Kengo Kuma dà vita alle fiabe di Andersen

Biancaneve, Cenerentola, Cappuccetto rosso, la Sirenetta… Cos’hanno in comune queste note fiabe tradizionali con il Giappone? La Kengo Kuma & Associates dà forma agli scritti di Andersen con il progetto di un museo dedicato allo scrittore, che ha aperto il 30 giugno a Odense, in Danimarca, città natale di Hans Christian Andersen. Questo progetto nasce nel contesto di un rinnovamento per la città.

56000 metri quadrati di superficie e 7000 di giardino, la struttura è un vero e proprio mondo delle fiabe, dove il tipo di esperienza espositiva diviene centrale.

A causa della pandemia da covid19, gli spazi verranno aperti gradualmente e saranno completamente accessibili ai visitatori solo nelle prossime settimane. Dunque, un’apertura “soft” che non precluderà però al visitatore di potersi trovare davanti a un progetto in ampia scala tanto stupefacente.

 

L’architettura labirintica

Rendering, Copyright: Kengo Kuma & Associates, Cornelius Vöge, MASU planning, mir.no

Il progetto della H.C. Andersen House è della Kengo Kuma & Associates insieme a C&W Architects e CORNELIUS VÖGE APS (studi di architettura), MASU Planning (design del paesaggio) e Søren Jensen Rådgivende Ingeniørfirma (ingegnere). L’intento è quello di ricreare un tipo di struttura e percorso museale che possa rispecchiare i racconti di Andersen, nella sua forma stilistica e contenuto. Henrik Lüber, direttore creativo, introduce il museo

“H.C. Andersen’s House is not about Hans Christian Andersen – but it speaks as he speaks to us”:

non, dunque, un luogo espositivo a proposito dello scrittore, ma piuttosto un luogo che parla e racconta al modo in cui Andersen ha parlato a noi con le sue fiabe.

Il progetto è una interpretazione di un topos delle fiabe dello scrittore, da l’architetto Kengo Kuma prende ispirazione: la scoperta di un mondo altro accanto a quello che si è abituati a sperimentare, che si nasconde in luoghi che non avremmo mai immaginato, sotterranei, inusuali. Un esempio, la fiaba “L’acciarino magico”, in cui il cavo di un albero rivela a un soldato un altro mondo da esplorare. Kengo Kuma spiega

The idea behind the architectural design resembled Andersen’s method, where a small world suddenly expands to a bigger universe”.

Per questo, il museo include anche una parte sotterranea, un centro per i bambini e come parte integrante della struttura un grande giardino pensato - con i suoi scorci e angoli segreti - per stuzzicare l’immaginazione di ragazzi e adulti. L’idea è quella di stimolare l’immaginazione non solo attraverso i contenuti, ma anche nell’esperienza stessa della visita. Questa diviene essa stessa accesso privilegiato al mondo incantato e magico delle fiabe dello scrittore.

 

 

Natura e architettura, il paesaggio come parte del museo

Rendering, Copyright: Kengo Kuma & Associates, Cornelius Vöge, MASU planning, mir.no

Architettura danese e giapponese trovano la loro perfetta armonia in questo progetto congiunto, grazie all’attenzione che entrambe pongono su certe forme e materiali. Lo stesso sindaco di Odense, Anker Boye, che è stato anche presidente di giuria nel concorso per la presentazione del progetto, di fronte alla proposta di Kengo Kuma e i suoi partner danesi ha affermato:

“We have found a unique winning project. The fact that Kengo Kuma is from Japan only goes to show that sometimes you have to travel abroad to find home. The proposal has a unique quality that captures the spirit of both Hans Christian Andersen and Odense".

Kengo Kuma ha una storia di progetti in cui l’attenzione è posta al territorio, al paesaggio, che non è estraneo all’insediamento umano, il quale si struttura in forme e materiali leggeri, spazi cavi e aperti all’esterno e alla luce naturale. Il design degli esterni è importante tanto quanto quello dell’edificio. Vengono privilegiati materiali che possano armonizzarsi al paesaggio circostante, spesso legno e vetro almeno per le coperture esterne. L’uso del legno è un dettaglio tipico anche dell’architettura della Danimarca, accorgimento che permette a diverse poetiche di intersecarsi e dialogare in maniera inedita. A ciò si aggiunge l’anima stessa del progetto, il quale propone un dialogo tra la struttura architettonica e il giardino che la ospita: i volumi cilindrici, leggeri e trasparenti ma allo stesso tempo ben collocati al suolo, sono sovrastati dal verde, appaiono sbucare fuori da un mondo che si sviluppa invece sottoterra. Prendendo in considerazione le sole strutture esterne, si ha la sensazione che qualcosa ancora manchi da scoprire, che potrebbe celarsi all’interno degli edifici o tra i sentieri labirintici del giardino.

Questi spazi verdi sono concepiti anch’essi al modo di un rimando continuo a mondi altri o spazi segreti: sentieri labirintici, piante fitte, fonti d’acqua in cui specchiarsi e alberi alti tra cui perdersi. È la stessa vegetazione a strutturare i percorsi e l’esperienza del museo. Altri artisti hanno contribuito con installazioni per gli esterni e interni del museo, a rendere l’esperienza della visita ancor più incantata.

 

Se vi interessa l’architettura di Kengo Kuma o siete appassionati alle fiabe tradizionali di Andersen, o anche solo siete curiosi di scoprire i mille sentieri e scorci che prendono vita da questi racconti, il museo di H.C. Andersen è un luogo tutto da esplorare.

 

 

Fonti e link utili:

Sito del museo: https://hcandersenshus.dk/en/

Foto: https://hcandersenshus.dk/en/press/gallery/

Kengo Kuma & Associates: https://kkaa.co.jp

 

 

a cura di Susanna Legnani


Culture Gate to Japan: l’arte negli aeroporti

Culture Gate to Japan: Connect people and culture through art

Dal sito https://culture-gate.jp/

L’Agenzia degli Affari Culturali del Giappone lancia un progetto di promozione culturale chiamato “Culture Gate to Japan”, collocato negli aeroporti del paese e in altre strutture. L’intento è quello di diffondere l’arte contemporanea del Giappone, nella rappresentazione delle sue diverse varietà territoriali. Gli artisti interpellati rientrano nel campo delle Media Arts (arti, intrattenimento, animazione, manga), che attraverso opere moderne esplorano anche aspetti della cultura tradizionale dell’isola. 

I luoghi prescelti, prevalentemente aeroporti, sono proprio spazi di passaggio e connessione tra paesi e culture: ogni parte del Giappone ha un diverso panorama culturale da esplorare, che in questo progetto viene presentato in mostre temporanee a tema. 

Ovviamente, a causa della pandemia è impensabile credere che un progetto simile possa veramente sortire gli effetti desiderati, per cui il sito web si è tramutato esso stesso in una mostra online di tutte le installazioni presenti nelle diverse strutture in giro per il Giappone. L’augurio è quello di non rinunciare a interagire con altre culture, tramite le persone e anche l’arte, ma di conservare la meraviglia e la curiosità per il giorno in cui si tornerà a incontrarsi come prima. Nel frattempo, https://culture-gate.jp ci offre la possibilità di fare un salto tra le opere pensate proprio per alimentare l’interesse verso la cultura e arte giapponese. 

Il nome “Culture Gate to Japan” è dunque più che azzeccato che mai: un portale online dedicato alla promozione della cultura nipponica, allo stesso tempo collocato in luoghi di passaggio e incontro di persone e culture dove, dunque, il “gate” è proprio quello dell’aeroporto. 

 

L'arte delle nuove tecnologie

Le strutture coinvolte sono sei aeroporti e un terminal crociere: l’aeroporto di Shin-Chitose, l’aeroporto Internazionale di Chūbu-Centrair, l’aeroporto di Fukuoka, di Naha, di Haneda e Narita, l’aeroporto internazionale del Kansai e il Terminal crociere internazionale di Tokyo. 

Ogni luogo identifica un tema legato alla cultura tradizionale del Giappone, che viene presentato attraverso forme d’arte contemporanea. 

 

Shin-Chitose

L’aeroporto di Shin-Chitose, nella regione di Hokkaido, si concentra sulla cultura Ainu (nativi di quel territorio). Il tema è “INVISIBLE”: l’azienda creativa NAKED, INC. proietta questi temi in uno spazio interattivo. L’installazione si chiama “Imagine Ainu” (イマジンアイヌ) e si focalizza sulla tradizione orale e musicale di questo popolo. 

https://www.youtube.com/watch?v=7RSkzjduP64&list=TLGG27A9ObchUP0zMDA2MjAyMQ

 

Chūbu-Centrair

L’aeroporto Internazionale di Chūbu-Centrair prende in considerazione la tradizione di samurai e ninja, il cui tema è “MOTION”. La zona fu teatro di battaglie, tra cui quella di Sekigahara, e ospita numerosi castelli e strutture legate al periodo degli Stati Combattenti.
Il gruppo creativo EUPHRATES si occupa della cultura dei ninja, con un’installazione di luci in movimento nel buio: visione e nascondimento. L’artista Shigeta Yusuke invece propone un’installazione-video che ricorda i paraventi pieghevoli tradizionali che ritrae la battaglia di Sekigahara in movimento. 

https://www.youtube.com/watch?v=ElLNTJ8n8Tw&list=TLGG3MYYlDY5PoczMDA2MjAyMQ

 

Fukuoka

A Fukuoka si celebra l’artigianato del Kyushu, il cui tema è “PATTERN”. L’artista Mizue Mirai propone l’animazione di motivi trovati su prodotti di artigianato locale.

https://www.youtube.com/watch?v=y5OzhExRQh0&list=TLGGwggv7glFhWEzMDA2MjAyMQ

 

Naha

L’aeroporto di Naha, nella zona di Okianawa, ospita la narrazione della storia regno delle isole Ryukyu, a tema “Memory”. Higa Satoru realizza una video-installazione in cui è possibile riscoprire il castello di Shurijo, simbolo di quel regno, bruciato ormai nel 2019. 

https://www.youtube.com/watch?v=RtzWLIg8umM&list=TLGGUoeXuHfiHkczMDA2MjAyMQ

 

Haneda e Narita

I famosi aeroporti di Haneda e Narita a Tokyo ospitano un’installazione sonora (di Suzuki Yuri e Hosoi Miyu) e una serie di video, da cui il tema “VISION GATE”. L’idea quella di catapultare il visitatore nell’eclettica cultura nipponica, ancora prima di approdare in Giappone, dove tutto sembra molto diverso da casa e meno familiare. Sei video di sei artisti accompagnano il viaggiatore dal gate alle uscite e a vari luoghi dei terminal. 

https://www.youtube.com/watch?v=CJOR4nftwOo&list=TLGGUVm0YYxGe2UzMDA2MjAyMQ

 

Kansai

L’aeroporto Internazionale del Kansai si concentra sul tema della coesistenza con la natura, tipico della cultura del Giappone tradizionale. Il tema è “LIFE”, ed è articolato in pannelli di disegni/manga realizzati da otto artisti per otto aree diverse del Kansai. 

 

Back TOKYO Forth

Infine, il terminale internazionale crociere di Tokyo ospita la mostra “Back TOKYO Forth”.  Le protagoniste sono sempre le “Media Arts”, attraverso le quali si vuole rappresentare le dinamiche di una Tokyo “in the middle” tra passato (back) e futuro (forth). Le opere sono disponibili alla visione sul sito web dedicato

 

 

Date uno sguardo a tutte queste opere su https://culture-gate.jp, per immergervi nella cultura tradizionale e regionale del Giappone, ma anche per conoscere nuovi artisti che attraverso moderne tecnologiche rendono vivi anche oggi i costumi di un tempo. 

 

 

a cura di Susanna Legnani


Tokyo 2020 non ferma la sua corsa, le Olimpiadi si faranno

Nonostante le numerose polemiche che le hanno viste protagoniste, le Olimpiadi di Tokyo si faranno.
Dal passaggio del testimone alla cerimonia di chiusura di Rio 2016 in poi, dove per l’occasione il primo ministro Abe si era vestito da Super Mario, suscitando la simpatia di molti, l’evento sportivo mondiale di certo non ha avuto vita facile.
Dopo il Brasile, in Giappone l’entusiasmo era palpabile: i preparativi erano già in moto e si contavano i giorni; anche il governo era in fermento. Tokyo 2020, infatti, avrebbe dovuto rappresentare l’apice della rinascita del paese da un punto di vista economico, stimolata grazie alle politiche degli Abenomics. Ma come tutti sappiamo, a marzo del 2020 la pandemia globale ha portato alla necessaria cancellazione dei Giochi e al loro rinvio all’anno successivo, con la speranza di ritrovarsi in una situazione migliore.
A più di un anno di distanza, l’incertezza e la paura non sono andate via. Infatti, a meno di un mese dalla cerimonia di apertura, le Olimpiadi di Tokyo si trovano ancora nell’occhio del ciclone.
Molte erano state le polemiche già all’inizio del 2021, quando il Giappone ha chiuso le frontiere per motivi di turismo, studio o lavoro mettendo studenti, famiglie e lavoratori in una situazione difficile.
Nell’ultimo periodo, la situazione è andata a peggiorare: il paese, che non ha mai fatto un vero e proprio lockdown, sta attraversando un’ ondata di contagi e infezioni tale che l'associazione dei medici di Tokyo ha esortato il Comitato olimpico nazionale a cancellare nuovamente i Giochi.
Sembrerebbe, infatti, che il Giappone sia molto indietro rispetto ad altri paesi asiatici sul fronte vaccini e un evento del genere rischierebbe di aumentare in modo esponenziale le vittime della malattia.
D’altro canto, però, l’ipotesi di una cancellazione così a ridosso dall’inizio, preoccupa i vertici del paese che in un certo senso hanno le mani legate.
Annullare le Olimpiadi per una seconda volta, significherebbe portare in perdita il paese sotto vari aspetti. Primo fra tutti, quello economico. Infatti, l’opzione di cancellare o meno la manifestazione, se non presa dal Comitato Olimpico Internazionale, sarebbe ricaduta finanziariamente sul comitato organizzativo nazionale.
Il danno, però, non riguarderebbe solo debiti e mancati introiti, ma risulterebbe in una perdita di immagine e di quella narrativa di simbologia e riscatto su cui il Giappone aveva puntato fin dall’assegnazione. Quelli del 2020, infatti, avrebbero dovuto essere i “Giochi della rinascita” e “dell’unione nelle differenze”.
Anche gli atleti, giapponesi e non, sarebbero scontenti di un altro rinvio. Dobbiamo considerare che, oltre l’allenamento giornaliero di molti giovani che vorrebbero vedere ricompensati i loro sforzi o sognano sin da bambini di competere con altri campioni a livello internazionale, vi sono atleti più anziani, per cui un ulteriore anno di attesa diventerebbe insostenibile.
E poi, bisognerebbe riprogrammare tutte quelle manifestazioni sportive e i Mondiali di numerose discipline che si sarebbero dovute disputare nel 2021, con un effetto di slittamento a cascata.
Troppi, davvero troppi contro. Ma se le Olimpiadi si faranno, allora, necessitano di un forzato ridimensionamento. Si è discusso, pertanto, sulla migliore soluzione da attuare in tale situazione, ancora altamente delicata.
L’ipotesi di un’Olimpiade a porte chiuse o consentita al solo pubblico giapponese è stata presto soppiantata dall’idea di limitare l’ingresso a massimo dieci mila spettatori per gli eventi che saranno ospitati nelle aree dove è stato archiviato lo stato di emergenza causato dalla pandemia. Tale limitazione verrebbe applicata nei mesi di luglio e agosto, proprio durante i Giochi.
Nonostante ciò, la strada è ancora lunga e, anche se non manca molto, le cose potrebbero ancora cambiare. Per il resto, questo episodio ha reso evidente la contraddizione di questo paese, che si impegna nella promozione dell’integrazione nonostante le differenze, ma che chiude i confini a lavoratori e studenti stranieri. Tokyo 2020 avrebbe dovuto essere una “vetrina sul mondo”, ma cosa il Giappone ha fatto effettivamente vedere di sé?

Amanda De Luca


“Un Anno a Tokyo” - un libro di Marzio Broda

“Un Anno a Tokyo – Diario sentimentale di viaggio”, edito da scritturapura.it, è un libro di Marzio Broda, uno scrittore che si è scoperto scrittore proprio grazie a questa esperienza che si chiama Giappone.

Marzio è un ingegnere che per lavoro viaggia molto, quelli che fa sono viaggi professionali e veloci quindi non ha modo di abituarsi alle realtà straniere che lo circondano, ma riesce comunque a viverli con il fascino di chi ha lo spirito di avventura.
É sempre il lavoro che per un anno lo manda in missione a Tokyo, da solo senza la sua famiglia, che rimane in Italia, e senza i suoi colleghi.

“E adesso cosa farai, dipingerai anche a Tokyo?”, il libro comincia con questa domanda, perchè Marzio è anche un artista, così riflette sul fatto che probabilmente non ci sarà molto spazio ne tempo per dedicarsi alla sua passione. Ma durante la sua permanenza a Tokyo si accorge che può esprimere la sua sensibilità artistica tramite la fotografia e la scrittura. Una scrittura che scopre nel piacere di raccontare mentre messaggia su Whatsapp con i suoi amici e familiari.
Si accorge che tramite i messaggini si sta creando una narrazione, un racconto, un diario di viaggio.

Tokyo con la sua atmosfera magica, sospesa tra tecnologia e tradizione, e le sue persone gli rivela ogni giorno sempre di più un mondo straordinario e totalmente diverso da quello che Marzio è abituato a conoscere.
Ecco che così nasce un libro che è un diario, ma che è anche una guida pratica e spirituale, dedicato a chiunque voglia andare in Giappone e che voglia non solo scoprirlo ma anche farne un po' parte.

 

 

Intervista all'autore

D. Perchè hai scelto il kanji del cuore come copertina per il tuo libro e cosa significa per te?

R. La copertina, è stata una proposta dell'editore.
Quando me l'hanno proposto non ne conoscevo il significato ma mi piaceva molto graficamente.
Poi ho parlato con il mio amico giapponese e gli ho chiesto cosa ne pensasse di quel kanji e lui mi ha detto che letteralmente significava cuore , ma il significato più esteso è quello di “spirito giapponese”.
Così ho pensato che ben si adattava a questo “diario sentimentale di viaggio”
Poi per un po' di tempo ho iniziato ad avere qualche dubbio su quello che mi aveva detto il mio amico giapponese, perchè lui è un ragazzo molto spiritoso, così ho pensato: “magari in realtà significa che Marzio è un pollo”, ma per fortuna non era così! (ride)

D. Come hai vissuto la città di Tokyo e la cultura giapponese?

R. Ho avuto l'opportunità di vivere la città di Tokyo non come turista ma come cittadino.
Ho condiviso i lunghi orari in ufficio con i colleghi e dopo il lavoro insieme a loro e ai responsabili andavamo tutti in qualche locale a passare la serata. I giapponesi chiamano questo momento “nomikai”, un momento di relax e di svago dopo una lunga giornata di lavoro.
Ovviamente ho sfruttato l'occasione anche per viverla da turista, musei, parchi, zone ecc,
Nel periodo primaverile ho avuto l'occasione di andare a vedere con gli amici giapponesi i ciliegi in fiore, i “Sakura”, e di apprezzarne la bellezza.
Posso dire che più che il jogging nei bellissimi parchi ho apprezzato tantissimo la cucina giapponese, che mi manca veramente moltissimo!
Ho potuto apprezzare dei giapponesi il loro profondo rispetto delle regole, la programmazione di ogni loro attività e la loro organizzazione.
Ma soprattutto mi è piaciuto molto il grande senso di appartenenza di quanto è pubblico, perchè ciò che è pubblico appartiene a tutti e quindi va rispettato. Una cosa fondamentale che manca in Italia, perchè la percezione che si ha da noi è che ciò che è pubblico non appartiene a nessuno e quindi può anche essere trattato male.

D. Perchè hai deciso di scrivere questo libro?

R. Ho iniziato a scrivere questo libro innanzi tutto per me, per tracciare... per non dimenticare.
Volevo registrare le cose che vedevo per non perderle una volta che sarei poi tornato in Italia
Devo dire che ho avuto la fortuna di viaggiare molto per lavoro in giro per il mondo, però sono sempre stati viaggi mordi e fuggi, nel senso vai per una riunione rimani poco e torni presto. Diciamo, viaggi grazie ai quali riesci a sentirti cittadino del mondo ma non sufficienti per capirci qualcosa.
Invece a Tokyo ci sono stato un anno e quindi ho avuto modo di viverla e di avere un'esperienza vera.
Poi devo aggiungere che il Giappone è davvero molto diverso dalla nostra Europa.
È diverso per regole sociali, cultura, gastronomia, tradizioni, quindi c'erano gli elementi per scrivere un libro. Diciamo che scrivere “un anno a Cilavegna” sarebbe stato più difficile! (ridiamo perchè poco prima avevo raccontato all'autore di essere di questo piccolo paesino che sia chiama Cilavegna)

D. Che consiglio vuoi dare ai tuoi lettori?

R. Mi sento di dare tre consigli ai lettori!
Il primo è che un viaggio in Giappone è un'esperienza che dovrebbero fare tutti nella propria vita, perchè è un mondo così diverso che bisogna vederlo con i propri occhi per capire.

Come secondo consiglio è che non bisogna organizzare questo viaggio come semplice vacanza estiva, anche perchè da giugno ad agosto il clima è molto umido e piove spesso, dunque non è piacevole girare per la città.
Mentre raccomando di programmare il viaggio nei mesi invernali, oltretutto Tokyo da dicembre fino a metà febbraio è tutta illuminata da miliardi di luci, lampadine led avvolgono le chiome degli alberi, tronchi e monumenti , è uno spettacolo nello spettacolo, poi l'aria è più frizzante e fresca e il cielo è blu, quasi greco direi.

Il terzo è che il viaggio in Giappone non deve essere un mordi e fuggi, ma qualcosa a cui dedichiamo del tempo. Una settimana a Tokyo, che è quello che generalmente riusciamo a fare, non basta per coglierne lo spirito e la bellezza.
Innanzi tutto ci sono otto ore di fuso orario che pesano molto e se non ci si è abituati è facile sentirsi frastornati, anche da tutta la differenza che la città impone.
Dunque l'ideale sarebbe un viaggio lento che dia modo di entrare dentro la modalità giapponese e che possa far apprezzare queste differenze.
Io la prima volta che sono stato a Tokyo, appunto solo per una settimana, non mi era piaciuta. Ero rimasto frastornato da tutta quella diversità, ma il diverso non è brutto è solo diverso e Tokyo è una città bellissima tutta da scoprire!

Cristina Solano

 

Un Anno a Tokyo - sito web: unannoatokyo.it

Instagram: @un.anno.a.tokyo

 


Arriva in Italia il tanto atteso Demon Slayer The Movie: Mugen Train

Il 22 giugno finalmente approderà anche in Italia l’atteso film di Demon Slayer: Mugen Train che farà da sequel alla tanto acclamata serie anime.

Demon Slayer, Kimetsu no yaiba il suo titolo giapponese, è un manga scritto e disegnato da Koyoharu Gotouge e pubblicato sulla rivista settimanale Shounen Jump da febbraio 2016 e conclusosi solo di recente, nel maggio 2020.

Come spesso accade, inizialmente il manga da sé non riscosse particolare successo, ma fu proprio con la trasposizione animata, arrivata nell’aprile del 2019 ad opera della Ufotable, che le vendite dei volumi iniziarono a scalare le classifiche.  A dicembre del 2020, arrivò, infatti, a superare 1 milione di copie vendute, risultato prima raggiunto soltanto da One Piece.

Ambientato nell’epoca Taisho, la storia segue le vicende di Tanjiro Kamado, un giovane ragazzo che diventa un cacciatore di demoni, deciso a trovare colui che ha ucciso la sua famiglia e ha trasformato sua sorella, unica sopravvissuta, in un demone stesso.

Demon Slayer the Movie: Mugen Train riprende proprio da dove la serie anime si è conclusa, per poi passarle nuovamente il testimone. È stata infatti annunciata una seconda stagione che dovrebbe uscire nel corso del 2021.

In Giappone, il film ha ottenuto numeri da record al botteghino, superando La città Incantata di Miyazaki, detentore del titolo di film con maggiore incasso nella storia da ben 19 anni e sembrerebbe che anche in America stia spopolando.

C’è grande fermento, quindi, per l’arrivo del film in Italia, che per vari motivi, anche legati alla situazione pandemica, è stato posticipato fino ad ora. 

Ma con l’acquisto dei diritti da parte della Dynit, l’attesa sembra essere ormai giunta al termine.

Se ancora non avete guardato la versione resa disponibile all’acquisto per errore su Playstore e successivamente trapelata online in modo illegale, l’appuntamento è per questa estate in tutti i cinema o sulle piattaforme di streaming legale.

 

Amanda De Luca


Kimono Experience con Giappone in Italia e Milano Kimono

Kimono Experience con Giappone in Italia e Milano Kimono.

Kimono Experience si inserisce all'interno dei progetti voluti da Giappone in Italia per promuovere la cultura giapponese in Italia. Il kimono è indubbiamente uno dei simboli più riconoscibili dell'immagine internazionale che si ha del Sol Levante. Ma è proprio su questa parola “internazionale” che Giappone in Italia punta il focus.

La mostra allestita dal 15 al 30 giugno, oltre ai kimono esposti, lo spazio sarà allestito con la speciale serie di fotografia di Alberto Moro, Presidente di Giappone in Italia e autore del libro "il Mio Giappone". Esposti tutti i ritratti di chi senza essere giapponese, ha provato ad indossarlo per una passeggiata in città e l'ha fatto proprio.

 

Kimono Experience dà infatti a chiunque la possibilità di provare, letteralmente sulla propria pelle, un tocco di Sol Levante.

Non ci si vuole fermare alla pura esperienza folkloristica del kimono come espressione di tradizione e alterità. Al contrario. L'obiettivo di Giappone in Italia in collaborazione con Milano Kimono, è quello di superare il rigore di un kimono indossato solo in Giappone e solo da giapponesi. La bellezza della moltitudine di volti e colori, di sguardi ed espressioni che ognuno, avvolto da un kimono, può sentire, mostrano come questo indumento trasporti ogni singolo individuo in un' esperienza unica. Chi ha ricordi, chi desideri, chi curiosità... ognuno di noi lega il kimono a qualcosa di proprio, e si lascia trasportare in Giappone da uno spirito diverso.

TENOHA Milano è il luogo perfetto dunque per iniziare questo percorso, regalando ai visitatori un angolo di vero Giappone a Milano.

Non solo dunque i volti e i colori dei soggetti ritratti, ma quelli degli stessi visitatori! E' possibile infatti prenotarsi per la propria Kimono Experience.

Tra le vibrazioni di un'estate giapponese da TENOHA Milano, avvolti in un fresco yukata, come in un matsuri di Kyoto o Tokyo, in una città che vuole sempre con più energia ridisegnare i confini e le distanze. Anche grazie all'abile lavoro della Maestra Yurie Sugiyama, avrete la possibilità di provare il vero Giappone qui a Milano.

Alla vestizione seguirà lo shooting fotografico a cura di Alberto Moro, Presidente di Giappone in Italia e autore del libro "il Mio Giappone", sempre nella bellissima location di TENOHA Milano.

La mostra è visitabile dal 15 al 30 giugno, dalle 10 alle 20, allo spazio Pop-up di TENOHA Milano, in Via Vigevano 18.

I giorni di vestizione sono dal 17 al 20 e dal 24 al 27 giugno, dalle 10.30 alle 13 e dalle 15 alle 18.00. La vestizione sarà gratuita: nel form da compilare verrà richiesta una caparra di prenotazione che sarà restituita all'evento.

Kimono Experience con Giappone in Italia e Milano Kimono. PRENOTA ORA LA TUA KIMONO EXPERIENCE. 


“JAPANORAMA. Ukiyo-e Today”, la mostra a ESH Gallery tra contemporaneità e tradizione

Il 20 aprile 2021 ESH Gallery ha inaugurato “JAPANORAMA. Ukiyo-e Today”, prima mostra collettiva dedicata alla stampa giapponese. La collezione rimarrà visitabile con prenotazione fino al 25 giugno, dal lunedì al venerdì 11-18.30. 

La galleria, collocata nella zona di Milano Porta Genova, è uno spazio espositivo che dedica la sua attenzione ad artisti italiani e internazionali, con particolare cura per l’Oriente e la sua estetica. La proposta di ESH Gallery, ben rappresentata da “JAPANORAMA”, è quella di un dialogo tra tradizione e contemporaneità, nella scoperta di nuove forme espressive ed estetiche. 

 

ESH Gallery e Ukiyo-e Project

“JAPANORAMA” unisce materie prime e tecnica tradizionale a visioni della contemporaneità. Le opere, infatti, sono realizzate nel genere Ukiyo-e: stampa artistica impressa su carta con matrici di legno, presente in Giappone a partire dal periodo Edo. Le immagini, però, non sono quelle di città, cortigiane, attori o paesaggi, ma rappresentano alcuni personaggi della scena musicale del XX secolo. 

A partire dal XVII secolo le stampe Ukiyo-e rappresentano un tipo di forma artistica seriale ed economica, con temi riguardanti la quotidianità. Spaccati di vita dall’epoca Edo in poi, con alcuni temi tipici come la città, le cortigiane, attori, lottatori di sumo e samurai. Nel tempo l’evoluzione di questa forma d’arte inizia a includere anche scene di paesaggio. 

Il progetto è in collaborazione con Ukiyo-e Project, azienda fondata da Yuka Mitsui. Dal 2014 vengono realizzate stampe di icone musicali moderne per cui il Giappone e la sua cultura sono stati fonte di ispirazione. L’intento è quello di preservare le tecniche di produzione antiche, con uno sguardo rivolto al presente. Come viene illustrato sul sito dell’azienda: «Le parole "ukiyo" ed "e" significano rispettivamente "ora" e "immagine" - così il termine ukiyo-e significa letteralmente "immagine che rappresenta il presente"». Così, come le stampe del periodo Edo erano uno spaccato di alcune realtà del tempo, Ukiyo-e Project si propone di soffermarsi su figure iconiche e paesaggi del presente. 

La produzione delle stampe coinvolge differenti figure di artigiani: illustratore, intagliatore e stampatore. Ogni artigiano è specializzato in una specifica fase creativa. Viene utilizzata la carta giapponese washi, in una qualità particolare chiamata Echizen Kizuki Housho, prodotta nella prefettura di Fukui. Questa carta è forte e flessibile, particolarmente adatta a resistere a più passaggi di stampa. Viene usata per questo tipo di produzioni da più di trecento anni. 

 

 

ESH Gallery, con "JAPANORAMA. Ukiyo-e Today", presenta tre serie di xilografie dedicate a David Bowie, i Kiss e gli Iron Maiden. Ciascuna stampa è prodotta a mano in serie limitata. L’esposizione ospita anche una serie dedicata a vedute contemporanee del quartiere Tsukuda di Tokyo: con questa visione sarà possibile comprendere il processo produttivo delle stampe. 

 

 

Il mistico David Bowie

L’immagine di David Bowie e dei suoi diversi alter ego porta naturalmente con sé riferimenti all’Oriente, in particolare al Giappone. Nota la sua collaborazione con lo stilista Kansai Yamamoto, si pensa anche che il personaggio di Ziggy Stardust conservi elementi dell’estetica del teatro kabuki giapponese. 

Davide Bowie viene ritratto come Takezawa Toji II, mago e illusionista del periodo Edo. La figura mistica e carismatica che Bowie incarnava porta a pensare che questo sia un accostamento particolarmente centrato. La stampa, in cui il cane è rappresentato come una volpe a nove code, è ispirata alle foto di Terry O’Neill di Diamond Dogs.

Il cantante è rappresentato anche come un’altra figura mistica del racconto popolare giapponese: lo stregone e incantatore di serpenti Kidomaru. La stampa questa volta è ispirata alla copertina dell’album Aladdin Sane, iconica immagine del viso di Bowie con un fulmine dipinto sul volto. 

©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery
©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery
©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery
©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery

 

I Kiss e il kabuki

Quattro e diverse le stampe che ritraggono la band. In due di queste, i Kiss vengono ritratti come samurai e poi yokai, mostri giapponesi. Evocativa quella in cui il musicista Paul Stanley è intento a truccarsi allo specchio, motivo questo ispirato a Token Gonbei, Kuniyoshi Moyo Shofuda Tsuketari Genkin Otoko di Utagawa Kuniyoshi. Interessante notare come la poesia sullo sfondo sia la traduzione giapponese di “I wanna rock and roll all night and party everyday. You keep shoutin, you keep on shoutin”, testo di Rock and Roll All Nite (1975). Il trucco e il kimono indossati sono molto simili a quelli di un attore di kabuki

Nell’ultima stampa viene ritratta una battaglia musicale tra i Kiss e il gruppo giapponese Momoiro Clover Z. L'illustrazione è ispirata alla copertina della loro collaborazione. 

A ESH Gallery è presente una stampa con le firme degli stessi membri del gruppo dei Kiss, parte di una tiratura limitata di 100 copie. 

 

 

©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery
©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery

 

©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery
©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery

Iron Maiden, Eddie infuria in Giappone

Il protagonista di entrambe le stampe è Eddie, la mascotte degli Iron Maiden. Come per la stampa dei Kiss, ritorna il tema dello specchio, molto popolare negli Ukiyo-e della tradizione. L’illustrazione fa riferimento alla storia di un uomo che, recatosi a Yoshiwara per incontrare una bellissima cortigiana, scopre – guardandola allo specchio – che il suo viso è solo una maschera. In un'ulteriore stampa, Eddie è ritratto come un samurai sanguinario, rende omaggio alla copertina dell’album Killers. Sono presenti simboli che ricordano la band. 

 

©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery
©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery
©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery
©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery

 

Tokyo – Tsukuda ni Nokoru no Omokage (Vestigia di Edo a Tsukuda)

Questa serie, tra le opere presenti nello spazio espositivo, è di particolare interesse per apprezzare ancor meglio le tecniche di stampa degli artigiani. 

Tsukuda è un fiume che nell’attuale Tokyo non esiste più. È stato da tempo bonificato, ma nella moderna metropoli il suo affluente continua a scorrere tra le strade e sotto a un ponte rosso vermiglio. La tradizione insita nella realizzazione di una stampa Ukiyo-e può riportarci al tempo in cui a Edo potevamo veder scorrere Tsukuda

Il tempo scorre all’indietro, i grattacieli spariscono. Il nostro viaggio attraverso i secoli è facilitato dai colori del paesaggio in diverse stagioni, e della versione con solo il tratto nero, dove i grandi edifici sono assenti. A ESH Gallery è inoltre presente un album esplicativo delle tecniche artigianali di produzione: l’illustrazione viene colorata in fasi diverse di stampa, in ogni sua parte. Inoltre, l’attenzione è posta su una tecnica particolare degli artisti shin-hanga (dal XX secolo): l’obiettivo quello di ottenere colorazioni diverse con un unico set di tavole in legno. Così, con questo unico set iniziale, è possibile rappresentare lo scorrere del tempo, delle stagioni, il cambiamento. 

 

©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery
©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery

 

“JAPANORAMA. Ukiyo-e Today” vi aspetta a ESH Gallery, tra tecniche artigianali tradizionali e visioni di contemporaneità, alla scoperta di un particolare tipo di produzione ed estetica del Giappone. 

 

 

 

Fonti e link utili: 

https://ukiyoe.today

https://www.eshgallery.com/it/exhibitions/japanorama/

Foto credits: ©Ukiyo-e Project e ©ESH Gallery

 

 

 

Susanna Legnani


Giappone in Italia e ARC Academy: evento online “Uno sguardo sulla vita degli studenti di lingua in Giappone”

Vorreste provare a immergervi nella vita di uno studente di lingua in Giappone?
ARC Academy è una scuola di giapponese con sede a Tokyo (Iidabashi, Shinjuku) e Kyoto con cui Giappone in Italia collabora ormai da diversi anni. Sabato 22 maggio si è tenuto un evento online a proposito della vita degli studenti di lingua in Giappone. 

La pandemia ha reso molto difficile programmare periodi di studio all’estero. In Giappone attualmente non è ancora permessa l’entrata agli studenti stranieri. Questa situazione ha chiaramente colpito scuole di lingua e studenti con programmi di studio all’estero. Nella speranza comune di una futura riapertura del Giappone per studenti, lavoratori e turisti, Giappone in Italia e ARC Academy hanno organizzato insieme un evento per mettere in luce benefici e difficoltà della vita di uno studente di lingua in terra nipponica. 

L’evento si è svolto in modalità online sulla piattaforma ZOOM, e si è articolato in questo modo:

  • introduzione con video-interviste di studenti
  • mini-lezione a tema rakugo (genere teatrale giapponese)
  • spazio Q&A per tutte le domande sulla scuola e vita in Giappone

L’atmosfera si è rivelata sin da subito amichevole: dopo brevi presentazioni è emerso come i partecipanti avessero background differenti e diverse motivazioni per partecipare. Sono stati presenti sostenitori di Giappone in Italia interessati all’aspetto culturale dell’argomento, studenti interessati in futuro a svolgere un periodo di studio all’estero, ma anche persone già iscritte a scuole di lingua in Giappone che stanno aspettando da tempo di entrare nel paese per cominciare i propri studi. 

 

 

Interviste a studenti di lingua in Giappone

Il video introduttivo ha fornito uno spaccato della vita degli studenti di lingua. Abbiamo intervistato Vanessa, Marco, Cristina e Nicole, studenti attualmente residenti in Giappone che hanno avuto esperienze di vita diverse e affrontato percorsi differenti. Vanessa e Marco sono attualmente studenti in una scuola di lingua a Tokyo. Spiegano quale sia la giornata tipo di uno studente, come si svolgono le lezioni di lingua, dettagli sul lavoro part-time e sulle agevolazioni che può avere uno studente in Giappone. Nicole decide, dopo lo studio presso ARC Academy, di cominciare un percorso universitario proprio a Tokyo. Cristina, invece, parla di come abbia trovato un lavoro full-time a Kyoto. 

In ognuno di questi casi la frequenza di una scuola di lingua giapponese è determinante nel percorso prescelto. Come ricorda Marco nel video: «Sicuramente una parte fondamentale del vivere in questo paese è la lingua giapponese. Senza di quella si fa molta fatica a comprendere la cultura principalmente e a comunicare con i giapponesi, che tendono ancora a non inglobare l’inglese». 

 

https://www.youtube.com/watch?v=IVYQMENjmIQ&t=108s

 

 

La lezione in giapponese sul Rakugo

L'evento è proseguito con una mini-lezione a tema rakugo, un genere teatrale giapponese molto particolare. Atsuta sensei, professore all’ARC Academy di Tokyo Iidabashi, ha introdotto questa disciplina intrattenendo il pubblico con esempi e video suggestivi. Andrea, ex alunno della scuola attualmente impiegato come coordinatore degli studenti, è stato uno dei moderatori dell’evento e ha provveduto alla traduzione simultanea della lezione. 

Rakugo 落語 è una parola che significa “parole cadute”. Questo, a indicare il modo di conclusione della performance, con una battuta tagliente, una freddura. 

È una forma di intrattenimento popolare nata nel diciassettesimo secolo, nel periodo Edo. Un singolo attore, chiamato rakugoka 落語家, seduto su un palco intrattiene un intero pubblico, raccontando storie divertenti. Da solo interpreta differenti ruoli. Gli unici strumenti che utilizza per narrare i propri racconti sono un ventaglio (sensu 扇子) e un pezzo di stoffa (tenugui 手拭い): questi possono essere usati in diversi modi per mimare azioni. La maestria del rakugoka sta proprio nel riuscire a intrattenere il pubblico in una maniera estremamente semplice. Una sola persona, seduta, con due strumenti, modulando voce e movimenti a seconda del personaggio interpretato. 

 

 

 

Spazio Q&A

A conclusione dell’evento, uno spazio Q&A ha permesso ai partecipanti di fare domande in merito allo studio in una scuola di lingua e alla situazione travel ban in Giappone. 

Allo stato attuale, il Giappone non permette l’entrata da 152 paesi. Il problema non riguarda unicamente il turismo, ma colpisce anche studenti già iscritti in scuole e università e lavoratori con regolari contratti. Ad oggi, solo poche eccezioni vengono fatte a queste restrizioni, tra cui ad esempio l’ingresso nel paese degli atleti olimpici e del loro staff. Questa situazione persiste quasi del tutto immutata da metà marzo 2020, con un breve periodo di rilassamento delle restrizioni da ottobre 2020 a fine dicembre 2020.

Con l’arrivo della variante inglese, il Giappone richiude le proprie frontiere. Ciò è un problema che, chiaramente, colpisce non solo gli studenti con programmi di studio all’estero, ma anche le stesse scuole di lingua. Ad aggiungersi a questa situazione precaria è il fatto che il governo giapponese non stia fornendo una data possibile di riapertura per gli studenti, cosa che complica maggiormente le possibilità di pensare a un periodo di studi in Giappone. 

Atsuta sensei e Andrea hanno provato a fornire il punto di vista di ARC Academy sulla situazione. I partecipanti hanno parlato della necessità di essere immersi in una cultura per comprenderne le caratteristiche, per far pratica con la lingua, conoscere persone del luogo, respirare e sperimentare la vita del posto. Tutti sono stati concordi nel testimoniare come, in un’esperienza di questo genere, lo scambio culturale sia un elemento essenziale. 

Una domanda che Giappone in Italia si è posta sin dall’inizio è stata: concretamente le scuole di lingua che tipo di iniziative stanno prendendo in merito alla situazione? 

Andrea, in quanto rappresentante di ARC Academy, ci ha risposto: 

«Quello che la scuola sta facendo è muoversi in un contesto collegialmente ad altre scuole di lingua. Ciò che è stato fatto sono delle lettere in merito alla situazione. […] La prima lettera è stata inviata a settembre 2020, quando la situazione covid stava migliorando, e c’è stata successivamente l’apertura a ottobre. La seconda è stata inviata a febbraio/marzo 2021. In quel momento la sensazione che avevamo tutti qui era quella che, concluso il secondo stato di emergenza (che era stato dichiarato da gennaio 2021), ci sarebbe stato l’annuncio di una riapertura. È stata allora una grande delusione.

Effettivamente, a fine marzo abbiamo avuto la sensazione che, senza una riapertura dopo il sollevamento dello stato di emergenza, il governo avrebbe potuto decidere di tenere chiuso fin dopo le Olimpiadi. Le nostre energie si sono spostate di più sull’organizzazione dei corsi online. A questo punto, però, penso che sia il momento per noi di ricominciare con iniziative. [...] 

Un altro punto importante di quello che la scuola sta facendo è cercare di aiutare economicamente gli studenti già presenti in Giappone. […] Ci sono borse di studio fisse, in più al momento ci sono molti annunci per borse di studio per studenti stranieri che con il covid hanno difficoltà o non trovano lavori part-time. […] A livello economico i supporti ci sono, come anche per i business che chiudono. [...]

Noi come scuola possiamo informare gli studenti e tenerli aggiornati. L’anno scorso abbiamo fatto seminari culturali online gratuiti. Sarebbe bello riproporre alcune iniziative anche quest’anno, per tenersi sempre in contatto».

 

https://www.youtube.com/watch?v=_HodVLQqj4A

 

 

Con la speranza comune di una futura riapertura del Giappone per studenti, lavoratori e turisti, Giappone in Italia e ARC Academy continueranno a collaborare con nuovi eventi e iniziative, cercando sempre di fornire informazioni in merito alla situazione attuale e le prospettive future per chi desidera studiare in Giappone. 
Vi invitiamo, se non avete partecipato, a dare un’occhiata al video dell’evento sul nostro canale YouTube, e a consultare il sito di ARC Academy per avere informazioni in merito alle modalità di iscrizione alla scuola. 

 

A presto con nuovi eventi e iniziative!

 

 

 

Susanna Legnani


Dalla conferenza stampa di The Foreign Correspondents’ Club of Japan (FCCJ): studenti bloccati fuori dal Giappone

16 maggio 2021: con un’ordinanza il governo italiano, successivamente ad accordi presi durante l’ultimo G7, permette a Canada, USA e Giappone l’entrata nel paese per turismo, senza bisogno di quarantena. Nel frattempo, in Giappone i confini rimangono chiusi per 152 paesi. Il blocco non è solamente nei confronti dei flussi turistici, ma colpisce anche studenti e lavoratori. 

Alla data attuale, nessuna indicazione viene fornita dal governo giapponese in merito a possibili future aperture per queste categorie. Dettaglio, questo, che aggrava ulteriormente la situazione.

 

La conferenza stampa di The Foreign Corrspondents’ Club of Japan (FCCJ)

The Foreign Corrspondents’ Club of Japan (FCCJ), prestigiosa organizzazione della stampa estera in Giappone, ha tenuto il 26 maggio alle ore 7:00 italiane una conferenza stampa. Il tema sono state le difficoltà degli studenti stranieri che da più di un anno cercano di entrare in Giappone. Pio D’Emilia, famoso giornalista italiano in Giappone da molti anni, corrispondente per SkyTg24, è stato moderatore dell’evento. 

Ospiti alla conferenza stampa due studenti universitari italiani, Giulia Luzzo e Filippo Pedretti, rispettivamente delle università di Torino e Padova/Ca’ Foscari Venezia. Giulia e Filippo non hanno rappresentato solo gli studenti italiani, ma tutti gli studenti internazionali, europei e non, bloccati fuori dal Giappone. Studenti che, nonostante abbiano ricevuto borse di studio, siano già iscritti e stati accettati in università e istituzioni scolastiche giapponesi, abbiano già pagato o stiano attualmente pagando i propri studi, non vengono comunque accettati nel paese. Gli studenti bloccati fuori dal Giappone a causa dei travel ban sono migliaia in tutto il mondo. 

Il giornalista Pio D’Emilia introduce spiegando come il problema sia già stato preso in considerazione dalle Ambasciate nazionali e anche da quella europea. Tutto ciò senza ottenere risultati concreti. Afferma di aver invitato alla conferenza stampa i rappresentanti delle delegazioni europee in Giappone, i quali hanno declinato gentilmente l’invito. «Hanno detto che il problema è molto delicato. Esistono negoziati con il governo giapponese, ma nessuno vuole farsi avanti per dire esattamente cosa stia succedendo». 

 

La parola agli studenti

 

Filippo, studente di studi religiosi a Ca’ Foscari, prende la parola per primo. Cerca di spiegare la situazione generale in cui si trovano gli studenti:

«[…] Gli entry ban sono stati messi in atto dall’anno scorso, intorno a marzo 2020, a causa del nuovo coronavirus. Questo, come tutti sappiamo, ha cominciato a diffondersi nei primi mesi dell’anno 2020. I travel ban erano a quel tempo una misura severa ma necessaria per proteggere la salute delle persone. Come il Giappone, tutti gli stati del mondo hanno adottato misure simili. 

Da quel momento, i travel ban in Giappone sono sempre rimasti in atto, con solo pochi cambiamenti, ad esempio per i residenti stranieri e i partner sposati di cittadini giapponesi. C’è stato un rilassamento delle restrizioni per un paio di mesi, ma con il diffondersi delle varianti (come quella inglese, brasiliana e sudafricana) le chiusure sono state reintrodotte ancora una volta. 

Gli entry ban hanno drammaticamente colpito migliaia di studenti e lavoratori stranieri. Li hanno costretti a mettere le loro vite in pausa per più di un anno. Le università hanno dovuto cancellare molte borse di studio e programmi di scambio. Anche se le università giapponesi hanno accettato studenti dall’estero, le Ambasciate del Giappone si rifiutano di convertire i CoE (Certificati di Eleggibilità) in visti. 

Lo stesso succede con i lavoratori. Una volta accettati da aziende giapponesi, sono costretti a rimanere nel proprio paese di origine attendendo il sollevamento delle restrizioni. 

Queste misure erano certamente comprensibili l’anno scorso, ora appaiono datate. Soprattutto se paragonate alle politiche di altri stati, che stanno da tempo cominciando ad accettare studenti. Ovviamente seguendo le necessarie misure di sicurezza. Il Giappone è l’unico paese che ancora mantiene restrizioni alle frontiere così severe, seguito da stati come Cina e Australia. Anche se attualmente l’Australia sta cercando di riammettere almeno gli studenti internazionali. 

Il Giappone, per quanto riguarda queste politiche, rimane solo all’interno del G7, i cui stati stanno attualmente pensando a modi per ristabilire la mobilità internazionale. Questo attraverso misure di quarantena, e anche pensando a modi per riprendere i flussi turistici. Dato che USA e EU procedono speditamente con le vaccinazioni, si parla spesso anche di passaporti vaccinali. […]

L’eccezionalità della situazione giapponese sta creando evidenti contraddizioni. Per esempio, gli studenti stranieri sono bloccati fuori dal Giappone da oltre un anno, invece gli studenti giapponesi hanno sempre potuto andare a studiare all’estero. E ora vi sarà la possibilità per i turisti giapponesi di venire in Italia o in altri stati d’Europa, quando ancora gli studenti internazionali e i lavoratori non potranno cominciare i loro studi o il loro lavoro in Giappone. 

Certamente siamo contenti che gli studenti giapponesi non abbiano dovuto soffrire quello che stiamo soffrendo noi. Tuttavia, penso che questo sia un punto centrale per far comprendere come ci sia assenza di reciprocità tra il Giappone e altri paesi. 

Un’altra contraddizione che riscontriamo pensando alla nostra situazione sono le eccezioni che vengono fatte per gli atleti che parteciperanno alle Olimpiadi. Sappiamo che al momento le Olimpiadi sono un argomento controverso, con molte persone che credono debbano essere cancellate o posposte. Comunque, noi studenti internazionali non esprimiamo alcuna visione particolare sui giochi. È solo una questione di interesse per noi il fatto che gli atleti e il loro staff possano beneficiare di esenzioni. Esenzioni come essere ammessi nel paese mentre noi non lo siamo, o ricevere vaccinazioni in anticipo. Anche in paesi come l’India, dove al momento persino i residenti stranieri soffrono per i travel ban, queste eccezioni vengono portate avanti […]

Quello che vorremmo in questo momento è un programma. Sono stati fatti piani molto dettagliati per la preparazione delle Olimpiadi, ma nessuna parola è stata spesa per noi studenti. Per un semestre universitario all’estero occorrono mesi di preparazione. Alcune università giapponesi stanno già cancellando i semestri autunnali data l’assenza di notizie da parte del governo. Ci chiediamo come mai il governo non metta lo stesso sforzo nel garantirci istruzione e lavoro per questo autunno, come quello che impiega per garantire le Olimpiadi a luglio […]

Oltre a questo, noi studenti vogliamo chiaramente seguire qualunque misura di sicurezza ci venga imposta per entrare in Giappone, come quarantene e test PCR […]».

Filippo conclude parlando delle numerose iniziative, lettere, colloqui avuti con autorità nella speranza di un cambiamento.  Anche Giulia all’inizio del suo intervento parla dei contatti presi con i media, giornalisti spesso non consapevoli del problema, a causa della poca copertura conferita al tema. Entrambi ringraziano per l’aiuto e l’attenzione ricevuti da particolari figure di rilievo, come il genetista Pietro Carninci o lo stesso giornalista e moderatore della conferenza Pio d’Emilia. 

 

Giulia Luzzo, studentessa di traduzione, approfondisce il discorso, facendo chiaramente emergere le difficoltà che gli studenti sono costretti ad affrontare: 

«Prima della pandemia i nostri percorsi universitari procedevano in modo regolare. Nel mio caso intendevo fare domanda per un dottorato in Giappone dopo il mio anno all’estero […]. Sto aspettando di entrare in Giappone da marzo 2020.  Lo sponsor della mia borsa di studio, il Ministero dell’Istruzione, la vuole cancellare (senza possibilità di farne richiesta di nuovo in futuro) se non sarò in Giappone per agosto 2021. E, guardiamo in faccia la realtà, questo non accadrà. 

Ora sto facendo lezione online all’Università di Saitama durante la notte, e devo anche riuscire a gestire i miei 3 lavori part-time qui in Italia. […] Nel caso perderò la borsa di studio ho bisogno di risparmiare per permettermi di andare in Giappone in futuro. È una parte fondamentale della mia carriera universitaria e lavorativa. È davvero stressante e difficile andare avanti in questo modo».

Sfortunatamente, gli studenti nella situazione di Giulia sono migliaia. Gli scenari diventano anche peggiori se si pensa a chi è stato costretto a posporre interi programmi di ricerca, o chi - perdendo i finanziamenti – non potrà più avere la possibilità di completare i propri studi in Giappone, nonostante la dedizione costante per questa lingua e cultura. 

«Studiare di notte è dannoso per i nostri risultati accademici e la nostra salute. Molti studenti hanno già rinunciato ai loro programmi di scambio, ciò perché sostenevano che vivere al limite di due fusi orari diversi poneva problemi alla loro salute mentale e fisica», commenta Giulia. 

 

Futuro in bilico

 

I rapporti tra il Giappone e i paesi esteri si fanno sempre più complessi. Le sfide future si concentreranno nella ricerca di un equilibrio. In bilico tra la necessità di ritornare a una sorta di normalità, ristabilendo i rapporti con l’esterno, e le chiusure. Intanto, con le campagne vaccinali che avanzano e la situazione epidemiologica in miglioramento, diventerà sempre più difficile non notare le contraddizioni che queste politiche portano a galla. 

La conferenza stampa di The Foreign Correspondents’ Club of Japan ci invita a riflettere sulle modalità di gestione degli spostamenti che dovremmo adottare in futuro, come anche sulle politiche di chiusura adottate nel mondo durante la crisi sanitaria. 

Dopo più di un anno dallo scoppio della pandemia di Covid-19, considerate le misure di prevenzione ora disponibili, è ancora possibile pensare di mettere in pausa le nostre vite fino a che non ci sarà più traccia del virus?

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=yf8z5a-p8tA&t=12s

 

 

 

FCCJ

 

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https://video.sky.it/news/mondo/video/giappone-lappello-degli-studenti-bloccati-per-il-covid19-674030?fbclid=IwAR3Z527q6RfjdejKLofv8VQRUxYl3t7qZHCF8mUICYtiB2-qTo9QqBP4_Ms

https://www.universityworldnews.com/post.php?story=20210527181409962&fbclid=IwAR2YgzTPj2QwQGHBXnrJ13eabNW594tZKIgv3RGSME4RHIbWgOa_piiCEuQ

https://www.studyinternational.com/news/japan-travel-ban/?fbclid=IwAR0ETXlQFejEJpvEhWq4WzTba6xA1b9AcZSwKcZKT4uFJhE5KFXtOT_puvM


Dall'Italia al Giappone: intervista all'artista Gianluca Malgeri

L’incontro tra Giappone in Italia e l’artista Gianluca Malgeri è avvenuto nel contesto di un recente progetto che ha coinvolto lo spazio espositivo di una delle vie più famose di Milano: Viavài, mostra di arte contemporanea nelle vetrine di Via della Spiga. Il progetto, ormai concluso, avveniva in piena emergenza covid19, con l’intento di utilizzare gli spazi dei negozi vuoti a causa della pandemia in prospettiva creativa. La mostra presentava opere di diversi artisti contemporanei, è stata presentata da VIA (Visiting Installation Art) e curata da Federica Sala, ospite insieme a Gianluca Malgeri in una delle dirette Instagram dell’Associazione.

Gianluca Malgeri, di origini calabresi, da anni lavora tra Firenze e Tokyo. Ha esposto le sue opere in Europa e Giappone. Attraverso Playground Project la sua produzione artistica si intreccia nel 2015 con quella di Arina Endo, artista giapponese e sua partner. Il punto di partenza della collaborazione artistica tra i due è la mostra tenuta a Venezia Edge of Chaos (2015), sebbene l’intuizione alla base di questa esposizione abbia radici più profonde. Prima in Danimarca e successivamente in un viaggio in India durato sei mesi, Gianluca e Arina incontrano per le prime volte quei luoghi che saranno di ispirazione per le loro successive opere: i playground. I playground sono parchi all’aperto per i bambini, aree progettate e dedicate al gioco.

Quella sui playground è una vera e propria ricerca, tra forme e percorsi quasi labirintici, che vengono divisi e assemblati da Gianluca nei propri collage. Proprio come un gioco, l’artista sperimenta, compone le parti delle strutture per ottenerne sempre di nuove e differenti. Le sculture in metallo sono la naturale continuazione di queste opere, come se la costruzione si protraesse fino al di fuori del collage e ne mantenesse le modalità di composizione.

Il progetto dei playground prosegue con la mostra a Roma nel 2015-2016, Homo ludens e negli ultimi anni, dal 2017 ad oggi, si concretizza nel lavoro di ricerca collocato proprio in Giappone, a Tokyo. Esemplificativa dell’evoluzione di questo progetto è la mostra Mery-Go-Round (Tokyo, 2019), in cui le sculture di Gianluca e Arina si fanno sempre più leggere, galleggiano sospese.

Di recente, nel 2020, Gianluca e Arina portano a termine anche un progetto per l’allestimento delle vetrine di Hermès in Giappone: Taking an Airing.

Proprio per la sua lunga esperienza in terra nipponica, Giappone in Italia invita Gianluca Malgeri al racconto della sua esperienza come artista in Giappone. Abbiamo incontrato Gianluca e gli abbiamo posto alcune domande.

 

 

Cosa ricordi maggiormente delle tue prime esperienze in Giappone?

Ci sono diverse cose che mi tornano alla mente se penso alle mie prime esperienze in Giappone. Una su tutte è il modo di comunicazione che sono stato quasi un po’ costretto ad adottare agli inizi, che mi ha fatto in un certo senso avvicinare alla cultura giapponese. Ho subito notato come il primo approccio alla comunicazione sia stato di tipo grafico: per me, che ancora non conoscevo nulla della lingua giapponese, l’unico modo per chiedere indicazioni o informazioni era quello di passare attraverso i disegni. I giapponesi credo siano abituati più di noi a questo tipo di mezzo comunicativo. Mi è capitato molto spesso che, di fronte alla realizzazione del fatto che io non potessi comprendere la loro lingua, pur di aiutarmi si siano messi a disegnare indicazioni stradali o informazioni di diverso genere. Questo mi ha fatto pensare all’approccio molto più diretto che questo popolo ha con il disegno: i kanji giapponesi sono vere e proprie miniature del mondo grafico, la scrittura è anche tecnica pittorica. Direzione, precisione, pressione maggiore o minore, velocità o lentezza del tratto, essenzialità della rappresentazione. A questo i giapponesi sono abituati sin da piccoli.

Questo tipo di comunicazione essenziale e orientativa mi ha fatto anche pensare alle descrizioni che Roland Barthes fa della lingua giapponese e delle città nel suo scritto “L’impero dei segni”. Lo scrittore fa subito notare come in Giappone i significati eccedano in un certo senso le parole. Come sia un’idea dell’Occidente il fatto che la comunicazione passi in prima istanza e in modo privilegiato dalla parola. In Giappone possiamo avere esperienza di come i significati comunicativi abbiano molte altre vie per essere espressi. Il disegno, ad esempio.

Riferimenti ambigui e per approssimazione, una definizione particolare dello spazio e un tipo di orientamento legato a punti di riferimento visivi: R. Barthes parla anche della difficoltà di orientamento nella città giapponese, senza indirizzi come li intendiamo noi, dove le vie non hanno un nome ma le città sono divise in quartieri, blocchi.

Ciò mi ricorda, oltre a tutte le volte che ho chiesto indicazioni e mi è stato risposto con una mappa disegnata ed essenziale del luogo, il modo in cui abbiamo stampato le locandine della mostra di Mery-Go-Round. Dietro agli inviti avevamo inserito, oltre all’indirizzo, una mappa, la quale era decisamente orientativa: segnava riferimenti visivi importanti come stazioni della metro o convenience store, che tutti avrebbero potuto riconoscere.

Mi piacerebbe in futuro lavorare a un progetto in questo senso, attraverso tutti i disegni che mi sono rimasti dalle mie visite in Giappone, spererei solo di non perdere la freschezza e spontaneità che stava dietro a queste espressioni grafiche.

 

 

Quali altre esperienze hanno segnato i tuoi primi viaggi/permanenze in Giappone?

Le prime volte che viaggiai in Giappone fu a Kyoto. Decisi di trasferirmi a Tokyo con Arina solo successivamente.

Ricordo che in un Bed & Breakfast in cui sono stato feci esperienza di ciò che Giappone penso significhi ospitalità: alla fine del mio soggiorno il proprietario mi salutò con un regalo. Mi sono dispiaciuto a posteriori di non aver pensato a qualcosa da lasciare a questo signore anch’io. Mi resi conto come in Giappone vigesse un vero e proprio culto dell’ospitalità, un’attenzione particolare alla persona. Compresi che non si trattava solo di gentilezza, ma di un vero e proprio codice.
Questa sensazione di essere sempre i benvenuti si è spesso intrecciata e scontrata con un’altra sensazione, che credo non si sperimenti solo in Giappone ma un po’ ovunque all’estero: quella dello smarrimento e del sentirsi straniero. Forse, in alcune situazioni, in Giappone questa sensazione potrebbe essere più accentuata che in altri luoghi, per diverse ragioni. Lo straniero, però, ancora oggi fa sempre un po’ curiosità e allo stesso tempo paura. Tuttavia, anche a livello artistico questo mi ha spinto ancor di più a cercare di comprendere la diversità. È un momento in cui la sensibilità si amplifica, si comincia a comprendere meglio l’altro e anche maggiormente se stessi. Ammetto che, in quanto persona del sud trasferita al nord, ho avuto in me questa sensazione di diversità in diverse occasioni. Il Giappone mi ha aiutato a comprendere questo ancora più profondamente.

Un’altra esperienza molto importante per me è stato l’incontro con la famiglia della mia fidanzata. Sentivo sarebbe stato un grande passo, soprattutto in una famiglia giapponese legata alle tradizioni.
Mi è sembrato di avvicinarmi ancora di più alla cultura giapponese, poiché ho avuto diverse occasioni di comprendere come queste tradizioni si leghino alla contemporaneità.

Non conoscevo Kyoto, in quell’occasione uscendo di casa e passeggiando nei dintorni trovammo per caso un Cafè. Questo luogo avrà avuto più di cinquant’anni, a conduzione familiare. Mi sembrò che fossimo entrati in un’altra epoca. Percepivo come a Kyoto tradizione e modernità convivessero, e questo in un certo senso mi aveva ricordato l’Italia con tutta la sua storia. Spesso si cerca l’autenticità e invece si trova il souvenir, ma non era questo ciò che mi ritrovavo a sperimentare ogni giorno per le strade di Kyoto.

 

 

Parliamo adesso un po’ delle tue opere. Mi piacerebbe che mi parlassi dei playground, fonte di ispirazione per i tuoi progetti.

Il progetto dei playground nasce da un viaggio che feci in India con Arina. L’idea di playground parte da quella di parco, giardino pubblico. In India il viaggio fu faticoso, nelle grandi capitali caotiche come Nuova Delhi un buon posto per riposare era proprio quello dei parchi, oasi di tranquillità rispetto al resto, dove le regole urbane si sfaldavano.
Anche in Giappone ho fatto esperienze di questo genere, anche qui i parchi e i playground sono luoghi determinanti. Usando l’immaginazione, potremmo dire che quando la società adulta si chiude negli uffici, rimangono due mondi: quello dell’infanzia e quello delle persone anziane. Ciò che immagino sono città incantate prese di possesso dai bambini quando l’adulto è chiuso in ufficio durante le ore di lavoro. Da una parte vi è il dovere e il dover produrre, dall’altra l’idea di conoscere il mondo tramite il gioco. I playground sono il luogo in cui questo avviene.

In Giappone il mondo dell’infanzia è una realtà molto curata e delicata. Dico questo solo da persona che osserva, mi sembra che in Giappone esistano veri e propri luoghi – come questi playground – in cui l’infanzia si sviluppa e affinché il gioco aiuti a conoscere. I bambini vengono molto responsabilizzati, ma allo stesso tempo il loro mondo è rispettato.

 

 

Come ti sei trovato a Tokyo e come ti approcci all’arte contemporanea giapponese? Ho notato che nella tua produzione più recente (come, ad esempio, nella mostra Mery-Go-Round), le sculture si fanno sempre più leggere. Come si è svolto questo cambiamento nelle opere?

L’arte contemporanea, il design e l’architettura giapponese mi affascinano molto, ma devo dire che ancora ho difficoltà nel comprenderne alcune declinazioni poiché possiedo un background estetico completamente differente. Sto cercando di entrare in questo codice visivo, di comprendere quale sia stato il percorso che dalla tradizione porta all’arte di oggi.

Piano piano ha iniziato a farsi strada tra noi la percezione che le nostre sculture non dovessero per forza essere dense ma è cominciato un processo di semplificazione. Già dal 2015 iniziamo a pensare a questo, dove “semplificare” non significa rendere semplice, ma piuttosto fa riferimento a un processo di sintesi.

In Mery-Go-Round alcune sculture sembrano galleggiare, sono sospese. L’intuizione della sintesi si è unita qui al fatto che in una delle sale della galleria non fu percorribile la scelta di posare le sculture a terra: era uno spazio in cui una volta era presente una cisterna d’acqua ed erano rimasti i pilastri che la sostenevano. Lo spazio ci ha portato a pensare che sarebbe stato interessante utilizzare il soffitto. Anche l’uso dei colori nelle sculture è stato pensato in relazione al fatto che nella sala della galleria predominasse il colore grigio. Ci sembrò l’occasione giusta per sperimentare con i colori.
L’intuizione, comunque, parte dai collage. I collage sono l’estensione pittorica delle sculture, come le sculture sono continuazione naturale dei collage. La libertà con cui compongo i collage è la stessa che ci ha portato a pensare di collocare le sculture nell’aria, invece che sul pavimento.

A volte credo che ci sia un fraintendimento del ruolo che hanno i collage nella nostra produzione. Il collage è un ritorno alla pittura e un’estensione pittorica (anche se li realizzo attraverso fotografie). La matrice dei miei progetti parte dai collage. Collage è ricerca di un’immagine che documenta, poi c’è la stampa, i ritagli, poi l’assemblaggio che avviene sempre in modo diverso. Collage è gioco intuitivo pittorico di forme e colori, è un infinito assemblabile. Un’infinita possibilità di forme e costruzioni, determinate dalla ricerca che faccio attraverso le fotografie, attraverso i luoghi di gioco.

Speriamo che presto si presenti l’occasione per realizzare sculture in scala reale per i parchi di qualche città.

 

 

Qual è l’approccio che avete tu e Arina nella produzione delle opere?

Il mio incontro con il Giappone avviene con Arina e nel modo che abbiamo di lavorare insieme.
Arina ha una predisposizione alla concentrazione. Ha un approccio di dialogo con il materiale, è molto precisa. Il mio approccio è, a volte, quasi un conflitto con la materia, ho l’arroganza di volerla dominare. Arina sembra avere un rapporto naturale con i materiali. La sua scultura è armoniosa, i migliori lavori vengono quando completo qualcosa che lei ha iniziato o viceversa.
L’interessante per noi è proprio trovare un nuovo linguaggio che comprenda i nostri due modi di operare.

 

 

 

Gianluca Malgeri 

Arina Endo

Playground Project

 

 

 

intervista di Susanna Legnani