Piano City Milano 2026: Tutti gli spettacoli di artisti Giapponesi in programma

 

Piano City Milano organizza una serie di esibizioni di pianoforte dei pianisti giapponesi Takahiro Yoshikawa, Aki Kuroda e Nakajima Sachiko. Di seguito tutte le esibizioni.

(i link ricondurranno al sito di Piano City Milano)

 

 

Per maggiori informazioni consultate il programma sul sito di Piano City Milano: https://pianocitymilano.it/programma/


Fuori Salone 2026: Tutte le moste legate al Giappone!

 

Al Fuorisalone 2026 non mancheranno mostre legate al mondo del Giappone! di seguito vi riportiamo tutti gli eventi:
(cliccando sul titolo di ciascun evento si verrà reindirizzati al sito della mostra)

Per maggiori informazioni consultate il sito del Fuorisalone: https://www.fuorisalone.it/it/cerca?q=giappone


Vince il premio Cultura del Racconto per Immagini "Fiabe e leggende Studio Ghibli" di Kappalab

 

La casa editrice Kappalab è orgogliosa di comunicare che il libro da lei pubblicato "FIABE E LEGGENDE STUDIO GHIBLI" di Ippei Otsuka, ha vinto il prestigioso Premio Cultura del Racconto per Immagini 2026

Qui di seguito, la lettera di ringraziamento dell'autore:

Gentili organizzatori di Romics,

gentili membri della giuria,

con questo messaggio desidero esprimere la mia più sincera gratitudine per il premio Cultura del racconto per immagini assegnato al volume "Fiabe e leggende Studio Ghibli".
Ricevere questo riconoscimento, vi assicuro, è per me un grande onore. Mi dispiace, allo stesso tempo, non poter essere presente per condividere questo momento con voi, perché avrei voluto ringraziarvi di persona.

Questo libro è nato in un modo molto semplice. In generale mi occupo di fiabe e leggende del folclore giapponese e di altri paesi, per farle riscoprire ai lettori di oggi e di ogni età, ma soprattutto perché non vada perso un patrimonio narrativo importante che appartiene a tutti. Cerco di farlo, soprattutto, sottolineando come questi racconti siano stati spesso fonte d’ispirazione per opere moderne, film e serie televisive, soprattutto d’animazione. Questo è stato l’obiettivo dei miei precedenti libri della serie "Fiabe e leggende giapponesi".

Il libro che oggi mi fate il grande onore di premiare è nato come una costola di quella serie, e quasi per caso.
Per anni ho raccolto appunti, storie e riferimenti legati ai film di due grandi maestri dell’animazione, Hayao Miyazaki, Isao Takahata e, più in generale, all’immaginario dello Studio Ghibli, i quali hanno permesso al pubblico di tutto il mondo di comprendere come sia possibile realizzare film contemporaneamente belli, interessanti e di grande successo, apprezzati da spettatori e critica, capaci di intrattenere e far pensare.
"Fiabe e leggende Studio Ghibli" è più che altro un lavoro personale, nato dalla curiosità e dal desiderio di capire da dove nascessero certe immagini, certe atmosfere, certi racconti.

Nel corso delle ricerche, mi sono accorto che dietro a quei film esiste un patrimonio narrativo molto ampio: fiabe, romanzi, leggende, opere della letteratura internazionale. Alcune di queste storie sono vere e proprie trasposizioni, altre hanno lasciato tracce più sottili, ma tutte hanno contribuito a costruire quell’universo così riconoscibile.
A un certo punto ho pensato che forse questa raccolta, nata quasi per me stesso, potesse interessare anche ad altri, senza aspettative particolari, se non quella di condividere una curiosità.
Per questo motivo, la notizia di questo premio mi ha davvero sorpreso. Non era qualcosa che immaginavo potesse accadere.
In effetti, quando ho iniziato a prendere appunti, non pensavo certo che un giorno sarebbero finiti addirittura su un palco.

Se il libro ha un valore, credo stia proprio in questo: nell’invitare a tornare alle storie, alle loro origini, e a riscoprire il legame tra parola e immagine. Di per sé è un percorso semplice, ma che a volte ha bisogno di un avvio, per arricchirci e per riportare l’attenzione sul piacere della lettura.

Desidero quindi ingraziare Romics per aver accolto questo lavoro e per averne compreso l’intento.
E ovviamente ringrazio anche la casa editrice Kappalab per aver dato visibilità a questo lavoro, e averlo reso accessibile ai lettori italiani.
Spero che questo libro possa continuare a suscitare curiosità e accompagnare i lettori nella scoperta delle storie che stanno dietro alle immagini che ormai tutti amiamo così tanto.

Vi ringrazio ancora, con grande stima.

Ippei Otsuka

FIABE E LEGGENDE STUDIO GHIBLI è disponibile in tutte le librerie, insieme agli altri libri di Ippei Otsuka pubblicati da Kappalab:

  • FIABE E LEGGENDE GIAPPONESI
  • FIABE E LEGGENDE GIAPPONESI: CREATURE FANTASTICHE
  • LA STORIA DELLA PRINCIPESSA SPLENDENTE

…e a maggio 2026, dallo stesso autore:

  • FIABE E LEGGENDE ANIME GIAPPONESI

Le pubblicazioni Kappalab sono disponibili in tutte le librerie e fumetterie italiane, e anche online ai seguenti link:

Fiabe e leggende Studio Ghibli

https://www.kappalab.it/libri/fiabe-e-leggende-studio-ghibli/

Fiabe e leggende giapponesi

https://www.kappalab.it/libri/fiabe-e-leggende-giapponesi/

Fiabe e leggende giapponesi: Creature fantastiche

https://www.kappalab.it/libri/fiabe-e-leggende-giapponesi-2-creature-fantastiche/

La storia della Principessa Splendente

https://www.kappalab.it/libri/la-storia-della-principessa-splendente/

Buona lettura!


Libro: "Yuzuru. Il volo del Samurai" di Costanza Rizzacasa

 

Vi segnaliamo il libro "Yuzuru. Il volo del samurai" (Giunti) di Costanza Rizzacasa, giornalista del Corriere della Sera, uscito a marzo 2026.
Una biografia romanzata -- da fonti esclusivamente di prima mano giapponesi -- della leggenda del pattinaggio artistico sul ghiaccio Yuzuru Hanyū, sopravvissuto al terremoto e tsunami del 2011, che la giornalista aveva intervistato in esclusiva per la sua serie sulla filosofia e la spiritualità giapponese per il settimanale 7, la prima e ad oggi unica intervista dell'atleta a una grande testata non giapponese dal suo passaggio al professionismo nel 2022 e una delle poche in carriera. (link intervista)
Il libro, impregnato di filosofia giapponese, è stato giudicato di valore culturale e inserito nel programma ufficiale dell'Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.  Inoltre, dall'11 marzo (data significativa anche per il libro, che si occupa ampiamente del "3.11") viene distribuitoanche in Giappone. Le recensioni, sia in Italia che in Giappone, sono bellissime.
DESCRIZIONE:

È una storia che sembra un romanzo, ma è accaduta davvero.

Una storia di coraggio e di riscatto, di sogni apparentemente irraggiungibili e della determinazione e dell'impegno necessari per renderli realtà.

Unico pattinatore del singolo maschile ad aver vinto, dal 1952, l'oro in due Olimpiadi consecutive, Yuzuru Hanyū ha cambiato per sempre il pattinaggio artistico sul ghiaccio. Ha iniziato a pattinare a soli quattro anni, vincendo in poco tempo gare nazionali e internazionali e infrangendo, a dispetto di tanti infortuni, un record dopo l'altro. Sopravvissuto al terribile terremoto del Tōhoku, ha scelto di dedicare parte della sua vita a sensibilizzare e ad aiutare, diventando un simbolo di speranza per il Giappone e non solo. Con questa storia Costanza Rizzacasa d'Orsogna ci porta nel mondo delle grandi competizioni internazionali e nel cuore della cultura giapponese.

Inoltre, l'autrice sta portando in Italia per l'editore Vallardi, in uscita a maggio con la sua prefazione e curatela, il volume "Kozō no Kokoro" di RyōJun Shionuma, monaco buddhista della tradizione shugendō che per le sue pratiche estreme si è guadagnato il titolo di Dai Ajari (anche lui, come altri personaggi della cultura giapponese, dal filosofo Masahiro Morioka al disegnatore di GundamYoshikazu Yasuhiko, alla reverenda Shundō Aoyama, era stato intervistato per la serie di Rizzacasa ( link intervista
Infine, a settembre, uscirà per Solferino un ulteriore libro sul senso della vita nella filosofia giapponese.

Film: "Perfect Days" con Kôji Yakusho - in streaming su RaiPlay

 

Su RaiPlay è ora disponibile il film Perfect Days di Wim Wenders con il pluripremiato attore Kôji Yakusho.
Hirayama conduce una vita semplice, scandita da una routine perfetta. Si dedica con cura e passione a tutte le attività della sua giornata, dal lavoro come addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo all’amore per la musica, ai libri, alle piante, alla fotografia e a tutte le piccole cose a cui si può dedicare un sorriso. Nel ripetersi del quotidiano, una serie di incontri inaspettati rivela gradualmente qualcosa in più del suo passato.

Il film è disponibile gratuitamente al seguente link: https://www.raiplay.it/programmi/perfectdays


Film: "Il sapore del riso al tè verde" di Yasujiro Ozu

 

Vi presentiamo il film "Il sapore del riso al tè verde" di Yasujiro Ozu, di seguito una breve introduzione:
Mokichi è un impiegato mite e modesto, originario della provincia ma ormai stabilmente inserito nella vita lavorativa di Tokyo. Ha sposato Taeko, donna proveniente da una famiglia benestante della capitale, abituata a un ambiente sociale più raffinato e a un sistema di relazioni che guarda con sospetto la semplicità del marito. La loro convivenza è segnata da un equilibrio fragile: Taeko tratta spesso Mokichi come uno sciocco e non esita a mentire pur di trascorrere il tempo con un gruppo di amiche altrettanto mondane. Quando la giovane nipote Setsuko viene ospitata in casa loro, però, la dinamica coniugale si complica: l’ingenua simpatia della ragazza per Mokichi rende più difficile per Taeko mantenere il suo gioco di finzioni.

In "Il sapore del riso al tè verde" Yasujiro Ozu torna a osservare con la consueta delicatezza le tensioni domestiche della borghesia giapponese del dopoguerra.

Il film, tuttavia, ha una storia produttiva singolare: Ozu ne concepì il soggetto già nel 1939, ma il progetto venne bloccato dalla censura militare perché giudicato troppo poco patriottico. L’idea di rappresentare una coppia borghese immersa nei piccoli conflitti della vita quotidiana non sembrava adatta a un periodo che richiedeva narrazioni edificanti e nazionaliste. Solo nel 1952 il regista poté tornare su quel materiale, trovando finalmente il clima culturale adatto per raccontare una società ormai profondamente cambiata.

Dietro la leggerezza delle situazioni quotidiane si intravede così un ritratto più ampio: quello di un Giappone che cerca di conciliare tradizione e modernità, rigidità sociale e desiderio di cambiamento. Con il suo sguardo paziente e partecipe, Ozu racconta una crisi coniugale che è anche il riflesso di un passaggio storico, in cui persino un gesto semplice come versare del tè sul riso può diventare il segno discreto di un nuovo equilibrio possibile.

Il sapore del riso al tè verde fa parte della Ozu Collection disponibile in streaming su MYmovies ONE.


Film: "Inizio d'estate" - quando la tradizione viene messa in discussione

 

Vi presentiamo il film "Inizio d'estate" di Yasujiro Ozu, di seguito una breve introduzione:
A Kamakura, in una casa luminosa affacciata su un Giappone che cambia, la famiglia Mamiya discute del futuro matrimoniale di Noriko, giovane donna ormai “in età” da marito. Tra proposte di matrimonio combinato, pressioni più o meno esplicite dei genitori e interferenze di parenti e conoscenti, la quotidianità scorre in un clima apparentemente sereno, scandito da visite, chiacchiere e piccoli rituali domestici. Ma sotto la superficie si agitano tensioni sottili: Noriko dovrà scegliere se adeguarsi alle aspettative familiari o affermare la propria volontà.

Con Inizio d’estate (il titolo originale è traducibile con “Il tempo del raccolto del grano”, titolo alternativo con cui talora è conosciuto il film), Yasujiro Ozu prosegue la sua esplorazione della famiglia giapponese nel dopoguerra, registrando con apparente leggerezza un mutamento ormai irreversibile.

Il Giappone tradizionale, fondato su gerarchie solide e ruoli codificati, è attraversato dalle prime forme di emancipazione femminile, che il film mette al centro senza mai trasformarle in proclami ideologici. Ozu osserva, non giudica: si limita a collocare i suoi personaggi dentro uno spazio assolato, dove la rinascita stagionale rispecchia quella sociale.

Il tempo, tema sotterraneo ma costante nel cinema di Ozu, qui assume una forma quasi ironica: mentre gli adulti cercano di congelare le consuetudini, le nuove generazioni le scardinano con naturalezza. L’estate che inizia non è solo una stagione: è il segno di un ciclo che si rinnova, anche a costo di incrinare la compattezza familiare.

In Inizio d’estate l’emancipazione non passa attraverso gesti clamorosi, ma attraverso scelte minime, quotidiane, e proprio per questo irreversibili.

Ozu coglie il momento in cui la tradizione smette di essere un destino e diventa un’opzione. E, nel farlo, consegna uno dei suoi ritratti più luminosi, e al tempo stesso più malinconici, di un Giappone sospeso tra continuità e mutazione.

Inizio d'estate fa parte della Ozu Collection disponibile in streaming su MYmovies ONE.


Libro: "Vivere alla Ghibli. Self coaching per vivere il mondo con incanto, lentezza e meraviglia"

 

Vi proponiamo il nuovo libro di Massimiliano De Giovanni intitolato "Vivere alla Ghibli. Self coaching per vivere il mondo con incanto, lentezza e meraviglia".
Per l'autore c’è un momento, nei film dello Studio Ghibli, in cui il tempo sembra fermarsi. Non succede nulla di straordinario, eppure, in quella sospensione, accade qualcosa di profondo: in scena c’è la vita, nella sua essenza più semplice e più vera. Questo libro nasce proprio dal desiderio di portare quello sguardo nella nostra quotidianità.
Non per spiegare l’universo Ghibli, che è fatto anche di mistero e di non detto, ma per vivere come ci suggerisce: un modo diverso di stare al mondo, più attento e gentile. Perché, attraverso gli anime, Hayao Miyazaki e Isao Takahata ci offrono una bussola per orientarci in noi stessi, tra emozioni, desideri e pensieri spesso inespressi.
Un invito a vivere come in "Il ragazzo e l’airone", "Principessa Mononoke", "Il castello errante di Howl", "La città incantata" e altri film dello Studio Ghibli, per imparare che la fragilità può essere forza, che le differenze possono arricchire e che nella vita quotidiana c’è sempre spazio per l’incanto.
In tutte le migliori librerie e fumetterie italiane, (ISBN 9788885457829)
oppure on-line al seguente link:

Libro: "In cucina con i personaggi dello studio Ghibli"

 

 

Vi presentiamo il nuovo libro di Barbara Rossi e Azuki: "In cucina con i personaggi dello studio Ghibli. Bento: la cucina giapponese prende forma", in cui vengono illustrate alcune ricette della cucina casalinga giapponese per creare i personaggi dello Studio Ghibli di Hayao Miyazaki e Isao Takahata… e mangiarseli!
Questo libro prende in esame una categoria di "bento" molto particolare: i KYARABEN o CHARABEN, i bento dei personaggi, dedicati ai protagonisti dei film dello Studio Ghibli. Sono presenti i bento ispirati a tutti i film dello studio, incluso il più recente "Il ragazzo e l’airone". Il volume rappresenta una nuova edizione ampliata di "In cucina con i bento dello Studio Ghibli" e propone indicazioni pratiche sulla progettazione e realizzazione dei kyaraben, affiancate da ricette utili per comporre bento equilibrati e funzionali.
Con la parola "bento" si indica comunemente ciò che in Occidente viene considerato il “pranzo al sacco”.  In Giappone, però, il termine ha un significato più articolato: con essa si identifica sia la scatola che contiene il pasto, sia il cibo al suo interno, pensato per essere consumato fuori casa, a scuola o sul luogo di lavoro.
Buon appetito con i personaggi di:
IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL
IL CASTELLO NEL CIELO
LA STORIA DELLA PRINCIPESSA SPLENDENTE
KIKI CONSEGNE A DOMICILIO
IL MIO VICINO TOTORO
NAUSICAÄ DELLA VALLE DEL VENTO
PONYO SULLA SCOGLIERA
PORCO ROSSO
PRINCIPESSA MONONOKE
LA CITTÀ INCANTATA
IL RAGAZZO E L’AIRONE
Il libro di Rossi e Azuki è disponibile nelle migliori librerie e fumetterie italiane (ISBN 9788885457836),
oppure on-line al seguente link:

La mostra Ko = Ghei tra identità giapponese e strategia internazionale

 

Sopraffatte dalla cultura dei social media e dalle dinamiche della “viralità” dei fenomeni, elementi come la tradizione e l’autenticità risultano oggi frequentemente marginalizzati o trascurati. Questo scenario di progressiva semplificazione e omologazione influisce in modo significativo sull’immagine internazionale di un Paese come il Giappone, in particolare nei campi dell’arte, della tradizione e dell’unicità culturale. Che si tratti di una strategia consapevole o di un processo spontaneo, legato alle logiche della globalizzazione mediatica, è evidente come, nel discorso comune, i primi riferimenti associati alla cultura giapponese siano spesso anime, manga, sushi o samurai. Tali elementi, sebbene effettivamente radicati nella storia e nella società del Paese, finiscono per oscurare un panorama ben più ampio e stratificato di tradizioni, usi e costumi che meriterebbero di essere conosciuti e approfonditi, al fine di comprendere in maniera più autentica e completa la cultura giapponese nella sua complessità ed evitarne una visione orientalistica.

Il nostro articolo concentra l’attenzione sul contesto italiano, dove, nel tentativo di contrastare fenomeni di standardizzazione e globalizzazione culturale, numerose fondazioni, associazioni culturali come la nostra ed enti istituzionali promuovono iniziative volte a favorire una comprensione del Giappone più articolata e integrale, che affondi le proprie radici nella sua essenza storica e nella sua originalità identitaria. In tale cornice si inserisce la nostra visita alla mostra “工=藝Ko = Ghei: una fusione di arte, ragione ed emozione”, che si è svolta nel mese di gennaio alla Fondazione ADI con il patrocinio del Comune di Milano e promossa da Kitamaebune Kōryū Kakudai Kikō in collaborazione con l’ANA Strategic Research Institute.

La visita alla mostra è stata accompagnata dalle chiare e approfondite spiegazioni di Naohiko Mitsui, architetto e designer giapponese, curatore della mostra, le cui riflessioni costituiscono il principale quadro analitico di questo contributo. Nel corso dello scambio, Mitsui ha offerto dettagli significativi in merito alla logica curatoriale del progetto, al suo sostegno istituzionale e ai più ampi obiettivi economici e politici che lo sottendono. Tali osservazioni dirette orientano l’interpretazione da noi proposta, consentendo di approfondire l’esposizione non soltanto in qualità di iniziativa artistica, ma anche come un caso di studio emblematico di strategia culturale promossa dal governo giapponese.

Il termine giapponese kogei “工藝”, che si legge con la pronuncia “koghei”, integra armoniosamente concetti apparentemente opposti: “工” (Ko) è il carattere ideografico che indica la tecnica, il processo produttivo a partire da struttura, funzione e materiali e si riferisce al sapere che funge da base alla capacità di riprodurre e perpetuare nel tempo. “藝” (Ghei) è invece il carattere ideografico che si riferisce alla pratica creativa, che armonizza corpo e spirito: un esercizio che conduce, come esito, a generare bellezza. Nel pensiero giapponese, ragione ed emozione hanno infatti continuato a esistere in una relazione di reciproca tensione, positiva o negativa: Ko conferisce rigore a Ghei che genera creatività ed emergenza. Koghei è dunque la bellezza che non sacrifica la funzione, l’intelligenza che non esclude l’emozione. E anche in un’epoca dove le comunicazioni astratte dominano i rapporti tra persone e ambienti, essa continua a suggerire l’equilibrio tra spiritualità e mondo fisico.

L’esposizione presenta una selezione di opere che rappresentano alcune delle più importanti tradizioni dell’artigianato giapponese. Si mostrano ceramiche Mumyōi yaki dell’isola di Sado, accanto a oggetti in metallo fuso realizzati a Takaoka (Nousaku), in stagno, rame e bronzo. Il percorso include anche il kabazaiku, l’antica tecnica di lavorazione della corteccia di ciliegio selvatico di Kakunodate, nella prefettura di Akita, e il raffinato Wajima nuri, celebre laccatura tradizionale della città di Wajima, in Ishikawa. Completano l’esposizione le ceramiche Bizen yaki, tra le più antiche del Giappone, e opere di alta oreficeria che testimoniano l’eccellenza giapponese nella lavorazione dell’oro e dei metalli preziosi.

Fusione, martellatura e incisione sono tecniche fondamentali che conferiscono alle opere ricchezza espressiva e profondità. Queste sono realizzate da maestri artigiani cui è stato attribuito il titolo di “Tesoro Nazionale Vivente”, in quanto detentori di una conoscenza immateriale riconosciuta dal governo giapponese come Bene Immateriale Culturale Importante. Oggi sono in totale 126 i maestri a cui è stato attribuito il titolo: queste figure rappresentano, con le loro tecniche raffinate, un ponte tra passato e futuro, esprimendo appieno la profondità della cultura giapponese. In particolare, l’esposizione alla Fondazione ADI accoglie le creazioni di alcuni dei maestri artigiani tra i più autorevoli del panorama nipponico, inclusi due Tesori Nazionali Viventi: Sekisui Ito V e Jun Isezaki, figure che incarnano l’eccellenza nelle arti della ceramica, della lacca e del kabazaiku.

Le tecniche impiegate attestano il loro ruolo cruciale nella trasmissione della cultura materiale del Paese, un tempo affidata alle kitamaebune, ovvero navi mercantili che, dalla fine del XVII secolo fino alla fine del XIX secolo, navigavano lungo la costa del Mar del Giappone, da nord a sud, facendo scalo nei numerosi porti per commerciare beni locali. Grazie a un sistema commerciale unico, che prevedeva la sostituzione del carico a ogni porto, queste navi trasportavano non solo beni, ma anche cultura e conoscenze tecniche tra le diverse regioni. A partire dalla seconda metà del XIX secolo, con lo sviluppo delle moderne infrastrutture giapponesi, concentrate soprattutto lungo la costa del Pacifico, le rotte delle kitamaebune persero gradualmente la loro funzione originaria. Proprio per preservare il legame tra le regioni, un tempo unite da queste vie marittime, è nata l’associazione Kitamaebune Kōryū Kakudai Kikō, che si impegna a mantenere vivi i rapporti tra questi territori, ancora oggi custodi di importanti tradizioni culturali e industriali. Dunque, le opere di artigianato giapponese, che un tempo solcavano i mari a bordo delle kitamaebune, oggi superano i confini regionali e nazionali, portando il proprio valore nel mondo a partire da Milano. Attraverso oggetti pensati per l’uso quotidiano (ciotole, tazze, contenitori per il tè, vassoi, scatole e manufatti laccati), il percorso espositivo invita a riflettere su una concezione del bello in cui funzione, durata e riparabilità sono elementi centrali, profondamente intrecciati con l’utilità e la vita di tutti i giorni.

La scelta di Milano, come sede della mostra, emerge da questo dialogo come una decisione calcolata. Il capoluogo lombardo infatti occupa una posizione centrale all'interno del sistema globale del design, fungendo da luogo in cui il capitale culturale viene prodotto, legittimato e convertito in valore economico. Come Mitsui ha esplicitamente osservato durante la nostra intervista, la cultura milanese è particolarmente sensibile alle diverse forme d’arte, riuscendo sempre a farsi impressionare da nuove forme, modelli e immaginari artistici. In questa cornice, Milano si presenta come il palcoscenico ideale per i “crafts”, così denominati dallo stesso curatore, presentati alla mostra ko=ghei, in quanto costituiti da forme che resistono a una rigida classificazione, spesso fraintesi o sottovalutati nel loro contesto nazionale.

Infatti, un tema chiave emerso dall'intervista riguarda le mutevoli condizioni di ricezione culturale all'interno dello stesso Giappone. Mitsui ha espresso preoccupazione per quella che ha descritto come una progressiva standardizzazione del gusto estetico della società giapponese, un processo che si è intensificato nel dopoguerra ed è incrementato con la globalizzazione. Secondo la sua visione, la produzione di massa, le norme di consumo globali e la logica industriale orientata all'esportazione hanno rimodellato le aspettative del pubblico, restringendo lo spazio per forme di artigianato non convenzionali. Questa osservazione è in linea con analisi più ampie delle tendenze omogeneizzanti della globalizzazione, in particolare nelle economie industriali avanzate.

In questo contesto, la mostra rivela un paradosso strutturale. Mentre l'artigianato viene spesso inserito nel discorso ufficiale come indicatore dell'identità culturale giapponese, le sue forme più sperimentali faticano sempre più a trovare un riconoscimento o un sostegno economico interno. In questo senso, come ha evidenziato Mitsui, i contesti internazionali offrono spesso un maggiore margine di interpretazione, conferendo fondamentale importanza alle dinamiche del mercato globale, affinché tali pratiche possano acquisire valore. La circolazione esterna diventa quindi non un'opzione secondaria, ma un requisito strutturale.

Il ruolo dello Stato giapponese, come discusso durante l'intervista, è quindi centrale. Mitsui ha riconosciuto apertamente che la mostra è stata ampiamente supportata dal governo giapponese non solo come iniziativa culturale, ma anche come mezzo per promuovere relazioni commerciali internazionali e aprire l'accesso ai mercati esteri. Da un punto di vista analitico, questa sponsorizzazione può essere interpretata come una forma di diplomazia economica strategica, in cui la produzione culturale viene sfruttata per migliorare la competitività, diversificare le esportazioni e gestire il rischio economico a lungo termine.

Questa strategia riflette il continuo sforzo del Giappone di rinegoziare la propria posizione all'interno di un ordine globale sempre più competitivo e imprevedibile. Di fronte al declino demografico, alla prolungata stagnazione economica e alla crescente concorrenza di altre economie esportatrici di beni culturali, il Paese del sushi e dei manga deve cercare fonti alternative di differenziazione. Le iniziative culturali sostenute dallo Stato offrono un mezzo relativamente economico e poco conflittuale per proiettare la propria influenza e garantire l'accesso al mercato. Tuttavia, come illustra questo caso, tali strategie dipendono fortemente da meccanismi di convalida esterna. La diplomazia culturale opera qui come meccanismo di protezione contro la volatilità economica, la contrazione del mercato interno e l'erosione dell'identità. Allo stesso tempo, il ricorso a quadri interpretativi esterni introduce nuove vulnerabilità, tra cui l'esposizione alle fluttuazioni del mercato estero e la parziale perdita della corretta comunicazione.

L’Italia, e Milano in particolare, emergono quindi in questo processo non soltanto come dei partner, ma anche come degli intermediari centrali. Il sistema del design italiano si configura infatti come uno spazio di incontro e mediazione, capace di trasformare l’artigianato sperimentale giapponese in un valore culturale ed economico riconoscibile e apprezzabile a livello internazionale.

Attraverso questo meccanismo, il nostro Paese consolida il proprio ruolo di riferimento culturale all’interno delle industrie creative internazionali e, allo stesso tempo, contribuisce a orientare e modellare il percorso delle esportazioni culturali giapponesi. Nel contesto più ampio delle relazioni tra Italia e Giappone, la mostra rappresenta un esempio significativo di come oggi la produzione culturale venga sempre più utilizzata dagli Stati come strumento di promozione della propria immagine e della propria identità culturale all’estero, oltre che come risposta alle fragilità generate dalla globalizzazione. In questa prospettiva, i crafts diventano un ambito attraverso cui si negoziano attivamente questioni centrali quali l’identità nazionale, l’accesso ai mercati globali e il riconoscimento della legittimità internazionale.

 

Articolo di Emanuela Fedele