Un giovane ragazzino si trasferisce e, affiancato da un airone parlante, scopre che la sua nuova dimora nasconde l’ingresso di un mondo fantastico. Questa è la brevissima sinossi del più recente lungometraggio targato Hayao Miyazaki, il grande maestro dell’animazione giapponese conosciuto per essere regista, sceneggiatore, produttore, animatore, mangaka e fondatore del famoso studio di produzione cinematografica Ghibli. Il film in questione si intitola Il ragazzo e l’airone (君たちはどう生きるか, Kimi-tachi wa dō ikiru ka. 2023) ed è forse l’ultimo della serie lunghissima di capolavori usciti dalla mente e dalle mani di questo artista giapponese.

 

Photo credits: http://ciakmagazine.it

BIOGRAFIA DI UN MAESTRO

 

Photo credits: http://unive.it

Myazaki nasce nel 1941 nei pressi di Tōkyō, durante il secondo conflitto mondiale, da famiglia benestante; il padre produceva componenti di aerei militari nella fabbrica di sua proprietà, arricchendosi grazie alla guerra e suscitando per questo l’antipatia del figlio, mentre la madre soffriva di tubercolosi spinale, una malattia che la costrinse a letto per molti anni.                                                                                                                                L’infanzia di Hayao fu costellata da numerose letture di fumetti giapponesi, i cosiddetti manga, un interesse che ben presto si trasformò in una passione così forte da spingere lo stesso Miyazaki a disegnare le sue idee e storie su carta, nello stesso periodo in cui Osamu Tezuka, il Dio dei Manga, operava al suo massimo splendore.
Da mangaka ad animatore il passo fu breve, considerato il forte legame simbiotico che ancora oggi lega il linguaggio del manga e quello dell’anime: con il lungometraggio pionieristico La leggenda del serpente bianco (白蛇伝, Hakujaden. 1958) Hayao Myazaki debutta come animatore, per poi acquisire sempre più esperienza negli anni a venire presso la casa di produzione Toei Doga e collaborando a prodotti animati del calibro di Le Avventure di Lupen III (ルパン三世, Rupan Sansei 1972) e Heidi (アルプスの少女ハイジ, Arupusu no shōjo Haiji. 1974).     

Nel 1985 Miyazaki fondò il suo personale studio d’animazione, lo studio Ghibli, dove sono nati i più celebri lungometraggi del maestro, i più maturi e utili per capire appieno i suoi temi cari: il volo, l’ambientalismo, i bambini come portatori di speranza nel futuro, la guerra contrapposta all’amore e alla pace, armi contro una società sempre meno umana… Temi specifici dell’autore che meritano di essere approfonditi attraverso l’analisi di alcuni di questi film.

 

TEMI CARI ALL’AUTORE

Il mio vicino Totoro (となりのトトロ, Tonari no Totoro. 1988)

Photo credits: http://studioghibli.it

La maggior parte dei protagonisti di Miyazaki sono bambini, ma in questo lungometraggio più che in altri il tema centrale è proprio il mondo infantile come rifugio dalla tristezza della vita: due sorelline si trasferiscono con il papà in campagna, per stare più vicine alla mamma che è ricoverata in un ospedale della zona. Qui incontreranno creature fantastiche di ogni tipo, tra cui Totoro, il paffuto custode del bosco metà orso e metà procione.
Il parallelismo con la situazione familiare del piccolo Hayao è chiaro e nel corso della pellicola si comprende come la figura di Totoro e il mondo incantato da cui proviene siano la rappresentazione della fantasia sconfinata delle bambine, che così sfuggono al dolore provato per le condizioni di salute della mamma.

 

Porco Rosso (紅の豚, Kurenai no buta. 1992)

Photo credits: http://mymovies.it

In questa pellicola Miyazaki affronta i temi del volo, della guerra (soprattutto aerea) e dell’amore senza limiti: il protagonista è il pilota d’aereo Marco, cacciatore di taglie che insegue sul suo biplano rosso i “pirati del cielo”, aviatori rimasti disoccupati dopo la fine della guerra che hanno iniziato a rubare per vivere. Marco però è rimasto vittima di un incantesimo durante una battaglia di cui è l’unico sopravvissuto, ed ora ha la faccia di un maiale (secondo la visione culturale giapponese, essere l’unico sopravvissuto in battaglia è un disonore). Questo difetto però non impedirà a Fio di innamorarsi di lui, a dimostrazione che l’amore non conosce confini. È un film pregno di riferimenti storici e anche politici, come suggerisce l’aggettivo rosso nel titolo.

 

Principessa Mononoke (もののけ姫, Mononoke-hime. 1997)

Photo credits: http://mymovies.it

Durante il periodo Muromachi (1336-1573), il clan dei Tatari sfrutta le risorse naturali senza sosta e ritegno, quindi per sopravvivere alla barbarie umana, il Dio della Foresta trasforma gli animali in grandi e forti bestie. Un giorno il guerriero ed eroe Ashitaka uccide per sbaglio una di queste, attirando su di sé una potente maledizione che lo costringe a chiedere aiuto al clan dei Tatara; mentre si reca da loro incontra la Principessa Mononoke, una ragazza metà donna e metà lupo che ha il potere di comunicare con la Natura e odia gli esseri umani per il modo in cui trattano la natura.                                                                                                          Il messaggio sotteso è lampante: Miyazaki auspica la convivenza pacifica tra Natura e Uomo denunciando la crudeltà con cui gli esseri umani si appropriano di ciò che non appartiene loro ergendosi a padroni del mondo.

 

Testo di Martina Condello, martinacondello.cm@gmail.com

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