L'autodisciplina e gli studi del tè
Una delle grandi lezioni che ho appreso durante i miei 25 anni di studi del tè è l’importanza dell’autodisciplina. Credo che sia uno di quei valori adulti che non sembrano più essere tenuti da conto. Ero solita pensare all’autodisciplina come a una punizione; sentirsi in colpa perché non avevo fatto le cose che avrei dovuto fare, negandomi così il piacere della vita.
Quando all’inizio arrivarono gli studi del tè, non ero una studentessa particolarmente brillante. Non praticavo fra una classe e l’altra, la mia sensei mi rimproverava durante la lezione perché la mia mente vagava, ero in ritardo alle lezioni e ponevo sempre le domande anche quando la sensei aveva appena finito di spiegare proprio la cosa che stavo domandando (non prestavo attenzione). Di conseguenza, non progredivo molto.
Chūken Hachikō: il significato della fedeltà
Hachikō era un bellissimo esemplare di razza Akita bianco, nato nell’omonima prefettura nel 1923 e portato a Tokyo dal suo padrone, Ueno Hidesaburō, docente presso l’università di Tokyo, come regalo per la figlia. Gli fu dato il nome Hachikō, perché le sue zampette anteriori assomigliavano al carattere giapponese del numero otto (八 hachi).
Ogni mattina, cane e padrone, si recavano insieme alla stazione di Shibuya, dove il professore prendeva il treno per andare al lavoro, e, ogni pomeriggio, Hachikō attendeva pazientemente il suo ritorno seduto davanti alla biglietteria. Questa routine fu interrottà qualche anno dopo dall’improvvisa morte del professor Ueno, il quale non fece più ritorno. Il povero cane non si arrese alla realtà e continuò a recarsi alla stazione ogni giorno alla stessa ora, nella speranza di rivedere l’amato padrone rientrare finalmente a casa. Leggere di più
Cucina giapponese
Filosofia e tradizione
La ricerca della perfezione estetica è un dato ancora molto presente nella filosofia di vita giapponese: bellezza e rigore formale fanno parte al tempo stesso della tradizione e del quotidiano, anche in cucina. La cucina giapponese rappresenta un’esperienza unica nel suo genere, che coinvolge profondamente a diversi livelli. Non solo il gusto, ma anche la nostra sensibilità estetica viene piacevolmente sollecitata dalla bellezza impeccabile nella presentazione dei cibi, dall’armonia dei colori nel piatto e dall’equilibrio degli accostamenti.
L’appetito è stuzzicato in maniera irresistibile, le aspettative sensoriali amplificate. Un piatto è buono anche perché è bello a vedersi, e bellezza vuol dire cura estrema dei particolari, scelta attenta di stoviglie e utensili, anche per quel che riguarda la loro disposizione. Ogni pietanza prende forma nel suo piatto, ogni gesto è ripetuto all’infinito, perfezionato fino a rendere la preparazione del cibo simile a un rito antico.
Un salto nella meravigliosa Tokyo sotterranea
Chilometri e chilometri di metrò. Shopping center, ristoranti, negozi di ogni genere. Ecco cosa caratterizza il sottosuolo di Tokyo. Nel tentativo di combattere inquinamento e sovraffollamento, la nuova sfida della capitale giapponese è sfruttare il suo spazio sottostante, per creare una città parallela che offra servizi e spazi amplificati per rendere Tokyo più vivibile.
Mentre la Tokyo “di sopra” si espande verso l’alto con la costruzione di nuovi ed innovativi edifici che ospitano uffici all’avanguardia, gli stessi giapponesi chiedono strutture sotterranee funzionali per il poco tempo libero che gli rimane durante la giornata. Tempo libero che, per la maggior parte, trascorrono, proprio sottoterra per spostarsi da un capo della città all’altro.Leggere di più
Da un'email nasce un romanzo: il fenomeno dei keitai shosetsu
I keitai shōsetsu sono il nuovo movimento letterario giapponese sviluppatosi nell’ultimo decennio. Il termine tradotto significa “romanzi per il cellulare”. Si tratta appunto di romanzi virtuali che, non solo vengono letti, ma anche scritti sullo schermo del proprio telefono cellulare da giovani autrici amatoriali, non necessariamente interessate alla letteratura, le quali narrano con genuina semplicità le loro esperienze di vita sociale, introducendo al tempo stesso un nuovo tipo di scrittura all’occidentale.
Lo stesso termine comprende anche gli e-book, ovvero libri nati in forma cartacea e poi trasposti in versione elettronica per essere letti principalmente sul PC o palmare, e recentemente anche con il cellulare. Per i keitai shōsetsu il procedimento è inverso, in quanto nascono in versione elettronica e quelli di maggior successo vengono pubblicati in forma cartacea. Leggere di più
Cucina giapponese
Tempura – fritto di mare e verdure
Preparazione
Preparazione del tempura:
700 g di gamberetti, 800 g di filetti di sogliola, 1 coda d'aragosta, 2 carote medie, ½ melanzana media, 220 g di fagiolini verdi.
Lavate, scolate e sgusciate i gamberetti badando a lasciare la coda intatta. Praticate un'incisione nel senso della lunghezza, eliminate la vena e fate un altro piccolo taglio nella parte inferiore, vicino all'estremità, per evitare che i gamberetti s'arriccino troppo durante la cottura.
Lavate i filetti di sogliola e tagliateli in quadrati di 6 cm circa di lato; tagliate a pezzetti la coda di aragosta.
Asciugate tutto con cura. Raschiate e lavate le carote, tagliatele a fettine lunghe 7 cm circa; lavate e pelate la melanzana, tagliatela a fette spesse ½ cm, e ogni fetta in quarti; nettate i fagiolini eliminando le estremità e, se c'è, il filo, e tagliateli in tronchetti di 7 cm circa.
Cucina giapponese
Dashi – brodo di pesce
Ingredienti
2-3 cm di nori (alga), 5 tazze d'acqua, 1 tazza di tonno secco spezzettato, 2 cucchiaino di sale, 1 cucchiaino di salsa di soia
Preparazione
Sciacquate bene il nori e mettetelo in casseruola con le 5 tazze d’acqua. Portate a forte bollore, scolate il nori e tenetelo da parte per il dashi. All'acqua, sempre in ebollizione, aggiungete il tonno secco; poi togliete immediatamente la casseruola dal fuoco e lasciate riposare 2 minuti.
Filtrare con un panno pulito, passando il brodo in un altro recipiente; conditelo con il sale e la salsa di soia. Leggere di più
Cucina giapponese
Riso sushi
Ingredienti
500 gr. di riso giapponese a chicco piccolo
½ bicchiere di aceto di riso
2 cucchiai di zucchero semolato
½ cucchiaino di sale
Preparazione
1 Lavate il riso in acqua fredda, continuando a cambiare l’acqua finché quest’ultima non risulta chiara. Lasciatelo a bagno per 15 minuti, dopodiché scolatelo con cura e lasciatelo riposare per altri 10 minuti.
2 Mettete il riso in una pentola, coperto con una dose d’acqua pari al suo peso (500 ml), a fuoco alto finché non bolle; al bollore, abbassate la fiamma e cuocetelo per 10-15 minuti. Toglietelo dal fuoco e fatelo riposare per 15 minuti.
3 Passate il riso nell’apposito contenitore di legno, l’hanghiri; sciogliete lo zucchero e il sane nell’aceto, riscaldando appena il tutto. Fate raffreddare la miscela, quindi versatela sul riso, facendola colare prima sul cucchiaio per distribuirla meglio.Leggere di più
Cucina giapponese
Kamaboko – polpettine di pesce
Ingredienti
500 g di filetti di sogliola, 2 cucchiai di maizena, 1 cucchiaino di sale, 1 cucchiaino di zucchero, 1 cucchiaino di salsa di soia, ¼ di cucchiaino di glutammato monosodico, 1/3 di tazza d'acqua fredda, grasso o olio abbondante per friggere
Preparazione
Diliscate delicatamente il pesce e pestatelo o passatelo al tritacarne fino ad ottenere un impasto di grana finissima. Amalgamatevi la maizena, il sale, la salsa di soia, il glutammato monosodico, lo zucchero e tanta acqua quanta ne può assorbire mantenendo una ferma consistenza; ricavatene polpette piuttosto dorate e croccanti.
Sgocciolatele, passatele su un pezzo di carta assorbente per eliminare l'unto in eccesso e servitele calde.
Tratto da cookaround.com
Lo Hanami: l'esaltazione della natura giapponese
Il Giappone è famoso per il suo rapporto armonioso con la natura: l’idealizzazione di tale rapporto invade la quotidianità del mondo nipponico, costituendo anche la maggior parte delle metafore linguistiche esistenti.
Questo fa sì che il cambio delle stagioni (四季shiki) sia particolarmente sentito da ogni individuo giapponese, al punto da ritualizzarne l’unicità, come succede con l’arrivo della primavera.
L’inizio della primavera rappresenta in Giappone una rinascita, che sottolinea il sollievo della fine dell’inverno. Perché questa rinascita sia vissuta globalmente, si festeggia facendo un hanami 花見(hana “fiore” + mi “guardare”), dove per “fiore” si sottintende il ciliegio in qualità di fiore tradizionale. Considerato da un punto di vista antropologico un rito di passaggio e al contempo un rito di aggregazione, esso consiste nel costituire un gruppo che si trasferisce in un luogo vicino ai ciliegi in fiore nel pieno della città di Tokyo (meta prediletta da tutta la popolazione giapponese), dove sia possibile osservarli al riparo dal vento e su un telo blu, dove si consumerà un appetitoso pic-nic accompagnato da tanto sakè. Questo telo blu rappresenta metaforicamente lo spazio all’interno del quale ogni individuo, scalzo, condivide un ambiente “intimo” con i suoi amici, o familiari, o colleghi, depositando il sé fuori dallo spazio delimitato dal telo: al suo interno gli è possibile esprimersi liberamente, scevro dai precetti morali che generalmente caratterizzano la vita giapponese.
Lo Hanami rappresenta dunque un’occasione di esaltazione della cultura tradizionale giapponese fortemente ancorata alla natura, e, contemporaneamente, un modo perché il senso del gruppo, pilastro della società nipponica, possa rafforzarsi di fronte all’effimero della vita.
Elena Ghilardi


