Gli orsetti di kimono del brand Mimirin a Kyoto di Elena Maria Colizzi

In Giappone, come nel resto del mondo, le tendenze di moda cambiano continuamente, ma quello che resta costante è l’affetto profondo per le proprie radici culturali e le tradizioni che ne derivano. Mina Ichikawa, CEO del marchio Mimirin, ha aperto il suo primo store ad agosto 2026 nel quartiere di Gion, a Kyoto, decidendo di dare una svolta contemporanea e sbalorditiva al concetto di kimono. I prodotti che vende, infatti, sono degli orsetti fatti a mano creati con i tessuti colorati dei kimono vintage. Ichikawa ha evidenziato con enfasi di aver scelto l’immagine dell’orsetto di peluche come simbolo dell’identità del suo business sia perché è un’icona conosciuta a livello globale, sia perché è stato il primo giocattolo ricevuto durante l’infanzia.

Si tratta, dunque, di un’idea autentica che unisce la grande passione per un costume antico allo spirito del kawaii, richiamando il collezionismo di oggetti carini: una moda intensificatasi in Giappone a partire dal 2011. Ichikawa mi ha spiegato che ogni motivo dei tessuti vintage utilizzati per un orsetto contiene un messaggio ben preciso legato alla filosofia della natura giapponese; per questo, acquistarne uno a caso non permetterebbe di scegliere quello più adatto alla persona a cui si desidera regalarlo. Sostanzialmente, lei si occupa di svolgere un doppio ruolo: CEO e “teddy bear advisor”.

Per aiutarvi a scoprire più da vicino i significati nascosti nei vari motivi presenti nei tessuti, ecco i più importanti:

  • 桜 (fiore di ciliegio): indica un buon augurio per i nuovi inizi;
  • 梅 (pruno): vuole ricordare che la speranza non deve perdersi mai;
  • 椿 (camelia): simbolo di un’eleganza senza tempo;
  • 菊 (crisantemo): augura un benessere continuo nella mente, nel corpo e nello spirito;
  • 流水 (acqua corrente): porta con sé un senso di protezione e desiderio di rinnovamento;
  • 麻の葉 (motivo a foglia di canapa): simboleggia un viaggio verso la crescita interiore;
  • 唐草 (arabesco vegetale): trasmette l’intenzione di voler instaurare nuovi legami con le persone o fortificarli;
  • 松竹梅 (pino, bambù e pruno): un trio naturale che augura longevità e prosperità;
  • 雲取り (nuvole stilizzate): sono un augurio di buona fortuna.

L’arte di Mimirin non si limita a un unico prodotto, sebbene diversificato: propone invece un’esperienza immersiva nello tsumami-zaiku, un’antica tecnica tessile giapponese molto amata dai turisti, che consiste nel piegare finemente piccoli riquadri di stoffa per creare motivi floreali. Dopo l’acquisto, i clienti possono personalizzare l’orsetto applicando il fiore come una clip. Va specificato, però, che il colore e il design del fiore rappresentano una sorpresa speciale del negozio, fornita su richiesta esplicita; per gli ordini online, la spedizione potrà essere congiunta o separata. Gli orsetti sono disponibili nelle taglie piccola, media e grande. I design nascono dalla fantasia di Ichikawa e prendono vita grazie alle mani esperte degli artigiani. Prima di arrivare sugli scaffali, ogni pezzo viene sottoposto a un controllo qualità per l’approvazione finale.

Le sfide che il marchio Mimirin intende superare sono due: lo smaltimento su larga scala dei kimono usati e la preservazione della cultura tradizionale giapponese. Ichikawa ne è innamorata quanto me; non a caso si è laureata in Global Japanese Studies per comprendere come i prodotti culturali del Giappone — tra cui i celebri kimono — vengano percepiti all’estero. Dai suoi studi, Ichikawa ha riscontrato un forte divario di mercato tra il basso valore commerciale interno e l’elevato valore culturale percepito all’estero. Oggigiorno il kimono non è più valorizzato come nell’epoca Heian: spesso basta una semplice macchia o un piccolo difetto per disfarsene, sprecando così una risorsa preziosa che potrebbe invece rinascere secondo i principi dell’upcycling e della sostenibilità.

A tal proposito, Ichikawa mi ha confessato a malincuore che il tema della sostenibilità in Giappone appare lontano anni luce rispetto alla naturalezza con cui viene affrontato in Europa; resta ancora molta strada da fare sul fronte della ricerca per individuare le pratiche sostenibili più adatte alla popolazione giapponese. Nonostante tutto, lei non si arrende: si reca spesso al mercato delle pulci per recuperare i tessuti di kimono più belli, ingiustamente dimenticati, poiché ridare loro nuova vita è la missione che porta avanti con ambizionedeterminazione.

Secondo l’imprenditrice, riservare i kimono alle sole cerimonie non basta a valorizzare la bellezza del patrimonio culturale giapponese; al contrario, integrarli nella vita di tutti i giorni attraverso oggetti del cuore ha un valore straordinario. Ichikawa è stata la prima a intuirlo, dando a questa visione brillante il risalto che merita. Gli orsetti KIMONO sono completamente personalizzabili: il cliente può scegliere di realizzarne uno partendo da un proprio kimono e aggiungere un nome o una data speciale per renderlo una dedica unica. Questa possibilità rende il prodotto ancora più vicino e accessibile alle persone, trasformando ogni orsetto in un messaggio di amore, uguaglianza, pace e inclusione.

Mimirin farà presto il suo debutto a Tokyo, nel quartiere di Asakusa: una tappa strategica per intercettare una clientela sempre più internazionale. In anteprima, Ichikawa mi ha confidato il sogno di espandersi nel mercato statunitense, forte dei tanti visitatori americani che già affollano il suo negozio di Kyoto. Il suo desiderio più grande, però, resta una collaborazione con Sanrio, in particolare con l’iconico personaggio di Hello Kitty, simbolo dello stile kawaii.

Dai bouquet di tessuto ai fiocchi per capelli, fino agli orsetti kimono, Mimirin sta ridando linfa a un simbolo culturale a rischio di oblio, facendone riemergerne lo splendore e la versatilità. Così reinventato in forme e sembianze sempre nuove, il kimono torna a incastonarsi come una gemma rara nel patrimonio culturale giapponese. Il timore che un artefatto tessile così prezioso, intriso di storie familiari, possa perdersi tra le luci abbaglianti della moda contemporanea inizia a svanire, lasciando il posto allo stupore per una rinascita inaspettata.

Articolo di Elena Maria Colizzi (https://www.linkedin.com/in/elena-maria-colizzi-?utm_source=share_via&utm_content=profile&utm_medium=member_ios, https://www.instagram.com/lettureincanto/)