PERIODO KOFUN – LA TOMBA DELL’ UJI NO KAMI, LE TOMBE DELL’IMPERATORE

Il periodo Kofun è il periodo delle grandi sepolture. Sorvolando dall’altro i siti archeologici sembra di vedere delle grandi serrature per porte dell’aldilà. Così era di fatto: tombe monumentali.

Hanno anche il nome di tombe a tumulo, perchè si trovavano costruite molto spesso su alture naturali e contenevano al loro interno non solo il corpo del defunto, ma un ricco ed pregiato corredo funebre. Al lettore nascerà naturale il parallelismo con le piramidi e altre forme di mausolei antichi.

Il periodo Kofun è il periodo delle grandi piramidi giapponesi.

Facendo un passo indietro, nel periodo Yayoi, già possiamo trovare in nuce questa forma di sepoltura. Tuttavia, come vedremo, germoglierà appieno solo nel periodo Kofun.

Le forme di queste collinette (anche artificiali) poteva variare da forme geometricamente semplici, a più complesse. Come già accennato, la più caratteristica è “a buco di serratura” , in giapponese zenpōkōen. Al suo interno, il defunto era accompagnato da un’innumerevole serie di oggetti e manufatti che hanno permesso agli archeologi di ricostruire con precisione abitudini e società.

Soprattutto perchè di questi tumuli hanno cominciato a sorgere in tutto il Giappone.

Il più grande e solenne è quello dell’imperatore Nintoku, lungo 486 metri, nei pressi di Ōsaka.

Il manufatto più rappresentativo è l’haniwa, una statuetta in terracotta che riproduceva un elemento della vita reale, fossero case, persone o animali. I miti ci raccontano che gli haniwa sostituirono i sacrifici umani, ma le prove archeologiche non hanno mai confermato questa ipotesi.

 

Il periodo dei Kofun ci racconta una nuova società. O, per meglio dire, il fiorire della società del periodo Yayoi.

Abbiamo già incontrato la divisione del territorio in regni indipendenti l’uno dall’altro, con una famiglia nobile a capo e un kami protettore. Ora questo sistema sociale ha un nome meglio definito: uji-kabane.

Nel dettaglio, uji è una famiglia, in senso ampio, composta da elementi legati da vincoli di sangue o meno, che dominava su un territorio, un “clan”. Al vertice era l’uji no kami, il capofamiglia, discendente diretto dell’ujigami, il kami protettore della stirpe.

Attorno a questo gruppo ne ruotavano altri, vincolati ad esso ed altrettanto rigidi in termini di successione: i be. I be erano unità lavorative al servizio di un uji, devote al kami di esso da cui ricevevano benevolenza e protezione, strettamente divise per occupazione. Be di pescatori, contadini, musici, tessitori, cantastorie e così via… componevano la forza motrice di un piccolo regno retto dalla nobiltà guerriera. Il periodo kufun può ricordare a pennellate rapide un protofeudalesimo.

I rapporti tra gli uji erano, come ci si può aspettare, fondati su guerra e diplomazia. La rete costruita lungo il giappone di punti di potere era necessariamente portata in un secondo momento ad concentrarsi in un punto, il futuro centro imperiale. Lo Yamatai non ha mai dato prove sicure della sua collocazione, ma ad ereditare il ruolo di protagonista politico, dopo che dal 266 questo regno scompare dalle cronache cinesi, fu un clan della regione dello Yamato.

Con appunto, guerra e diplomazia, il clan Yamato si guadagnò il ruolo di uji egemone nel territorio giapponese, e il periodo kofun ci mostra finalmente i petali del primo crisantemo, la famiglia imperiale discendente da Amaterasu.

L’uji no kami era un capo guerriero ma anche un autorita spirituale, e i riti di purificazione avevano un ruolo fondamentale nella vita scandita dai ritmi naturali. Non stupisce dunque che il clan Yamato, discendente dalla dea del Sole, abbia attratto tanto la fedeltà quando la devozione di famiglie meno potenti. Le tombe kofun, oltre a moltissime armi e armature, conservano una moltitudine di specchi di bronzo, simbolo del culto solare.

Un gioiello una spada e uno specchio erano i simboli del potre che nel periodo Kofun, si tramandavano gli uji no kami.

Ma anche una ricchissima collezione di oggetti continentali. Il motore che spinse a questa definizione della società, era in gran parte dovuta all’approfondimento della politica estera, soprattutto nei contatti con la penisola coreana.

Come già avevamo visto per il periodo Yayoi, anche nel periodo Kofun gli scambi oltre mare sono determinanti.

Nell’avvicendarsi dei tre regni coreani di Silla, Koguryō e Paekche, tanto la Cina quanto “Wo”, il Giappone, ha ruoli da coprotagonisti. In particolare, un monumento eretto nel 414 commemora un’importante spedizione giapponese nel 391, in sostegno del proprio alleato Paekche. I rapporti e il ruolo soprattutto che ebbero questi contatti nello sviluppo dell’impostazione “statale” successiva saranno meglio approfonditi in seguito. Tuttavia è importante sottolineare l’abbondanza ritrovamenti di reperti giapponesi in corea, quanto l’influenza di tecniche e maestranze coreane in Giappone, segno di una centralità del potere solida e definita.

Abbiamo lasciato in sospeso il termine kabane, ovvero i “titoli”.

Si tratta del fornire un nome al rapporto tra gli uji no kami dei clan vicini al clan Yamato, in una gerarchia di ranghi alla quale faceva capo quest’ultimo. Titoli nobiliari a tutti gli effetti, che sancivano tanto il livello quanto il ruolo all’interno della corte, e sono il tratto distintivo della politica interna del periodo kofun. I più ambiti erano muraji e omi, veri e propri maestri di cerimonia. A fregiarsi di un simile onore furono ben presto anche i membri di un clan di origine coreano, i Soga. Già da tempo veniva riconosciuto il valore all’interno della società Yamato a nobili coreani, ma i Soga, grazie soprattutto all’introduzione del buddhismo a corte, nella metà del VI secolo.

Il periodo kofun termina quasi naturalmente con il cambio di rituale di sepoltura, quando il buddhismo sostituì l’inumazione con la cremazione. Tuttavia esso può considerarsi la prima parte di un era più ampia, e raggiungere la prima metà del VIII secolo, fino alla fine del periodo Asuka. Con il periodo kofun inizia anche l’era degli Yamato.

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