Imparare il giapponese con i manga!

Il giapponese è una lingua molto interessante e oggi vi svegliamo una tecnica per imparare il giapponese con l’utilizzo dei manga!

Tanti di noi vorrebbero imparare a parlare il giapponese alla perfezione, ma a volte non è così semplice. Riuscire ad ottenere capacità di conversazioni base però è forse più semplice di quanto pensiamo. Guardare film in lingua originale aiuta tantissimo, ma anche leggere manga non è da meno! Infatti, ai principianti viene spesso consigliato di iniziare a imparare il giapponese con i manga più semplici, quelli dedicati ai bambini per esempio. Qui infatti il testo è spesso scritto in hiragana, i caratteri più semplici. Ma non vi scoraggiate, ogni manga ha un suo genere quindi ci sarà per tutti la possibilità di imparare secondo i propri gusti.

Imparare il giapponese con i manga, scopriamoli tutti!

Quindi senza ulteriori indugi, ecco qualche consiglio per aiutarvi nello studio!

Doraemon

Un classico della letteratura e cultura otaku giapponese, di certo non poteva mancare l’iconico gatto robot! Classico creato da Fujiko F Fujio negli anni ’60, questo manga per principianti racconta la storia di Nobita, studente un po’ pestifero, e un gatto robot chiamato Doraemon, inviato dal futuro per aiutarlo!

Le avventure di Nobita diventano sempre più divertente anche grazie alle infinite eccentriche invenzioni che Doraemon tira fuori dalla sua tasca senza fondo!

Insomma, un connubio tra simpatia e semplicità per tutti coloro che decidono di approcciarsi allo studio della lingua giapponese.

Detective Conan

imparare il giapponese con i manga

Uno studente liceale di alto livello che nel tempo libero si trasforma in un moderno Sherlock Holmes. Questo è Shinichi Kudo, protagonista del manga Detective Conan. Eccezionalmente intelligente e astuto nel risolvere i crimini della città, il protagonista viene avvelenato da un sindacato del crimine chiamato Organizzazione Nera.
Tuttavia, invece che uccidere Kudo, la sostanza lo trasforma in un bambino delle elementari, pur mantenendo inalterate la sua memoria e i riflessi.

Questa serie è ottima sia per bambini ma anche per tutti i fan dello stile mistery.

imparare il giapponese con i manga: Shirokuma Cafe

imparare il giapponese con i manga

Un café che serve sia umani che animali? Si tutto è possibile in Shirokuma Cafe grazie ad un simpaticissimo orso polare! Assieme ad un panda maldestro e un pinguino cinico, questo manga racconta di spaccati di vita quotidiana.
Grazie ai testi semplici e brevi, questo è un manga adatto ai lettori che non solo si approcciano alla lingua ma anche a questo genere di letture per la prima volta.

Death Note

imparare il giapponese

Rivelazione del genere thriller, Death Note ha ridefinito i canoni di questi temi in versione manga. Scrivendo un nome sulle pagine del quaderno, il proprietario ha la capacità di controllare esattamente quando e come una persona morirà.
Tradotto in tutte le lingue, il susseguirsi di avventure e storie emozionanti vi terrà incollati alle pagine e vi aiuterà a imparare il giapponese a velocità record!

Kiyo a Kyoto

imparare il giapponese

Se come tanti siete appassionati non solo di manga ma anche della cultura tradizionale, questa è la lettura che fa per voi. Scritto e illustrato da Aiko Koyama, questo manga vi darà la possibilità di comprendere meglio il mondo delle geisha e maiko moderne.

La storia parla di Kiyo, un’adolescente che si è trasferita a Kyoto per lavorare come cuoca. Quando si imbatte nella sua amica d’infanzia Sumire, la protagonista scopre che l’amica si sta allenando per diventare una maiko. Mentre le due ragazze approfondiscono il loro mestiere, i lettori acquisiscono una comprensione più profonda della cultura di Kyoto.

Quale di questi manga leggereste?

Ispirazione: timeout.com

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Approfondimenti: Capodanno giapponese - Cibi, giochi e tradizioni

Un altro anno è passato e proprio sul finire, Giappone in Italia vuole condividere con voi tutte quelle tradizioni e particolarità legate al capodanno giapponese!

Capodanno giapponese

Come anche l’Italia, il Giappone è un paese profondamente tradizionalista, specialmente sotto le feste. Infatti, il Capodanno in Giappone è un vero e proprio momento topico, pieno di festeggiamenti e tradizioni. Ci sono anche molti festival, musica e luci che vanno avanti per tutto il giorno. Non dimentichiamo poi gli speciali di Capodanno in tv, vere e proprie trasmissioni che durano tutto il giorno esclusivamente il 1° gennaio!

Oggi andiamo quindi a vedere alcune di queste peculiarità della terra del Sol Levante.

Le tradizioni del Capodanno Giapponese

Capodanno giapponese

Capodanno giapponese vuol dire pulizia profonda

Come in tante culture, anche in quella giapponese il nuovo anno deve iniziare con una tabula rasa. Una pagina bianca dove scrivere nuovi 365 giorni della propria vita. A questo proposito, i giapponesi partecipano allo oosouji, la “grande pulizia”.
Ebbene sì, in questo periodo dell’anno, ogni centimetro di casa viene pulito, anche quei posti che non vengono toccati in altri periodi dell’anno.

Il cibo tradizionale del capodanno giapponese

Come in Italia, il Giappone è un paese con una profonda cultura culinaria. Infatti, anche loro a Capodanno servono dei piatti specifici come ad esempio il Toshikoshi soba, piatto tipico della vigilia. Invece, Ozoni e Osechi sono i piatti tipici che dovrebbero essere gustati il 1 gennaio di ogni anno.

Otoshidama

Capodanno giapponese

A capodanno i giapponesi hanno anche l’abitudine di consegnare un po’ di soldi in busta ai bambini. Anche questa tradizione è molto simile all’usanza dei nonni italiani di fare lo stesso gesto per i propri nipoti. Di solito non è molto, una piccola mancia che però i bambini giapponesi attendono con ansia!

Fukubukuro

Capodanno e Fukubukuro vanno di pari passo! Queste borse a sorpresa, sono molto utili non solo ai negozianti per finire le scorte dopo le feste, ma sono anche un curioso regalo per i vostri cari. Infatti, il contenuto della borsa è interamente a sorpresa, si compra senza sapere cosa ci sia dentro!

Capodanno giapponese e Hatsumode

Questa è forse una delle usanze più tradizionali del Capodanno giapponese, ovvero la prima visita del nuovo anno al santuario. Molte persone infatti vanno a visitare il santuario proprio fra l’1 e il 3 gennaio. In questa occasione, si porgono gli omaggi per augurare un anno tranquillo, felice e sano. Tuttavia, se non siete religiosi ma dei turisti, vi consigliamo di scegliere altri giorni per visitare i santuari in quanto proprio in questo periodo sono molto affollati.

Hatsuhinode

Passiamo ora ad una tradizione forse più romantica, ovvero quella di osservare la prima alba dell’anno. Nonostante molte persone non siano in grado di svegliarsi per quell’ora, ci sono altrettante persone che godono di questo spettacolo. Un momento davvero magico.

Capodanno giapponese e Kodomatsu

Capodanno giapponese

Letteralmente “pino all’entrata” è la tradizionale decorazione giapponese di Capodanno. Solitamente la troviamo all’entrata delle abitazioni e degli stabilimenti lavorativi tra il 28 dicembre e il 15 dicembre di ogni anno. Il suo compito è quello di dare il benvenuto agli spiriti benevoli o ai Kami del raccolto.
Le caratteristiche del Kodomatsu variano da regione a regione ma generalmente sono fatti di pino (longevità), bambù (forza e crescita) e rami di susino (prosperità)

Shimekazari

Capodanno giapponese

Questa piccola decorazione si appende sulla porta delle abitazioni. Come altre decorazioni, essa ha il compito di allontanare gli spiriti maligni e dare il benvenuto agli dei shintoisti. Infatti, questi kami benevoli grazie allo shimekazari potranno entrare nell’abitazione e benedirla.

Lo Shimekazari è composto da vari elementi. Una corda di paglia sacra (Shimenawa) che troviamo all’ingresso dei santuari shintoisti, altri materiali come arance, felci e strisce di carta bianca rituale chiamata Shide.

I Cibi tradizionali del Capodanno Giapponese

Come anche in Italia, ci sono diversi cibi tradizionali proprio di questo periodo. Vediamo i tre principali:

Toshikoshi Soba

Come abbiamo detto prima, questo è un piatto che si mangia tradizionalmente la notte di San Silvestro chiamata Omisoka. Questi tipici spaghetti di grano saraceno vengono serviti in una zuppa con vari condimenti. Tempura, uova, spinaci, nori e cipollotti fanno da contorno al protagonista del piatto, appunto la soba. I lunghi noodles simboleggiano una lunga vita, quindi mangiando questa lunga pasta si esprime il desiderio di continuare a vivere a lungo anche nell’anno che arriva.

Ozouni

Conosciuto anche come Ozoni o Zoni, questa è la zuppa tradizionale del giorno di Capodanno. Nonostante le mille varianti che cambiano da prefettura a prefettura, la tradizione vuole che il piatto consista di pollo, varie verdure e a volte anche tofu. Le verdure possono variare da carote, funghi shitake, daikon e altro.
Molto spesso a questo piatto troviamo un mochi di accompagnamento che anche qui sta a simboleggiare longevità grazie alla sua forma elastica

Osechi

Per gli amanti del Giappone, questo è forse il piatto più famoso. Si tratta infatti di un assortimento di cibo tradizionale per l’anno nuovo con vari componenti. L’importante è che venga servito all’interno della tradizionale scatola bento, possibilmente nera. Tuttavia, il contenuto può cambiare a seconda di chi lo prepara.

I Giochi tradizionali del Capodanno Giapponese

Come in alcune regioni d’Italia è usanza giocare alla Tombola di questi periodi, anche in Giappone ci sono giochi tipici del periodo di Capodanno.

Capodanno giapponese e Hagoita

Le Hagoita sono piccole racchette di legno decorative che si dice portino fortuna nel nuovo anno. Su di esse si basano questi ciondoli chiamati Hanetsuki. Il gioco in questione è molto simile al Badminton e il simbolismo rappresenta il colpire via la sfortuna con le racchette.

Nella versione moderna, gli hagoita sono spesso decorati con opere d’arte tridimensionali fatte in seta, carta washi o legno. Inoltre, molto spesso vengono rappresentate scene tradizionali con geisha, attori kabuki o lottatori di sumo. Ovviamente, ci sono diverse tipologie di hagoita, alcuni più preziosi hanno anche foglie in oro. Tuttavia, i più preziosi sono quelli che rappresentano attori kabuki, da uno, due o addirittura fino a cinque (hitori-dachi, futari-dachi, gonin-dachi).

Takoage

Un’altra delle tradizioni del Capodanno è quella di far volare gli aquiloni, i Takoage, alti nel cielo. Questa tradizione nata durante il periodo Edo grazie allo shogun Tokugawa. Egli infatti aveva limitato il volo degli aquiloni tranne che proprio durante il periodo di Capodanno.
Questi aquiloni possono essere di forma romboidale, rettangolare ed esagonale. Tuttavia, a volte li troviamo anche a forma di personaggi giapponesi o di animali. I disegni che vedete dipinti su di essi indicano buona fortuna.

Karuta

E arriviamo così al terzo gioco tradizionale, forse quello che più si avvicina anche alla cultura italiana. Stiamo parlando infatti del Karuta, ovvero un gioco di carte, come dice la parola. Il nome deriva appunto dalla parola portoghese “Carta”.
Introdotto nel XVI secolo, un giocatore legge una poesia o un proverbio ben noto. Il giocatore che identifica correttamente la carta con l’immagine o il personaggio corrispondente nel tempo più breve, guadagna un punto.

La versione più antica si chiama Hyakunin Isshu karuta e si gioca con i Tanka, una raccolta di 100 poesie di sole 5 righe e 31 sillabe.
In questa versione, un giocatore legge la prima metà della poesia e tutti gli altri devono affrettarsi per indovinare per primi il resto del testo trovando la carta corretta.

Questo è uno dei giochi più diffusi e popolari perché portano ad enfatizzare il legame e l’unione dei partecipanti.

Avete mai passato il Capodanno in Giappone e sperimentato qualcuna di queste usanze? Fatecelo sapere nei commenti!!

Photo credits:his.co.jp

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News & Curiosità dal Giappone: sette cose che forse non sai sulla Principessa Mako

Tutto il mondo conosce ormai la principessa Mako, finita nelle news mondiali per alcune scelte legate alla sua vita privata. Oggi andiamo a scoprire insieme 7 curiosità su di lei!

credits:thetimes.co.uk

1. La principessa Mako ha perso lo status di reale

La principessa Mako ha destato scalpore per aver sposato il suo “comune” fidanzato del college Kei Komuro e di conseguenza aver perso il suo status di reale. Mako ha sempre descritto il marito come un uomo “insostituibile” ma ha sempre espresso tristezza per lo scandalo che ha afflitto il loro fidanzamento.

2.  La principessa ha rifiutato l’indennizzo governativo

Mako è stata la prima principessa giapponese dopo la seconda guerra mondiale a rifiutare un indennizzo di 152,5 milioni di yen destinato alle donne reali. Si ritiene che la decisione di rifiutare il denaro sia stata la conseguenza di tutta l’opinione pubblica negativa che girava intorno al matrimonio.

3. Il disturbo da stress post-traumatico

In una conferenza stampa del 1° ottobre, i funzionari dell’Agenzia della Casa Imperiale hanno rivelato che a Mako è stato diagnosticato un “complesso disturbo post-traumatico da stress” a seguito della pressione del pubblico e dei media. Inoltre, Mako e Komuro dovevano originariamente sposarsi nel 2018. Tuttavia i media giapponesi hanno rivelato che la madre di lui era coinvolta in uno scandalo finanziario con il suo ex fidanzato causando così il rinvio delle nozze.

credits: vogue.fr

4. La principessa Mako è stata il primo membro della famiglia imperiale ad aver studiato all’ICU

Tutti i membri della famiglia imperiale hanno conseguito gli studi alla Gakushuin University, università che si trova nel quartiere di Meijiro,Tokyo. Questo prestigioso Istituto di Istruzione Superiore, fondato nel 1847, è stato avviato per educare i figli della nobiltà giapponese. I genitori di Mako hanno frequentato entrambi la Gakushuin, così come suo nonno, l’ex imperatore, e suo zio, l’attuale imperatore. Mako, tuttavia, è nota per essere una persona molto determinata che vuole ritagliarsi una propria strada nella vita. Questo include l’iscrizione all’International Christian University (ICU) di Tokyo nel 2010 dove tra le altre cose ha incontrato il suo futuro marito Komuro.

5. Ha studiato nel Regno Unito e in Irlanda

La principessa ha partecipato a diversi viaggi di studio all’estero. Nella sua prima estate all’ICU, è andata a Dublino con 19 dei suoi compagni di classe per un programma di sei settimane di lingua inglese. Invece tra il 2012 e il 2013, ha trascorso nove mesi nella capitale della Scozia, studiando storia dell’arte all’Università di Edimburgo. Nel 2014 all’Università di Leicester ha poi completato un master in studi su musei e gallerie d’arte. Grazie a queste sue esperienze è riuscita a lavorare come ricercatrice speciale al museo dell’Università di Tokyo.

credits: hellomagazine.com

6. Ha fatto volontariato in segreto nel Tohoku dopo il terremoto e lo tsunami

Fin da bambina Mako è sempre stata entusiasta dei suoi doveri reali e ha partecipato a diversi eventi di beneficenza. Dopo il terremoto e lo tsunami del Tohoku nel 2011 ha visitato la regione in segreto come volontaria. Nonostante abbia utilizzato un soprannome per cercare di non dare nell’occhio alcune persone l’hanno riconosciuta lo stesso.

7. Suo padre e suo fratello sono i prossimi nella linea di successione al trono

In Giappone solo i figli maschi possono ereditare il trono mentre le donne sono ancora escluse dalla linea di successione. Stando ad oggi, il futuro della più antica monarchia ereditaria del mondo poggia proprio sulle spalle del fratello quindicenne di Mako, il principe Hisahito. Suo padre, il principe Fumihito, è il prossimo nella linea di successione al trono ma all’età di 55 non potrà più avere figli. Spetterà quindi al figlio Hisahito produrre un erede maschio per non spezzare la secolare linea di successione.

Principessa Mako

credits: smh.com.au

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Approfondimenti: Senchadō, La Via del Sencha

Avete mai sentito parlare di Senchadō? L’ospitalità in Giappone riveste da sempre particolare importanza. Servire il tè è una delle sue massime espressioni, tanto da rappresentare una forma d’arte vera e propria. Con “Cerimonia del tè” di solito ci si riferisce al Chadō o Sadō, anche conosciuto come Cha no Yu (茶の湯 · “Acqua calda per il tè”). Ossia il cerimoniale dove regna sovrano il tè in polvere Matcha (抹茶) e che rappresenta la Cerimonia del tè per eccellenza.

Ma… sarà davvero l’unico tipo di cerimonia del tè esistente?

Senchadō 煎茶道 La Via del Sencha

Se infatti Chadō (茶道) è la “Via del Tè”, Senchadō (煎茶道) letteralmente significa “Via del Sencha”. Altro non è, che una versione meno nota del più famoso Chadō che propone un diverso tipo di cerimonia e di tè. Il Sencha infatti è un tè verde (緑茶 · Ryokucha) che, all’opposto del Matcha, non viene macinato ma lasciato sfuso. Il Senchadō non a caso nasce appositamente come alternativa al Chadō tradizionale, anche se per certi aspetti finisce per ispirarvisi o esserne influenzato.

La prima – quasi simbolica – differenza è data quindi dal tipo di tè. Nel Chadō, costituendo esse il tè in polvere, le foglie sono parte stessa della bevanda; nel Senchadō invece la preparazione avviene per infusione. Sia Matcha sia Sencha originano dalla Cina. Ma, mentre il Matcha risale al periodo della Dinastia Song (960-1279), il Sencha era in uso sotto la Dinastia Ming (1368-1644)– anche se probabilmente esisteva già da prima.

La differenza cardine risiede però nella medesima ragion d’essere del Senchadō: l’intento di contrapporsi alla disciplinata etichetta del tradizionale Cha no Yu. Fin dai suoi albori, il cerimoniale del Sencha promuove infatti un approccio più libero, meno codificato, all’arte del tè. Un po’ più “easy”– se così è concesso dire. Un approccio caratterizzato dalla ricerca di una semplicità, intesa come antitesi alla codificazione del Chadō.

Photo credits: hibiki-an.com

Tratto distintivo del Senchadō è poi anche il piacere estetico e la pregiatezza degli utensili adoperati (sovente infatti, le cerimonie Sencha possono accompagnare esposizioni d’arte). Questo aspetto ci riporta però anche al Cha no Yu delle origini… quando ancora non era tale. Ossia prima che il maestro zen Sen no Rikyū lo codificasse consacrandolo definitivamente come “Via del Tè”.

Prima di allora, anche l’esecuzione di quel Chadō allo stadio embrionale avveniva in funzione dell’esibizione degli oggetti. Motivo per cui Rikyū decise di intervenire, spostando il focus dall’esterno all’interno, dall’esteriorità alle persone coinvolte, rendendo il cerimoniale più essenziale e meno elaborato. Pur tuttavia cristallizzandolo, come sappiamo, con regole ben definite ispirate al Wabi-Sabi.

Mentre il popolare Matcha ha ormai da tempo varcato i confini della cerimonia (pensiamo ai dolci al matcha o al matcha-latte…), anche il Sencha, dalla sua, riscuote molto successo. Oggi è forse il tè più amato dai giapponesi… il più popolare, seppur a livello informale.

Origini della cerimonia: Ingen e Baisaō

Le origini del Senchadō risalgono al XVII secolo – circa cinque secoli più tardi rispetto a quelle del “proto-Chadō” – quando un monaco cinese noto in Giappone come “Ingen” giunse portando con sé novità culturali interessanti. Sarebbe stato proprio lui infatti a introdurre il servizio da tè e il modo di servire e consumare la bevanda, tipici del Gōng Fū Chá (工夫茶), l’arte del tè cinese. In particolare, quella in stile Ming. In contemporanea anche i mercanti cinesi che giungevano in Giappone – nonché quelli giapponesi estimatori della cultura cinese – contribuirono alla sua diffusione.

Il tè in foglie fece così comparsa sulla scena andando ad affiancare il Matcha – sino ad allora incontrastato –, riscontrando l’apprezzamento dei circoli della classe colta. Il cerimoniale Sencha quindi, che nasce sul calco dell’omologo cinese, è figlio degli ambienti intellettual-artistici dell’epoca. E giacché in quegli ambienti la cultura cinese andava parecchio “di moda”, non stupisce che ne abbia conservato lo stampo. A differenza del Chadō tradizionale, che dall’iniziale forma opulenta “Shoin-cha” gradualmente passa alla forma “Wabi-cha”, il Senchadō non conosce una simile metamorfosi. Divenuto anzi esso stesso simbolo di tale raffinatezza culturale, si diffuse in seguito anche presso la popolazione alfabetizzata urbana e rurale.

Photo Credits: ifuun.com

È interessante però come vi siano degli incredibili punti di similitudine fra le storie dei due cerimoniali. Proprio come per il Chadō, l’inizio del Senchadō è segnato da un personaggio apripista, Ingen, che dalla Cina importa una certa tradizione legata all’arte del tè. È colui che dà l’input.

Per il Cha no Yu tradizionale l’apripista era stato il monaco giapponese Eisai, il quale, oltre a fondare la scuola Zen Rinzai, aveva importato il metodo di preparazione Matcha. Come dicevamo all’inizio, vi è poi una certa similitudine con il Chadō degli inizi nel piacere del gusto estetico e nel focus sugli oggetti raffinati (inizialmente cinesi nella forma Shoin-cha).

Inoltre, anche Ingen fonda una particolare scuola Zen, la Ōbaku. E proprio da questa scuola, un secolo più tardi, uscirà un personaggio che pure si rivelerà fondamentale nella storia del cerimoniale Sencha. Qualcuno che vi lascerà la sua impronta… il “Rikyū del Senchadō”: un monaco noto con il nome di Baisaō. Un po’ come accadde al Chadō infatti, anche il Senchadō conoscerà un suo secondo padre.

La Via del tè in semplicità

In sostanza, il cerimoniale del Sencha prese forma da riunioni informali di cui arte e letteratura divennero da subito tema centrale. Si trattava di incontri conviviali che avevano luogo presso le dimore di anfitrioni colti e benestanti, di cui gli invitati ammiravano le collezioni. Collezioni per lo più composte di Karamono (唐物), opere in stile cinese o provenienti dalla Cina. La fine arte cinese, in particolare quella di epoca Ming, si è già detto, era molto apprezzata in questi ambienti. Quindi l’arte del Sencha, essa stessa di impronta cinese, non poteva che sposarsi perfettamente con i gusti di tali artisti e intellettuali.

Molto meglio di quanto non potesse fare il Chadō– che propone invece un’estetica sobria, una disciplina spirituale vera e propria nonché un rituale molto codificato. Un tale approccio cozzava con i bisogni di questi intellettuali… i quali intendevano viversi l’arte del tè con più spensieratezza, unitamente ad una sana contemplazione della bellezza raffinata. Ricercavano un tono rilassato ed informale che dalla cerimonia tradizionale non potevano avere. Ma il Cha no Yu tradizionale, visto appunto come troppo elaborato, formale e rigido, non stette stretto solamente alla classe colta…

Photo Credits: jalan.net

Nel XVIII secolo fece infatti la sua comparsa un monaco, Gekkai Gensho, il quale diede al cerimoniale un ulteriore boost di popolarità. Nato sotto il nome di Kikusen Shibayama, egli divenne presto noto con il soprannome di “Baisaō”, ossia “[venerabile] anziano venditore di tè”. Monaco e poeta, divenne famoso grazie ai suoi viaggi per le strade di Kyōto durante i quali vendeva Sencha come ambulante– cosa che gli valse appunto l’appellativo (anche se in realtà le sue erano vendite a offerta libera).

Come gli intellettuali benestanti, anche Baisaō rimase colpito dall’approccio dei maestri del tè cinesi, che con tanta naturalezza riuscivano a sposare compostezza a leggerezza. Arrivò così a ritenere l’arte del Sencha un modo altrettanto valido di perseguire una Via spirituale attraverso il tè– tanto quanto quella tradizionale legata al Matcha. Iniziò così a farsene attivo promotore presso il grande pubblico, in quel di Kyōto.

Raggiungendo il suo obbiettivo: nel tempo divenne così oggetto di riverenza che anche il tè Sencha crebbe di popolarità!

Photo Credits: wikipedia.org

Baisaō, padre del Senchadō

Proprio come gli intellettuali benestanti, anche Baisaō si dimostrò insofferente all’impostazione del Chadō tradizionale, preferendogli di gran lunga la più libera arte del tè Ming. La stessa scuola Ōbaku, da cui proveniva, era specializzata nella preparazione per infusione (d’altronde, era stata creata dallo stesso Ingen). È ragionevole pensare quindi che il monaco fosse già predisposto all’approccio del Senchadō, provenendo da tale scuola.

Baisaō però temeva che con il tempo il Senchadō finisse per seguire le orme del Cha no Yu. Cominciando, ad esempio, dalla consuetudine di rivendere, dopo la loro morte, gli utensili appartenuti ai rinomati maestri del Chadō. Nel timore che anche i suoi strumenti potessero incorrere in un simile destino decise, proprio poco prima di morire, di bruciarli tutti. Sforzo che tuttavia risultò vano: dopo la sua scomparsa non solo spuntarono copie della sua attrezzatura ma addirittura anche un manuale di “istruzioni per l’uso”.

Ciononostante la tradizione legata al Sencha sembra aver comunque conservato una trasmissione per lo più studente-allievo, tanto che incappare in simili manuali sarebbe più difficile. Quindi forse una speranza, quella di Baisaō, non del tutto vana.

Altra svolta si ebbe poi quando un conoscente dello stesso Baisaō ideò un nuovo metodo di produzione del tè, diverso anche da quello cinese. Seguendo tale procedura, le foglie venivano cotte al vapore (passaggio mancante nella procedura cinese tradizionale) per poi venir essiccate. È a questo punto che il termine “Sencha” (letteralmente “tè bollito”) sarebbe nato o quanto meno avrebbe preso a designare questo specifico metodo di produzione ‘made-in-Japan’.

Il cerimoniale Sencha continuerà a fiorire sino a tarda epoca Tokugawa (1603-1868): dall’era Meiji, la sua popolarità comincerà a calare fino a divenire sempre più circoscritto– differentemente dalla sua controparte tradizionale. In ogni caso, come accadde per il cerimoniale del Matcha, anche su quello del Sencha si fonderanno diverse scuole.

La cerimonia del Sencha

Cos’ha dunque di particolare questo cerimoniale rispetto a quello del Matcha? L’ambientazione – la casa da tè – oggigiorno non è molto dissimile da quella del Chadō. Le cerimonie sono aperte sia a piccoli sia a grandi gruppi di persone e, proprio come quelle del Chadō tradizionale, possono avere luogo anche all’aperto se il tempo lo consente. Aldilà del diverso tipo di tè e di preparazione, ciò che lo distingue è il tono più rilassato e la presenza di momenti informali alternati a quelli formali. E poiché qui l’estetica raffinata è valorizzata, è consuetudine per l’ospite della cerimonia esporre i propri oggetti d’arte – almeno i principali – che si tratti di cerimonie pubbliche o private.

Come nel Sadō, al loro arrivo gli ospiti possono essere fatti accomodare in una sala d’attesa e, prima dell’inizio della cerimonia, può esser loro servita una bevanda.

Photo credits: ekiten.jp

Gli utensili adoperati, proprio come nel Chadō, possono variare a seconda della scuola (alcune ad esempio si servono di oggetti giapponesi). Nel corso del cerimoniale gli oggetti, come teiera (急須 · Kyūsu) e tazzine, vengono portati su di un vassoio da uno o più assistenti. Se si opta per la qualità Gyokuro​ (玉露) – più pregiato – può essere che la teiera presenti forma particolare o che vi sia anche un bricco. Il Gyokuro​ si differenza dal Sencha standard per essere coltivato all’ombra invece che in pieno sole.

Per contro, vi sono anche varietà meno pregiate, perciò preparate meno di frequente– come Bancha o Hojicha.

Oltre a Kyūsu e tazzine, altri utensili tipici sono:

  • contenitore ermetico (per conservare le foglie di tè);
  • paletta in bambù (per raccogliere le foglie più piccole);
  • contenitore per le foglie scartate (ed eventualmente l’acqua usata per rivitalizzare il tè sfuso);
  • lo Yuzamashi, accessorio per raffreddare l’acqua che serve a risvegliare le foglie (può fungere anche da brocca una volta che il tè ha finito di macerare).

Photo Credits: hankyu-dept.co.jp

Temperatura e tempo d’infusione – oltre a quantità del tè e dell’acqua – sono parametri essenziali cui prestare attenzione. Poiché dalla loro miscela dipenderà il sapore finale, tendente all’umami (il quinto senso, “saporito”) piuttosto che all’amaro. Infine, anche qui fanno la loro comparsa i deliziosi dolcetti giapponesi, consumati prima del tè, come nel Chadō.

Senchadō e Chadō: due prospettive a confronto

Una cosa interessante da notare è come entrambi gli approcci si propongano la ricerca della semplicità – e il rifuggire l’elaboratezza – ma al contempo siano antitetiche l’una all’altra. Questo perché ognuna ricerca la semplicità (come positiva) e riscontra elaboratezza (come negativa) in dimensioni differenti.

Il Chadō la ricerca nell’esteriorità, mentre il Senchadō nella procedura e nell’atmosfera dell’arte del tè. Ciò che l’una vede di positivo o negativo in una determinata area, l’altra prospettiva non riesce a vederlo. Il Chadō, così come lasciatocelo da Rikyū, è essenziale e ripudia l’opulenza della dimensione esteriore. Il ‘troppo’ va eliminato. Poiché gli eccessi sensoriali distolgono dalla centratura meditativa da lui voluta per il Chadō, venendo l’attenzione catalizzata da ciò che appare e la concentrazione così intaccata. La bellezza nel Chadō di Rikyū non dev’essere quindi “raffinata” ma sobria. In questo modo si cerca di ridurre al minimo indispensabile ogni tipo di stimolo sensoriale.

I fautori del Senchadō per contro lamentavano sì troppa elaboratezza, ma non nella dimensione esteriore: bensì, nella codificazione stessa dell’arte del tè. Una codificazione ritenuta appunto eccessiva, tale da rendere l’esperienza – dal loro punto di vista – troppo inquadrata, rigida e formale. In questo senso dunque, ricercavano la semplicità: non nell’estetica, bensì nel modo di porsi e performare il cerimoniale. L’approccio per loro doveva essere più “light”. Mentre l’estetica cui erano abituati (e che magari il Chadō tradizionale poteva inquadrare come opulenta) non rappresentava un eccesso negativo, ma anzi una raffinata estetica. La sua contemplazione, qualcosa di del tutto naturale.

Due concezioni di semplicità/elaboratezza agli antipodi, indubbiamente. Ricapitolando: il Chadō ricerca la semplicità nel momento in cui tenta di eliminare tutto ciò che non è necessario e a tal fine opera una serie di accorgimenti applicando il criterio del “meno è più”; per il Senchadō sono proprio tali ‘rimedi’ messi in atto a far venir meno la semplicità– per come appunto dai suoi fautori intesa. Invece, essi ricercavano un metodo di preparazione più flessibile, maggiore libertà di espressione nonché il piacere della bellezza raffinata. E poi, come probabilmente avrebbe detto Baisaō: anche in questo modo, si può camminare lungo una Via spirituale.

Photo credits: girlschannel.net

Un’altra Via del Tè

Abbiamo visto che la cerimonia del Sencha è un modo diverso di vivere l’arte del tè, originatosi qualche secolo più tardi rispetto a quella del Matcha. “Senchadō” designa un modo alternativo di bere e gustare i tè verde giapponesi (più vegetali e dal sapore umami rispetto a quelli cinesi).

Rimane però comunque, a tutti gli effetti, parte integrante della Via del Tè… poiché, per quanto diverso, con il Chadō tradizionale condivide un medesimo cuore. Ossia, il voler in qualche modo entrare in comunione con qualcosa aldilà di sé stessi– oltre ad essere entrambi espressione di quell’ospitalità tanto valorizzata nella cultura giapponese. Come nel cinese Gōng Fū Chá e a differenza del Chadō, il metodo di preparazione è più semplice, sebbene nel tempo si sia formalizzato un pochino di più rispetto agli inizi.

Personalmente, non vedo perché Chadō e Senchadō non possano coesistere o debbano escludersi. Anzi, se vogliamo, possono essere due esperienze speculari… possono, per così dire, completarsi. In questo modo ciò che l’uno non è grado di dare in termini di esperienza, è l’altro a poterlo fare. Dopotutto, si può essere ben consapevoli o presenti a sé stessi in qualsiasi circostanza, situazione e luogo. Sono dell’idea che i due cerimoniali colgano due diversi aspetti di una stessa realtà.

Saranno anche inconciliabili nel momento stesso delle loro esecuzioni (le esigenze che l’una e l’altra cerimonia richiamano sono naturalmente diverse), tuttavia entrambe possono contribuire al benessere degli individui. Ognuna in momenti diversi. Ognuna nel proprio opportuno momento. Il Cha no Yu è preziosissimo in termini di disciplina spirituale… nell’insegnare la centratura meditativa. Il Senchadō invece può subentrare e svolgere il suo compito nel momento in cui si abbia bisogno di accedere a una “comunione con il Tutto”… in modo leggero.

Dopotutto, non c’è un tempo per ogni cosa?

Photo credits: theartofjapanesegreentea.com

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Consigli di etichetta in Giappone, le regole di comportamento sociale

Cos’è l’etichetta in Giappone? Prima di mettere piede in un nuovo posto, è giusto informarsi bene sul cosa fare e cosa non fare. Quindi che cosa dobbiamo aspettarci andando in Giappone?

Il Giappone è un paese che tiene in modo particolare all’etichetta, i giapponesi guardano molto le regole comportamentali che una persona osserva… e il più delle volte non te lo fanno capire! Non perchè non siano sinceri, ma perchè la loro delicatezza e timidezza tende molto a non farli esprimere liberamente.

Secondo la testata savvytokyo.com/ , ecco le cinque regole per rispettare l’etichetta in Giappone!

etichetta in giappone
Photo credits: savvytokyo.com

Non mangiare e bere sui treni o mentre si cammina

Non che sia una cosa particolarmente ineducata farlo, ma meglio evitarlo, perchè dà l’idea di qualcosa di trasandato. Il giapponese non ama molto la poca cura di sè stessi e degli altri, per questo vi sconsigliamo caldamente di farlo!
Questa regola ovviamente non vale sugli shinkansen e sugli aerei dove viene servito il cibo, in quel caso è bene consumare tutto.

etichetta in giappone
Photo credits: savvytokyo.com

Parlare a voce alta sui treni

Mai mai mai parlare a voce alta sui mezzi di trasporto! In Giappone farlo significa essere molto maleducati e poco rispettosi verso gli altri. Se proprio si riceve una telefonata, meglio rispondere quando si scende alla fermata, senza far sentire a tutti la propria discussione.

etichetta in giappone
Photo credits: savvytokyo.com

Manifestazioni pubbliche d’affetto

Sicuramente avete presente l’immagine di due giapponesi che si scambiano il biglietto da visita tenendolo con entrambe le mani. Ecco, questo è il modo in cui ci si presenta in Giappone. Giusto tenere il biglietto da visita con entrambe le mani ed il proprio nome a favore di lettura della persona che si sta conoscendo. In generale, i giapponesi sono molto timidi e molto conservatori, quindi non amano molto le manifestazioni pubbliche d’affetto. Evitare quindi i baci e gli abbracci in pubblico, un saluto a distanza è sempre più apprezzato ed elegante. Generalmente, il giapponese tende a perdere i suoi freni inibitori dopo qualche bicchiere in più, ma in quel momento sarà lui stesso a farsi vedere predisposto ad una manifestazione più “affettuosa”.

Usare in modo corretto le bacchette

Per quanto riguarda le bacchette, le regole da seguire sono più di una.
Quando si mangia, usare il più possibile le bacchette evitando le dita.
Mai giocherellare con le bacchette e quando non si sta mangiando è importantissimo ricordarsi di appoggiarle sull’apposito supporto e MAI verticalmente nel riso! Ricordiamo che questa immagine ricorda l’incenso che si mette a bruciare per il defunto, quindi davvero poco bello da vedere. Il piatto è sempre affiancato dal supporto per le bacchette, quindi è buona educazione utilizzarlo.
Mai passare il cibo da una bacchetta all’altra, perchè questo gesto ricorda un funerale tradizionale buddista, quando le ossa del defunto vengono passate tra le bacchette cerimoniali dei membri della famiglia.

etichetta giapponese
Photo credits: savvytokyo.com

Separare correttamente i rifiuti

In Giappone è importantissimo separare i rifiuti in modo corretto, in caso contrario i tuoi vicini potrebbero crearvi non pochi problemi ed esistono molte regole riguardanti questo. Spesso, a causa della non osservanza di queste regole, si arriva a veri e propri litigi e “vendette” davanti alla tua porta di casa.

Queste sono solo alcune regole da seguire per vivere serenamente e in modo rispettoso il Giappone, ma ci sono altri comportamenti che è giusto seguire come essere puntuali, non cercare mai scuse, non fumare mentre si cammina per strada, ma usufruire degli appositi “angoli per fumatori” e non versarsi la birra da soli ad una festa. In fin dei conti, basta un po’ di senso civico e di educazione.

Siete pronti quindi ad andare in Giappone, a rispettare e farvi rispettare, ora che sapete cos’è l’etichetta in Giappone!

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News & Curiosità dal Giappone: il Museo Ghibli ha ufficialmente aperto il suo primo store online!

Ci sono ottime notizie per i fan del maestro Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli! A causa della pandemia del Covid-19, il museo Ghibli di Mitaka (Tokyo) è stato uno dei più importanti siti turistici a chiudere temporaneamente le sue porte. Quella che doveva essere una breve chiusura di tre settimane ha finito per essere prolungata per un anno e mezzo circa. Anche se attualmente il museo ha riaperto le porte ai visitatori, il numero di questi è in calo perché molte persone continuano ad evitare viaggi e spazi chiusi.

 

credits:  jrailpass.com

Ma abbiamo una buona notizia per voi! Molti fan sono stati costretti a rimandare la loro visita al museo ma adesso c’è finalmente un modo per ricreare l’atmosfera dei film dello Studio Ghibli nelle proprie case. L’apertura del negozio online permetterà di acquistare i prodotti originali che prima erano in vendita solamente nello store Mamma Aiuto, situato all’ultimo piano del museo.

Sul sito è possibile scegliere tra una vasta gamma di articoli: dai gadget più famosi, all’oggettistica della cultura giapponese, fino ad arrivare ai prodotti per la casa! Le immagini sono solo un assaggio del mondo magico che potete trovare sul sito!

credits: ghibli-museum-shop.jp

Consigli utili per i fan italiani del Museo Ghibli

Al momento il servizio di spedizione è attivo solo in Giappone ma non disperate! I clienti internazionali possono sempre cercare servizi di spedizione alternativi per farsi consegnare gli articoli nel proprio paese. A tal proposito vi consigliamo il sito tenso.com molto utile per comperare i vostri items preferiti direttamente dal Giappone!

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Approfondimenti: La casa moderna giapponese

La casa moderna giapponese presenta delle caratteristiche particolari soprattutto in termini di spazi abitativi , piuttosto piccoli se paragonati alle nostre abitazioni. Per approfondire questo aspetto è necessario conoscere intanto il Giappone da un punto di vista geografico e sociale.

Questione geografica e sociale del Giappone

Il 75% della superficie del paese è composto da montagne e terreni collinari. Solo il 30,2% del terreno risulta abitabile. La limitata superficie abitabile fa sì che la densità di popolazione del Giappone sia tre volte più alta rispetto a quella europea. Le tre maggiori aree metropolitane dell’isola Honshū sono il Kantō (Area di Tokyo), Chukyo (Nagoya) e il Kansai (Ōsaka) e costituiscono il 51% del totale della popolazione giapponese.

credits:eubusinessinjapan.eu

Negli ultimi anni è cresciuta la forte migrazione dalle zone rurali a quelle urbane. Nell’anno 2013 è avvenuta quella più grande e contava ben 89,786 persone trasferitesi nelle maggiori aree di Tokyo, Nagoya e Ōsaka. Il limitato terreno edificabile in Giappone, dovuto alle sue caratteristiche geografiche e la densità di popolazione presente nelle aree urbane delle maggiori città, ha avuto una notevole influenza sulla costruzione delle case e soprattutto sulla loro dimensione.

Le dimensioni delle case moderne giapponesi

Mediamente un’abitazione moderna giapponese va dai di 50m² ai 70m².  Tuttavia, la dimensione può cambiare in base al tipo di appartamento e al posto in cui è situato. Ultimamente nei centri urbani si nota una maggiore presenza di appartamenti abitati da una sola persona. Su questo trend gioca un fattore fondamentale sociale del Giappone: i nuovi single. Dal 1973 infatti il declino del numero dei matrimoni è stato costante con l’aumento di giovani professionisti sempre più concentrati sulla carriera. Di conseguenza il settore delle costruzione di case mono-abitante registra un’altissima crescita. Seguendo questo trend, nella città di Tokyo è sempre più comune trovare appartamenti chiamati one-room ワンルーム. Si tratta di monolocali di piccole dimensioni che vanno solitamente dai 13m² ai 20m² ma possono essere anche più piccoli.

 

credits:news-postseven.com

La concezione dell’arredamento

La dimensione degli spazi abitativi giapponesi moderni influisce sull’arredamento. Quando si tratta di arredare spazi più o meno ridotti, in primo luogo la scelta ricade su mobili e accessori di piccole dimensioni. Inoltre è importante che siano funzionali in modo da essere combinati e utilizzati in vari modi. Emerge da ciò il concetto di polifunzionalità di spazi e oggetti. Le diverse aree abitative possono essere utilizzate con finalità diverse ma anche una stessa piattaforma può funzionare come piano di seduta, scrivania, tavolo per mangiare ecc. Un esempio di polifunzionalità è l’idea nata in Giappone di includere nell’arredamento delle proprie case la cosiddetta Draw a line. Si tratta di un bastone in tensione da porre alla due estremità di un pavimento, soffitto o parete a cui si possono appoggiare o attaccare supporti, ripiani, luci e simili. Già negli anni Cinquanta il brand Heian Shindo aveva iniziato a produrre queste aste che con il tempo hanno avuto un successo inaudito. La Draw a line è una soluzione essenziale, salva-spazio e rappresenta l’incontro di semplicità, linearità e stile giapponese.

credits: heianshindo.com

La scelta dei mobili

I giapponesi scelgono abilmente i mobili per arredare le proprie case basandosi sul principio di far sembrare le stanze più grandi. I divani vengono spesso spostati verso gli angoli o il muro in modo da sfruttare tutto lo spazio a disposizione. Posizionando gli oggetti in tale maniera, il pavimento sarà più libero e di conseguenza la casa sembrerà anche più spaziosa.
I mobili sono normalmente bassi e larghi così da essere in grado di offrire una visione più ampia della stanza. Tavoli, letti ma anche sofà, tutti con altezze contenute in modo tale da mantenere la linea degli occhi bassa.Nelle case moderne giapponesi di solito la cucina e la sala da pranzo rappresentano un unico spazio. Ultimamente in Giappone sta crescendo il numero di cucine con bancone che serve per consumare pasti veloci come la colazione. Per i pasti più formali con la famiglia si usa il tavolo posto di fronte al bancone. Un altro aspetto che differenzia le cucine giapponesi dalle altre è che gli elettrodomestici molto spesso sono già incorporati nella cucina. In altre parole nelle cucine molto spesso sono già preinstallati gli elettrodomestici tradizionali come il forno, fornelli, lavello, frigorifero ecc.

credits:suumo.jp

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Kōyō 2021: I migliori post dove ammirare il foliage autunnale

L’autunno è già arrivato e come ogni anno, in Giappone è cominciata la stagione del Kōyō che include il periodo del Momiji e del Ginkgo foliage!

Il giappone lo sappiamo, è una nazione che, come l’Italia, presenta le 4 stagioni: Primavera (春 – haru), Estate (夏 – natsu), Autunno (秋 – aki) ed Inverno (冬 – fuyu). Con Kōyō, come abbiamo già detto in un precedente articolo, si intende infatti quel periodo dell’anno in autunno dove possiamo assistere al cambiamento del colore delle foglie. Ci sono varie specie di alberi in Giappone, ma quelli autoctoni che ci regalano questo splendido show sono in particolare gli Aceri e il Ginkgo Biloba. Infatti, grazie a queste specie possiamo assistere al periodo del Momiji, cambiamento delle foglie di acero, e al Ginkgo foliage.

Oggi vogliamo condividere con voi alcuni dei posti migliori per assistere a questo incredibile spettacolo della natura!

Momiji: Tempio Eikando, Kyoto

Momiji

Photo credits: kyoto.travel

Situato poco distante dal centro di Kyoto, i giardini del tempio Eikando offrono un incredibile vista durante il Momiji. Inoltre, essi sono illuminati anche di notte offrendo così un incredibile emozione notturna. Solitamente, il periodo migliori per godere di questo incredibile spettacolo è durante la seconda metà di novembre o alla fine del mese stesso.

Arashiyama, Kyoto

Momiji

Photo credits: hisgo.com

Ci spostiamo nella periferia di Kyoto per trovare Arashiyama, un angolo di Giappone che ci offre montagne ricoperte da boschi. Ed è proprio in questo periodo dell’anno, durante il Momiji, che queste distese di alberi si trasformano in un mosaico multicolore che si riflette nel fiume Sagano. Qui il foliage solitamente dura fino ad inizio dicembre, permettendoci così un’esperienza irripetibile ed uno spettacolo unico nel suo genere.

Momiji: Tempio Tofukuji, Kyoto

Momiji

Photo credits: japan-guide.com

Dall’arancione al rosso, questi i colori che disegnano e circondano il Tempio Tofukuji, uno dei luoghi più popolari per il Kōyō e il Momiji. Quando vi troverete qui, vi sembrerà davvero di immergervi in un mare di foglie di acero, circondandovi di una sensazione di immensa pace e tranquillità. Il momento migliore per godere di questo spettacolo è da metà a fine novembre,

Viale Jingu Gaien Ginkgo, Tokyo

Ginkgo biloba

Photo credits: japantravel.com

E dal momiji passiamo al Ginkgo foliage, un altro dei simboli del Giappone. L’albero di Ginkgo Biloba è conosciuto come Icho ed è l’albero ufficiale della città di Tokyo. Infatti, molte delle strade della città sono costeggiate da questi possenti alberi. Il luogo più famoso per godere dello spettacolo delle meravigliose foglie gialle di Ginkgo è infatti il viale che si trova nel parco Meiji-jingu Gaien. Qui, da fine novembre, il panorama passa dal colore verde dell’estate a un brillante giallo che ci accompagna fino a inizio dicembre.

Parco di Ueno, Tokyo

Dall’Hanami con i suoi fiori di Sakura, al Momiji e i colori dell’autunno, il parco di Ueno a Tokyo è sempre uno dei posti migliori per godere di questi spettacoli della natura. Istituito quasi 150 anni fa e casa di più di 9000 alberi, questo bellissimo posto è uno dei luoghi privilegiati per la visione del foliage da metà novembre a inizio dicembre.

Momiji: Giardino Rikugien, Tokyo

Momiji

Photo credits: japan-guide.com

Se invece preferite farvi trasportare indietro nel tempo, il giardino Rikugien è il posto perfetto per voi. Restaurato nel 1878 ma originario del periodo Edo, qui potrete assistere ad un’esperienza unica del Kōyō. Infatti, gli alberi che circondano il lago soo illuminati anche di notte in modo da poterli ammirare anche dopo il tramonto. Un paesaggio unico che Tokyo offre ai suoi visitatori dove si possono ammirare le luci e le foglie rifflesse misticamente sulla superficie dell’acqua. Il periodo migliore è da metà novembre a inizio dicembre e il parco ha un costo di ingresso pari a 300¥.

Parco Nazionale di Oze, Nikko

Photo Credits: https://national-parks.org/japan/nikko

Ci spostiamo a nord di Tokyo e arriviamo a Nikko all’interno del parco nazionale. I sentieri che troviamo qui rendono questo un luogo perfetto per la visione del Kōyō. Fra cascate, paludi e praterie, Oze è un habitat unico anche per il kusamomiji, ovvero i colori autunnali dell’erba. Passo dopo passo vi troverete immersi nelle fronde rosse e dorate, una visione magica che vi accompagnerà da fine settembre sino a circa metà ottobre.

Parco Nazionale Daisetsuzan

Photo credits: japan-guide.com

Se preferite godere di questo meraviglioso spettacolo in modo più privato evitando le folle, il Parco Nazionale Daisetsuzan è ciò che fa per voi. Qui Hokkaido si veste di rosso, oro e arancione ed questo parco vanta anche il primato del Kōyō. Infatti, trovandosi molto a nord. fra vulcani, laghi, montagne e sorgenti caled è quasi sempre la prima location a vedere il cambiamento delle prime foglie!

Momiji: I cinque laghi del Fuji

Momiji

Photo credits: hisgo.com

E per i più tradizionalisti, non poteva di certo mancare il panorama del Monte Fuji. Anche in autunno, il signore del Giappone ci regala una vista spettacolare. Vedere il cambiamento delle foglie all’ombra del Monte Fuji è un evento incredibile che sicuramente diventerà un’esperienza unica nella vostra vita. Inoltre, potete anche noleggiare una barca per visitare il lago Kawaguchiko. Infatti, da qui potrete ammirare la bellezza del paesaggio che vi circonda e vederlo riflesso nella superficie del lago. Questo vi permetterà di sentirvi completamente avvolti e immersi in quello che è il vero Kōyō giapponese. Da fine ottobre a metà novembre, questo è la meta da sogno per assistere al foliage.

In Conclusione

Il Kōyō è uno dei periodi più magici in Giappone, un’esperienza che almeno una volta nella vita va affrontata. Tuttavia ricordiamo che il periodo del foliage può variare di anno in anno a seconda delle previsioni meteo. Proprio per questo, ogni anno il Giappone rilascia il forecast ufficiale!

Pronti a godere dell’immenso spettacolo del Momiji e Ginkgo foliage durante il Kōyō?! Siamo curiosi di vedere le vostre foto!

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News & Curiosità dal Giappone: Cosa ci invidiano i giapponesi?

Per le News & Curiosità dal Giappone: Cosa ci invidiano i giapponesi?
Noi italiani ci troviamo spesso ad invidiare ciò che hanno in Giappone… ma dal Giappone che cosa ci invidiano?


Photo Credit: https://twitter.com/hydro_homies/

Secondo alcune ricerche e l’articolo di excite i giapponesi dicono:
“L’Italia ha fontane che servono acqua frizzante e acqua fredda…” le fontane sono definite strutture pubbliche invidiabili per i giapponesi!

A noi sembrano normali, ma per i giapponesi è qualcosa di unico avere l’acqua gratis che possa essere raccolta nelle bottigliette. Così dicono, che “l’Italia ha l’acqua gratis e ci sono vari rubinetti, uno per l’acqua frizzante, uno per l’acqua fredda e uno per l’acqua semplice, tutti gratuiti.”

trovano bellissimo poter bere acqua frizzante o fredda in una giornata calda e che siano in tutta Italia! Non solo in una parte del paese!

Esistono strutture chiamate “Case dell’acqua”. Per noi sono cose normali, per i giapponesi sono invece qualcosa di unico! Sembra una grandissima fortuna poter portare la propria bottiglia e riempirla con acqua locale di buona qualità con un buon retrogusto! L’acqua è gratuita e l’acqua frizzante invece costa solamente 0,05 € al litro. È un ottimo modo per risparmiare denaro e non sprecare bottiglie di plastica.

Excite ha raccolto vari commenti di giapponesi in visita in Italia, sorpresi dalla presenza queste fontane e dalla possibilità che offrono.

“Nei ristoranti le acque frizzanti vengono presentate addirittura come i vini! Ognuna di loro ha le sue caratteristiche!”

“Addirittura ci sono acque frizzanti naturali, com’è possibile?”

Il segreto è l’effervescenza naturale: con l’attività vulcanica, l’anidride carbonica si dissolve in acqua sotto pressione nelle profondità del sottosuolo. L’acqua effervescente sale naturalmente attraverso le sorgenti calde.

Per i giapponesi, la possibilità di avere l’acqua a disposizione in fontane pubbliche è qualcosa di unico. E l’Italia sembra l’unico Paese che possa servire acqua davvero di buona qualità, perchè, se per loro andate negli Stati Uniti, le tre scelte potrebbero essere “acqua arrugginita”, “acqua calcarea” oppure “niente acqua”. Insomma, abbastanza diverso dalla scelta tra “acqua fredda” , “acqua naturale” e “acqua frizzante”

Insomma, quando vi capiterà di vedere una fontana pubblica o una casetta dell’acqua, prestatele un po’ di attenzione e sappiate che per qualcuno, dall’altra parte del mondo, quella struttura è un miracolo!

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News & Curiosità dal Giappone: Ramen o Pasta? Feumen!

Ramen o pasta stasera? Se non riesci a decidere allora il nuovo ristorante Feumen, situato nel quartiere di Aoyama a Tokyo, potrebbe avere la soluzione per te! Nato dalla collaborazione di due rinomati chef giapponesi, Ayumi Sato e Hiroto Sato, è un ristorante molto particolare. I noodles che vengono offerti, come dice lo stesso slogan in giapponese rāmen demo nai, pasuta demo nai ラーメンでもない、パスタでもない, non sono nè pasta nè ramen!

I noodles Feumen

I noodles Feumen sono di medio spessore, di colore giallo, preparati con una farina di grano reperibile in Hokkaidō e nel Kyūshū. Questa è la chiave per renderli né troppo morbidi né troppo duri. Vengono serviti freddi con sopra una calda salsa di gamberi molto piccante e con un mix di spezie. A queste si possono aggiungere tanti altri condimenti. Quello più popolare al momento è il condimento onsen tamago 温泉卵. Si tratta di un uovo tradizionale giapponese cotto lentamente nelle acque calde dell’onsen ovvero le “terme giapponesi”. L’uovo viene poi combinato con del formaggio in polvere per dare quel tocco di gusto in più ispirato all’italianità.

 

 

Feumen

credits: gnavi.co.jp

L’interno del ristorante: fra arte e sicurezza

 

L’interno del ristorante offre al cliente un mix di paesaggi naturali e artistici con un bancone centrale che ricorda l’albero creato dal paesaggista di fama mondiale Seijun Nishihata, circondato da diverse opere di Nana Soeda, giovane pittrice emergente. Il locale è dotato anche di una terrazza per godersi i noodles in una calda giornata di sole.

Interno Ristorante Feumen

credits: prtimes.jp

Infine un’altra particolarità è che sia l’ordinazione che il pagamento avvengono online. Basta infatti scansionare all’ingresso il codice QR e registrare la carta di credito sul sito web per visionare il menù. Con un semplice tocco si può ordinare e pagare il proprio pasto in perfetta sicurezza!

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