Eventi di Giugno al MAOV

 

Vi presentiamo tutto quello che c'è da sapere sul Museo d'Arte Orientale di Venezia nel mese di Giugno:

 

  • Martedì 2 Giugno, ore 10:00-18:00

Festa della Repubblica. Ingresso gratuito in tutti i musei e siti archeologici statali

 

  • Domenica 7 Giugno, ore 10:00-18:00

Domenica al Museo. Ingresso gratuito in tutti i musei statali

 

  • Venerdì 12 Giugno, ore 15:00-17:00

La ricerca sulla Provenienza: ambiti di applicazione e modalità di valorizzazione. A cura del Gruppo ICOM Italia - Online sulla piattaforma Zoom

 

  • Sabato 20 Giungo, ore 18:15-22:00

Art Night Venezia. Ingresso gratuito al Museo d'Arte Orientale e alla Galleria internazionale di Arte Moderna.

 

  • Sabato 20 Giugno, ore 19:00. Ingresso gratuito

Disorienteering del gruppo Dimateria. Presenta una performance nata dal laboratorio di ricerca sul movimento e sulle pratiche performative, con un'attenzione particolare al Giappone.

 


Nuovo materiale disponibile in Consolato

 

Vi informiamo che al Consolato è presente nuovo materiale a disposizione:

  • il N.1 del 2025/2026 di Japan Video Topic, con gli approfondimenti visualizzabili dal link (rinvia alla pagina dedicata sul sito del Consolato). Dallo stesso link si può anche richiedere il numero

https://www.milano.it.emb-japan.go.jp/itpr_it/dvd_list.html

 

  • Il n.61 di Ciao!Journal (Maggio-Giugno) che parla principalmente delle ricorrenze stagionali giapponesi e del koinobori.

https://www.ciaojournal.com/edizioni/ciao-journal-n-61/

 

  • il nuovo numero di "Cronaca" (183), periodico dell'Associazione Italo-Giapponese di Tokyo. Disponibile in consultazione nella bacheca del Consolato.

(per i passati numeri cfr. https://www.aigtokyo.or.jp/?p=67212 )

 

  • Inoltre, è ancora presente il n.60 di Ciao! Journal  (marzo - aprile) in cui scoprirete qual è il piatto giapponese preferito degli italiani.

 https://www.ciaojournal.com/edizioni/ciao-journal-n-60/


Shin-Zen-Bi Verità, Bontà, Bellezza: lo slow-tourism come via di conoscenza estetica

 

Nella tradizione estetica giapponese, il concetto di shin-zen-bi —il trittico di Verità (shin), Bontà (zen) e Bellezza (bi)— costituisce uno dei fondamenti filosofici attraverso cui la cultura nipponica ha organizzato la propria relazione con il mondo. Non si tratta di una formula astratta: è una modalità percettiva che permea architettura, giardini, cerimonie, calligrafia, cucina, perfino il modo di disporre i fiori in un vaso. Comprendere il Giappone autenticamente significa apprendere a guardare con gli occhi dello shin-zen-bi.

Lo slow-tourism, nella sua accezione più profonda, non è semplicemente il contrario del turismo veloce. Non è questione di rallentare i passi nei musei o di trascorrere più notti in destinazione. È una diversa epistemologia del viaggio: un modo di conoscere che privilegia l'immersione alla rassegna, la comprensione alla documentazione fotografica, la presenza all'accumulo di esperienze. In questo senso, lo slow-tourism e lo shin-zen-bi sono compatibili in modo quasi naturale: entrambi richiedono disponibilità al tempo, all'attenzione e alla trasformazione.

«Ma ga arimasu» - «C'è un momento propizio». Il Giappone insegna che la bellezza non si cattura: si attende.

Shin: la verità delle cose

Il primo elemento del trittico —shin, la verità— si manifesta nel turismo lento come invito a cercare l'autenticità dietro la rappresentazione. Visitare il Ryōan-ji di Kyoto quando aprono i cancelli all'alba, prima dei pullman, prima del rumore: è un'esperienza radicalmente diversa dall'attraversarlo di corsa tra selfie stick e audioguide. La verità del giardino di pietra non è nella sua fotografia, ma nel silenzio che genera, nello spazio mentale che crea, nel quesito irrisolvibile su quante pietre si possano vedere simultaneamente.

Lo slow-tourist che pratica shin non cerca la conferma di ciò che già sa sul Giappone — i ciliegi in fiore, il monte Fuji innevato, le lanterne di Nara — ma si espone all'inaspettato: il vicolo senza nome di un quartiere ordinario di Osaka, la conversazione improvvisata con un artigiano lacquerista di Wajima, il sapore di un tofu che cambia la comprensione di cosa sia la semplicità.

Zen: la bontà come relazione

Il secondo elemento —zen, la bontà, intesa come virtù etica e come qualità delle relazioni— trasforma il turismo in un atto di rispetto reciproco. Il Giappone è una civiltà profondamente relazionale: il concetto di omotenashi, l'ospitalità totale, non è uno slogan pubblicitario ma un codice etico che regola ogni interazione. Il turista di massa viola questo codice strutturalmente: è troppo veloce, troppo rumoroso, troppo orientato all'acquisizione per potersi inserire nel ritmo relazionale giapponese.

Lo slow-tourist che pratica zen si ferma, saluta, chiede permesso, ringrazia. Comprende che entrare in un tempio non è entrare in un'attrazione turistica: è entrare nello spazio spirituale di una comunità viva. Questa consapevolezza etica non è moralismo: è la precondizione perché l'incontro culturale avvenga realmente, anziché essere simulato.

Bi: la bellezza come forma di conoscenza

Il terzo elemento —bi, la bellezza— è forse il più radicale nella sua implicazione epistemologica. Nella tradizione estetica giapponese, la bellezza non è ornamento: è rivelazione. Il wabi-sabi, l'estetica dell'imperfezione e dell'impermanenza, e il mono no aware, la malinconica consapevolezza della transitorietà delle cose, sono strumenti cognitivi prima ancora che estetici. Insegnano a percepire la realtà nella sua profondità temporale, a vedere nella foglia caduta non la perdita ma il ciclo.

Lo slow-tourism che si nutre di bi diventa un'educazione sentimentale nel senso più letterale: un'educazione dei sensi alla percezione della bellezza non ovvia, non spettacolare, non gridata. Un giardino karesansui non è bello perché è pittoresco: è bello perché richiede di essere guardato a lungo, finché non si comincia a capire il rapporto tra la pietra e il vuoto, tra la materia e il nulla.

Verso un turismo come pratica culturale

La convergenza tra slow-tourism e shin-zen-bi suggerisce un modello alternativo di fruizione del Giappone che non è élitismo ma metodologia. Non si tratta di turismo riservato a pochi: si tratta di turismo strutturato in modo diverso, guidato da persone con conoscenza profonda, capace di creare le condizioni perché l'incontro autentico con la cultura nipponica sia possibile (www.myjapan.tours). Un modello che il terzo articolo di questa si propone di illustrare concretamente.

Eliano Fiore (yamatologo) da Tokyo (c. 2026)


Il Giappone invisibile: quando il quotidiano diventa arte

 

Nell'universo spazio-temporale del Giappone, c'è un momento che non è possibile reperire nelle guide turistiche e nell'eterogenità di grandi gruppi di turisti curiosi di "vedere".

Non è indicato da alcuna freccia gialla, non compare nelle mappe dei tour-operator o agenzie turistiche, non si prenota online.

Eppure è forse il più autentico dei momenti possibili in un viaggio: il momento in cui ci si accorge che quello a cui si sta assistendo non è un gesto qualunque, ma il compimento di una forma.

Il tè viene versato in silenzio. I polsi ruotano con una precisione che non appartiene all'abitudine ma all'intenzione in cui ogni movimento è stato appreso, corretto, rifatto migliaia di volte fino a diventare qualcosa che assomiglia alla grazia divenendo parte intrinseca della persona. La cerimonia del tè —chanoyu— non è semplicemente un modo di bere, è una filosofia dell'attenzione, codificata nel XVI secolo dal maestro Sen no Rikyū e rimasta, nei suoi fondamenti, sostanzialmente intatta. I quattro principi la governano sono: armonia (wa), rispetto (kei), purezza (sei), tranquillità (jaku). Quattro parole che in Occidente definiremmo concetti prevalentemente estetici e che in Giappone sono invece istruzioni pratiche per stare nel mondo.

Questa è la singolarità della cultura giapponese, infatti l'arte non è separata dalla vita, non abita i musei mentre la vita accade altrove. L'arte è il modo in cui si piega una tovaglietta, si dispone una pietra, si accoglie un ospite. Il concetto che meglio esprime questa sovrapposizione è mingei —letteralmente "arte popolare" — elaborato dal filosofo Yanagi Sōetsu nei primi decenni del Novecento per designare la bellezza degli oggetti d'uso comune, come le ciotole smaltate dei ceramisti rurali, i cestini intrecciati, i tessuti tinti con le erbe. Oggetti che nessuno aveva firmato, fatti da artigiani anonimi per essere usati e consumati, eppure capaci di una bellezza che la produzione seriale non avrebbe mai potuto replicare.

Ed è precisamente davanti a uno di questi oggetti —una ciotola, una pietra, un ramo storto— che il visitatore straniero si trova spesso a fermarsi, sorpreso da qualcosa che non riesce a nominare del tutto. Quella sensazione ha un nome giapponese: wabi-sabi. È l'estetica dell'imperfezione, dell'incompiutezza, del transitorio, del fragile e momentaneo. Una ciotola raku con le sue irregolarità è più bella, non meno bella, di una perfettamente simmetrica. Un giardino che mostra i segni del tempo —il muschio che avanza, il lichene che colonizza le pietre— è più eloquente di uno appena potato. Il wabi-sabi non è una rassegnazione alla decadenza, bensì è il riconoscimento che la bellezza abita il processo, non il risultato.

I giardini giapponesi meritano un capitolo a parte. Quelli delle grandi ville di Kyoto —il Katsura Rikyū, il Shinjuku Gyoen, i giardini del tempio Ryōan-ji con il celebre karesansui, il giardino di rocce e ghiaia rastrellata— sono ecosistemi progettati per essere percepiti in movimento, passo dopo passo, come si legge una poesia, con calma e sincerità. Nulla è casuale; l'angolo da cui appare una lanterna di pietra tra i pini è calcolato; il suono dell'acqua in certi punti ed il silenzio in altri sono pianificati. Qualcuno cura questi luoghi da secoli. Il giardiniere che rastrella la ghiaia all'alba non sta lavorando ma sta componendo.

Il Giappone, in fondo, è un paese che ha risposto alla domanda fondamentale dell'estetica —perché alcune cose ci sembrano belle— con una pratica invece che con una teoria. Non ha cercato di definire il bello in astratto, ha semplicemente continuato a fare le cose bene, con attenzione, per generazioni. Ed in quella continuità ostinata, pervicacia silenziosa, ha trasformato il vivere quotidiano in una delle grandi arti del mondo.

di Eliano Fiore (c 2026) da Tokyo

Aggiornamento di NihongoPro – scopri la nuova sezione Survival!

 

Il sito NihongoPro si è aggiornato! Scopri la nuova sezione "Survival" che ti permetterà di orientarti perfettamente in Giappone.
La sezione infatti ti darà informazioni su:

  • Alfabeto e parole utili
  • Spostarsi e Trasporti
  • Regole di buone maniere
  • Sopravvivenza Digitale e Pratica
  • App indispensabili per il Giappone
  • Konbini
  • Valuta e Budget
  • Emergenze e Salute
  • Festival e Matsuri
  • Meteo e Stagioni

È inoltre disponibile una mappa interattiva che ti permetterà di scoprire tutte le informazioni essenziali riguardo la location da te selezionata!


Master: "Media, linguaggi e comunicazione in uno scenario globale (Cina, Giappone, mondo arabo)"

 

Il Master di Bicocca Academy dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca forma professionisti capaci di integrare competenze linguistiche in arabo, cinese o giapponese con le tecniche della comunicazione digitale, del marketing e dello storytelling in contesti interculturali.

Il percorso nasce per colmare un vuoto nel panorama formativo italiano, unendo l’approfondimento delle lingue orientali con competenze professionalizzanti legate ai media, alla pubblicità e alla gestione dei social media in lingua, per operare efficacemente nei mercati e nei contesti culturali di Cina, Giappone e mondo arabo.

Il master di I livello in “Media, linguaggi e comunicazione in uno scenario globale (Cina, Giappone, mondo arabo)” propone a chi già conosce una lingua tra arabo, cinese e giapponese (livello B2 o superiore) un percorso che combini il perfezionamento linguistico a una formazione professionalizzante sulle tecniche della comunicazione digitale (dalla pubblicità allo storytelling passando per la gestione dei social media in lingua).

📅 Scadenza iscrizioni: 23 marzo 2026
Un’opportunità concreta per sviluppare competenze richieste nei settori della comunicazione, dell’editoria e delle relazioni internazionali.

Direzione: Silvia Pozzi

🎥 Sono disponibili anche nuovi contenuti online gratuiti su YouTube, pensati per offrire un primo sguardo sui temi del Master:

  • Nel video “Comunicazione e cultura del business in Giappone”, Giulia Ciammaichella analizza le sfumature culturali che influenzano la comunicazione nelle riunioni d’affari giapponesi.
  • In “Feste e narrazioni: viaggio in Cina, Giappone e mondo arabo”, il copywriter Giuseppe Mazza esplora come festività e momenti simbolici vengano raccontati nei diversi contesti culturali e mediatici.
  • Il video “Soft Power cinese” con Alessandro De Toni mostra invece come fenomeni culturali e mediatici – dal pop culture al Gran Galà del Capodanno cinese – contribuiscano alla costruzione dell’influenza culturale globale della Cina.
  • In “La traduzione editoriale dall’arabo”, Cristina Dozio racconta il ruolo della traduzione nella diffusione della letteratura araba contemporanea e le opportunità che apre nel mondo editoriale.
  • Infine è disponibile anche il video integrale dell’Open Day del Master, per scoprire struttura, obiettivi e opportunità del percorso.

Sito: "NihongoPro – Impara il Giapponese da 0, gratis e in italiano"

 

Se siete interessati ad apprendere la lingua giapponese vi presentiamo il sito: https://nihongopro.it/
NihongoPro è una piattaforma didattica italiana completamente gratuita dedicata a chi vuole imparare il giapponese partendo da zero. Il sito offre un percorso strutturato che copre tutti i livelli JLPT, dal N5 all'N1, con sezioni dedicate a grammatica, kanji, vocabolario, dialetti e cultura giapponese.Tutto il contenuto è pensato per studenti italiani: le spiegazioni sono in italiano, i materiali sono interattivi e i progressi vengono salvati localmente nel browser, senza registrazione richiesta.
L'obiettivo è rendere lo studio del giapponese accessibile, efficace e coinvolgente per chiunque, indipendentemente dal livello di partenza.Grazie alla nuova collaborazione con Giappone in Italia, NihongoPro arricchisce la propria offerta con articoli bilingue giapponese-italiano: testi autentici affiancati dalla traduzione, con note grammaticali e vocabolario, pensati sia per chi studia la lingua sia per chi ama la cultura giapponese e vuole avvicinarsi alla lettura nella lingua originale.