Community: Challenge Fotografica - L'inverno in Giappone

Ritorna la challenge fotografica di Giappone in Italia e questa volta il protagonista sarà l’inverno giapponese!

inverno giapponese

La nostra community cresce sempre di più e in quanto associazione culturale desideriamo coinvolgere i nostri associati in diversi eventi, sia digitali che in presenza. Eccoci quindi al lancio di questa nuova challenge dedicata a tutti gli appassionati di fotografia! Non importa che siate professionisti, fotografi amatoriali o turisti per caso, questo piccolo contest è aperto a tutti!

Partecipare è semplice!

Basta scaricare il bando di partecipazione e il modulo di iscrizione a questo link e seguire le regole per inviare la propria candidatura. La nostra relazione sceglierà le foto più belle e queste verranno successivamente pubblicate sui nostri canali social.

Challenge Fotografica – L’inverno giapponese: regolamento

Come Partecipare

  1. Avere un’iscrizione all’associazione valida per l’anno 2022 *
  2. Compilare il modulo di partecipazione in tutte le sue parti
  3. Fornire una fotografia originale, titolo non obbligatorio
  4. Immagine ad alta risoluzione (almeno 200 dpi), priva di cornici e/o grafiche, in formato JPG o PNG
  5. Inviare il tutto a redazione@giapponeinitalia.org

Deadline

23 Dicembre 2021

Vuoi partecipare ma non hai ancora la tessera associativa? Iscriviti subito! La tua tessera sarà valida per tutto il 2022 e potrai partecipare gratuitamente a tutte le altre challenge, assistere agli eventi di Giappone in Italia e usufruire di tutte le convenzioni e agevolazioni dedicate esclusivamente ai nostri associati. Iscriviti ora!

Siamo curiosi di vedere le vostre foto dell’inverno giapponese!

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Il potere delle onomatopee nella lingua giapponese

In ogni lingua ci sono suoni o azioni che difficilmente sono traducibili con una parola esatta, è per questo che esistono le Onomatopee e anche per il giapponese non si fa eccezione.

Ogni lingua ha la propria grammatica, la propria fonetica e anche le proprie onomatopee. Infatti, ci sono veri e propri studi che sostengono che il linguaggio è a tutti gli effetti arbitrario. Se ci pensiamo, non c’è nulla riguardante la parola gatto che rappresenti effettivamente un gatto. Inoltre, ogni lingua e ogni nazione ha la sua parola per chiamare questo animale. “Gatto” in Italiano, “neko” in giapponese, “mao” in cinese, “bilee” in hindi, “kissa” in fillandese, ma perchè? Andando ad analizzare, i suoni di questa parola non rimandano in alcun modo al ciò che un gatto fa (ad esclusione forse del cinese). Inoltre, anche la scrittura, non solo il suono, non ha niente a che fare con ciò che il gatto effettivamente è.

Lo studio della lingua

Andando più in profondità, possiamo anche notare come la parola assegnata ad un determinato significato ci influenzi sul percepito di esso. infatti, “aurora” suona e sembra bella e il nostro cervello collega questa sensazione a questa parola. Se l’aurora dovesse effettivamente essere chiamata “aknabart” avremmo la stessa sensazione? Direi di no. Infatti, le parole lunghe suonano complicate e le parole corte semplici. Le parole con consonanti gutturali suonano dure, invece quelle con consinanti morbide suonano gentili. Che sia tutto dovuto al contesto culturale, o c’è qualcosa di innato nei suoni delle parole che ne influenzano il significato?

Dietro ad ogni lingua, c’è un vero e proprio studio che la riguarda. I ricercatori hanno infatti indagato sull’ipotesi appunto che il linguaggio sia arbitrario. Questo spiegherebbe perchè esistono alcune parole che, pur non conoscendo la lingua, ci permettono di capire di cosa stiamo parlando. Mi riferisco precisamente ai suoni “ideofoni”, ovvero parole fonosimboliche che ci permettono di indovinare il significato anche quando non conosciamo la lingua.

La definizione di onomatopea

Dal dizionario Treccani:

onomatopèa (meno com. onomatopèia) s. f. [dal lat. tardo onomatopoeia, gr. ὀνοματοποιία, der. di ὀνοματοποιέω, comp. di ὄνομα –ατος «nome» e ποιέω «fare»]. – In linguistica, modo di arricchimento delle capacità espressive della lingua mediante la creazione di elementi lessicali che vogliono suggerire acusticamente, con l’imitazione fonetica, l’oggetto o l’azione significata; può consistere in un gruppo o in una successione di gruppi fonici (brrrcracbau bautic tacdin don dan), in una serie di sillabe in unità grafica (patapumtaratatàchicchirichì), o anche in una successione di più complesse unità ritmiche, per es. interi versi (costituendo in tal caso un accorgimento retorico, comunem. detto armonia imitativa: v. armonia, n. 2).

In senso più concr., la serie fonica stessa, o la parola, la locuzione formate in seguito a tale procedimento, alcune delle quali subiscono un completo adattamento grammaticale, con l’aggiunta di desinenze e suffissi che le rendono elementi stabili (soprattutto sostantivi e verbi) del lessico della lingua (così bisbigliarechioccolare e chioccolìotentennare, ecc.).

Per questi, non si parla più di onomatopea ma di origine onomatopeica, e il fenomeno rientra nel più vasto ambito dell’etimologia. Un particolare tipo di onomatopea è il fonosimbolismo (v. fonosimbolico). ◆ Con sign. simile, il termine è usato nella musica, con riferimento ai suoni imitativi che si hanno, per es., nella musica descrittiva.

Sia in italiano che in giapponese, le onomatopee seguono lo stesso principio di altre lingue (pensiamo infatti a “crash” in inglese). Tuttavia, nella lingua nipponica, queste onomatopee sono usate molto più frequentemente. Infatti, uno dei tips & tricks per dimostrare di conoscere la lingua giapponese, è quello di usare molte onomatopee, questo vi permetterà di risultare fluenti.

Onomatopee giapponesi

Photo credits: hiragananinja.tumblr.com

Le onomatopee giapponesi

Il giapponese ha diverse di queste parole e le onomatopee rientrano in questo ambito. Esse si dividono in due categorie: 擬音語 (giongo), parole che rappresentano suoni, e 擬態語 (gitaigo), parole che rappresentano un’azione, movimento o stato.

Tuttavia, è molto importante conoscere non solo la cultura del paese, ma anche il “lessico interno” della nazione. In altre parole, un ingelse per esempio può sentire istintivamente che la parola じゅくじゅく (juku-juku, trasudante / che cola) suona un po’ “appiccicosa e volgare”. E’ importante però capire perchè le queste parole si riferiscono a determinati significati.

Alcune onomatopee infatti hanno un senso immediato, specialmente quelle che usano la stessa sillaba ripetuta due volte. Per esempio こんこん (kon-kon, tap tap/knock knock), o はらはら (hara-hara, tremolio/palpitazione, sensazione di nervosismo/ansia) dove la ripetizione indica l’effetto sonoro o lo stato descritto.

Le peculiarità llinguistiche

Ci sono diversi modi per creare le onomatopee in giapponese, un altro è quello di aggiungere la vocale lunga alla parola per rappresentare la lunghezza o la continuazione.Per esempio, guardiamo チューチュー (chū-chū, sorseggiare/saltare liquidi) e ぐーぐー (gū-gū, russare). Un altro esempio è l’aggiunta di 濁点 (dakuten) nell’onomatopea. Dakuten sono i piccoli segni che trasformano か (ka) in が (ga). Questi vanno ad indicare un’onomatopea più forte di quella originale. Infatti, こそこそ (koso-koso, furtivamente/sussurrando) diventa ごそごごそ (goso-goso, frusciando/strisciando in giro). サクサク (saku-saku), il suono del camminare sulla brina o sulla sabbia, diventa ザクザク (zaku-zaku), il suono dello scricchiolio sulla ghiaia

Per essere ancora più precisi, dovremmo anche andare ad analizzare l’alfabeto giapponese, in particolare le sue vocali. Se guardiamo infatti la vocale お (o) contro い (i). お tende a rappresentare stati più lunghi e lenti, mentre い rappresenta quelli più piccoli e veloci. Applichiamolo alle onomatopee e avremo おどおど (odo-odo) che significa esitare o vacillare, mentre いそいそ (iso-iso) essere esaltato o entusiasta. Invece びくっ (biku) è un sussulto, mentre こてっ (kote) appisolarsi.
Invece, え (e) spesso indica gli stati negativi, come へべれけ (hebereke, essere super ubriaco), せかせか (seka-seka, sentirsi impaziente) e げっそり(gessori, completamente esausto).

Onomatopee manga

Photo credits: animeclick.it

Tuttavia, nella lingua giapponese, le onomatopee non sono solo formate da ripetizioni. Infatti molte terminano in り(ri), っ (uno stop glottale) o ん (n). Le onomatopee che terminano con uno stop glottale danno l’impressione di repentinità, ad esempio ごくっ (goku, gulp) o かりっ (kari, mordere qualcosa). Allo stesso modo, quelle he finiscono con り indicano morbidezza e lentezza. Guardiamo per esempio けろり (kerori, il cielo che diventa luminoso e chiaro) e しょんぼり (shonbori, sentirsi depressi/soli). Infine, ん indica spesso una risonanza, una vibrazione o un suono, come con かたん (katan, suono di qualcosa che cade) o るんるん (run-run, sensazione di euforia).

La scrittura delle onomatopee

Solitamente, troviamo le onomatopee scritte sia in hiragana che in katakana. Il primo ha un aspetto più morbido e gentile e viene usato spesso per i suoni morbidi, il secondo, più tagliente e pungente, lo troviamo nei suoni duri e in momenti di enfasi.

Questo deriva dal contesto culturale giapponese secondo due aspetti. Infatti gli hiragana li troviamo nelle parole nativi e grammaticali. Al contrario, i katakata indicano principalmente parole straniere in prestito. Il secondo aspetto invece emerge dai suoni intriseci delle parole ed è proprio questo che rende le onomatopee giapponesi uniche. Se imparate e usate nel modo corretto, si può diventare veramente potenti nell’uso di questa lingua.

E voi, quali onomatopee conoscete? Fatecelo sapere nei commenti!

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Kōyō 2021: I migliori post dove ammirare il foliage autunnale

L’autunno è già arrivato e come ogni anno, in Giappone è cominciata la stagione del Kōyō che include il periodo del Momiji e del Ginkgo foliage!

Il giappone lo sappiamo, è una nazione che, come l’Italia, presenta le 4 stagioni: Primavera (春 – haru), Estate (夏 – natsu), Autunno (秋 – aki) ed Inverno (冬 – fuyu). Con Kōyō, come abbiamo già detto in un precedente articolo, si intende infatti quel periodo dell’anno in autunno dove possiamo assistere al cambiamento del colore delle foglie. Ci sono varie specie di alberi in Giappone, ma quelli autoctoni che ci regalano questo splendido show sono in particolare gli Aceri e il Ginkgo Biloba. Infatti, grazie a queste specie possiamo assistere al periodo del Momiji, cambiamento delle foglie di acero, e al Ginkgo foliage.

Oggi vogliamo condividere con voi alcuni dei posti migliori per assistere a questo incredibile spettacolo della natura!

Momiji: Tempio Eikando, Kyoto

Momiji

Photo credits: kyoto.travel

Situato poco distante dal centro di Kyoto, i giardini del tempio Eikando offrono un incredibile vista durante il Momiji. Inoltre, essi sono illuminati anche di notte offrendo così un incredibile emozione notturna. Solitamente, il periodo migliori per godere di questo incredibile spettacolo è durante la seconda metà di novembre o alla fine del mese stesso.

Arashiyama, Kyoto

Momiji

Photo credits: hisgo.com

Ci spostiamo nella periferia di Kyoto per trovare Arashiyama, un angolo di Giappone che ci offre montagne ricoperte da boschi. Ed è proprio in questo periodo dell’anno, durante il Momiji, che queste distese di alberi si trasformano in un mosaico multicolore che si riflette nel fiume Sagano. Qui il foliage solitamente dura fino ad inizio dicembre, permettendoci così un’esperienza irripetibile ed uno spettacolo unico nel suo genere.

Momiji: Tempio Tofukuji, Kyoto

Momiji

Photo credits: japan-guide.com

Dall’arancione al rosso, questi i colori che disegnano e circondano il Tempio Tofukuji, uno dei luoghi più popolari per il Kōyō e il Momiji. Quando vi troverete qui, vi sembrerà davvero di immergervi in un mare di foglie di acero, circondandovi di una sensazione di immensa pace e tranquillità. Il momento migliore per godere di questo spettacolo è da metà a fine novembre,

Viale Jingu Gaien Ginkgo, Tokyo

Ginkgo biloba

Photo credits: japantravel.com

E dal momiji passiamo al Ginkgo foliage, un altro dei simboli del Giappone. L’albero di Ginkgo Biloba è conosciuto come Icho ed è l’albero ufficiale della città di Tokyo. Infatti, molte delle strade della città sono costeggiate da questi possenti alberi. Il luogo più famoso per godere dello spettacolo delle meravigliose foglie gialle di Ginkgo è infatti il viale che si trova nel parco Meiji-jingu Gaien. Qui, da fine novembre, il panorama passa dal colore verde dell’estate a un brillante giallo che ci accompagna fino a inizio dicembre.

Parco di Ueno, Tokyo

Dall’Hanami con i suoi fiori di Sakura, al Momiji e i colori dell’autunno, il parco di Ueno a Tokyo è sempre uno dei posti migliori per godere di questi spettacoli della natura. Istituito quasi 150 anni fa e casa di più di 9000 alberi, questo bellissimo posto è uno dei luoghi privilegiati per la visione del foliage da metà novembre a inizio dicembre.

Momiji: Giardino Rikugien, Tokyo

Momiji

Photo credits: japan-guide.com

Se invece preferite farvi trasportare indietro nel tempo, il giardino Rikugien è il posto perfetto per voi. Restaurato nel 1878 ma originario del periodo Edo, qui potrete assistere ad un’esperienza unica del Kōyō. Infatti, gli alberi che circondano il lago soo illuminati anche di notte in modo da poterli ammirare anche dopo il tramonto. Un paesaggio unico che Tokyo offre ai suoi visitatori dove si possono ammirare le luci e le foglie rifflesse misticamente sulla superficie dell’acqua. Il periodo migliore è da metà novembre a inizio dicembre e il parco ha un costo di ingresso pari a 300¥.

Parco Nazionale di Oze, Nikko

Photo Credits: https://national-parks.org/japan/nikko

Ci spostiamo a nord di Tokyo e arriviamo a Nikko all’interno del parco nazionale. I sentieri che troviamo qui rendono questo un luogo perfetto per la visione del Kōyō. Fra cascate, paludi e praterie, Oze è un habitat unico anche per il kusamomiji, ovvero i colori autunnali dell’erba. Passo dopo passo vi troverete immersi nelle fronde rosse e dorate, una visione magica che vi accompagnerà da fine settembre sino a circa metà ottobre.

Parco Nazionale Daisetsuzan

Photo credits: japan-guide.com

Se preferite godere di questo meraviglioso spettacolo in modo più privato evitando le folle, il Parco Nazionale Daisetsuzan è ciò che fa per voi. Qui Hokkaido si veste di rosso, oro e arancione ed questo parco vanta anche il primato del Kōyō. Infatti, trovandosi molto a nord. fra vulcani, laghi, montagne e sorgenti caled è quasi sempre la prima location a vedere il cambiamento delle prime foglie!

Momiji: I cinque laghi del Fuji

Momiji

Photo credits: hisgo.com

E per i più tradizionalisti, non poteva di certo mancare il panorama del Monte Fuji. Anche in autunno, il signore del Giappone ci regala una vista spettacolare. Vedere il cambiamento delle foglie all’ombra del Monte Fuji è un evento incredibile che sicuramente diventerà un’esperienza unica nella vostra vita. Inoltre, potete anche noleggiare una barca per visitare il lago Kawaguchiko. Infatti, da qui potrete ammirare la bellezza del paesaggio che vi circonda e vederlo riflesso nella superficie del lago. Questo vi permetterà di sentirvi completamente avvolti e immersi in quello che è il vero Kōyō giapponese. Da fine ottobre a metà novembre, questo è la meta da sogno per assistere al foliage.

In Conclusione

Il Kōyō è uno dei periodi più magici in Giappone, un’esperienza che almeno una volta nella vita va affrontata. Tuttavia ricordiamo che il periodo del foliage può variare di anno in anno a seconda delle previsioni meteo. Proprio per questo, ogni anno il Giappone rilascia il forecast ufficiale!

Pronti a godere dell’immenso spettacolo del Momiji e Ginkgo foliage durante il Kōyō?! Siamo curiosi di vedere le vostre foto!

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