Japantimes riporta “If the agreements are reached, certificate holders will be exempt from quarantine or showing negative test results for COVID-19 when traveling from Japan to those countries […] But the Japanese government plans to continue requiring travelers entering Japan, including returnees, to quarantine for two weeks even if they have been vaccinated”. E ancora, una fonte del governo giapponese pare aver detto: “Until we see the spread of the delta variant subside, it will be difficult to allow the mutual exemption of quarantine”.

Questo tipo di presa di posizione ha complicato i negoziati con paesi come Singapore e Israele, che chiamano per un mutuo riconoscimento dei pass vaccinali. Alla stessa stregua, Nikkei Asia riporta simili lamentale da parte degli Stati Uniti.

Insomma, le spinte e gli appelli all’apertura provengono ormai un po’ da tutti i lati, soprattutto nel quadro dell’implementazione di pass vaccinali per spostamenti e con disponibilità di test e quarantene.

La Camera di Commercio Americana in Giappone, unita a quella Australiana e Neozelandese, Canadese e a EBC (European Business Council in Japan) hanno chiesto congiuntamente un rilassamento per le restrizioni di viaggio per il Giappone, riconoscendo la documentazione vaccinale.

 

 

Dopo la conferenza stampa di The Foreign Correspondents’ Club of Japan (FCCJ) e altre numerose iniziative e articoli su importanti testate a sostegno degli studenti, la parola torna proprio a loro.

In un evento organizzato da Go! Go! Nihon (nota compagnia che si occupa di aiutare studenti stranieri a studiare in Giappone) e con l’aiuto di molteplici sostenitori la live di Youtube è persino finita in un articolo della famosa emittente NHK, e il giorno successivo è stato in parte trasmesso nell’edizione del mezzogiorno della stessa emittente sulla televisione giapponese.

 

https://www.youtube.com/watch?v=S3MsD_SI3sE

 

Davide Rossi, CEO di Go! Go! Nihon, ha voluto comunicare in apertura all’evento cinque punti essenziali da tenere a mente per spiegare nuovamente la situazione:

1) Gli studenti internazionali entrando in Giappone rispetteranno tutte le regole imposte dal governo. Si atterranno alle quarantene, saranno ripetutamente testati per prevenire la diffusione del covid-19, dunque non nuocere alla popolazione giapponese.
2) Esiste un primo double-standard: 80.000 persone provenienti dall’estero per le Olimpiadi possono entrare nel paese senza problemi, con quarantene ridotte; al contrario circa 30.000 studenti non hanno alcuna possibilità di entrare nel paese.
3) Un secondo double-standard: assenza di reciprocità nei viaggi attraverso i paesi del G7. I cittadini giapponesi possono viaggiare in questi paesi come turisti, studenti e lavoratori, mentre il contrario non è possibile.
4) La maggior parte dei paesi del mondo a oggi accetta studenti con visto provenienti dall’estero, o perlomeno ha già delineato un programma che può fornire agli stessi un’idea di massima rispetto a quando potranno entrare nel paese prescelto. Il governo giapponese non fornisce invece alcuna notizia in merito a questo problema.
5) A causa dell’assenza di comunicazione da parte del governo giapponese in merito alle possibili entrate di studenti stranieri nel paese, molti di questi stanno cancellando i loro piani di studio in questo paese o li stanno rivolgendo altrove, come ad esempio in stati come la Sud Corea e Taiwan.

 

Dopo ulteriori spiegazioni a proposito della situazione, la parola è stata lasciata ad alcuni rappresentanti delle migliaia di studenti che attendono di proseguire i propri studi in Giappone:

Greg, dagli UK,

segue lezioni online della sua università in Giappone: «La mia vita è stata messa completamente in pausa. Mi alzo alle 4/5 del mattino ogni giorno per seguire le lezioni. Vedo i miei compagni di classe divertirsi, sperimentare la vita in un altro paese, mentre io guardo da uno schermo. […] Penso che un’altra grande differenza sia data dal mio modo di parlare giapponese e le abilità che invece hanno i miei compagni che vivono in Giappone».

 

Maria, dalla Colombia:

«Sono cresciuta in Colombia, la mia infanzia ha coinciso con un periodo in cui la violenza era predominante nel paese. […] Ho avuto l’opportunità di studiare in Canada. Lì ho incontrato studenti giapponesi che mi hanno assicurato che il Giappone è un paese dove la pace è garantita. Avendo studiato diritto, mi sono interessata alla cultura giapponese e al suo sistema legale. […] Vorrei contribuire al cambiamento del sistema colombiano sull’esempio di quello che potrei imparare in Giappone. […]

Se il Giappone non aprirà le sue frontiere per ottobre, cambierò sicuramente destinazione per i miei studi. Mi spezzerà il cuore, è qualcosa che sogno dalle scuole elementari, ma la pazienza non è infinita».

 

Susanna, dall’Italia:

«Al momento entrambi i miei lavori sono connessi al Giappone. Lavoro per un’associazione culturale che promuove la cultura giapponese in Italia e anche come stagista (da remoto) per la Camera di Commercio Italiana in Giappone. Come potete immaginare, per la mia istruzione e carriera futura, imparare la lingua giapponese per me è essenziale. […]

Fino ad ora ho dovuto posporre la mia istruzione e carriera lavorativa. Vedo tutti i miei amici andare a studiare all’estero, avanzare nei loro campi lavorativi, mentre io sono bloccata, e il motivo per cui sono bloccata è che ho scelto il Giappone come paese in cui studiare. […]

Ora abbiamo davvero i mezzi per poter studiare all’estero, sono vaccinata e disposta a rispettare tutte le regole per impedire la diffusione del covid-19, ma per favore lasciateci entrare in Giappone per ottobre».

 

L’evento ha avuto un grandissimo successo ed è stato riportato da media come NHK, sia online che in diretta televisiva:

https://www3.nhk.or.jp/nhkworld/en/news/20210720_01/

Vi hanno partecipato più di 70 persone tra studenti e sostenitori e ha raggiunto più di seimila visualizzazioni a pochi giorni dalla sua conclusione.

 

Con la speranza che questi appelli servano a stimolare il cambiamento necessario, nonostante le difficoltà della pandemia, la mente ci porta al momento in cui lo scambio culturale, l’istruzione, l’arricchimento reciproco torneranno a diventare valori essenziali.
Ci auguriamo che questo momento arrivi presto e che, nonostante le difficoltà che il covid-19 ha portato in ogni parte del mondo, si inizi a rendere possibile quel cambiamento per cui le misure già esistono e sono disponibili.

 

 

Fonti e link utili:

https://educationisnottourism.com

https://www3.nhk.or.jp/nhkworld/en/news/20210720_01/

https://www.japantimes.co.jp/news/2021/07/05/national/science-health/japan-covid-19-vaccination-passports/?fbclid=IwAR0PIUgrCGKG9G5nLkRb4dOQqhVWU-tDAazubCjvRmAJGKsLy09wgS5JUYo#Echobox=1625399018

https://asia.nikkei.com/Politics/International-relations/Japan-needs-mutual-recognition-for-vaccine-passports-AmCham?fbclid=IwAR3j4RT22W_ytaNWrir--nJUmTYWqDNrbFmoWy3DodP8bH3meFvA5kSZjNY

 

 

A cura di Susanna Legnani

Nota: le traduzioni dall’inglese sono state fatte e riadattate da chi scrive, senza ovviamente alterarne i contenuti fondamentali.


Il 22 luglio è il One Piece Day!

Si festeggia oggi, 22 luglio, il One Piece Day: un’intera giornata dedicata alla grande opera di Eichiro Oda.

Ad annunciarlo è stata la Japan Anniversary Association come riconoscimento dell’incredibile lavoro dell’autore che va avanti da più di vent’anni. Un successo, quello di One Piece che non si è mai arrestato.

Il manga di Eichiro Oda ha iniziato il suo percorso sulla rivista Weekly Shōnen Jump di Shūeisha dal 22 luglio 1997 e continua tutt’ora con oltre 490 milioni di copie in circolazione al 2021, accaparrandosi il titolo di manga più venduto al mondo.

Dal 2015 è, inoltre, nel Guinness dei primati come serie a fumetti disegnata da un singolo autore con il maggior numero di copie pubblicate (oltre 320 milioni).

Le avventure di Monkey D. Rufy, aspirante Re dei Pirati e la sua ciurma, hanno ispirato film, OVA, cortometraggi in 3D, videogiochi e, si sussurra, una serie live-action Netflix.

Una bellissima notizia, quindi, per tutti i fan più sfegatati che oggi potranno godersi il loro manga preferito un po’ di più.

 

Amanda De Luca


NEWS dal 16/07/2021 al 17/07/2021

Cos’è successo in Giappone questa settimana? Ecco alcune news!

notizie raccolte dal 16/07/2021 al 17/07/2021

 

FACCIA GIGANTE NEL CIELO DI TOKYO

Il 16 luglio, una faccia umana enorme galleggiava nel cielo nel quartiere di Shibuya, a Tokyo. È un’opera a forma di pallone chiamata “Masayume" (まさゆめ, letterarmente significa sogno premonitore), fatta da un team artistico composto di 3 membri detto “Me”(目, letterarmente significa gli occhi). Si tiene come un evento correlato alle Olimpiadi e Pralimpiadi di Tokyo. La dimensione è di circa un edificio di 7 piani e il modello della faccia è quello di una persona reale selezionata tra più di 1000 persone reclutate su Internet, ma l’età, il sesso e la nazionalità non sono divulgati. Uno dei membri di “Me” ha detto: “Guardando questa immagine gigante, spero che ci sia un’opportunità per realizzare la convivenza dell’umanità e pensare al suo significato.”

 

CAMPO DI LAVANDA TINTO DI VIOLA

La lavanda, rappresentativa della città di Furano, nella prefettura di Hokkaido, è in piena fioritura. Al “Farm Tomita” nella città di Nakafurano, si può osservare il panorama dei fiori come tappeti viola sparsi su tutto il campo. Al “Hinode Park Lavender Garden” nella città di Kamifurano, i visitatori si sono goduti il fantastico scenario illuminato e il profumo della lavanda il 16 luglio. La direzione e la luminosità delle luci sono state cambiate in base alla musica per creare un’atmosfera romantica. Ci si può godere lo spettacolo dei fiori che è un po’ diverso dal giorno.

 

LA RABBIA DEL POPOLO GIAPPONESE ESPLODE PER LA FESTA DI BENVENUTO DEL PRESIDENTE BACH

È stato deciso che il 18 luglio si terrà una festa di benvenuto per il presidente del CIO Bach, che è venuto in Giappone per le Olimpiadi e Paralimpiadi di Tokyo. Il numero di partecipanti dovrebbe essere di circa 40, tra cui il Primo Ministro Suga, la governatrice Koike di Tokyo e la presidente Hashimoto del Comitato Organizzatore Olimpico. Si terrà presso la casa per ospiti dello Stato di Akasaka. Per evitare l’affollamento, verrà utilizzato un locale con una capienza di circa 150 persone, non si mangerà né berrà, ma oltre ai discorsi dei partecipanti ci saranno esibizioni di un pianista. Tuttavia, considerato che a Tokyo è in corso lo stato di emergenza, il quale ha restrizioni rigide per il popolo giapponese, la notizia della festa grande sta facendo esplodere la rabbia della gente.

 

 

Fonti:

 

 

FACCIA GIGANTE NEL CIELO DI TOKYO

https://casabrutus.com/art/193186

https://www3.nhk.or.jp/news/html/20210716/k10013142101000.html

https://www.yomiuri.co.jp/culture/20210716-OYT1T50149/

 

CAMPO DI LAVANDA TINTO DI VIOLA

https://www.jiji.com/jc/article?k=2021071500376&g=soc

https://www.sankei.com/article/20210716-6HFWGOMIHBN57PUBPKM73DI2CE/

https://www.asahi.com/articles/ASP7F6WG2P7FIIPE00S.html

 

LA RABBIA DEL POPOLO GIAPPONESE ESPLODE PER LA FESTA DI BENVENUTO DEL PRESIDENTE BACH

https://www.tokyo-sports.co.jp/sports/3431193/

https://www3.nhk.or.jp/news/html/20210717/k10013144081000.html

https://www.asahi.com/articles/ASP7K51G3P7KUTQP02C.html


L’enorme gatto 3D che miagola ai passanti di Shinjuku

È un caso social quello del gigantesco gatto in 3D che anima l’incrocio all’uscita est della stazione di Shinjuku ormai da alcuni giorni. Il progetto di Cross Shinjuku Vision è incontro innovativo tra tecnologia, pubblicità e installazioni artistiche. Il tabellone ha cominciato a funzionare (in una fase preliminare) il primo luglio, mentre ha cominciato ufficialmente il suo servizio il 12 di luglio.

Si tratta di uno schermo LED di 154.7 m^2 che trasmette immagini ad alta risoluzione in 4K dal quarto piano di un edificio, con una serie di trasmissioni senza interruzione per la maggior parte della giornata. Tra una pubblicità e l’altra, il gatto – che è stato soprannominato “Il gatto dell’uscita est di Shinjuku” (新宿東口の猫) – miagola, sbadiglia, interagisce con i passanti.

Si stima che nei soli weekend l’incrocio venga visitato da 230000 persone. Nell’ultimo periodo la gente ha sostato nella zona apposta per non perdersi l’apparizione di questo gigantesco gatto tra una trasmissione e l’altra. Grazie alla risonanza avuta da questo progetto, è stato deciso che le sue apparizioni avverranno 25 volte in un’ora invece di 19.

Il micio si sveglia nelle ore della mattina, passeggia e interagisce con i passanti. Spesso lo si sente miagolare o dire qualche parola in giapponese, come “nyannichiwa”: la fusione del saluto giapponese “konnichiwa” e il verso del gatto “nyan”. Spesso si riposa, sbadiglia e fa pisolini, alla sera torna a dormire per ricominciare con le trasmissioni del giorno successivo. L’impressione è quella di un gatto reale che tenta di uscire dallo schermo. Osserva i passanti dall’alto nel tentativo di trovarne qualcuno per i suoi giochi.

 

https://www.youtube.com/watch?v=awRLybwcYd0

 

Per ottenere questo effetto realistico, Cross Shinjuku Vision ha annunciato di aver dovuto tenere conto della forma dello schermo e angolazione da cui i passanti avrebbero potuto guardarlo. Lo scopo quello di ottenere immagini altamente realistiche per catturare l’attenzione dello spettatore, offrendo una visione del tutto straordinaria. Chiaro l’intento pubblicitario, il cartellone è occasione per pensare a quanto la tecnologia stia divenendo essenziale nel campo media e media arts.

Il gatto conta già 21.1K follower su twitter ed è diventato un caso social in Giappone. Sempre più persone sono rimaste incuriosite dalle immagini in alta risoluzione e hanno preso del tempo per far visita al curioso animale dal vivo. Se l’intento pubblicitario è decisamente andato a buon fine, vi è un secondo pensiero dietro alla creazione di queste immagini. Il gatto, infatti, di per sé non promuove nulla, se non lo spazio pubblicitario stesso. L’azienda produttrice ha dichiarato di aver voluto creare un ambiente sereno, un piccolo momento di svago in questi tempi così duri per la pandemia di covid-19.

Questo tipo di tecnologie non sono nuove in Asia (si pensi al caso dell’onda di Seoul che aveva fatto impazzire i social in tutto il mondo), ed è possibile che in futuro diverrà sempre più frequente trovarsi di fronte a installazioni realistiche realizzate tramite costose e sofisticate tecnologie. Varie forme d’arte contemporanea vanno nella stessa direzione: l’uso del digitale e di tecnologia sempre più avanzata per creare esperienze immersive che coinvolgano tutti i sensi dello spettatore.

 

 

Se si rimane in terra nipponica, un progetto molto interessante promosso dall’Agenzia degli Affari Culturali del Giappone è “Culture Gate to Japan”, progetto atto a promuovere la cultura e tradizione territoriale del Giappone proprio attraverso le nuove Media Arts.

 

 

Fonti e link utili:

 

 

https://www.nytimes.com/2021/07/08/world/asia/japan-cat-billboard.html

https://www.designboom.com/design/3d-cat-cross-shinjuku-vision-tokyo-07-07-2021/

https://vision.xspace.tokyo/

 


Il Crespi Bonsai Museum compie 30 anni

Un angolo d’Oriente alle porte di Milano, unico al mondo, questo è Crespi Bonsai Museum che quest’anno festeggia il 30esimo anniversario dall’apertura.

L’attività del museo si affianca a quella di Crespi Bonsai, attività commerciale leader nel settore in Italia, fondata nel 1979.
Aperto il 26 maggio 1991, il Crespi Bonsai Museum è stato il primo museo permanente di bonsai al mondo. Nato dalla volontà di Luigi Crespi di offrire a tutti gli appassionati e curiosi la possibilità di ammirare una preziosa collezione di piante secolari, educate dai più famosi maestri giapponesi.

Il museo ospita oltre centomila bonsai da interno ed esterno, a rotazione secondo il momento stagionale. Ogni specie ha, infatti, un momento migliore per essere esposta. 

Tutte le piante sono attentamente selezionate e importate dall’Oriente.

Il pezzo più significativo della collezione è senz’altro il millenario Ficus retusa Linn, collocato al centro di una pagoda.

Ma oltre ai bonsai, un posto di rilievo lo occupano la ricostruzione del "toko-no-ma", l’angolo che nella casa giapponese tradizionale viene adibito all’esposizione di oggetti con alto contenuto spirituale e completata da preziosi complementi di arrendo, e il giardino zen creato con materiali originali importati dal Giappone.

Crespi Bonsai è un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli appassionati, grazie anche alle molteplici iniziative che propone allo scopo di diffondere l’arte del bonsai, come il Raduno Internazionale del Bonsai & Suiseki e l’Università del Bonsai, di cui responsabile e docente è il maestro Nobuyuki Kajiwara.

Inoltre, dal 2011 il Crespi Bonsai Museum fa parte del prestigioso circuito dei Grandi Giardini Italiani.

 

Amanda De Luca


I luoghi del Gion matsuri: Yasaka jinja

Il Gion Matsuri

Il Gion Matsuri è un famoso evento religioso che si tiene nella città di Kyoto durante il mese di luglio. Partendo dal santuario di Yasaka, il matsuri comprende diversi tipi di festeggiamenti nel corso del mese. La celebrazione risale a tempi molto antichi: si dice che questi festeggiamenti si ripetano ogni anno da più di 1100 anni, dal primo all’ultimo giorno del mese di luglio. La prime testimonianze risalgono al 869, a meno di un secolo dalla fondazione della nuova capitale, tempi in cui una pestilenza imperversava in tutto il Giappone.

Kyoto, infatti, venne fondata dall’imperatore Kammu nel 794, il quale le diede il nome di “Heian-kyō” “capitale di pace e serenità”. La superficie di questa antica città non corrisponde esattamente a quella dell’attuale Kyoto moderna, molti cambiamenti sopraggiungerso nel tempo, e anche il santuario di Yasaka non fu sempre quello che è possibile vedere ai giorni nostri passeggiando per il quartiere di Gion.

La tradizione scavalca i cambiamenti e attraversa i secoli per arrivare sino ad oggi. Al tempo, si pensò che il disastro della pandemia fu provocato dalla maledizione di Gozu-Tennou: divinità legata alla malattia e guarigione. La città pregò allora il kami di Gion al fine di placarlo. Vennero costruite 66 hokos (un tipo di lancia) a Shinsen-en (un ampio giardino a Heian-kyō), e fu trasportato tra le strade della città un santuario. A quel tempo il Gion matsuri era chiamato “Goryo-e”, celebrazione atta a placare i kami avversi.

Il Gion matsuri diviene un evento annuale circa a partire dal 975. Dura un mese, dal 1 al 31 luglio, inizia con la cerimonia di Kippu-iri e finisce con l’Eki Jinja Nagoshi Matsuri. Durante questo mese si svolgono numerose feste religiosi, parate ed eventi.

La cerimonia di apertura si è tenuta quest'anno il primo di luglio nel santuario di Yasaka a Kyoto, in scala ridotta a causa della diffusione del Covid-19 in Giappone.

 

 

Breve storia del santuario

Si pensa che la fondazione del santuario di Yasaka risalga al 656, dunque ancor prima della fondazione della città di Heian-kyō come nuova capitale del Giappone. Con lo sviluppo della città, il culto di questo santuario si diffuse in tutta l’isola, stimando oggi ad avere 3000 santuari satellite in diverse parti del paese.

La struttura originale si data essere stata eretta intorno all’876: questo non deve sorprendere in quanto in origine i santuari shintoisti potevano essere nient’altro che strutture temporanee, costruite in occasione dei riti. La struttura attuale che è possibile vedere a Kyoto data 1654. Il fatto di poter difficilmente ammirare strutture originali è un altro dettaglio comune nella storia dei santuari shinto. Con le loro strutture prevalentemente in legno, spesso i santuari finivano distrutti a causa di devastazioni, terremoti o incendi. Il legno è un materiale naturale ed elastico. A volte resistente alle scosse di terremoto, ma fragile rispetto a incendi o altre calamità.

La divinità principale di questo santuario è Susanoo no Mitoko, con la sua sposa e otto bambini. In verità, in origine il kami del luogo era riconosciuto nella divinità sincretica Gozu-Tennou, a metà tra il culto buddhista e shintoista. Durante la restaurazione Meiji le forme religiose sincretiche vennero meno, in favore di una netta divisione tra culto autoctono e importato. Da quel momento in poi, dunque, il kami di Susanoo si sovrappose a quello di Gozu-Tennou, mantenendone alcune caratteristiche. Anche il santuario cambiò il suo nome, che da “Gion-sha” divenne “Yasaka-jinja”.

 

 

Struttura del santuario 

Yasaka jinja si trova nel quartiere di Gion a Kyoto, zona famosa per il suo antico fascino legato anche alla cultura delle geiko e maiko. Percorrendo la strada di Shijo fino alla fine, ai piedi delle colline di Higashiyama, è possibile incontrare una scalinata con cui accedere alle porte del santuario. Salendo queste scale si può vedere molto bene il quartiere da una posizione rialzata, fino all’altro capo della strada principale. Il santuario è un vero e proprio microcosmo, corredato da molti altari secondari e inserito in un contesto naturale, nonostante la collocazione nel centro della città.

L’entrata dalla strada di Shijo è chiamata nishi-romon (letteralmente "porta ovest"), a due piani e tre campate, di un acceso rosso vermiglio. Seduti ai due lati di questa porta, due guardiani arcieri shintoisti. Nonostante l’imponenza di questa entrata, quella principale è però quella a sud, che si affaccia direttamente sulla struttura dell’honden, vicina a un grosso torii di pietra, posto proprio all'ingresso. L'honden è considerata l'area più sacra del complesso, dove risiede e si manifesta il kami.

Considerata l’origine sincretica dei culti professati a Yasaka jinja (o meglio, Gion-sha al tempo), la struttura e l’honden mantengono caratteristiche dell’architettura buddhista. In particolare, l’honden è costruito nello stile yasaka-zukuri o gion-zukuri: honden e haiden sono combinati in un’unica struttura, al modo da somigliare alla sala principale di un tempio buddhista. Solitamente nei santuari shinto honden e haiden sono due edifici divisi: l’haiden è una struttura di avvicinamento al luogo sacro, il goshintai (oggetto o luogo in cui risiede il kami) è custodito invece nell’honden, struttura impenetrabile. Si pensa che inizialmente fossero divisi e giustapposti anche nel santuario di Yasaka. Tuttavia, probabilmente in seguito a ricostruzioni divennero combinati in una sola struttura, sebbene gli spazi interni rimangano diversi. Gli interni sono in legno, mentre l’esterno è anch’esso dipinto come il romon.

Di fronte all’honden è collocata una struttura molto particolare e appariscente, che spesso cattura l’attenzione anche più dell’altare principale, con tutte le sue lanterne: il palco per le danze shinto e le cerimonie, detto buden. Durante le ore serali, questa è la costruzione che maggiormente colpisce di tutto il complesso: tre file di lanterne di carta splendono nel buio, creando un’atmosfera magica e misteriosa. Come per i torii del Fushimi Inari Taisha, le lanterne portano i nomi dei donatori: questo sistema è molto diffuso nei santuari shinto, ed è un modo sia per il santuario di arricchirsi, sia per le persone che fanno donazioni di onorare i kami.

Il sito di Yasaka jinja è, come capita con strutture di grandi dimensioni, attorniato da moltissimi santuari satellite più piccoli. Soprattutto la notte, c'è un’atmosfera silenziosa e sacra: in un labirinto di strade, tra altari in pietra e legno e elementi naturali, la sensazione è quella si trovarsi immersi nella realtà delle divinità del Giappone, i kami che abitano i luoghi più diversi.
I santuari secondari di questo complesso rappresentano alcuni dei maggiori del Giappone in versione ridotta, come l’Ise Jinju e l’Izumo Taisha.

Curiosando tra gli scorci di questo complesso si può giungere al parco Maruyama. Luogo in cui ogni anno è possibile godersi un bellissimo spettacolo di ciliegi in fiore. Anche nelle altre stagioni è un posto molto tranquillo dove poter sostare. È il più antico parco di Kyoto, copre un’area di 8600 metri quadrati. Contiene anche alcuni stand e luoghi dove mangiare, panchine, un piccolo laghetto con un ponte per esplorare ancor più i dintorni.

 

 

 

Fonti e link utili:

http://www.yasaka-jinja.or.jp/en/

https://kyoto.travel/en/other_attractions/110.html

Guida ai santuari shintoisti: Cali, Joseph; Dougill, John. Shinto Shrines: A Guide to the Sacred Sites of Japan's Ancient Religion

 

 

a cura di Susanna Legnani


Kengo Kuma dà vita alle fiabe di Andersen

Biancaneve, Cenerentola, Cappuccetto rosso, la Sirenetta… Cos’hanno in comune queste note fiabe tradizionali con il Giappone? La Kengo Kuma & Associates dà forma agli scritti di Andersen con il progetto di un museo dedicato allo scrittore, che ha aperto il 30 giugno a Odense, in Danimarca, città natale di Hans Christian Andersen. Questo progetto nasce nel contesto di un rinnovamento per la città.

56000 metri quadrati di superficie e 7000 di giardino, la struttura è un vero e proprio mondo delle fiabe, dove il tipo di esperienza espositiva diviene centrale.

A causa della pandemia da covid19, gli spazi verranno aperti gradualmente e saranno completamente accessibili ai visitatori solo nelle prossime settimane. Dunque, un’apertura “soft” che non precluderà però al visitatore di potersi trovare davanti a un progetto in ampia scala tanto stupefacente.

 

L’architettura labirintica

Rendering, Copyright: Kengo Kuma & Associates, Cornelius Vöge, MASU planning, mir.no

Il progetto della H.C. Andersen House è della Kengo Kuma & Associates insieme a C&W Architects e CORNELIUS VÖGE APS (studi di architettura), MASU Planning (design del paesaggio) e Søren Jensen Rådgivende Ingeniørfirma (ingegnere). L’intento è quello di ricreare un tipo di struttura e percorso museale che possa rispecchiare i racconti di Andersen, nella sua forma stilistica e contenuto. Henrik Lüber, direttore creativo, introduce il museo

“H.C. Andersen’s House is not about Hans Christian Andersen – but it speaks as he speaks to us”:

non, dunque, un luogo espositivo a proposito dello scrittore, ma piuttosto un luogo che parla e racconta al modo in cui Andersen ha parlato a noi con le sue fiabe.

Il progetto è una interpretazione di un topos delle fiabe dello scrittore, da l’architetto Kengo Kuma prende ispirazione: la scoperta di un mondo altro accanto a quello che si è abituati a sperimentare, che si nasconde in luoghi che non avremmo mai immaginato, sotterranei, inusuali. Un esempio, la fiaba “L’acciarino magico”, in cui il cavo di un albero rivela a un soldato un altro mondo da esplorare. Kengo Kuma spiega

The idea behind the architectural design resembled Andersen’s method, where a small world suddenly expands to a bigger universe”.

Per questo, il museo include anche una parte sotterranea, un centro per i bambini e come parte integrante della struttura un grande giardino pensato - con i suoi scorci e angoli segreti - per stuzzicare l’immaginazione di ragazzi e adulti. L’idea è quella di stimolare l’immaginazione non solo attraverso i contenuti, ma anche nell’esperienza stessa della visita. Questa diviene essa stessa accesso privilegiato al mondo incantato e magico delle fiabe dello scrittore.

 

 

Natura e architettura, il paesaggio come parte del museo

Rendering, Copyright: Kengo Kuma & Associates, Cornelius Vöge, MASU planning, mir.no

Architettura danese e giapponese trovano la loro perfetta armonia in questo progetto congiunto, grazie all’attenzione che entrambe pongono su certe forme e materiali. Lo stesso sindaco di Odense, Anker Boye, che è stato anche presidente di giuria nel concorso per la presentazione del progetto, di fronte alla proposta di Kengo Kuma e i suoi partner danesi ha affermato:

“We have found a unique winning project. The fact that Kengo Kuma is from Japan only goes to show that sometimes you have to travel abroad to find home. The proposal has a unique quality that captures the spirit of both Hans Christian Andersen and Odense".

Kengo Kuma ha una storia di progetti in cui l’attenzione è posta al territorio, al paesaggio, che non è estraneo all’insediamento umano, il quale si struttura in forme e materiali leggeri, spazi cavi e aperti all’esterno e alla luce naturale. Il design degli esterni è importante tanto quanto quello dell’edificio. Vengono privilegiati materiali che possano armonizzarsi al paesaggio circostante, spesso legno e vetro almeno per le coperture esterne. L’uso del legno è un dettaglio tipico anche dell’architettura della Danimarca, accorgimento che permette a diverse poetiche di intersecarsi e dialogare in maniera inedita. A ciò si aggiunge l’anima stessa del progetto, il quale propone un dialogo tra la struttura architettonica e il giardino che la ospita: i volumi cilindrici, leggeri e trasparenti ma allo stesso tempo ben collocati al suolo, sono sovrastati dal verde, appaiono sbucare fuori da un mondo che si sviluppa invece sottoterra. Prendendo in considerazione le sole strutture esterne, si ha la sensazione che qualcosa ancora manchi da scoprire, che potrebbe celarsi all’interno degli edifici o tra i sentieri labirintici del giardino.

Questi spazi verdi sono concepiti anch’essi al modo di un rimando continuo a mondi altri o spazi segreti: sentieri labirintici, piante fitte, fonti d’acqua in cui specchiarsi e alberi alti tra cui perdersi. È la stessa vegetazione a strutturare i percorsi e l’esperienza del museo. Altri artisti hanno contribuito con installazioni per gli esterni e interni del museo, a rendere l’esperienza della visita ancor più incantata.

 

Se vi interessa l’architettura di Kengo Kuma o siete appassionati alle fiabe tradizionali di Andersen, o anche solo siete curiosi di scoprire i mille sentieri e scorci che prendono vita da questi racconti, il museo di H.C. Andersen è un luogo tutto da esplorare.

 

 

Fonti e link utili:

Sito del museo: https://hcandersenshus.dk/en/

Foto: https://hcandersenshus.dk/en/press/gallery/

Kengo Kuma & Associates: https://kkaa.co.jp

 

 

a cura di Susanna Legnani


Culture Gate to Japan: l’arte negli aeroporti

Culture Gate to Japan: Connect people and culture through art

Dal sito https://culture-gate.jp/

L’Agenzia degli Affari Culturali del Giappone lancia un progetto di promozione culturale chiamato “Culture Gate to Japan”, collocato negli aeroporti del paese e in altre strutture. L’intento è quello di diffondere l’arte contemporanea del Giappone, nella rappresentazione delle sue diverse varietà territoriali. Gli artisti interpellati rientrano nel campo delle Media Arts (arti, intrattenimento, animazione, manga), che attraverso opere moderne esplorano anche aspetti della cultura tradizionale dell’isola. 

I luoghi prescelti, prevalentemente aeroporti, sono proprio spazi di passaggio e connessione tra paesi e culture: ogni parte del Giappone ha un diverso panorama culturale da esplorare, che in questo progetto viene presentato in mostre temporanee a tema. 

Ovviamente, a causa della pandemia è impensabile credere che un progetto simile possa veramente sortire gli effetti desiderati, per cui il sito web si è tramutato esso stesso in una mostra online di tutte le installazioni presenti nelle diverse strutture in giro per il Giappone. L’augurio è quello di non rinunciare a interagire con altre culture, tramite le persone e anche l’arte, ma di conservare la meraviglia e la curiosità per il giorno in cui si tornerà a incontrarsi come prima. Nel frattempo, https://culture-gate.jp ci offre la possibilità di fare un salto tra le opere pensate proprio per alimentare l’interesse verso la cultura e arte giapponese. 

Il nome “Culture Gate to Japan” è dunque più che azzeccato che mai: un portale online dedicato alla promozione della cultura nipponica, allo stesso tempo collocato in luoghi di passaggio e incontro di persone e culture dove, dunque, il “gate” è proprio quello dell’aeroporto. 

 

L'arte delle nuove tecnologie

Le strutture coinvolte sono sei aeroporti e un terminal crociere: l’aeroporto di Shin-Chitose, l’aeroporto Internazionale di Chūbu-Centrair, l’aeroporto di Fukuoka, di Naha, di Haneda e Narita, l’aeroporto internazionale del Kansai e il Terminal crociere internazionale di Tokyo. 

Ogni luogo identifica un tema legato alla cultura tradizionale del Giappone, che viene presentato attraverso forme d’arte contemporanea. 

 

Shin-Chitose

L’aeroporto di Shin-Chitose, nella regione di Hokkaido, si concentra sulla cultura Ainu (nativi di quel territorio). Il tema è “INVISIBLE”: l’azienda creativa NAKED, INC. proietta questi temi in uno spazio interattivo. L’installazione si chiama “Imagine Ainu” (イマジンアイヌ) e si focalizza sulla tradizione orale e musicale di questo popolo. 

https://www.youtube.com/watch?v=7RSkzjduP64&list=TLGG27A9ObchUP0zMDA2MjAyMQ

 

Chūbu-Centrair

L’aeroporto Internazionale di Chūbu-Centrair prende in considerazione la tradizione di samurai e ninja, il cui tema è “MOTION”. La zona fu teatro di battaglie, tra cui quella di Sekigahara, e ospita numerosi castelli e strutture legate al periodo degli Stati Combattenti.
Il gruppo creativo EUPHRATES si occupa della cultura dei ninja, con un’installazione di luci in movimento nel buio: visione e nascondimento. L’artista Shigeta Yusuke invece propone un’installazione-video che ricorda i paraventi pieghevoli tradizionali che ritrae la battaglia di Sekigahara in movimento. 

https://www.youtube.com/watch?v=ElLNTJ8n8Tw&list=TLGG3MYYlDY5PoczMDA2MjAyMQ

 

Fukuoka

A Fukuoka si celebra l’artigianato del Kyushu, il cui tema è “PATTERN”. L’artista Mizue Mirai propone l’animazione di motivi trovati su prodotti di artigianato locale.

https://www.youtube.com/watch?v=y5OzhExRQh0&list=TLGGwggv7glFhWEzMDA2MjAyMQ

 

Naha

L’aeroporto di Naha, nella zona di Okianawa, ospita la narrazione della storia regno delle isole Ryukyu, a tema “Memory”. Higa Satoru realizza una video-installazione in cui è possibile riscoprire il castello di Shurijo, simbolo di quel regno, bruciato ormai nel 2019. 

https://www.youtube.com/watch?v=RtzWLIg8umM&list=TLGGUoeXuHfiHkczMDA2MjAyMQ

 

Haneda e Narita

I famosi aeroporti di Haneda e Narita a Tokyo ospitano un’installazione sonora (di Suzuki Yuri e Hosoi Miyu) e una serie di video, da cui il tema “VISION GATE”. L’idea quella di catapultare il visitatore nell’eclettica cultura nipponica, ancora prima di approdare in Giappone, dove tutto sembra molto diverso da casa e meno familiare. Sei video di sei artisti accompagnano il viaggiatore dal gate alle uscite e a vari luoghi dei terminal. 

https://www.youtube.com/watch?v=CJOR4nftwOo&list=TLGGUVm0YYxGe2UzMDA2MjAyMQ

 

Kansai

L’aeroporto Internazionale del Kansai si concentra sul tema della coesistenza con la natura, tipico della cultura del Giappone tradizionale. Il tema è “LIFE”, ed è articolato in pannelli di disegni/manga realizzati da otto artisti per otto aree diverse del Kansai. 

 

Back TOKYO Forth

Infine, il terminale internazionale crociere di Tokyo ospita la mostra “Back TOKYO Forth”.  Le protagoniste sono sempre le “Media Arts”, attraverso le quali si vuole rappresentare le dinamiche di una Tokyo “in the middle” tra passato (back) e futuro (forth). Le opere sono disponibili alla visione sul sito web dedicato

 

 

Date uno sguardo a tutte queste opere su https://culture-gate.jp, per immergervi nella cultura tradizionale e regionale del Giappone, ma anche per conoscere nuovi artisti che attraverso moderne tecnologiche rendono vivi anche oggi i costumi di un tempo. 

 

 

a cura di Susanna Legnani


Tokyo 2020 non ferma la sua corsa, le Olimpiadi si faranno

Nonostante le numerose polemiche che le hanno viste protagoniste, le Olimpiadi di Tokyo si faranno.
Dal passaggio del testimone alla cerimonia di chiusura di Rio 2016 in poi, dove per l’occasione il primo ministro Abe si era vestito da Super Mario, suscitando la simpatia di molti, l’evento sportivo mondiale di certo non ha avuto vita facile.
Dopo il Brasile, in Giappone l’entusiasmo era palpabile: i preparativi erano già in moto e si contavano i giorni; anche il governo era in fermento. Tokyo 2020, infatti, avrebbe dovuto rappresentare l’apice della rinascita del paese da un punto di vista economico, stimolata grazie alle politiche degli Abenomics. Ma come tutti sappiamo, a marzo del 2020 la pandemia globale ha portato alla necessaria cancellazione dei Giochi e al loro rinvio all’anno successivo, con la speranza di ritrovarsi in una situazione migliore.
A più di un anno di distanza, l’incertezza e la paura non sono andate via. Infatti, a meno di un mese dalla cerimonia di apertura, le Olimpiadi di Tokyo si trovano ancora nell’occhio del ciclone.
Molte erano state le polemiche già all’inizio del 2021, quando il Giappone ha chiuso le frontiere per motivi di turismo, studio o lavoro mettendo studenti, famiglie e lavoratori in una situazione difficile.
Nell’ultimo periodo, la situazione è andata a peggiorare: il paese, che non ha mai fatto un vero e proprio lockdown, sta attraversando un’ ondata di contagi e infezioni tale che l'associazione dei medici di Tokyo ha esortato il Comitato olimpico nazionale a cancellare nuovamente i Giochi.
Sembrerebbe, infatti, che il Giappone sia molto indietro rispetto ad altri paesi asiatici sul fronte vaccini e un evento del genere rischierebbe di aumentare in modo esponenziale le vittime della malattia.
D’altro canto, però, l’ipotesi di una cancellazione così a ridosso dall’inizio, preoccupa i vertici del paese che in un certo senso hanno le mani legate.
Annullare le Olimpiadi per una seconda volta, significherebbe portare in perdita il paese sotto vari aspetti. Primo fra tutti, quello economico. Infatti, l’opzione di cancellare o meno la manifestazione, se non presa dal Comitato Olimpico Internazionale, sarebbe ricaduta finanziariamente sul comitato organizzativo nazionale.
Il danno, però, non riguarderebbe solo debiti e mancati introiti, ma risulterebbe in una perdita di immagine e di quella narrativa di simbologia e riscatto su cui il Giappone aveva puntato fin dall’assegnazione. Quelli del 2020, infatti, avrebbero dovuto essere i “Giochi della rinascita” e “dell’unione nelle differenze”.
Anche gli atleti, giapponesi e non, sarebbero scontenti di un altro rinvio. Dobbiamo considerare che, oltre l’allenamento giornaliero di molti giovani che vorrebbero vedere ricompensati i loro sforzi o sognano sin da bambini di competere con altri campioni a livello internazionale, vi sono atleti più anziani, per cui un ulteriore anno di attesa diventerebbe insostenibile.
E poi, bisognerebbe riprogrammare tutte quelle manifestazioni sportive e i Mondiali di numerose discipline che si sarebbero dovute disputare nel 2021, con un effetto di slittamento a cascata.
Troppi, davvero troppi contro. Ma se le Olimpiadi si faranno, allora, necessitano di un forzato ridimensionamento. Si è discusso, pertanto, sulla migliore soluzione da attuare in tale situazione, ancora altamente delicata.
L’ipotesi di un’Olimpiade a porte chiuse o consentita al solo pubblico giapponese è stata presto soppiantata dall’idea di limitare l’ingresso a massimo dieci mila spettatori per gli eventi che saranno ospitati nelle aree dove è stato archiviato lo stato di emergenza causato dalla pandemia. Tale limitazione verrebbe applicata nei mesi di luglio e agosto, proprio durante i Giochi.
Nonostante ciò, la strada è ancora lunga e, anche se non manca molto, le cose potrebbero ancora cambiare. Per il resto, questo episodio ha reso evidente la contraddizione di questo paese, che si impegna nella promozione dell’integrazione nonostante le differenze, ma che chiude i confini a lavoratori e studenti stranieri. Tokyo 2020 avrebbe dovuto essere una “vetrina sul mondo”, ma cosa il Giappone ha fatto effettivamente vedere di sé?

Amanda De Luca


Arriva in Italia il tanto atteso Demon Slayer The Movie: Mugen Train

Il 22 giugno finalmente approderà anche in Italia l’atteso film di Demon Slayer: Mugen Train che farà da sequel alla tanto acclamata serie anime.

Demon Slayer, Kimetsu no yaiba il suo titolo giapponese, è un manga scritto e disegnato da Koyoharu Gotouge e pubblicato sulla rivista settimanale Shounen Jump da febbraio 2016 e conclusosi solo di recente, nel maggio 2020.

Come spesso accade, inizialmente il manga da sé non riscosse particolare successo, ma fu proprio con la trasposizione animata, arrivata nell’aprile del 2019 ad opera della Ufotable, che le vendite dei volumi iniziarono a scalare le classifiche.  A dicembre del 2020, arrivò, infatti, a superare 1 milione di copie vendute, risultato prima raggiunto soltanto da One Piece.

Ambientato nell’epoca Taisho, la storia segue le vicende di Tanjiro Kamado, un giovane ragazzo che diventa un cacciatore di demoni, deciso a trovare colui che ha ucciso la sua famiglia e ha trasformato sua sorella, unica sopravvissuta, in un demone stesso.

Demon Slayer the Movie: Mugen Train riprende proprio da dove la serie anime si è conclusa, per poi passarle nuovamente il testimone. È stata infatti annunciata una seconda stagione che dovrebbe uscire nel corso del 2021.

In Giappone, il film ha ottenuto numeri da record al botteghino, superando La città Incantata di Miyazaki, detentore del titolo di film con maggiore incasso nella storia da ben 19 anni e sembrerebbe che anche in America stia spopolando.

C’è grande fermento, quindi, per l’arrivo del film in Italia, che per vari motivi, anche legati alla situazione pandemica, è stato posticipato fino ad ora. 

Ma con l’acquisto dei diritti da parte della Dynit, l’attesa sembra essere ormai giunta al termine.

Se ancora non avete guardato la versione resa disponibile all’acquisto per errore su Playstore e successivamente trapelata online in modo illegale, l’appuntamento è per questa estate in tutti i cinema o sulle piattaforme di streaming legale.

 

Amanda De Luca