Doria

Conoscete Doria? Non intendo la marca dei biscotti. È un piatto in cui il riso viene cosparso di besciamella, formaggio e cotto al forno. In Giappone è un piatto standard come “Yōshoku” (piatto occidentale). Alcuni giapponesi pensano che sia un piatto milanese grazie a un famoso ristorante “Saizeriya”, perché il doria che offrono si chiama “Milano fū doria” (doria alla milanese).

 

Come è nato il Doria?

Il Doria, che alcuni giapponesi pensano sia italiano, in realtà è nato in Giappone. È stato ideato da Saly Weil, primo capo chef dell’Hotel New Grand. Saly Weil era uno chef svizzero invitato da Parigi quando l’Hotel New Grand aprì nel 1927. Saly Weil, sebbene fosse uno chef di cucina francese, conosceva tutta la cucina occidentale ed era bravo anche con la cucina italiana e svizzera. Un giorno ricevette una richiesta da un banchiere europeo che stava in Giappone: “Non mi sento bene, vorrei qualcosa di facile da mangiare”. Lo chef improvvisò quindi un piatto con gli ingredienti che aveva a disposizione: fece il riso al burro con crema di gamberi bolliti, il tutto cosparso da formaggio su salsa al gratin e cotto in forno. Al banchiere il piatto piacque molto e da allora questo piatto entrò con regolarità nel menù come “Shrimp Doria” e divenne una delle specialità dell’Hotel New Grand. Gli allievi di Saly Weil continuarono a servire il piatto e lo diffusero anche nelle cucine di molti altri alberghi e ristoranti nelle città giapponesi tanto che ancora oggi è un piatto molto popolare in tutto il Giappone come “Yōshoku” (piatto occidentale).

 

Saizeriya 

il menu di Saizeriya

Saizeriya è una famosa catena di ristoranti in stile italiano che quasi tutti i giapponesi, e non solo, conoscono. Saizeriya serve piatti deliziosi a un prezzo ragionevole. Per esempio, i piatti di pasta e carne hanno prezzi che vanno da 400 yen (circa 3 euro) a 700 yen(circa 5,50 euro) a piatto. Saizeriya è un ristorante molto popolare in Giappone perché è economico e serve piatti molto buoni. Nel menù però non ci sono solo piatti originari italiani ma anche piatti, per i giapponesi, che “ricordano” i piatti italiani, e uno di questi è proprio il “Milano fū doria” (doria alla milanese). "Milano fū doria" di Saizeriya è un piatto molto semplice che abbina il riso giallo alla curcuma a besciamella, ragù e formaggio grattugiato. Uno dei segreti che lo rendono un piatto molto popolare è il prezzo di soli 300 yen (circa 2,50 euro). È ben noto agli italiani che il doria non sia un piatto italiano, tantomeno di Milano, ma allora perché Saizeriya lo ha chiamato “Milano fū doria”?

Perché Saizeriya l’ha chiamato “Milano fū doria (doria alla milanese)”?

Milano fū doria

Il piatto “Milano fū doria” è nato intorno al 1969 e da allora è stato un piatto di grande successo. Si dice che un cliente abituale avesse visto un dipendente mangiare come pasto in pausa pranzo il riso con besciamella, ragù e formaggio grattugiato. Chiese allora: “vorrei mangiarlo, potete prepararlo anche per me?”. All’inizio il piatto non era un piatto ufficiale e veniva servito solo su richiesta dei clienti ma, benchè non fosse nel menù, divenne un piatto molto apprezzato, famoso e richiesto grazie al passaparola. Grazie alla buona reputazione e all’ottima risposta della clientela, il “Milano fū doria” è entrato nel menu standard della catena di ristoranti. Inizialmente il piatto si chiamava genericamente “meat gratin” ma, poiché il numero di piatti nel menù aumentò ed divenne più facile commettere errori, si decise di cambiare il nome rendendolo più originale. Ma questo ancora non spiega il perché del nome “Milano”. Un primo motivo è che nella ricetta c’è il ragù. Il ragù è una famosa ricetta di Bologna, città che, per i giapponesi, è vicina a Milano, città più grande e conosciuta. Per questo quindi si dice che in Giappone il piatto sia conosciuto come “Milano fū doria”. Inoltre nel “Milano fū doria” è utilizzato il riso alla curcuma che rende il riso giallo come nel risotto alla milanese. Anche per questa somiglianza di colori il piatto fu chiamato “Milano fū doria”.

A proposito, in Italia il risotto si mangia con la forchetta ma, in Giappone, la maggior parte delle persone mangia sia il risotto che il doria con il cucchiaio.

 

 

Fonti :

https://www.hotel-newgrand.co.jp/origin/

https://news.nissyoku.co.jp/restaurant/tanakak20090511030243609

https://rocketnews24.com/2015/09/24/637439/


Nōto: il libro-taccuino di Stefania Viti per gli appassionati di Giappone

“Nōto è un oggetto intimo, un compagno di vita e non solo di viaggio, un libro-agenda che offre al lettore la possibilità di leggere e di scrivere pensieri e parole, annotare appuntamenti, cose da fare, avvenimenti”.

La parola nōto, in luogo a techō (taccuino, agenda), viene scelta accuratamente dalla Viti per metterne in evidenza l’aspetto personale, proprio di chi possiede il libro: un posto in cui prendere appunti, note, scarabocchiare pensieri.

Il libro non è però unicamente un bel taccuino – nonostante sia, a dirla tutta, esteticamente molto invitante – dalle pagine bianche in cui fantasticare sui nostri prossimi viaggi in Giappone o fare pratica nella scrittura di haiku. Il lettore viene accompagnato da diversi approfondimenti dedicati alla cultura del Sol Levante. Si può trovare davvero di tutto: consigli pratici, esperienze di vita particolari, riflessioni, curiosità, tradizione ma anche uno sguardo sull’iper-tecnologia di questo paese.

Il lettore, dunque, diviene a sua volta scrittore, grazie a quelle pagine lasciate in bianco. L’idea è quella dello spazio vuoto come uno spazio aperto. Aperto ai pensieri di chi legge, di chi viaggia, sia a piedi che con l’immaginazione. Un oggetto personale e personalizzabile, adatto a chiunque voglia custodire pensieri, con una piccola guida al fianco.

“L’idea che ciò che ho scritto sia intervallato da pagine bianche sulle quali il lettore potrà a sua volta appuntare le proprie parole, mi piace moltissimo perché quando Nōto sarà completato, ogni lettore avrà il proprio libro, che si mescola al mio, e sarà un libro unico e irripetibile”.

Un oggetto da custodire nel tempo, da osservare con nostalgia e rileggere quando si ha voglia di immergersi in racconti del Giappone. Dove i propri, reali o immaginati, si mischiano a quelli dell’autrice.

 

Due elementi che emergono dagli appunti di Stefania Viti sono quello dell’acqua e della pervasività di un certo senso estetico in Giappone. Particolare, quest'ultimo, che va di pari passo a una caratteristica e marcata spiritualità.

Acqua come elemento prevalente, fondamentale, legato alla coltivazione del riso, base di tè e sake, legato al culto shintoista e alla purificazione. Anche parte del quotidiano se si pensa a tutte quelle fonti naturali in cui ci si può immergere per allontanare lo stress della città. Quotidiano intriso poi da una forte spiritualità, che mai si slega dal senso estetico. È la bellezza che sta nelle cose così come sono, come si danno, nella loro naturalezza e caducità.

 

 

Insomma, questo libro-taccuino saprà accompagnarvi – con una guida esperta al fianco – nell’avventura di comporre passo a passo un’immagine, pensiero, del vostro Giappone. Giappone che appare irraggiungibile e affascinante allo stesso momento.

 

 

Stefania Viti, giornalista, laureata in Lingua e Letteratura Giapponese all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha vissuto a Tokyo per circa dieci anni. Si occupa di Giappone contemporaneo e i suoi articoli sono pubblicati su testate nazionali e internazionali. Per Feltrinelli ha curato il volume Il Sushi uscito nella collana Real Cinema insieme al DVD Jiro e l’arte del sushi, con Gribaudo ha pubblicato L’arte del sushi (2015) edizione ampliata, aggiornata e illustrata del primo volume, Il sushi tradizionale (2016), Il libro del ramen (2017), Il libro del sake e degli spiriti giapponesi (2018), La cucina popolare e i matsuri del Giappone (2019) e Tè e dolci del Giappone (2021).

 

 

A cura di Susanna Legnani


Sen Factory - La tradizione giapponese nella moda italiana

La tradizione giapponese si unisce alla moda italiana nella creazione di un progetto unico nel suo genere.

C’è un posto a Milano che combina la qualità del made in Italy al fascino del Giappone e si chiama Sen Factory.

È nato nel 2015 dalla voglia di Chikako e Laura di creare un laboratorio di scambi e tradizioni tra la cultura italiana e il design giapponese. 

"Ci sono incontri improbabili che fanno nascere storie incredibili.
A noi è successo così.
Giappone e Italia, curioso mix."

Il progetto parte dall’utilizzo di kimono vintage per creare altri prodotti, che spaziano dai classici accessori, come bracciali e cinture ad articoli più utili e pensati, come agende, guinzagli per animali, stringhe per le scarpe e porta occhiali.

Si tratta di un’arte e una cultura millenaria, che riprende vita in oggetti pensati per oggi e per domani ed è tutto rigorosamente hand made.

Dalla minuziosa ricerca dei tessuti, alla cura maniacale dei dettagli, gli oggetti realizzati sono dotati di ricercatezza ed eleganza. Allo stesso tempo, però, denotano semplicità, perché come piace ricordare alle ragazze "simplicity is the ultimate sophistication".

A questo proposito, troviamo, ad esempio, la linea fukuro, che propone una serie di cartellette in tessuto di diverse dimensioni con chiusura a calamita, per riporre con cura documenti, appunti e disegni senza rinunciare allo stile. Oppure la linea yume, agendine di diversi colori e fantasie da portare sempre con sé, in tutte le occasioni.

Molto interessante è anche la linea oby, che trasforma la cintura da kimono in una versatile cintura adattabile e double face, da portare in vita, infilata nei pantaloni, o appoggiata sui fianchi.

Nell'ultimo anno Sen Factory si è, inoltre, dedicata alla realizzazione di mascherine, divenute ormai un accessorio inevitabile nel nostro quotidiano. Per uomo, donna, bambino, le loro mascherine non rinunciano alla qualità e soprattutto alla fantasia.

La loro sede principale si trova a Crema (CR), ma sono diverse le sedi sul territorio milanese che ospitano la vendita dei loro prodotti, tra cui troviamo:

Fondazione La Triennale di Milano  
(bookshop)
Viale Emilio Alemagna, 6

Rigadritto
(cancelleria)
Via Brera, 6

Ottica San Maurilio
Via San Maurilio, 14
Milano

Corraini in Piccolo – PICCOLO TEATRO Grassi   
(bookshop)
Via Rovello, 2

PASI’ Milano   
(abbigliamento donna)
Piazza Risorgimento, 10

Stamberga   
(galleria d’arte/design stationary/tea boutique)
Via Melzo, 3

PalermoUno   
(concept store)
Via Santa Maria alla Porta, 5

ATELIER VM
(gioielli)
Via Cesare Correnti, 26

Potrete trovare Sen Factory anche a Firenze nel bookshop di Bottega Strozzi.

Se, però, non vivete né in Lombardia né in Toscana, niente paura perché Sen Factory è provvisto di uno shop online dove potrete soddisfare tutti i vostri sfizi.

https://www.sen-factory.it/

 

Amanda De Luca


Ennesima chiamata per il Giappone a un’apertura verso categorie prioritarie di viaggiatori: studenti su NHK

Le frontiere del Giappone rimangono ormai chiuse da marzo 2020. Con una piccola finestra di aperture per alcune categorie da ottobre 2020 a dicembre 2020, il Paese del Sol Levante non accenna a voler rilasciare alcuna informazione in merito a nuove entrate, persino per categorie prioritarie come lavoratori e studenti e alcuni familiari.

Enormi le polemiche scatenate negli ultimi mesi da complesse dinamiche che hanno una sola parola comune, che ormai sta sulle bocche di chiunque abbia la necessità di entrare in terra nipponica: reciprocità. Reciprocità ormai assente da troppo tempo.

Tra le discussioni bollenti del web, sicuramente il primo posto lo meritano le dichiarazioni dell’Ambasciata Italiana in Giappone riguardanti la riapertura della tratta Tokyo-Milano attraverso voli Alitalia. La fierezza di un tale passo in avanti per la libera circolazione delle persone contrasta con l’amara verità delle severe regole dei travel ban imposti dal Giappone: infatti, mentre un cittadino giapponese può viaggiare in Italia come un normale turista, evitando quarantene, un cittadino italiano non può entrare in Giappone né per lavoro, né per studio, né – chiaramente – per turismo. Questo nemmeno in caso il cittadino fosse completamente vaccinato o disposto a essere sottoposto a test e quarantene.

Nel frattempo, il governo del Giappone cerca accordi per il riconoscimento del proprio passaporto vaccinale con almeno 10 paesi, in modo da alimentare e facilitare i viaggi di business e rilanciare parte dell’economia che – a causa delle chiusure prolungate – comincia ad avere settori in difficoltà. Anche a questo punto, però, si pone il medesimo problema: Japantimes riporta “If the agreements are reached, certificate holders will be exempt from quarantine or showing negative test results for COVID-19 when traveling from Japan to those countries […] But the Japanese government plans to continue requiring travelers entering Japan, including returnees, to quarantine for two weeks even if they have been vaccinated”. E ancora, una fonte del governo giapponese pare aver detto: “Until we see the spread of the delta variant subside, it will be difficult to allow the mutual exemption of quarantine”.

Questo tipo di presa di posizione ha complicato i negoziati con paesi come Singapore e Israele, che chiamano per un mutuo riconoscimento dei pass vaccinali. Alla stessa stregua, Nikkei Asia riporta simili lamentale da parte degli Stati Uniti.

Insomma, le spinte e gli appelli all’apertura provengono ormai un po’ da tutti i lati, soprattutto nel quadro dell’implementazione di pass vaccinali per spostamenti e con disponibilità di test e quarantene.

La Camera di Commercio Americana in Giappone, unita a quella Australiana e Neozelandese, Canadese e a EBC (European Business Council in Japan) hanno chiesto congiuntamente un rilassamento per le restrizioni di viaggio per il Giappone, riconoscendo la documentazione vaccinale.

 

 

Dopo la conferenza stampa di The Foreign Correspondents’ Club of Japan (FCCJ) e altre numerose iniziative e articoli su importanti testate a sostegno degli studenti, la parola torna proprio a loro.

In un evento organizzato da Go! Go! Nihon (nota compagnia che si occupa di aiutare studenti stranieri a studiare in Giappone) e con l’aiuto di molteplici sostenitori la live di Youtube è persino finita in un articolo della famosa emittente NHK, e il giorno successivo è stato in parte trasmesso nell’edizione del mezzogiorno della stessa emittente sulla televisione giapponese.

 

https://www.youtube.com/watch?v=S3MsD_SI3sE

 

Davide Rossi, CEO di Go! Go! Nihon, ha voluto comunicare in apertura all’evento cinque punti essenziali da tenere a mente per spiegare nuovamente la situazione:

1) Gli studenti internazionali entrando in Giappone rispetteranno tutte le regole imposte dal governo. Si atterranno alle quarantene, saranno ripetutamente testati per prevenire la diffusione del covid-19, dunque non nuocere alla popolazione giapponese.
2) Esiste un primo double-standard: 80.000 persone provenienti dall’estero per le Olimpiadi possono entrare nel paese senza problemi, con quarantene ridotte; al contrario circa 30.000 studenti non hanno alcuna possibilità di entrare nel paese.
3) Un secondo double-standard: assenza di reciprocità nei viaggi attraverso i paesi del G7. I cittadini giapponesi possono viaggiare in questi paesi come turisti, studenti e lavoratori, mentre il contrario non è possibile.
4) La maggior parte dei paesi del mondo a oggi accetta studenti con visto provenienti dall’estero, o perlomeno ha già delineato un programma che può fornire agli stessi un’idea di massima rispetto a quando potranno entrare nel paese prescelto. Il governo giapponese non fornisce invece alcuna notizia in merito a questo problema.
5) A causa dell’assenza di comunicazione da parte del governo giapponese in merito alle possibili entrate di studenti stranieri nel paese, molti di questi stanno cancellando i loro piani di studio in questo paese o li stanno rivolgendo altrove, come ad esempio in stati come la Sud Corea e Taiwan.

 

Dopo ulteriori spiegazioni a proposito della situazione, la parola è stata lasciata ad alcuni rappresentanti delle migliaia di studenti che attendono di proseguire i propri studi in Giappone:

Greg, dagli UK,

segue lezioni online della sua università in Giappone: «La mia vita è stata messa completamente in pausa. Mi alzo alle 4/5 del mattino ogni giorno per seguire le lezioni. Vedo i miei compagni di classe divertirsi, sperimentare la vita in un altro paese, mentre io guardo da uno schermo. […] Penso che un’altra grande differenza sia data dal mio modo di parlare giapponese e le abilità che invece hanno i miei compagni che vivono in Giappone».

 

Maria, dalla Colombia:

«Sono cresciuta in Colombia, la mia infanzia ha coinciso con un periodo in cui la violenza era predominante nel paese. […] Ho avuto l’opportunità di studiare in Canada. Lì ho incontrato studenti giapponesi che mi hanno assicurato che il Giappone è un paese dove la pace è garantita. Avendo studiato diritto, mi sono interessata alla cultura giapponese e al suo sistema legale. […] Vorrei contribuire al cambiamento del sistema colombiano sull’esempio di quello che potrei imparare in Giappone. […]

Se il Giappone non aprirà le sue frontiere per ottobre, cambierò sicuramente destinazione per i miei studi. Mi spezzerà il cuore, è qualcosa che sogno dalle scuole elementari, ma la pazienza non è infinita».

 

Susanna, dall’Italia:

«Al momento entrambi i miei lavori sono connessi al Giappone. Lavoro per un’associazione culturale che promuove la cultura giapponese in Italia e anche come stagista (da remoto) per la Camera di Commercio Italiana in Giappone. Come potete immaginare, per la mia istruzione e carriera futura, imparare la lingua giapponese per me è essenziale. […]

Fino ad ora ho dovuto posporre la mia istruzione e carriera lavorativa. Vedo tutti i miei amici andare a studiare all’estero, avanzare nei loro campi lavorativi, mentre io sono bloccata, e il motivo per cui sono bloccata è che ho scelto il Giappone come paese in cui studiare. […]

Ora abbiamo davvero i mezzi per poter studiare all’estero, sono vaccinata e disposta a rispettare tutte le regole per impedire la diffusione del covid-19, ma per favore lasciateci entrare in Giappone per ottobre».

 

L’evento ha avuto un grandissimo successo ed è stato riportato da media come NHK, sia online che in diretta televisiva:

https://www3.nhk.or.jp/nhkworld/en/news/20210720_01/

Vi hanno partecipato più di 70 persone tra studenti e sostenitori e ha raggiunto più di seimila visualizzazioni a pochi giorni dalla sua conclusione.

 

Con la speranza che questi appelli servano a stimolare il cambiamento necessario, nonostante le difficoltà della pandemia, la mente ci porta al momento in cui lo scambio culturale, l’istruzione, l’arricchimento reciproco torneranno a diventare valori essenziali.
Ci auguriamo che questo momento arrivi presto e che, nonostante le difficoltà che il covid-19 ha portato in ogni parte del mondo, si inizi a rendere possibile quel cambiamento per cui le misure già esistono e sono disponibili.

 

 

Fonti e link utili:

https://educationisnottourism.com

https://www3.nhk.or.jp/nhkworld/en/news/20210720_01/

https://www.japantimes.co.jp/news/2021/07/05/national/science-health/japan-covid-19-vaccination-passports/?fbclid=IwAR0PIUgrCGKG9G5nLkRb4dOQqhVWU-tDAazubCjvRmAJGKsLy09wgS5JUYo#Echobox=1625399018

https://asia.nikkei.com/Politics/International-relations/Japan-needs-mutual-recognition-for-vaccine-passports-AmCham?fbclid=IwAR3j4RT22W_ytaNWrir--nJUmTYWqDNrbFmoWy3DodP8bH3meFvA5kSZjNY

 

 

A cura di Susanna Legnani

Nota: le traduzioni dall’inglese sono state fatte e riadattate da chi scrive, senza ovviamente alterarne i contenuti fondamentali.


Il 22 luglio è il One Piece Day!

Si festeggia oggi, 22 luglio, il One Piece Day: un’intera giornata dedicata alla grande opera di Eichiro Oda.

Ad annunciarlo è stata la Japan Anniversary Association come riconoscimento dell’incredibile lavoro dell’autore che va avanti da più di vent’anni. Un successo, quello di One Piece che non si è mai arrestato.

Il manga di Eichiro Oda ha iniziato il suo percorso sulla rivista Weekly Shōnen Jump di Shūeisha dal 22 luglio 1997 e continua tutt’ora con oltre 490 milioni di copie in circolazione al 2021, accaparrandosi il titolo di manga più venduto al mondo.

Dal 2015 è, inoltre, nel Guinness dei primati come serie a fumetti disegnata da un singolo autore con il maggior numero di copie pubblicate (oltre 320 milioni).

Le avventure di Monkey D. Rufy, aspirante Re dei Pirati e la sua ciurma, hanno ispirato film, OVA, cortometraggi in 3D, videogiochi e, si sussurra, una serie live-action Netflix.

Una bellissima notizia, quindi, per tutti i fan più sfegatati che oggi potranno godersi il loro manga preferito un po’ di più.

 

Amanda De Luca


Wafū Pasta - Pasta insaporita in modo giapponese

La “pasta” è un piatto italiano, sapete però che in Giappone esiste un genere chiamato ”wafū pasta” (pasta insaporita in modo giapponese)? È un nome generico per la pasta che utilizza ingredienti e condimenti in stile giapponese. Esistono vari tipi di wafū pasta, come i piatti che utilizzano ingredienti come funghi, tonno, piante selvatiche, daikon grattuggiato, a base di salsa di soia e brodo dashi, e un piatto che utilizza il natto, ingrediente fermentato indispensabile per l’abitudini alimentari fin dai tempi antichi.

Wafū Pasta

 

Tarako Spaghetti

Tra le wafū pasta, la più famosa è probabilmente “Tarako Spaghetti”. Sono spaghetti conditi con Tarako (uova di merluzzo crude), burro, sale e succo di limone. Spesso si può aggiungere l’alga Nori tritata o Shiso come condimento. Si può anche usare panna fresca o aggiungere “Karashi Mentaiko(Tarako marinato al peperoncino ecc)” piccante al posto del Tarako. I Tarako Spaghetti nacquero nel famoso ristorante specializzato di spaghetti “Kabe no Ana(letteralmente significa buco del muro)” nel 1967. Un musicista, cliente abituale del ristorante, chiese di cucinare gli spaghetti al caviale. Questo piatto era molto buono e diventò apprezzato tra i clienti. Il caviale però era un ingrediente molto costoso e difficile da trovare quindi il cuoco ha cercato di trovare un suo sostituto e dopo varie prove l’ha trovato nel “tarako”.

 

Gli spaghetti in Giappone

Gli spaghetti sono uno dei tanti tipi di pasta. Questa è una cosa che tutti sanno in Italia. Tuttavia, in Giappone, alcune persone pensano che pasta e spaghetti siano uguali, cioè se sentono la parola “pasta” immaginano “spaghetti”, non altri tipi di pasta. Chi conosce l’Italia e la cucina italiana lo sa, ma l’idea della pasta-spaghetti è comune soprattutto tra chi non conosce l’Italia. La storia degli spaghetti è strettamente collegata al ristorante “Kabe no Ana”, che abbiamo detto è dove sono nati i “tarako spaghetti”, perché gli spaghetti in stile giapponese nascono nel predecessore del “Kabe no Ana” che,  per uno strano gioco di parole, si chiamava “Hole in the wall”. “Hole in the wall” è stato fondato nel 1953. A quel tempo pochi conoscevano gli spaghetti e la maggior parte di essi pensava fossero degli “Udon italiani con condimento troppo grassi”. Il “Hole in the wall” ha cercato di rendere spaghetti più vicini ai giapponesi. Il fondatore ha creato delle ricette di spaghetti in stile giapponese e, una ricetta dopo l’altra, un piatto dopo l’altro, ha creato un boom degli spaghetti in stile giapponese. In quel periodo molte persone che mangiavano questi spaghetti, pur essendo “italian style”, usavano le bacchette per mangiarli e facevano rumore durante il pasto come se stessero mangiando “soba” o “udon”.

 

Wafū pasta mangiata con le bachette

Oggi la cucina italiana è molto popolare in Giappone e ci sono ovunque ristoranti italiani dove si cucinano non solo gli spaghetti. Ovviamente, a differenza del passato, nella maggior parte dei ristoranti italiani si mangia utilizzando forchetta e coltello. Non tutti i giapponesi però sono bravi con coltello e forchetta (un po’ come non tutti gli italiani sanno usare bene le bacchette) e infatti esiste un ristorante degli spaghetti chiamato “Yomenya Goemon” in cui si mangia con le bacchette anziché con la forchetta per permettere a tutti i giapponesi di mangiare più comodamente gli spaghetti e i piatti italiani in generale. Il “Yomenya Goemon” è nato a Shibuya nel 1976 come ristorante di pasta creativa e originale che i giapponesi trovano deliziosa. In questo ristorante la tradizione giapponese viene rispettata, oltre che facendo mangiare gli spaghetti con le bacchette, utilizzando i piatti da portata in porcellana Arita decorati con un motivo originale creato proprio per Goemon. Inoltre i piatti vendono serviti su un vassoio da portata, come si usa nei ristoranti giapponesi. Vengono utilizzati autentici ingredienti italiani ma non si fa cucina italiana, è un ristorante di spaghetti in stile giapponese nato in Giappone. Se avrete la possibilità andateci per provare la pasta insaporita in modo giapponese.

 

Fonti :

https://www.kabenoana.com/particular

https://www.yomenya-goemon.com


NEWS dal 16/07/2021 al 17/07/2021

Cos’è successo in Giappone questa settimana? Ecco alcune news!

notizie raccolte dal 16/07/2021 al 17/07/2021

 

FACCIA GIGANTE NEL CIELO DI TOKYO

Il 16 luglio, una faccia umana enorme galleggiava nel cielo nel quartiere di Shibuya, a Tokyo. È un’opera a forma di pallone chiamata “Masayume" (まさゆめ, letterarmente significa sogno premonitore), fatta da un team artistico composto di 3 membri detto “Me”(目, letterarmente significa gli occhi). Si tiene come un evento correlato alle Olimpiadi e Pralimpiadi di Tokyo. La dimensione è di circa un edificio di 7 piani e il modello della faccia è quello di una persona reale selezionata tra più di 1000 persone reclutate su Internet, ma l’età, il sesso e la nazionalità non sono divulgati. Uno dei membri di “Me” ha detto: “Guardando questa immagine gigante, spero che ci sia un’opportunità per realizzare la convivenza dell’umanità e pensare al suo significato.”

 

CAMPO DI LAVANDA TINTO DI VIOLA

La lavanda, rappresentativa della città di Furano, nella prefettura di Hokkaido, è in piena fioritura. Al “Farm Tomita” nella città di Nakafurano, si può osservare il panorama dei fiori come tappeti viola sparsi su tutto il campo. Al “Hinode Park Lavender Garden” nella città di Kamifurano, i visitatori si sono goduti il fantastico scenario illuminato e il profumo della lavanda il 16 luglio. La direzione e la luminosità delle luci sono state cambiate in base alla musica per creare un’atmosfera romantica. Ci si può godere lo spettacolo dei fiori che è un po’ diverso dal giorno.

 

LA RABBIA DEL POPOLO GIAPPONESE ESPLODE PER LA FESTA DI BENVENUTO DEL PRESIDENTE BACH

È stato deciso che il 18 luglio si terrà una festa di benvenuto per il presidente del CIO Bach, che è venuto in Giappone per le Olimpiadi e Paralimpiadi di Tokyo. Il numero di partecipanti dovrebbe essere di circa 40, tra cui il Primo Ministro Suga, la governatrice Koike di Tokyo e la presidente Hashimoto del Comitato Organizzatore Olimpico. Si terrà presso la casa per ospiti dello Stato di Akasaka. Per evitare l’affollamento, verrà utilizzato un locale con una capienza di circa 150 persone, non si mangerà né berrà, ma oltre ai discorsi dei partecipanti ci saranno esibizioni di un pianista. Tuttavia, considerato che a Tokyo è in corso lo stato di emergenza, il quale ha restrizioni rigide per il popolo giapponese, la notizia della festa grande sta facendo esplodere la rabbia della gente.

 

 

Fonti:

 

 

FACCIA GIGANTE NEL CIELO DI TOKYO

https://casabrutus.com/art/193186

https://www3.nhk.or.jp/news/html/20210716/k10013142101000.html

https://www.yomiuri.co.jp/culture/20210716-OYT1T50149/

 

CAMPO DI LAVANDA TINTO DI VIOLA

https://www.jiji.com/jc/article?k=2021071500376&g=soc

https://www.sankei.com/article/20210716-6HFWGOMIHBN57PUBPKM73DI2CE/

https://www.asahi.com/articles/ASP7F6WG2P7FIIPE00S.html

 

LA RABBIA DEL POPOLO GIAPPONESE ESPLODE PER LA FESTA DI BENVENUTO DEL PRESIDENTE BACH

https://www.tokyo-sports.co.jp/sports/3431193/

https://www3.nhk.or.jp/news/html/20210717/k10013144081000.html

https://www.asahi.com/articles/ASP7K51G3P7KUTQP02C.html


L’enorme gatto 3D che miagola ai passanti di Shinjuku

È un caso social quello del gigantesco gatto in 3D che anima l’incrocio all’uscita est della stazione di Shinjuku ormai da alcuni giorni. Il progetto di Cross Shinjuku Vision è incontro innovativo tra tecnologia, pubblicità e installazioni artistiche. Il tabellone ha cominciato a funzionare (in una fase preliminare) il primo luglio, mentre ha cominciato ufficialmente il suo servizio il 12 di luglio.

Si tratta di uno schermo LED di 154.7 m^2 che trasmette immagini ad alta risoluzione in 4K dal quarto piano di un edificio, con una serie di trasmissioni senza interruzione per la maggior parte della giornata. Tra una pubblicità e l’altra, il gatto – che è stato soprannominato “Il gatto dell’uscita est di Shinjuku” (新宿東口の猫) – miagola, sbadiglia, interagisce con i passanti.

Si stima che nei soli weekend l’incrocio venga visitato da 230000 persone. Nell’ultimo periodo la gente ha sostato nella zona apposta per non perdersi l’apparizione di questo gigantesco gatto tra una trasmissione e l’altra. Grazie alla risonanza avuta da questo progetto, è stato deciso che le sue apparizioni avverranno 25 volte in un’ora invece di 19.

Il micio si sveglia nelle ore della mattina, passeggia e interagisce con i passanti. Spesso lo si sente miagolare o dire qualche parola in giapponese, come “nyannichiwa”: la fusione del saluto giapponese “konnichiwa” e il verso del gatto “nyan”. Spesso si riposa, sbadiglia e fa pisolini, alla sera torna a dormire per ricominciare con le trasmissioni del giorno successivo. L’impressione è quella di un gatto reale che tenta di uscire dallo schermo. Osserva i passanti dall’alto nel tentativo di trovarne qualcuno per i suoi giochi.

 

https://www.youtube.com/watch?v=awRLybwcYd0

 

Per ottenere questo effetto realistico, Cross Shinjuku Vision ha annunciato di aver dovuto tenere conto della forma dello schermo e angolazione da cui i passanti avrebbero potuto guardarlo. Lo scopo quello di ottenere immagini altamente realistiche per catturare l’attenzione dello spettatore, offrendo una visione del tutto straordinaria. Chiaro l’intento pubblicitario, il cartellone è occasione per pensare a quanto la tecnologia stia divenendo essenziale nel campo media e media arts.

Il gatto conta già 21.1K follower su twitter ed è diventato un caso social in Giappone. Sempre più persone sono rimaste incuriosite dalle immagini in alta risoluzione e hanno preso del tempo per far visita al curioso animale dal vivo. Se l’intento pubblicitario è decisamente andato a buon fine, vi è un secondo pensiero dietro alla creazione di queste immagini. Il gatto, infatti, di per sé non promuove nulla, se non lo spazio pubblicitario stesso. L’azienda produttrice ha dichiarato di aver voluto creare un ambiente sereno, un piccolo momento di svago in questi tempi così duri per la pandemia di covid-19.

Questo tipo di tecnologie non sono nuove in Asia (si pensi al caso dell’onda di Seoul che aveva fatto impazzire i social in tutto il mondo), ed è possibile che in futuro diverrà sempre più frequente trovarsi di fronte a installazioni realistiche realizzate tramite costose e sofisticate tecnologie. Varie forme d’arte contemporanea vanno nella stessa direzione: l’uso del digitale e di tecnologia sempre più avanzata per creare esperienze immersive che coinvolgano tutti i sensi dello spettatore.

 

 

Se si rimane in terra nipponica, un progetto molto interessante promosso dall’Agenzia degli Affari Culturali del Giappone è “Culture Gate to Japan”, progetto atto a promuovere la cultura e tradizione territoriale del Giappone proprio attraverso le nuove Media Arts.

 

 

Fonti e link utili:

 

 

https://www.nytimes.com/2021/07/08/world/asia/japan-cat-billboard.html

https://www.designboom.com/design/3d-cat-cross-shinjuku-vision-tokyo-07-07-2021/

https://vision.xspace.tokyo/

 


Il Crespi Bonsai Museum compie 30 anni

Un angolo d’Oriente alle porte di Milano, unico al mondo, questo è Crespi Bonsai Museum che quest’anno festeggia il 30esimo anniversario dall’apertura.

L’attività del museo si affianca a quella di Crespi Bonsai, attività commerciale leader nel settore in Italia, fondata nel 1979.
Aperto il 26 maggio 1991, il Crespi Bonsai Museum è stato il primo museo permanente di bonsai al mondo. Nato dalla volontà di Luigi Crespi di offrire a tutti gli appassionati e curiosi la possibilità di ammirare una preziosa collezione di piante secolari, educate dai più famosi maestri giapponesi.

Il museo ospita oltre centomila bonsai da interno ed esterno, a rotazione secondo il momento stagionale. Ogni specie ha, infatti, un momento migliore per essere esposta. 

Tutte le piante sono attentamente selezionate e importate dall’Oriente.

Il pezzo più significativo della collezione è senz’altro il millenario Ficus retusa Linn, collocato al centro di una pagoda.

Ma oltre ai bonsai, un posto di rilievo lo occupano la ricostruzione del "toko-no-ma", l’angolo che nella casa giapponese tradizionale viene adibito all’esposizione di oggetti con alto contenuto spirituale e completata da preziosi complementi di arrendo, e il giardino zen creato con materiali originali importati dal Giappone.

Crespi Bonsai è un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli appassionati, grazie anche alle molteplici iniziative che propone allo scopo di diffondere l’arte del bonsai, come il Raduno Internazionale del Bonsai & Suiseki e l’Università del Bonsai, di cui responsabile e docente è il maestro Nobuyuki Kajiwara.

Inoltre, dal 2011 il Crespi Bonsai Museum fa parte del prestigioso circuito dei Grandi Giardini Italiani.

 

Amanda De Luca


I luoghi del Gion matsuri: Yasaka jinja

Il Gion Matsuri

Il Gion Matsuri è un famoso evento religioso che si tiene nella città di Kyoto durante il mese di luglio. Partendo dal santuario di Yasaka, il matsuri comprende diversi tipi di festeggiamenti nel corso del mese. La celebrazione risale a tempi molto antichi: si dice che questi festeggiamenti si ripetano ogni anno da più di 1100 anni, dal primo all’ultimo giorno del mese di luglio. La prime testimonianze risalgono al 869, a meno di un secolo dalla fondazione della nuova capitale, tempi in cui una pestilenza imperversava in tutto il Giappone.

Kyoto, infatti, venne fondata dall’imperatore Kammu nel 794, il quale le diede il nome di “Heian-kyō” “capitale di pace e serenità”. La superficie di questa antica città non corrisponde esattamente a quella dell’attuale Kyoto moderna, molti cambiamenti sopraggiungerso nel tempo, e anche il santuario di Yasaka non fu sempre quello che è possibile vedere ai giorni nostri passeggiando per il quartiere di Gion.

La tradizione scavalca i cambiamenti e attraversa i secoli per arrivare sino ad oggi. Al tempo, si pensò che il disastro della pandemia fu provocato dalla maledizione di Gozu-Tennou: divinità legata alla malattia e guarigione. La città pregò allora il kami di Gion al fine di placarlo. Vennero costruite 66 hokos (un tipo di lancia) a Shinsen-en (un ampio giardino a Heian-kyō), e fu trasportato tra le strade della città un santuario. A quel tempo il Gion matsuri era chiamato “Goryo-e”, celebrazione atta a placare i kami avversi.

Il Gion matsuri diviene un evento annuale circa a partire dal 975. Dura un mese, dal 1 al 31 luglio, inizia con la cerimonia di Kippu-iri e finisce con l’Eki Jinja Nagoshi Matsuri. Durante questo mese si svolgono numerose feste religiosi, parate ed eventi.

La cerimonia di apertura si è tenuta quest'anno il primo di luglio nel santuario di Yasaka a Kyoto, in scala ridotta a causa della diffusione del Covid-19 in Giappone.

 

 

Breve storia del santuario

Si pensa che la fondazione del santuario di Yasaka risalga al 656, dunque ancor prima della fondazione della città di Heian-kyō come nuova capitale del Giappone. Con lo sviluppo della città, il culto di questo santuario si diffuse in tutta l’isola, stimando oggi ad avere 3000 santuari satellite in diverse parti del paese.

La struttura originale si data essere stata eretta intorno all’876: questo non deve sorprendere in quanto in origine i santuari shintoisti potevano essere nient’altro che strutture temporanee, costruite in occasione dei riti. La struttura attuale che è possibile vedere a Kyoto data 1654. Il fatto di poter difficilmente ammirare strutture originali è un altro dettaglio comune nella storia dei santuari shinto. Con le loro strutture prevalentemente in legno, spesso i santuari finivano distrutti a causa di devastazioni, terremoti o incendi. Il legno è un materiale naturale ed elastico. A volte resistente alle scosse di terremoto, ma fragile rispetto a incendi o altre calamità.

La divinità principale di questo santuario è Susanoo no Mitoko, con la sua sposa e otto bambini. In verità, in origine il kami del luogo era riconosciuto nella divinità sincretica Gozu-Tennou, a metà tra il culto buddhista e shintoista. Durante la restaurazione Meiji le forme religiose sincretiche vennero meno, in favore di una netta divisione tra culto autoctono e importato. Da quel momento in poi, dunque, il kami di Susanoo si sovrappose a quello di Gozu-Tennou, mantenendone alcune caratteristiche. Anche il santuario cambiò il suo nome, che da “Gion-sha” divenne “Yasaka-jinja”.

 

 

Struttura del santuario 

Yasaka jinja si trova nel quartiere di Gion a Kyoto, zona famosa per il suo antico fascino legato anche alla cultura delle geiko e maiko. Percorrendo la strada di Shijo fino alla fine, ai piedi delle colline di Higashiyama, è possibile incontrare una scalinata con cui accedere alle porte del santuario. Salendo queste scale si può vedere molto bene il quartiere da una posizione rialzata, fino all’altro capo della strada principale. Il santuario è un vero e proprio microcosmo, corredato da molti altari secondari e inserito in un contesto naturale, nonostante la collocazione nel centro della città.

L’entrata dalla strada di Shijo è chiamata nishi-romon (letteralmente "porta ovest"), a due piani e tre campate, di un acceso rosso vermiglio. Seduti ai due lati di questa porta, due guardiani arcieri shintoisti. Nonostante l’imponenza di questa entrata, quella principale è però quella a sud, che si affaccia direttamente sulla struttura dell’honden, vicina a un grosso torii di pietra, posto proprio all'ingresso. L'honden è considerata l'area più sacra del complesso, dove risiede e si manifesta il kami.

Considerata l’origine sincretica dei culti professati a Yasaka jinja (o meglio, Gion-sha al tempo), la struttura e l’honden mantengono caratteristiche dell’architettura buddhista. In particolare, l’honden è costruito nello stile yasaka-zukuri o gion-zukuri: honden e haiden sono combinati in un’unica struttura, al modo da somigliare alla sala principale di un tempio buddhista. Solitamente nei santuari shinto honden e haiden sono due edifici divisi: l’haiden è una struttura di avvicinamento al luogo sacro, il goshintai (oggetto o luogo in cui risiede il kami) è custodito invece nell’honden, struttura impenetrabile. Si pensa che inizialmente fossero divisi e giustapposti anche nel santuario di Yasaka. Tuttavia, probabilmente in seguito a ricostruzioni divennero combinati in una sola struttura, sebbene gli spazi interni rimangano diversi. Gli interni sono in legno, mentre l’esterno è anch’esso dipinto come il romon.

Di fronte all’honden è collocata una struttura molto particolare e appariscente, che spesso cattura l’attenzione anche più dell’altare principale, con tutte le sue lanterne: il palco per le danze shinto e le cerimonie, detto buden. Durante le ore serali, questa è la costruzione che maggiormente colpisce di tutto il complesso: tre file di lanterne di carta splendono nel buio, creando un’atmosfera magica e misteriosa. Come per i torii del Fushimi Inari Taisha, le lanterne portano i nomi dei donatori: questo sistema è molto diffuso nei santuari shinto, ed è un modo sia per il santuario di arricchirsi, sia per le persone che fanno donazioni di onorare i kami.

Il sito di Yasaka jinja è, come capita con strutture di grandi dimensioni, attorniato da moltissimi santuari satellite più piccoli. Soprattutto la notte, c'è un’atmosfera silenziosa e sacra: in un labirinto di strade, tra altari in pietra e legno e elementi naturali, la sensazione è quella si trovarsi immersi nella realtà delle divinità del Giappone, i kami che abitano i luoghi più diversi.
I santuari secondari di questo complesso rappresentano alcuni dei maggiori del Giappone in versione ridotta, come l’Ise Jinju e l’Izumo Taisha.

Curiosando tra gli scorci di questo complesso si può giungere al parco Maruyama. Luogo in cui ogni anno è possibile godersi un bellissimo spettacolo di ciliegi in fiore. Anche nelle altre stagioni è un posto molto tranquillo dove poter sostare. È il più antico parco di Kyoto, copre un’area di 8600 metri quadrati. Contiene anche alcuni stand e luoghi dove mangiare, panchine, un piccolo laghetto con un ponte per esplorare ancor più i dintorni.

 

 

 

Fonti e link utili:

http://www.yasaka-jinja.or.jp/en/

https://kyoto.travel/en/other_attractions/110.html

Guida ai santuari shintoisti: Cali, Joseph; Dougill, John. Shinto Shrines: A Guide to the Sacred Sites of Japan's Ancient Religion

 

 

a cura di Susanna Legnani