Le stampe giapponesi di Obon

Una delle festività più importanti e sentite durante l’anno in Giappone è sicuramente quella dell’Obon (お盆), che si svolge dal 13 al 16 agosto in tutta una serie di diversi festeggiamenti. Molte antiche stampe giapponesi ritraggono questo insieme di riti, e possono dunque trasportarci direttamente nelle celebrazioni, proprio com’erano alle origini.

I riti sono di origine buddhista, ma non si può certo dire che questa festa sia di sola origine importata: elementi del buddhismo si uniscono a elementi di shintoismo e confucianesimo, nel sincretismo tipico dei culti giapponesi.

Obon viene celebrato per accogliere le anime dei defunti che in questo periodo di tempo tornano a riunirsi ai propri cari, i quali di solito ritornano nei luoghi natii a visitare le tombe degli antenati.

I defunti provengono da luoghi lontani, impenetrabili per l’uomo, e quando giungono alle case dei propri parenti vengono accolti, celebrati, per poi essere ricondotti verso quel mondo lontano, questa volta via mare. Questo viene chiamato rito del Tōrōnagashi: per ogni spirito viene accesa una lanterna che poi si lascia andare in corsi d’acqua, e la si vede allontanarsi di nuovo, verso quel mondo inaccessibile.

Altari sono allestiti nelle case, decorate e preparate per la visita degli antenati. Altari speciali sono anche preparati per persone decedute di recente (in questo caso, la cerimonia è particolare e viene chiamata Hatsubon 初盆).

 

I preparativi

In questa stampa del periodo Edo (1615-1868) firmata da Shibata Zeshin una donna si accinge ad appendere una lanterna in occasione della festa. La lanterna viene appositamente costruita e accesa per accogliere gli spiriti dei defunti. Queste di solito vengono collocate davanti alle case, per aiutare gli spiriti a ritrovare la via corretta per riconciliarsi con i propri cari. Saranno poi le lanterne che verranno lasciate andare nei corsi d’acqua, così che gli antenati possano fare ritorno nell’aldilà.

Nella stampa emerge il contrasto tra il delicato ma cupo yukata della donna e il suo cane e il colore chiaro utilizzato per la lanterna. Il tutto è agitato da una brezza estiva, che muove il vestito della donna e anche la lanterna, sentore che questa preparazione sarà anticipatoria dell’arrivo di qualcuno, che anche il vento porta.

 

https://collections.mfa.org/objects/231757

Questa seconda stampa risale ancora al periodo Edo, firmata da Katsukawa Shunshou. I primi giorni di Obon, tra il 13 e 14 agosto, le case vengono messe in ordine, decorate, pulite e adornate con piante, frutta e oggetti sacri. Sono ritratte due donne e un ragazzo che comprano e raccolgono fiori per la festività, per accogliere i defunti in maniera adeguata. Lo scenario è notturno, e ancora l’attenzione è posta sugli elementi in luce: le persone che portano doni, i sentieri che gli spiriti attraverseranno, le case dove verranno ospitati.

 

 

Le preghiere per i defunti e il Bon Odori

Il giorno 15 di agosto è quello in cui avvengono le vere e proprie preghiere per i defunti, onorati nei loro luoghi di sepoltura e davanti agli altari casalinghi, anche attraverso tutti i doni che erano stati preparati precedentemente.

Questa giornata è dedicata a delle danze speciali, chiamate Bon odori 盆踊り, sempre a celebrazione degli antenati accolti di nuovo nella vita terrena.

I festeggiamenti continuano sino allo spuntar della luna, al ritmo di tamburi, spesso accompagnati da fuochi d’artificio. La stampa risale all’era Showa (1926-1989), di Takahashi Hiroaki. Un gruppo di persone nell’oscurità, illuminate da un lieve chiaro di luna, ballano e festeggiano il ritorno tra i vivi di chi li aveva lasciati tempo fa. La celebrazione del ritorno dei defunti è momento di gioia e festa, le danze si protraggono a ritmi sempre più incalzanti.

 

 

Il momento dell’arrivederci

Il giorno 16 agosto, ultimo delle celebrazioni, è quello del commiato. Un arrivederci a quelle anime che sono rimaste con i vivi per qualche tempo, a ricordare la loro presenza.

La cerimonia del Tōrōnagashi è molto suggestiva e conciliante: le lanterne vengono riposte lungo corsi d’acqua per riaccompagnare dolcemente gli antenati nell’aldilà. È uno scenario di conforto: gli spiriti dei cari perduti, dopo essere stati presenti nelle case dei propri parenti, ritornano nel luogo a cui appartengono, cullati dalle acque, per poi fare ritorno l’anno successivo.

La stampa, di Yumeji Takehisa, rappresenta una donna in yukata blu, accompagnata dal suo bambino vestito di giallo. Entrambi guardano le lanterne scivolare via, sempre più in lontananza, nel pensiero futuro del ritorno.

Una versione molto particolare della celebrazione dell’ultima giornata di Obon avviene proprio nell’antica capitale, a Kyoto. Questa viene chiamata Gozan no Okuribi o Daimonji. Falò, che possono essere visti direttamente dalla città, vengono accesi sulle montagne. Rappresentando sempre un simbolo di commiato per i defunti. Come le acque sono luoghi impervi e inaccessibili all’uomo, anche le sommità delle montagne si riconoscono allo stesso modo, e indicano agli spiriti ancora una volta la strada da seguire.

La stampa risale all’era Meiji (1868-1912), di Hasegawa Sadanobu I. L’atmosfera è sempre notturna, illuminata in questo caso dal chiaro di luna e dai fuochi della montagna. Tutto il resto è in ombra. Gli sguardi dei passanti sono rivolti al monte, luogo a cui gli antenati faranno ritorno, guidati dalla luce.

I falò che vengono accesi a Kyoto sono solitamente cinque, in questa stampa viene ritratto il più famoso sulla montagna principale, nel quartiere di Higashiyama.

 

 

 

 

Fonti:

 

https://www.metmuseum.org/art/collection/search/45265

 

https://collections.mfa.org/objects/231757

 

https://collections.mfa.org/objects/255815

 

https://collections.mfa.org/objects/234663

 

https://jp.japanese-finearts.com/item/list2/A1-86-052/Takehisa-Yumeji—Toronagashi-(Lantern-float)-

 

https://collections.mfa.org/objects/234663

 

https://www.japan.travel/it/spot/76/

 

 

a cura di Susanna Legnani