Cinema giapponese

tony_takitani1Tony Takitani

Tony Takitani ha avuto un’infanzia solitaria per via del suo nome atipico, scelto dal padre jazzista, affascinato dagli Stati Uniti. Persa prematuramente la madre, si iscrive all’accademia di belle arti e trova la sua vocazione nel disegno tecnico. Si sposa con Eiko, una sua cliente affascinata dalla moda, e la sua vita cambia: impara a riconoscere la solitudine e a temerla. L’ossessione compulsiva della moglie per gli abiti firmati crea attriti nella coppia. Le conseguenze saranno tragiche.

Il film sarà proiettato venerdì 9 aprile alle ore 19.00 presso il Centro Incontri Culturali Oriente Occidente, Via Lovanio 8 (MM2 – Moscova) nel contesto della rassegna “5 centimetri al secondo. Viaggio nel Giappone antico e moderno attraverso il cinema”, curata da Giampiero Raganelli.

Regia: Ichikawa Jun

Sceneggiatura: Ichikawa Jun, da un racconto di Murakami Haruki

Fotografia: Hirokawa Taishi

Musiche: Sakamoto Ryūichi

Montaggio: Sanjo Tomoh

Con: Ogata Issei (Tony Takitani / Takitani Shozaburo), Miyazawa Rie (Konuma Eiko, Hisako), Takahumi Shinohara (Tony Takitani giovane), Nishijima Hidetoshi (Narratore)

Produzione: Breath

Durata: 76’

Giappone, 2004

Tratto da un racconto di Murakami Haruki, il film getta uno sguardo schietto e sincero sulla vita di un uomo roso dalla solitudine e dai rimpianti. Il regista Ichikawa Jun appartiene alla stessa generazione del grande scrittore, di cui condivide il forte senso di perdita e malinconia che, a suo dire, proviene dall’aver vissuto l’entusiasmo degli anni ’60 e la disillusione della fine di quell’epoca carica di speranze.

L’atmosfera rarefatta della prosa di Murakami viene tradotta da Ichikawa con una narrazione cinematografica ellittica, estremamente antinaturalistica. Il film è costruito come una serie di vignette che terminano o con un movimento di macchina laterale, da destra a sinistra, che crea la stessa sensazione del girare le pagine di un libro, o con una dissolvenza in nero. Per la prima soluzione il regista sembra rifarsi al celebre video Imagine di Zbigniew Rybczyński, che, sulla musica della canzone di John Lennon, consiste in una carrellata laterale che riprende diverse stanze, corrispondenti a vari periodi della vita di un uomo. I raccordi con il nero, invece, richiamano alla memoria Nodo alla gola, il film di Hitchcock girato in un unico, o quasi, piano-sequenza. Tony Takitani sembra rappresentare l’evoluzione, verso una maggior complessità, dell’idea che era alla base di quest’ultimo film. Girato in esterni, in un palco di tipo teatrale allestito in cima a una collina, girando le scene cambiando scenografia e angolo di ripresa. Le inquadrature sono fatte di spazi vuoti e la pellicola è stata decolorata, con un risultato figurativo che richiama la pittura di Hopper. Gli interpreti principali inoltre recitano più ruoli. L’attrice Miyazawa Rie interpreta sia la moglie di Tony che la segretaria che assume nel tentativo di rimpiazzarla. Ancora una rimembranza hitchcockiana, questa volta da Vertigo (La donna che visse due volte).

Nel ricreare al cinema l’universo di Murakami, Ichikawa Jun ha architettata una complessa operazione che ridefinisce il concetto stesso di adattamento letterario.

Curiosità

Il protagonista, Ogata Issei, è diventato celebre per aver interpretato, nel 2005, l’Imperatore Hirohito nel film russo Il sole di Aleksandr Sokurov, per il quale ricevette minacci dagli estremisti di destra giapponesi.

La novella Tony Takitani non è mai stata pubblicata in volumi italiani, ma si può leggere, tradotta, nel sito dedicato allo scrittore:

http://www.harukimurakami.it/

Ichikawa Jun

Esordisce realizzando spot pubblicitari, attività che ha continuato a svolgere, avendone all’attivo quasi 500, e sulla quale ironizza nel film Tokyo Marigold (2001). Il suo primo lungometraggio è Busu, del 1987. Dall’inizio degli anni ’90 realizza quasi un film all’anno e il suo lavoro viene premiato nell’ambito di vari festival internazionali.

E’ uno dei cineasti giapponesi contemporanei, insieme a Koreeda Hirokazu e altri, che sono stati influenzati dall’opera di Ozu. Il suo lavoro più fedele al grande maestro, nonché la sua opera più estrema, è Dying at a Hospital (1993), in cui segue, con distacco da documentario, i degenti in fase terminale delle corsie di un ospedale. Tony Takitani è il suo quindicesimo film.

Muore a Tokyo, all’età di 60 anni, il 19 settembre 2008, a seguito di un’emorragia cerebrale.

Giampiero Raganelli