GLI AINU DEL GIAPPONE – IV. ALLA RICERCA DI UN DIALOGO ARMONICO

Al termine del Secondo Conflitto Mondiale, il Giappone venne occupato militarmente e posto sotto la tutela americana. Il generale Douglas McArthur, comandante delle forze americane nel Pacifico,  ebbe il compito di creare tutte le condizioni favorevoli per un Giappone democratico, nonché una parte decisiva nella redazione della nuova Costituzione, entrata in vigore nel maggio 1947. Il Giappone diventava una democrazia parlamentare nella quale l’imperatore restava solo un simbolo dello stato e dell’unità nazionale, senza avere alcuna parte nella nomina del governo. Il Giappone  vedeva imporre da McArthur una drastica riforma agraria che annientò il ceto dei latifondisti e ridistribuì fra i coltivatori le grandi proprietà e le terre date in affitto, per un totale pari a più di un terzo della superficie coltivata.

Tali terre ora confiscate, vennero donate agli Ainu grazie alla LPN o Legge di Protezione dei Nativi che entrò in vigore nel marzo del 1899. Vi fu la possibilità di assegnare agli Ainu cinque ettari di terra e attrezzi per coltivarla, concessione revocabile se la terra non veniva coltivata per 15 anni. Gli Ainu in questo modo si trovarono di fronte ad un crocevia: rimanere fedeli alla propria identità rinunciando all’assistenza e al sostentamento o accettare la nuova proposta. La maggioranza degli Ainu “scelse” la prima strada. Si assistette a un trasferimento degli Ainu in zone decise da precisi piani regolatori, essi vennero impiegati nei campi, ricevettero l’assistenza medica e l’istruzione.

Veduta sul fiume Saru, area sacra agli Ainu. Foto dell’autrice.

L’inizio di questa nuova epoca nella storia giapponese, fu contrassegnata dalla miseria della maggior parte dei suoi abitanti, incluso gli Ainu. Fu necessario così un punto di confluenza che prese forma a partire da una nuova lettura della tradizione e della storia Ainu. Un ispiratore fu Yamamoto Tasuke che inculcò negli attivisti degli anni sessanta e settanta, la necessità di far rivivere la tradizione culturale e, in questo modo venne ripresa l’arte del ricamo, si riprese a danzare, a celebrare i rituali ancestrali, col fine di rinvigorire i simboli della etnicità in una cornice di resistenza. Sebbene alcuni ekashi più conservatori ritenevano queste cerimonie una farsa e che addirittura arrecavano offesa agli dei, non erano pochi quelli che invece appoggiavano queste celebrazioni, intendendole come una opportunità di creare e di consolidare un sentimento di appartenenza a una comunità con gli stessi ideali e lo stesso passato culturale. Proprio in questi anni, era cominciato un interesse verso i processi di resistenza indigena che si stavano riscontrando nel resto del mondo, così gli ideali di autonomia vennero abbracciati da leaders Ainu e da Nomura Giichi (avvocato e attivista, il primo Ainu ad entrare a far parte della Dieta giapponese). Nel maggio del 1997 il governo giapponese approvò la Law for the Promotion of the Ainu culture and for the dissemination and advocacy for the traditions of the Ainu and the Ainu culture, legge che abolì le disposizioni della legge del 1899 ancora in vigore. Molti attivisti accettarono con poco entusiasmo la promulgazione di questa nuova legge. Si decise di approvare il testo senza apportare alcuna modifica ma, venne emessa una risoluzione supplementare nella quale, all’unanimità, i membri della Dieta dichiaravano che gli Ainu erano un “popolo indigeno” del Giappone.

Parco Akan intorno al villaggio “Akan Kotan”, Kushiro. Foto dell’autrice. 

Pochi giorni prima del G8 sul lago Tōya, in Hokkaidō, dal 7 al 9 luglio 2008, si svolse un altro vertice, dal 1 al 4 luglio 2008, una sorta di ‘Controvertice della società civile’. Centinaia di rappresentanti da tutto il mondo, erano lì per discutere di diritti umani delle minoranze, per proporre una “via indigena” alla sostenibilità. Su spinta del G8 da un lato e dell’ONU dall’altro, si giunse ad un provvedimento importante, vale a dire la risoluzione del 6 giugno del 2008, in cui il popolo Ainu venne riconosciuto come minoranza etnica. Un altro passo avanti è stato compiuto quando un nuovo atto, che riconosce legalmente gli Ainu come popolo indigeno del Giappone è stato promulgato il 26 aprile 2019 ed è entrato in vigore il 24 maggio 2019.

Esso propone nuove sovvenzioni ai fini del turismo nell'isola di Hokkaidō e inoltre lo Stato permetterà agli Ainu rimasti di abbattere gli alberi nelle foreste di proprietà nazionale, per l'uso nei rituali tradizionali.

Diverse sono state le occasioni, nel corso degli anni, in cui si è cercato un punto d’incontro tra le due culture, quella maggioritaria e quella degli Ainu. La costruzione dei villaggi indigeni ne è un esempio importante. Si può affermare dunque che, enormi passi avanti sono stati compiuti e, siamo in attesa che possano verificarsene di nuovi, sulla scia di una sempre più armoniosa convivenza dei due gruppi.                                                                                                      

                                                                                                                             

Sabrina Battipaglia                                                                           

                                                                                                                                                         


Il Giappone si prepara a lanciare in orbita Gundam in vista delle   Olimpiadi

Tokyo 2020. L’inizio dei nuovi Giochi Olimpici è ormai dietro l’angolo. E il Giappone sta giocando in anticipo preparando un inconsueto benvenuto per gli atleti che parteciperanno. Infatti in concomitanza con il 40esimo anniversario dell’uscita della prima serie di Mobile Suit Gundam, la Commissione Olimpica e Paralimpica il 15 maggio ha annunciato al mondo il progetto di lanciare nello spazio proprio dei modelli in scala dei robot dalla serie cult in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA). Entro l’anno i modelli in plastica rivestiti da materiali speciali adatti allo spazio verranno ultimati e spediti alla Stazione Spaziale Internazionale nel Marzo 2020 per poi cominciare il loro viaggio spaziale ad Aprile.

(source Soranews24 )

Gundam e la sua nemesi Zaku saranno trasportati da un micro-satellite (“G-satellite”) equipaggiato con ben sette macchine fotografiche per immortalarli durante il loro viaggio. Una volta iniziati Giochi a Luglio, messaggi di incoraggiamento e buona fortuna in diverse lingue saranno trasmessi su un piccolo schermo posto alla base dei due robot per poi essere immortalati dalle macchine fotografiche e postate sui social media nel corso delle Olimpiadi. Gli autori del progetto intendono chiedere alla gente di tutto il mondo di partecipare scrivendo proprio questi messaggi di buon auspicio.

“Le Olimpiadi e le Paralimpiadi sono una manifestazione che porterà atleti da tutto il mondo a Tokyo e in Giappone per competere uno contro l’altro. Con l’aggiunta dello spazio come una nuova dimensione per Tokyo 2020, spero che i Giochi diventeranno un evento ancora più grande. Non vedo l’ora di ammirare Gundam e Zaku mentre sostengono gli altleti e i Giochi dallo spazio” ha dichiarato Koji Murofushi, il direttore sportivo di Tokyo 2020 alla stampa.

source  Geek.com )

L’idea del progetto è nata con Haruka Amano, un membro della Gruppo di Promozione e Innovazione della Commissione Organizzativa e grande fan di Gundam circa un anno fa. Prendendo ispirazione da Sochi 2014, quando la torcia olimpica venne portata a spasso nello spazio, Amano decise di alzare ancora di più l’asticella. Tuttavia si dovette ben presto scontrare con gli enormi costi del progetto. In suo soccorso arrivò però Shinichi Nakasuka, un professore di ingegneria dell’Università di Tokyo che è riuscito a ridurre sia il budget che le tempistiche impossibili inizialmente previste.

Oltre alla sfida concreta di superare i limiti per creare qualcosa di sensazione che unisse gli spettatori di tutto il mondo, Amano con questo progetto intende rompere gli stereotipi di un Giappone troppo serio o legato soltanto ai fiori di ciliegio o ai samurai. Amano vuole mostrare un Giappone che guarda al futuro, capace di sognare in grande e di lanciarsi in nuove avventure. In un certo senso Gundam stesso è il simbolo di questo ardente sogno perché è riuscito a trasmettere al suo pubblico il desiderio sognare al di là di ogni limite, anche di essere un pilota di un robot nel mezzo dell’universo.

(Immagine Privata... ebbene sì, sono andata alla sede ufficiale di Gundam a Odaiba)

Yoshiyuki Tomino, il creatore di Gundam, ha sottolineato come 50 anni fa quando uscì la prima serie di Gundam, l’idea di andare nello spazio fosse ancora qualcosa di irraggiungibile mentre al giorno d’oggi non è più soltanto una fantasia. Quello che spera è che sempre più sogni diventino realtà. E sicuramente Gundam trasmetterà questo messaggio a Tokyo 2020. Quello che bisogna chiedersi però è allora cosa verrà dopo, quale altro sogno impossibile decideremo di realizzare? Per adesso keep on dreaming.

Erika Micozzi

 


Kaso Tsuka Shojo

Otaku Coin, la nuova criptovaluta per gli otaku

Nasce in Giappone l'Otaku Coin, la nuova criptovaluta creata appositamente per gli appassionati di anime, manga e videogame

Negli ultimi mesi, uno degli argomenti più discussi è stato sicuramente il boom delle criptovalute, monete virtuali che possono essere utilizzate per comprare e vendere sul web, e non solo. Sono infatti moltissimi i negozi e le attività commerciali che li stanno introducendo come forma di pagamento alternativa di fianco a contanti e carte di credito. Soprattutto in Giappone, le criptovalute sono diventate una vera e propria moda. Basti pensare ai giganteschi cartelloni pubblicitari di Shibuya che promuovono i Bitcoin (la moneta virtuale più diffusa) oppure il gruppo di idol Kasō Tsūka Shōjo (Crytpo Currencies Girls), in cui ognuna delle sei ragazze del gruppo in cui ogni componente rappresenta una moneta virtuale (Bitcoin, Bitcoin Cash, Ethereum, NEO, Monacoin, Cardano, NEM e Ripple).

 

 

Non è un caso, quindi, che il Giappone sia uno dei paesi con più scambi in criptovalute al mondo. Si calcola, ad esempio, che un terzo degli scambi in Bitcoin sia effettuato proprio dalla Terra del Sol Levante, incoraggiati anche dalle martellanti pubblicità in televisione o su internet. Mentre in alcuni paesi è vietata la pubblicizzazione delle monete virtuali (come in Cina o in Corea del Sud) in Giappone vengono addirittura trasmessi spot televisivi sulle varie criptovalute. Una corsa che si è solo in parte arrestata in seguito all'attacco informatico a Coincheck, punto di riferimento in Giappone per lo scambio di criptovalute, in cui sono stati rubati più di 580 milioni di dollari, considerato il più grande nella storia nel mondo delle valute digitali. Altro furto avvenne nel 2014 a spese di Mt. Gox, altra piattaforma di scambio, la cui sede era nel famoso quartiere di Shibuya. All'epoca la società aveva perso una cifra compresa tra i 400 e i 480 milioni di dollari, spingendo i legislatori giapponesi a varare una legge per regolamentare gli scambi di Bitcoin.

 

Bitcoin fair

 

Non c'è da stupirsi quindi che l'azienda Tokyo Otaku Mode - attiva da anni nel settore dell'intrattenimento made in Japan - abbia creato una nuova criptovaluta, l'Otaku Coin, dedicata appunto agli otaku. Questo termine si riferisce a tutte quelle persone appassionate in maniera ossessiva di anime e manga, e a tutti i prodotti correlati ad essi. Il lancio dell'ICO (Initial Coin Offering, ovvero il valore iniziale con cui viene immessa una moneta sul mercato) è previsto per l'estate 2018. Ma la cosa veramente unica è il modo in cui i fan di Tokyo Otaku Mode potranno ottenere gli Otaku Coin. Oltre ad acquistarli normalmente, si potrà guadagnare moneta virtuale guardando anime, condividendo contenuti e scrivendo recensioni. Uno degli obiettivi degli sviluppatori è quello di mettere in comunicazione appassionati di anime e manga con autori e sviluppatori di tutto il mondo fornendo loro una piattaforma condivisa su cui poter fare acquisti o supportare economicamente progetti e creatori di contenuti, senza preoccuparsi delle fluttuazioni dei tassi di cambio. La creazione di un ecosistema basato sui contenuti otaku permetterà di produrre contenuti di qualità grazie al rapporto diretto tra fan e autori. Un circolo virtuoso che permetterà ai cripto-finanziatori di ricevere in cambio, sempre in criptovaluta, piccole percentuali, come conseguenza della messa in commercio di videogame, musica e manga. Fra le menti dietro l'operazione ci sono Taro Maki (presidente di GENKO), Nobuhiro Oga (presidente di Shogakukan) e Palmer Luckey (fondatore di Oculus VR).

A fianco di Tokyo Otaku Mode, sono molte le aziende giapponesi che stanno studiando come entrare nel mercato delle criptovalute. È solo di pochi giorni fa, ad esempio, la notizia che il colosso della messaggistica LINE vuole creare una propria piattaforma per la compravendita di monete virtuali.

Tabella COIN

 


Architettura invisibile - Sou Fujimoto tra uomo e natura

Roma, 2 marzo – Nell'elegante cornice dell'Aula dei Gruppi Parlamentari, partecipiamo alla lezione di Sou Fujimoto, architetto giapponese di fama internazionale, capo dello studio Sou Fujimoto Architects. L'incontro si svolge nell'ambito degli eventi collaterali della mostra “Architettura invisibile”, ospitata dal 19 gennaio al 26 marzo presso il Museo Carlo Bilotti. Non è la prima volta che l'architetto si reca a Roma. Ha già visitato la nostra capitale quando era ancora studente e si recò in viaggio-studio in Europa, alla scoperta degli stili architettonici del Vecchio Continente.

“Architettura invisibile” è un'espressione che riassume efficacemente la filosofia dietro ai lavori di Fujimoto. La spiegazione ce la fornisce lui stesso, proprio all'inizio della conferenza, raccontandoci il contesto geografico e sociale in cui è vissuto. Sōsuke, il suo vero nome, è nato e cresciuto in un piccolo paesino sperduto tra le foreste dell'Hokkaidō, in cui si conoscevano tutti e le porte delle case erano sempre aperte. La giovinezza è trascorsa giocando nei boschi tra gli alberi. È proprio qui che ha avuto la prima ispirazione che ha contribuito alla formazione del suo concetto di architettura. Lo spazio-foresta non è delimitato da pareti o colonne, ma da tutta una serie di piccoli elementi che ne plasmano la struttura, in cui anche i vuoti e le trasparenze contribuiscono a rafforzare la spazialità esistente. La sensazione è quella di essere in uno spazio intimo e familiare. La stessa peculiare caratteristica, secondo la sua testimonianza, si può ritrovare nelle strade di Tokyo, dove si è trasferito per frequentare l'università, nonostante in questo caso si tratti di uno spazio completamente artificiale. Anche qui la spazialità era definita da una serie di elementi apparentemente scollegati, come possono essere pali della luce, panchine o distributori automatici, a ognuno dei quali ci si relaziona con un differente comportamento, un differente approccio. Il suo duplice background, spiega come mai una delle sue principali preoccupazioni sia l'unione armoniosa tra artificiale e naturale, tra uomo e natura, tra visibile e invisibile.


Questa sua inusuale concezione dell'architettura, continua a spiegare, ha trovato la sua massima espressione nel
Serpentine Pavillion, realizzato ad Hyde Park, a Londra, nel 2013, “costruzione” che l'architetto considera il suo miglior lavoro. Non si tratta di un edificio vero e proprio, quanto dell'unione di innumerevoli singoli elementi – una successione irregolare di pali e piattaforme bianche – che singolarmente presi non significano nulla, ma nel complesso creano un ambiente liberamente fruibile. Il pubblico è incoraggiato a esplorarlo e a capire in quale modo approcciarvisi. Lo si può esplorare, cercare un tavolo per mangiare o una panchina per sdraiarsi. Ci si può anche arrampicare in cima. È uno spazio veramente pubblico. Inoltre, grazie al modo in cui è realizzato, non esistono veri limiti tra il dentro e il fuori, e tutta la costruzione è immersa completamente nella natura, senza creare contrasti forti. È una soluzione in cui il naturale e l'artificiale si fondono, in cui non si percepisce la linea di demarcazione tra i due. Fujimoto insiste che si tratta di una nuova interpretazione di architettura. Non tanto tecniche di costruzione, quanto capacità di saper reinterpretare lo spazio.



Giochi di prospettive, rapporti mutevoli tra interno ed esterno, tra pubblico e privato – sono le caratteristiche fondanti dello stile di Fujimoto, e si possono ritrovare in ogni sua opera, sia pubblica che privata. I due progetti di abitazione House NA e House N, ad esempio, che uniscono la visionarietà di Fujimoto alla più antica tradizione architettonica nipponica. Nelle case del Giappone classico, infatti, i locali erano separati da una semplice parete scorrevole di carta di riso, che pur delimitando lo spazio non costituiva una netta separazione tra le varie stanze. Allo stesso modo in House NA la divisione tra i vari locali, così come tra interno ed esterno, viene meno. Tutto è unico e la funzione di ogni spazio dipende unicamente da come le persone vogliono interpretarlo. Un pavimento può diventare un tavolo, una sedia può diventare una mensola, un soffitto può essere un letto. Si tratta solo della ripetizione dello stesso modulo in dimensioni e rapporti diversi, proprio come nel padiglione Serpentine. La coppia che ha commissionato il progetto ha raccontato all'architetto di usare gli ambienti della casa in modo non convenzionale, per esempio leggendo in cucina o mangiando sul letto. Fujimoto ha così creato per loro una casa in cui tutto può essere tutto. In House N, invece, la distinzione tra dentro e fuori è completamente ribaltata grazie ai vari moduli che si contengono a vicenda e al fatto che il più esterno non è chiuso. Non si può mai dire di essere del tutto dentro o del tutto fuori. Altri progetti di Fujimoto basati su queste idee sono Public toilet, la nuova biblioteca dell'Università di Musashino, l'auditorium Forest of Music o il complesso residenziale Arbre blanche.


L'arte di Fujimoto è quella di saper creare spazi innovativi, che sfidano le leggi dell'architettura portandoli – come dice lui stesso – all'estremo. L'ambiguità di fondo consiste nella difficoltà di etichettare le sue opere che proprio per questo motivo possono apparire troppo rivoluzionarie e di conseguenza poco funzionali. Ci racconta che spesso i suoi progetti sono stati cancellati, proprio per questi timori. Tuttavia, questa visionarietà e questo coraggio, gettano le loro basi in un background culturale ancorato saldamente al passato, alla tradizione nipponica e alla ruralità del suo paese natale, dove l'intimità condivisa, come se si trattasse di un unico nucleo familiare allargato, e lo strettissimo contatto con la natura fanno completamente decadere molte contrapposizioni manicheiste che nella società odierna diamo per scontate.

Federico Moia