Candide sono le nubi

Candide sono le nubi

e, battendo armoniose le ali,

volano le oche selvatiche,

sì nitide che si può contarle

nel chiaro della luna autunnale.

 

Shirakumo ni

hane uchikawashi

tobu kari no

kazu sae miyuru

aki no yo no tsuki

 

-Anonimo


Voci ridenti (chissà perché?).

Voci ridenti (chissà perché?).
Una cucina
in una lunga notte.

Nani warau
koe zo yonaga no
daidokoro

-Masaoka Shiki


PERIODO KOFUN – LA TOMBA DELL' UJI NO KAMI, LE TOMBE DELL'IMPERATORE

Il periodo Kofun è il periodo delle grandi sepolture. Sorvolando dall'altro i siti archeologici sembra di vedere delle grandi serrature per porte dell'aldilà. Così era di fatto: tombe monumentali.

Hanno anche il nome di tombe a tumulo, perchè si trovavano costruite molto spesso su alture naturali e contenevano al loro interno non solo il corpo del defunto, ma un ricco ed pregiato corredo funebre. Al lettore nascerà naturale il parallelismo con le piramidi e altre forme di mausolei antichi.

Il periodo Kofun è il periodo delle grandi piramidi giapponesi.

Facendo un passo indietro, nel periodo Yayoi, già possiamo trovare in nuce questa forma di sepoltura. Tuttavia, come vedremo, germoglierà appieno solo nel periodo Kofun.

Le forme di queste collinette (anche artificiali) poteva variare da forme geometricamente semplici, a più complesse. Come già accennato, la più caratteristica è “a buco di serratura” , in giapponese zenpōkōen. Al suo interno, il defunto era accompagnato da un'innumerevole serie di oggetti e manufatti che hanno permesso agli archeologi di ricostruire con precisione abitudini e società.

Soprattutto perchè di questi tumuli hanno cominciato a sorgere in tutto il Giappone.

Il più grande e solenne è quello dell'imperatore Nintoku, lungo 486 metri, nei pressi di Ōsaka.

Il manufatto più rappresentativo è l'haniwa, una statuetta in terracotta che riproduceva un elemento della vita reale, fossero case, persone o animali. I miti ci raccontano che gli haniwa sostituirono i sacrifici umani, ma le prove archeologiche non hanno mai confermato questa ipotesi.

 

Il periodo dei Kofun ci racconta una nuova società. O, per meglio dire, il fiorire della società del periodo Yayoi.

Abbiamo già incontrato la divisione del territorio in regni indipendenti l'uno dall'altro, con una famiglia nobile a capo e un kami protettore. Ora questo sistema sociale ha un nome meglio definito: uji-kabane.

Nel dettaglio, uji è una famiglia, in senso ampio, composta da elementi legati da vincoli di sangue o meno, che dominava su un territorio, un “clan”. Al vertice era l'uji no kami, il capofamiglia, discendente diretto dell'ujigami, il kami protettore della stirpe.

Attorno a questo gruppo ne ruotavano altri, vincolati ad esso ed altrettanto rigidi in termini di successione: i be. I be erano unità lavorative al servizio di un uji, devote al kami di esso da cui ricevevano benevolenza e protezione, strettamente divise per occupazione. Be di pescatori, contadini, musici, tessitori, cantastorie e così via... componevano la forza motrice di un piccolo regno retto dalla nobiltà guerriera. Il periodo kufun può ricordare a pennellate rapide un protofeudalesimo.

I rapporti tra gli uji erano, come ci si può aspettare, fondati su guerra e diplomazia. La rete costruita lungo il giappone di punti di potere era necessariamente portata in un secondo momento ad concentrarsi in un punto, il futuro centro imperiale. Lo Yamatai non ha mai dato prove sicure della sua collocazione, ma ad ereditare il ruolo di protagonista politico, dopo che dal 266 questo regno scompare dalle cronache cinesi, fu un clan della regione dello Yamato.

Con appunto, guerra e diplomazia, il clan Yamato si guadagnò il ruolo di uji egemone nel territorio giapponese, e il periodo kofun ci mostra finalmente i petali del primo crisantemo, la famiglia imperiale discendente da Amaterasu.

L'uji no kami era un capo guerriero ma anche un autorita spirituale, e i riti di purificazione avevano un ruolo fondamentale nella vita scandita dai ritmi naturali. Non stupisce dunque che il clan Yamato, discendente dalla dea del Sole, abbia attratto tanto la fedeltà quando la devozione di famiglie meno potenti. Le tombe kofun, oltre a moltissime armi e armature, conservano una moltitudine di specchi di bronzo, simbolo del culto solare.

Un gioiello una spada e uno specchio erano i simboli del potre che nel periodo Kofun, si tramandavano gli uji no kami.

Ma anche una ricchissima collezione di oggetti continentali. Il motore che spinse a questa definizione della società, era in gran parte dovuta all'approfondimento della politica estera, soprattutto nei contatti con la penisola coreana.

Come già avevamo visto per il periodo Yayoi, anche nel periodo Kofun gli scambi oltre mare sono determinanti.

Nell'avvicendarsi dei tre regni coreani di Silla, Koguryō e Paekche, tanto la Cina quanto “Wo”, il Giappone, ha ruoli da coprotagonisti. In particolare, un monumento eretto nel 414 commemora un'importante spedizione giapponese nel 391, in sostegno del proprio alleato Paekche. I rapporti e il ruolo soprattutto che ebbero questi contatti nello sviluppo dell'impostazione “statale” successiva saranno meglio approfonditi in seguito. Tuttavia è importante sottolineare l'abbondanza ritrovamenti di reperti giapponesi in corea, quanto l'influenza di tecniche e maestranze coreane in Giappone, segno di una centralità del potere solida e definita.

Abbiamo lasciato in sospeso il termine kabane, ovvero i “titoli”.

Si tratta del fornire un nome al rapporto tra gli uji no kami dei clan vicini al clan Yamato, in una gerarchia di ranghi alla quale faceva capo quest'ultimo. Titoli nobiliari a tutti gli effetti, che sancivano tanto il livello quanto il ruolo all'interno della corte, e sono il tratto distintivo della politica interna del periodo kofun. I più ambiti erano muraji e omi, veri e propri maestri di cerimonia. A fregiarsi di un simile onore furono ben presto anche i membri di un clan di origine coreano, i Soga. Già da tempo veniva riconosciuto il valore all'interno della società Yamato a nobili coreani, ma i Soga, grazie soprattutto all'introduzione del buddhismo a corte, nella metà del VI secolo.

Il periodo kofun termina quasi naturalmente con il cambio di rituale di sepoltura, quando il buddhismo sostituì l'inumazione con la cremazione. Tuttavia esso può considerarsi la prima parte di un era più ampia, e raggiungere la prima metà del VIII secolo, fino alla fine del periodo Asuka. Con il periodo kofun inizia anche l'era degli Yamato.

ARTICOLO PRECEDENTE: PERIODO YAYOI – IL SEME DEL GIAPPONE E' PIANTATO 


Tutti i titoli giapponesi su Netflix

Ritorna la nostra rubrica dedicata ai titoli giapponesi più interessanti su Netflix. 

Avete seguito i nostri consigli? Hanno soddisfatto le vostre aspettative? Fatecelo sapere nei commenti!

Se, invece, vi siete persi la prima parte, potete trovarla al link in calce.

Bene, incominciamo!

 

Riprendiamo la nostra rubrica da uno dei primi titoli giapponesi approdati sul catalogo Netflix, stiamo parlando di

Midnight Diner: Tokyo Stories.

Rilasciata nel 2009, la serie conta ben 50 episodi da 25 minuti l’uno per un totale di cinque stagioni, troverete, però, su Netflix solo le prime due.

La struttura è piuttosto semplice e ogni episodio è autoconclusivo. 

Lontano dal traffico e dal caos della città, si trova una piccola tavola calda che ogni sera ospita svariati personaggi appartenenti al “popolo della notte”. Alcuni buffi, altri ingenui o serissimi, essi mettono a nudo le proprie fragilità condividendo episodi di vita che hanno cambiato (o cambieranno) le loro esistenze con alcuni clienti abituali e vagamente caricaturali.

Ogni stagione racconta dieci piccole storie e con esse a una pietanza, preparata dal paziente oste, interpretato dall’attore Kaoru Kobayashi.

La serie, tratta da un manga di Yaro Abe che ha venduto più di 5 milioni di copie nel mondo, ha ricevuto un adattamento cinematografico nel 2015, sempre dal titolo Midnight Diner: Tokyo Stories e approdata in Italia al Far East Film Festival.

 

Il prossimo titolo che vi consigliamo è sempre legato all’ambito culinario, ma si discosta completamente dal precedente. Si tratta di

La via del grembiule: lo yakuza casalingo.

Attenzione però, stiamo parlando della versione animata e non la serie, entrambe presenti su Netflix.

L’anime, composto da una stagione di cinque episodi di circa 20 minuti ciascuno, segue le vicende di Tatsu, un ex capo della yakuza soprannominato il Drago Immortale che ha abbandonato le attività criminali per diventare un perfetto marito casalingo. Tuttavia la sua nuova vita è complicata dalla sua apparenza minacciosa e da vecchie conoscenze.

Non aspettatevi, però, drammi e sparatorie, ma soltanto leggerezza e grandi risate.

Anche dal punto di vista delle animazioni, la serie ricalca il manga in tutte le sue sfaccettature più divertenti, grazie allo straordinario lavoro dello studio J.C. Staff. L’umorismo è infatti ciò che connota l’opera di Kōsuke Ōno, riconosciutogli anche da un Eisner Award.

La via del grembiule, approdata su Netflix ad aprile, si arricchirà presto di una nuova stagione, la cui uscita è prevista per il 7 ottobre 2021

 

Infine, concludiamo con un classico, ovvero la filmografia di Hayao Miyazaki

Regista, sceneggiatore, fumettista e produttore cinematografico giapponese, Miyazaki è divenuto l'esponente dell'animazione giapponese più conosciuto e influente al mondo. 

Netflix raccoglie in suo onore tutte le meravigliose opere che raccontano una carriera di più di più di cinquant'anni: dal primo film, Nausicaa della valle del vento uscito nel 1984, al premio Oscar, La città incantata, al recente Si alza il vento.

Possiamo quindi prepararci al meglio all’uscita della sua ultima opera, How do you live, sui cui sta lavorando da più di tre anni, con una maratona di tutte quelle precedenti, per la prima volta, anche in versione originale.

 

Per consultare la prima parte di questa rubrica:

Link pt.1

 

Amanda De Luca


Tanka - Da quando si è levato

Da quando si è levato

il vento d’autunno,

non c’è giorno

in cui non attenda

sulla riva del Fiume Celeste.

 

Akikaze no

fukinishi hi yori

hisakata no

ama no kawara ni

tatanu hi wa nashi

 

-Anonimo


Haiku - Mondo giusto!

Mondo giusto!

Un fior di loto

anche per un soldo bucato

 

Naoki yo ya

kozeni hodo demo

hasu no hana

 

-Kobayashi Issa


Giappone, la bellezza del quotidiano

Il concetto di bellezza ha un’origine occidentale. Con ciò non si intende dire che il bello sia prerogativa di questa cultura o che i giapponesi abbiano imparato da essa. Questo significa solamente che nel Giappone tradizionale la bellezza non aveva uno studio codificato, e sfumava in altre esperienze come quella della naturalezza (shizen) o del vuoto (mu).

Solamente con l’avvento dell’epoca Meiji e la definitiva conclusione del periodo del sakoku in Giappone i contatti con l’Occidente si intensificarono, e anche il concetto di bellezza divenne oggetto di studio da parte di filosofi e studiosi di arte giapponesi.

Nel Giappone tradizionale, chi è colui che fa arte? Anche in questo caso è difficile dare una risposta. L’arte era qualcosa di più assimilabile all’artigianato, a una tecnica, un rituale portato alla perfezione. Il gesto artistico non risiedeva tanto nell’oggetto in sé, quanto nella cura e nell’azione dell’artigiano.

Se facciamo un salto nel futuro, è impossibile non notare come oggetti e luoghi di uso comune siano in Giappone dei veri piccoli capolavori, curati in ogni dettaglio, per far sì che anche la quotidianità possa assumere sfumature di vari colori.

Si pensi ai cartelli, alle fermate delle metropolitane e treni spesso adornate con disegni, ai treni stessi che ritraggono personaggi tipici della cultura pop. Non solo, anche le transenne stradali in Giappone possono essere kawaii, il contenuto di bento, le macchinette delle bibite. Insomma: ovunque si giri lo sguardo si potrà rimanere ammaliati, incuriositi, anche solo coinvolti in panorami particolari.

In questo articolo si tratteranno in particolare due oggetti e luoghi del quotidiano che in Giappone sono – pur essendo parte della vita di tutti i giorni – pensati con estrema cura.

 

 

Koban

Cosa sono i Koban in Giappone? I Koban sono piccole stazioni di polizia cittadine, utili per emergenze o consigli legati alla vita di quartiere. In una stessa città, infatti, ve ne possono essere moltissime, di solito sono piccoli edifici che quasi si nascondono tra una costruzione e l’altra.

C’è una pagina di instagram chiamata prettykoban che ci fa scoprire come questi luoghi di vita quotidiana siano a volte trattati come piccole architetture di pregio.

 

https://www.instagram.com/p/CTV6hvRlqnn/

Questa stazione di polizia ha una forma molto particolare: ha una forma a torre e un tetto a punta color azzurro, elementi che ci fanno quasi pensare ad architetture occidentali.

 

https://www.instagram.com/p/CSUGVBPlvv4/

Del tutto particolare, koban dalla forma di gufo, con finestre al posto degli occhi. Potreste credere di trovare dei poliziotti in questo tipo di edificio?

 

https://www.instagram.com/p/CRtAsTVFlmA/

Questa architettura riprende perfettamente i materiali in cui è collocata. All’interno di una foresta, sfrutta legno e pietra e appare quasi come una piccola casa accogliente.

 

https://www.instagram.com/p/COFa9ZnBWKg/

Koban inserita nel fantastico scenario dell’entrata del tempio Sensoji.

 

 

 

Tombini

Un’altra categoria di oggetti che non ci aspetteremmo mai essere belli o piacevoli alla vista sono i tombini. Abituati a sentirli legati a un senso di sporcizia, vedere alcuni dei tombini giapponesi potrà forse farci rivalutare questo tipo di oggetto comune. I tombini in Giappone sono quasi sempre molto carini: alcuni rappresentano con immagini e disegni il luogo in cui ci si trova, alcuni vengono costruiti per occasioni speciali o anniversari, per commemorare una persona o un momento particolare, altri sono semplicemente carini e decorativi, a rendere la visione delle strade più piacevole.

Kawaiimanhole ci offre una serie di tombini tutti particolari:

 

https://www.instagram.com/p/CS3w83rF8Mj/

https://www.instagram.com/p/CPuG3WPFMkk/

Un classico: personaggi conosciuti in tutto il mondo, Hello Kitty, gattina dalla forma umana e il mondo fantastico dei Pokémon.

 

https://www.instagram.com/p/CRtHpvDjs6_/

 

Un tombino costruito apposta per i giochi olimpici di Tokyo 2020.

 

https://www.instagram.com/p/CQnJ6ppjLBl/

Questo tombino addirittura riporta una stampa giapponese ukiyo e del Monte Fuji di Hokusai. Una stampa, dunque, equiparata a oggetto d’arte, applicata su un tombino: oggetto quotidiano su cui le persone camminano e spesso magari nemmeno si soffermano.

 

https://www.instagram.com/p/CQFClXPlgRZ/

Un tombino tipico di una città ben precisa, con caratteristiche proprie di essa.

 

 

 

Vi lasciamo esplorare, per chi ha la curiosità di farlo, questi e molti altri oggetti del quotidiano che in Giappone animano il nostro sguardo, ci distraggono mentre passeggiamo per le strade, attirano la nostra attenzione. La bellezza è nel quotidiano, il quotidiano è bellezza.

 

 

 

A cura di Susanna Legnani


I concerti a lume di candela conquistano Milano

Bellissima iniziativa per tutti gli appassionati di cultura giapponese è quella di “Candlelight: colonne sonore di anime a lume di candela”.

Gli eventi, realizzati da Feverup, offrono la possibilità di godere di un pomeriggio o di una serata in compagnia delle colonne sonore dei nostri anime preferiti, il tutto in una cornice assolutamente magica.

Un pianoforte e centinaia di candele, infatti, fanno da sfondo alla musica, in luogo intimo nel cuore di Milano.

Presente in tutto il mondo, Feveup è azienda leader mondiale nella digitalizzazione dell’Experience Economy, ispirando gli utenti a scoprire e godere delle migliori esperienze nella propria città.

Dai concerti al teatro, dalla musica dal vivo a esperienze immersive e pop-up, consente agli organizzatori di eventi di creare contenuti sempre nuovi e originali. Ed è proprio questo il caso.

Per tutti coloro che volessero accaparrarsi un biglietto il prima possibile, avete due possibilità: correre sul sito ufficiale o scaricare l’app, così da avere tutti gli eventi a portata di mano e ricevere la notifica dei più interessanti.

Se non trovate più disponibilità, niente paura! Gli eventi di Feverup si ripetono a cadenza mensile, così tutti avranno modo di partecipare o ri-partecipare.

I biglietti partono da €15,00, nelle zone a bassa visibilità, fino a €25,00, per questo specifico evento. Ci sono due fasce orarie tra cui scegliere: una tarda-pomeridiana e una serale.

Per il programma e ulteriori dettagli visitate il sito feverup.com.

La magia degli eventi dal vivo vi aspetta, divertitevi con Fever!

 

Amanda De Luca


Tanka - Il monte che mai muta

Il monte che mai muta

la sua chioma sempreverde,

ode, forse il suono

del vento che spira

i passi dell’autunno?

 

Momiji senu

tokiwa no yama wa

fuku kaze no

oto ni ya aki o

kikiwataruramu

 

-Ki no Yoshimochi


Tanka - Lumache:

Lumache:

bacchette che non si armonizzano 

alle foglie di quercia!

 

Shii no ha ni

sorowanu hashi ya

katatsuburi

 

-Yosa Buson