Tutto ciò che esiste, esiste solo nel qui ed ora.
A livello concettuale, non è difficile da comprendere: tutto scorre, il famoso Panta rei di Eraclito, qualsiasi sia l’oggetto, esso è soggetto allo scorrere del tempo ed irreversibilmente si modifica.
Oggi non è ieri e non sarà domani, inevitabilmente. Ciò accade agli esseri umani, come a quello che li circonda e che l’uomo tenta invano di controllare.

 

Photo credits: http://blurb.com

 

Se capire che il cambiamento fa parte della vita è di per sé facile (si tratta di un’esperienza che viviamo quotidianamente del resto), raggiungere la consapevolezza di essere inermi al cospetto del tempo che passa non è cosa scontata; rassegnarsi a questa condizione dell’essere, abbracciare il cambiamento, accettarlo e conviverci serenamente è tutto un altro paio di maniche.

Mono no aware significa questo: vivere ogni istante consci che sarà l’unica copia di sé stesso, l’ultima disponibile, e meravigliarsi della fugacità delle cose.                   

Si tratta di una meraviglia nostalgica, quella sorta di malinconia positiva che ci strizza il cuore quando realizziamo di essere immersi in un momento irripetibile della nostra vita, qualcosa che non ricapiterà di cui dobbiamo essere grati. Stupirsi per le piccole cose, Mono no aware.  

 

ETIMOLOGIA DEL TERMINE

Mono no aware (物の哀, lett. compassione delle cose) è un’espressione che nasce nella letteratura giapponese, dove indica la partecipazione emotiva ad esperienze che ricordano quanto sia effimera la vita: una foglia secca che cade dall’albero, un bocciolo che diventa fiore, un tramonto sul mare… La natura è maestra nel mostrarsi precaria e perciò il pensiero tradizionale giapponese la ammira e ne rispetta i tempi, senza alterazione alcuna, in un esercizio di spirito in cui gli esseri umani sono spettatori affascinati e commossi dalla fragilità del mondo.

Al di là della poetica e dell’estetica, il termine aware in origine altro non era che un’esclamazione di meraviglia, come il più banale degli “Ohhh” in italiano. Niente di più, niente di meno di una manifestazione di stupore, sia positivo sia negativo, che col tempo si è vista attribuire un significato profondo.

 

Photo credits: http://unsplash.com

 

Testo di Martina Condello, martinacondello.cm@gmail.com

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