Marzo, 2026

21MaralldayalldayEvento: "Primavera 2026: Hokusai a Palazzo Bonaparte"(Tutto il giorno: sabato) Piazza Venezia, 5

Dettagli evento

Palazzo Bonaparte ospita la più completa mostra italiana su Katsushika Hokusai, con opere del Museo di Cracovia, per i 160 anni di relazioni Italia-Giappone.

Nella primavera del 2026Palazzo Bonaparte a Roma diventerà il crocevia di un dialogo culturale secolare, ospitando la più esaustiva e completa mostra mai realizzata in Italia su Katsushika Hokusai. L’evento, curato da Beata Romanowicz, non è una semplice esposizione ma un vero viaggio di scoperta nell’universo dell’Ukiyo-e, una forma di arte giapponese tradizionale nata tra il XVII e il XIX secolo, famosa per le stampe su legno che raffigurano scene di vita quotidiana, paesaggi, attori di teatro kabuki e bellezze femminili; queste scene si riferiscono al “Mondo Fluttuante”, espressione derivata dal giapponese ukiyo e legata al pensiero buddhista dell’impermanenza che nel periodo Edo (di cui parleremo in seguito) si traduce nell’invito a vivere la bellezza dell’attimo presente. Il “Mondo Fluttuante” celebra i 160 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone ed è al centro della mostra: attraverso un corpus di oltre duecento opere provenienti dall’eccezionale collezione del Museo Nazionale di Cracovia, il pubblico romano potrà immergersi nella visione poetica di un artista che ha ridisegnato i confini della percezione visiva, influenzando profondamente l’arte occidentale moderna.

Info pratiche in 30 secondi

  • Dove: Palazzo Bonaparte, Piazza Venezia, 5 (Roma)
  • Quando: Apertura primavera 2026, date specifiche da confermare
  • Costo: Biglietto a pagamento (intero, ridotto, possibilità di riduzioni)
  • Come arrivare: Metropolitana linea B (fermata Colosseo), numerose linee bus (40, 60, 64, 70, 117, 170) e tram (8) per Piazza Venezia
  • Prenotazione: Fortemente consigliata, soprattutto nei weekend e festivi, tramite il circuito ufficiale

L’artista e il suo tempo: Hokusai e il Periodo Edo

Katsushika Hokusai (1760–1849) operò durante il periodo Edo (1603–1868), un’epoca di straordinaria fioritura culturale e stabilità politica in Giappone, segnata da un lungo isolamento dal resto del mondo e dalla nascita di una vivace cultura borghese urbana. In un contesto in cui le città – in particolare Edo (l’odierna Tokyo)- si trasformavano in centri di consumo, divertimento e produzione artistica, si sviluppò l’arte dell’Ukiyo (浮世) letteralmente “Mondo fluttuante” o “Mondo che scorre”, collegata al concetto dell’ Anicca (lingua pali): “Tutto cambia, niente dura”. Questo principio buddhista della transitorietà di tutte le cose si esprime nell’Ukiyo-e attraverso la raffigurazione della vita urbana e dei suoi piaceri effimeri come invito a celebrare l’attimo. Operando nell’Ukiyo-e, Hokusai rivoluzionò il genere introducendo prospettive inedite, inquadrature ravvicinate e un uso drammatico della scala. Nelle sue stampe i protagonisti della natura diventano centrali tanto quanto le figure umane, mentre la composizione si sviluppa con linee forti e spazi profondi, introducendo soluzioni compositive meno convenzionali rispetto alla tradizione precedente. È proprio La Grande Onda presso Kanagawa a rendere evidente questa innovazione: l’onda domina la scena con una forza quasi minacciosa, mentre il Monte Fuji appare piccolo e lontano, creando un contrasto di scala e una prospettiva che rendono l’immagine straordinariamente moderna e cinematografica.

Il percorso espositivo: dal viaggio nel territorio al viaggio interiore

La mostra è concepita come un itinerario a due livelli.
Il primo piano è dedicato al paesaggio e alla mappatura visiva del Giappone. Qui trovano spazio serie fondamentali come “Le cinquantatré stazioni del Tōkaidō“, che documenta la principale via commerciale dell’epoca popolata di viaggiatori e mercanti, e “Viaggio alle cascate nelle varie province“, un inno alla forza primordiale dell’acqua. Il fulcro di questa sezione è naturalmente l’incontro con il Monte Fuji, simbolo sacro e identitario del Paese presentato in tutte le sue sfaccettature atmosferiche e stagionali attraverso le celeberrime “Trentasei vedute“.
Il secondo piano compie una svolta intima e letteraria spostando l’attenzione dal viaggio esteriore a quello interiore. In questa sezione, Hokusai si rivela illustratore raffinato di storie, leggende e poesie. Opere come la serie “Cento poesie di cento poeti spiegate dalla nutrice” mostrano la sua sensibilità nel tradurre in immagini complessi testi classici. Uno spazio speciale è riservato alle rare e preziose stampe “surimono”, commissionate per occasioni speciali ( come per esempio il Capodanno), caratterizzate da tecniche di stampa raffinate come le impressioni in rilievo (karazuri) e l’uso di polveri metalliche, che testimoniano il virtuosismo tecnico delle botteghe dell’epoca.

La tecnica, le firme, il processo creativo

Una parte significativa della mostra è dedicata a svelare i segreti della xilografia giapponese, la tecnica principale dell’Ukiyo-e. Saranno presentati confronti diretti tra diverse tirature (stampe) della stessa immagine permettendo di apprezzare le varianti o l’evoluzione delle tonalità di colore. Hokusai, artista di eccezionale longevità e prolificità, cambiò nome numerosissime volte nel corso della sua vita segnando ogni fase della sua incessante ricerca creativa. Alla luce di ciò un focus particolare sarà posto sulle oltre sessanta firme che Hokusai utilizzò, sigilli veri e propri della sua evoluzione stilistica.
Ancora troveremo i marchi degli editori e dei censori, elementi fondamentali per comprendere il mercato e la diffusione di queste opere che erano prodotte in serie e vendute a un pubblico ampio.

Un dialogo di culture: Giappone ed Europa a confronto

La mostra non isola Hokusai nel suo contesto, ma lo inserisce in un universo culturale più ampio costruendo un ponte tra Oriente e Occidente. Accanto alle sue xilografie è presente un ricco corpus di oggetti d’arte applicata giapponese – kimono, armature, spade, ceramiche, lacche e sculture buddhiste del XVII secolo – che ricostruiscono l’ambiente materiale e simbolico in cui l’artista operava. Questo allestimento permette di comprendere come l’Ukiyo-e non fosse un fenomeno a sé, ma parte di una cultura visiva e artigianale complessa, in cui la poesia, la religione e la vita quotidiana si intrecciavano.

Il dialogo con l’Occidente viene poi reso esplicito dal confronto con un’opera di un grande contemporaneo europeo: il “Marte” di Antonio Canova. Questo accostamento audace e stimolante, non serve solo a mettere in luce le differenze stilistiche ma a far emergere come, pur sviluppandosi in contesti lontani, entrambe le tradizioni abbiano cercato di rappresentare la potenza e l’eroismo attraverso scelte formali diverse: Hokusai esplora la forza della natura e la tensione della composizione, Canova incarna la nobiltà della figura umana e l’ideale classico della bellezza.

Anche la cornice di Palazzo Bonaparte diventa parte del racconto che con la sua architettura barocca avviata nel 1657, risuona con il periodo in cui l’Ukiyo-e prendeva forma in Giappone, creando un’ulteriore connessione storica e visiva. In questo modo la mostra non è solo un’esposizione di opere, ma un’esperienza che mette in relazione spazio e tempo di sensibilità artistiche diverse, invitando il pubblico a riflettere sulle molteplici strade attraverso cui l’arte ha cercato di rappresentare il mondo

L’eredità di Hokusai: dal Japonisme alla cultura pop contemporanea

L’ultima sezione della mostra esplora l’impatto rivoluzionario di Hokusai sull’arte mondiale. Con l’apertura del Giappone alla fine del XIX secolo, le sue stampe inondarono l’Europa contribuendo in modo decisivo al fenomeno del “Japonisme”. Artisti come Claude Monet, Vincent van Gogh, Edgar Degas ed Édouard Manet rimasero stregati dalla bidimensionalità prospettica, dai tagli compositivi e dalla purezza del colore delle sue opere, elementi che assimilarono per rinnovare la pittura occidentale. Non meno importante è l’eredità lasciata alla cultura popolare globale: i suoi “Hokusai Manga”, raccolte di schizzi e studi che non solo diedero il nome al moderno fumetto giapponese ma dimostrano una capacità di osservazione del reale e una libertà del tratto che ancora oggi appaiono sorprendentemente moderne.

E se l’Ukiyo-e racconta il mondo come un flusso continuo di attimi, Hokusai stesso lo definisce come un percorso senza fine: come scrisse in età avanzata, la sua pratica non era un traguardo, ma una ricerca costante in cui la natura gli appariva ancora da comprendere. È un pensiero che resta oggi come una sorta di invito a guardare ogni immagine non come una conclusione, ma come un punto di partenza.

“Fin dall’età di sei anni ho avuto la mania di disegnare le forme delle cose… A settantatré anni ho compreso in parte la struttura della natura… Quando avrò cento anni, ogni punto, ogni linea avrà una vita propria.”

 

 

Luogo: Palazzo Bonaparte, Piazza Venezia, 5 (Roma)

Data e ora:  Primavera 2026 (date specifiche da confermare)

Ora

Tutto il giorno (Sabato)

Luogo

Palazzo Bonaparte

Piazza Venezia, 5

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