Differenze tra tempio buddhista e santuario shintoista

Da millenni convivono in Giappone due religioni dominanti, lo shintoismo e il buddhismo, con una buona percentuale della popolazione giapponese che aderisce a entrambe.
Lo shintoismo, religione animista autoctona, è caratterizzato dal politeismo, con una presenza di molteplici divinità che incarnano le forze della natura e gli eventi naturali che gli antenati dei moderni giapponesi hanno osservato nei secoli, formando un pantheon con a capo la dea del sole Amaterasu. Il buddhismo è stato invece importato dalla Cina durante il periodo Asuka ed è incentrato sulla figura del Buddha, “L’Illuminato”; il suo scopo ultimo è guidare i seguaci verso le sue stesse rivelazioni. Le numerose scuole formatesi da questa ricerca verso l’illuminazione si sono scontrate per secoli, influenzando profondamente la storia giapponese.
I templi dedicati alle due discipline religiose presentano differenze e caratteristiche uniche, che andremo ad esplorare insieme nel corso di questo articolo.
I santuari shintoisti, definiti jinja (神社) o taisha (大社), sono particolarmente riconoscibili dai torii, tradizionali cancelli in legno o pietra, spesso dipinti di rosso, che delimitano l’inizio della zona sacra. Essi sono protagonisti di moltissimi famosi scatti insieme ai komainu, statue di animali poste ai lati dei torii che proteggono e sorvegliano il santuario.
La struttura di un santuario shintoista è composta da diversi edifici. Il principale, definito honden, è chiuso al pubblico e custodisce un oggetto sacro rappresentante la divinità venerata, mentre i fedeli possono visitare l’haiden, lo spazio adibito alle offerte ed alla preghiera. Prima di potervi accedere, però, i visitatori attraversano un padiglione, il chozuya, che ospita una vasca dove svolgere i riti di purificazione necessari all’ingresso. Tutti gli edifici sono realizzati in legno con i tradizionali tetti a capanna e mantengono una grande pulizia sia nello stile che negli ornamenti, donando al santuario una semplicità e un’eleganza molto apprezzate dai visitatori.
I templi buddhisti, anch’essi composti da vari edifici, presentano all’ingresso un grande portico a due piani detto sanmon, spesso sorvegliato dai nio, due statue protettrici dall’aspetto minaccioso. Come nei santuari shintoisti, c’è una divisione tra l’edificio principale, detto kondo e contenente un’effigie sacra del Buddha, e la sala di preghiera, dove è possibile meditare e recitare i sutra. Un elemento estremamente caratteristico è la pagoda, un reliquiario dal tetto a piani sormontato da un pilastro ornamentale e circondato da curatissimi e vasti giardini. Tra questi spicca il celebre giardino zen del Ryoan-ji a Kyoto, composto da un tappeto attentamente rastrellato di ghiaia bianca e quindici rocce.
Al contrario delle linee semplici ed eleganti del santuario shintoista, i templi buddhisti, e in particolare le pagode, sono di maggiori dimensioni e riccamente decorati: due tipi di bellezza fondamentalmente diversi ma equamente ammirabili, ottima rappresentazione delle complesse dualità tipiche del Giappone.