News & Curiosità: White Day: la sua storia

In Giappone, come in Italia, il 14 febbraio si festeggia San Valentino ma il 14 marzo si festeggia il White Day. Infatti, non tutti sanno che nel Paese del Sol Levante esiste una seconda “festa degli innamorati”: il White Day. Scopriamo di cosa si tratta!

La nascita del White Day

Il White Day si festeggia in Giappone il 14 marzo, esattamente un mese dopo San Valentino. In giapponese si scrive ホワイトデー (howaito dē), ma quali sono le origini di questa “giornata bianca” e perchè si chiama così?

Il 14 marzo del 1977 la Ishimura Manseido, celebre azienda confettiera di Fukuoka, iniziò a vendere marshmallows agli uomini, in modo che potessero rispondere alle dichiarazioni amorose (in giapponese kokuhaku) che erano state rivolte loro a San Valentino: questo giorno venne inizialmente chiamato Marshmallow Day (マシュマロデー mashumaro dē) e si può considerare il precursore del White Day. Dall’anno dopo infatti l’Associazione nazionale delle industrie dolciarie giapponese creò il White Day come festa in risposta a San Valentino.

Photo credits: dannychoo.com

L’origine del nome

L’origine del nome si può ricondurre sia al colore dei marshmallows sia al significato simbolico attribuito al bianco, considerato infatti simbolo di purezza e innocenza. Durante questa giornata gli uomini ricambiano i doni ricevuti dalle ragazze il 14 febbraio, regalando loro cioccolata, fiori, vestiti o articoli di valore anche superiore a ciò che hanno ricevuto!

Tipi di cioccolata

Ci sono vari termini per descrivere le tipologie di cioccolata che gli uomini ricevono a San Valentino e che dovranno ricambiare un mese più tardi:

  • giri-choco (義理チョコ): letteralmente “cioccolata dell’obbligo”, è un dono che viene fatto come cortesia o per colmare un debito di gratitudine, spesso verso i colleghi
  • honmei-choco (本命チョコ): spesso questo tipo di cioccolata è preparato a mano con particolare cura, in quanto viene dato solo alla persona amata
  • jibun-choco (自分チョコ): la cioccolata che si compra per sé stessi
  • tomo-choco (友チョコ): cioccolata da regalare agli amici
  • gyaku-choco (逆チョコ): cioccolata “al contrario” in quanto viene regalata dagli uomini alle donne

Si capisce quindi che lo scambio dei doni non avviene solo tra innamorati, ma anche tra amici e colleghi! Con il termine sanbai gaeshi (三倍返し) viene indicata la regola implicita secondo la quale il regalo da parte degli uomini dovrebbe essere del doppio o triplo valore rispetto a quello donato loro dalle donne.

Photo credits: tokyo.grand.hyatt.co.jp

Cosa sta succedendo negli ultimi anni?

Negli ultimi anni pare che sia San Valentino che il White Day stiano avendo un declino in popolarità: uomini e donne tendono a non volersi sentire obbligati a spendere molti soldi per regalare qualcosa percepito come un dovere e preferiscono comprare invece cioccolata per sé stessi o da regalare solo alla persona amata. Ciò nonostante, il White Day rimane una festa molto diffusa, tanto che viene festeggiata anche in Cina, Sud Corea, Taiwan e in Vietnam.

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Approfondimenti: IKIGAI, la ragione di vivere

L’ikigai, ossia la ragione di vita che ci spinge ad alzarci dal letto ogni giorno, carichi di entusiasmo e guidati dalla nostra vocazione. Ma come arrivare a ciò? Come capire per cosa siamo stati messi al mondo? Scopriamolo insieme studiando meglio questo concetto tipico della filosofia giapponese!

Ikigai mood

photo credits: (via Instagram) @daisukephotography

Dare un senso alle nostre mattine grigie e noiose può risultare davvero difficile. Questo non solo perché spesso rimaniamo ingabbiati in una poco esaltante ma necessaria routine lavorativa, ma anche per via del fatto che non sappiamo bene cosa vogliamo veramente. E da una parte non è colpa nostra, dal momento che siamo distratti e costretti dal tran tran quotidiano, e l’unica cosa che facciamo una volta tornati a casa è buttarci sul letto, in attesa del mattino successivo. Ma non possiamo neanche negare che evitare di porci gli interrogativi giusti e indagare meglio su noi stessi sia sbagliato. Non possiamo trascurarci. Così come nutriamo il nostro corpo con il cibo, altrettanto dovremmo fare con la nostra anima e la nostra mente.

Cosa vuol dire Ikigai?

”Ikigai” è una parola composta, come spesso accade con il giapponese, ed è caratterizzata da ”iki” (vivere) e ”gai” (scopo, ragione). Ecco il motivo per cui molte volte questo pensiero viene inteso come ”la ragione di vivere”. Per la gente del Sol Levante, quella della ragione di vita è una faccenda seria, giacché determina chi siamo, la nostra felicità e il nostro contributo che offriamo alla società. Di conseguenza è importante capire qual è il ruolo che ci compete e cosa ci gratifica davvero.

Per avere un quadro chiaro di tutto questo è fondamentale conoscere noi stessi, e chiederci: ”cosa mi rende felice?” e ”in cosa sono bravo?”. Nel corso della nostra vita veniamo sottoposti a miriadi di mansioni, ma poche stimolano la nostra creatività e la nostra reale natura. Ci vengono insegnati e perpetrati un sacco di ideali e modi di vivere, ma in fondo in quasi nessuno di questi ci rispecchiamo. Allora che fare? Avere il coraggio di seguire le proprie passioni, di dedicarsi ad un’attività che ci piace al cento per cento, ecco cosa. Certamente è un percorso in salita, che richiede coraggio e anche un pizzico di fortuna, al giorno d’oggi. Tuttavia, ne va della nostra essenza, della nostra vocazione, e se il risultato è l’appagamento e l’entusiasmo, allora il gioco vale la candela.

L’autorealizzazione, la gioia e il tramutare i propri sogni in realtà sono alla base dell’Ikigai. Molto spesso, infatti, ci si può imbattere in una schematizzazione grafica di questo pensiero, dove tutti questi concetti si fondono in molteplici cerchi gli uni inanellati agli altri, a testimonianza del legame che intercorre tra loro, e di come non si possano scindere se vogliamo ottenere la felicità.

Ikigai

photo credits: Ikigai-Soluzioni.it

I collegamenti con l’Antica Grecia

D’altra parte anche nell’antica Grecia menti illuminate come quella di Platone avevano teorizzato un modello di città e stato ideale dove il meccanismo sociale funzionava solo quando ogni cittadino svolgeva i compiti cuciti su misura per lui, seguendo le sue inclinazioni artistiche e tecniche. E come scordarsi di una delle più famose massime confuciane che recita: ”se ami quello che fai, non sarà mai un lavoro”. È quanto mai opportuno, quindi, cercare sempre di fare quello per cui ci si sente vivi, perché fa bene a noi stessi e a chi ci sta intorno. E soprattutto perché dà un senso e uno scopo ai nostri giorni, facendoci alzare dal letto traboccanti di quell’energia e motivazione che può cambiare il mondo.

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Approfondimento: Il Terremoto del Giappone, 11 Marzo 2011

Il terremoto del Giappone nel 2011 fu un evento catastrofico, che ha lasciato un segno indelebile sul paese del Sol Levante. Infatti, a provocare ulteriore distruzione, furono le due conseguenze del sisma, ossia lo tsunami e l’esplosione della centrale nucleare di Fukushima. Ma cosa accadde precisamente quel giorno?

Il Terremoto: l’origine del disastro

terremoto del Giappone 2011

photo credits: ingvterremoti.com

Alle ore 14:46 (5:46 in Italia), un terremoto di magnitudo Mw 9.1 si generò nella prefettura di Miyagi, nell’isola di Honshu, a nord del Giappone. Si trattò di un cosiddetto terremoto megathrust. Tali fenomeni naturali consistono in una rottura lungo la faglia che prosegue per centinaia di chilometri, provocando non solo scosse telluriche, ma anche tsunami.

Infatti, la causa di questi ultimi risiede proprio nel rapido spostamento del fondo del mare. In questo caso, la faglia che separa la placca oceanica pacifica da quella di Okhotsk si mosse improvvisamente, generando il movimento tellurico.

terremoto del Giappone 2011

photo credits: history.com

Il sisma colpì principalmente la regione del Tōhoku, una delle zone più attive della Terra e frequente luogo di eventi di questo genere. L’ultimo infatti accadde nel 1933. Quello dell’11 Marzo fu uno dei cinque terremoti più violenti dal 1900, il più forte mai registrato in Giappone.

Lo tsunami e le sue conseguenze

Si successero ulteriori scosse nei minuti successivi, tutte di magnitudo inferiore alla prima, ma altrettanto violente. Infatti, molte parti di Tōkyō rimasero senza energia elettrica. Tuttavia, a causare ingenti danni e vittime fu proprio lo tsunami che avvenne pochi minuti dopo del sisma.

tsunami giappone

photo credits: ingv.it

Quest’ultimo fu talmente potente che interessò anche altre parti del mondo lontane dal Giappone, come ad esempio il Cile e le Hawaii. Il sisma generò onde alte più di 10 metri che si abbatterono sulle coste giapponesi a circa 750 km/h. Le prefetture di Iwate e Miyagi, entrambe nel Tōhoku, furono le più colpite.

Le conseguenze del maremoto furono disastrose. Il numero di vittime registrate ammonta ad un totale di circa quindicimila, mentre a rimanere disperse sono ancora più di quattromila persone. Inoltre, varie città subirono ingenti danni strutturali causati dal sisma. Ad esempio, il porto di Tōkyō e la Tōkyō Tower furono tra i primi luoghi della capitale a risentire della potenza del movimento tellurico.

L’esplosione della centrale nucleare

photo credits: tio.ch

L’11 marzo è ricordato anche come il giorno del triplice disastro del Tōhoku, che include, oltre al sisma e allo tsunami, l’esplosione della centrale nucleare di Fukushima. L’evento fu una diretta conseguenza del terremoto: l’enorme onda di maremoto si abbatté sull’impianto, che non era adeguatamente protetto. Infatti, l’onda superava di ben quattro metri le dighe che erano poste a protezione della centrale. Di conseguenza, il sistema di raffreddamento dei tre reattori fu distrutto e questi ultimi andarono incontro ad un meltdown completo. Le conseguenze furono gravi sia per la popolazione che per l’ambiente. Ci fu un aumento di casi di cancro alla tiroide per i bambini di Fukushima, e grande quantità di materiale radioattivo finì nell’oceano, contaminando l’ecosistema.

Terremoto del Giappone 2011: La risposta del governo

A seguito della catastrofe, il governo giapponese cercò di unire la popolazione di fronte alla tragedia. Di conseguenza, vennero ampiamente promosse attività di volontariato che videro coinvolti innumerevoli cittadini. Tra queste, figurano il risparmio volontario di energia elettrica e la partecipazione ad iniziative di aiuto e soccorso degli abitanti di Fukushima.

tohoku giappone

photo credits: japantimes.co.jp

La propaganda governativa utilizzò inoltre molti slogan e parole di carattere nazionalistico che incitavano i giapponesi a rimanere speranzosi e guardare verso un futuro migliore. Uno tra questi fu quello di “Ganbarō Nippon!”, traducibile approssimativamente come “Forza Giappone!” o “Ce la puoi fare, Giappone!”.
Inoltre, durante la catastrofe, il Primo Ministro Naoto Kan dichiarò che per il Giappone questo era “il momento più difficile dalla fine della seconda guerra mondiale”.

Terremoto del Giappone 2011: Il Tōhoku undici anni dopo

terremoto tohoku giappone

photo credits: japantimes.co.jp

Oggi, la zona nord della regione del Tōhoku, quella più vicina al primo reattore nucleare, è ancora inabitabile. Sono stati spesi circa 330 miliardi di yen (232 milioni di euro) per ricostruire e decontaminare il territorio. Tuttavia, più di 40.000 persone non riescono ancora a tornare nelle loro case.

Il terremoto dell’11 Marzo del 2011 e le sue conseguenze rimarranno scolpite nella mente del popolo giapponese, che guarda al futuro con la speranza che non accada mai più una tragedia del genere.

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News & Curiosità: Posti migliori dove fare Hanami in Giappone

Vi avevamo già parlato dell’hanami in uno dei nostri articoli precedenti e oggi vogliamo condividere con voi le previsioni per il 2022 e i migliori posti per l’hanami!

posti per hanami

Photo credits: leaeflo.com

La primavera giapponese è conosciuta in tutto il mondo per la fioritura dei ciliegi, in grado di regalarci sempre vedute mozzafiato. Come avrete già sentito, in Giappone il termine che indica la celebrazione di questo evento è hanami, una parola composta da hana (ossia, fiore) e mi (dal verbo miru, ossia vedere). Si dice che questa festività abbia avuto inizio nel periodo Nara (710-794), ma a celebrarla erano poche persone appartenenti all’élite del tempo.

Per vedere una prima vera diffusione, infatti, bisognerà aspettare il periodo Edo (1600-1867), quando lo shogun Tokugawa Yoshimune deciderà di piantare alberi di ciliegio in posti strategici. Oggi l’hanami è una festività che attira migliaia di persone nei loro parchi preferiti per godersi un po’ di tempo in compagnia di amici e famiglia. In genere si pensa che la fioritura avvenga nell’arcipelago giapponese nello stesso periodo di tempo, ossia fine marzo o inizio aprile. Tuttavia, questa visione non è propriamente corretta. Pensate, infatti, che ad Okinawa la fioritura comincia già a gennaio, mentre in Hokkaido comincia solo verso maggio.

Hanami e mono no aware

La fioritura dei ciliegi in Giappone è vista come la migliore rappresentazione del cosiddetto mono no aware. Si tratta di un concetto estetico che esprime una certa emozione per la bellezza della natura e della vita umana, infuso però al contempo da una sensazione di transitorietà verso quegli stessi elementi. La vita di questo fiore, infatti, è tanto bella quanto fugace, poiché dopo circa una settimana cade. Da qui la metafora del fiore di ciliegio con la vita umana e l’esistenza in generale, la cui bellezza è esaltata proprio dalla loro transitorietà.

Previsioni hanami 2022

previsioni hanami 2022

Photo credits: tokyocheapo.com

Vediamo ora quali sono le previsioni per l’hanami in Giappone quest’anno. Come abbiamo detto prima, Okinawa è esclusa da questa immagine in quanto la fioritura avviene già nel mese di gennaio. La prima a vedere la fioritura verso il 21 marzo sarà l’isola di Kyūshū e in particolare Fukuoka e Nagasaki. Dopodiché, qualche giorno più tardi, il 25 marzo, sarà il turno della capitale Tōkyō che raggiungerà il picco della fioritura intorno al primo di aprile. Kyōto e Ōsaka, invece, quest’anno la vedranno con qualche giorno di ritardo, il 29 marzo. A chiudere l’elenco abbiamo le regioni più a nord del Giappone, con l’Hokkaidō che sarà l’ultima a vedere la fioritura intorno ai primi di maggio. Ma quali sono i posti migliori dove fare hanami?

Posti migliori dove fare hanami

posti per hanami tokyo

Photo credits: gaijinpot.com

Partiamo con Tōkyō e in particolare con il parco di Ueno, in grado di offrire sicuramente una delle vedute più belle della stagione. Nel parco sono presenti più di 1.000 alberi di ciliegio e vi è anche la possibilità di affittare una barchetta per godersi la vista da un’altra prospettiva. Naturalmente, essendo uno dei posti più popolari in Giappone attira sempre tantissima gente.

hanami kyoto

Photo credits: befreetour.com

A Kyōto, invece, è presente il cosiddetto “sentiero del filosofo”. Il nome deriva da Nishida Kitarō, un famoso filosofo giapponese che si credeva percorresse questa via per recarsi in università ogni giorno. Il percorso pedonale è lungo circa due chilometri e si snoda su un canale in cui sono presenti tantissimi alberi di ciliegio.

posti per hanami kansai

Photo credits: kcpinternational.com

Rimanendo nella regione del Kansai troviamo forse la più bella veduta di tutto il Giappone e uno dei posti per hanami di eccellenza. Stiamo parlando del castello di Himeji, registrato nella lista del patrimonio dell’umanità nel 1993. Il castello si trova nella città omonima, non molto lontano da Ōsaka ed è anche possibile visitarlo al costo di 1.000 yen (meno di 10 euro).

posti per hanami

Photo credits: wikimedia.org

Non possiamo non citare anche Ōsaka con il suo parco di Kema Sakuranomiya che si estende per più di 4 chilometri lungo il fiume Ogawa. La particolarità di questo posto sono sicuramente gli oltre 4.000 alberi di ciliegio disposti lungo la riva del fiume, percorribile anche attraverso una barca. L’entrata nel parco è gratuita ed è sicuramente un posto perfetto per fare hanami.

posti per hanami

Photo credits: youinjapan.net

Chiudiamo con un altro castello, questa volta a nord del Giappone, uno dei nostri posto per hanami preferiti. Stiamo parlando del castello di Hirosaki nella prefettura di Aomori, proprio di fronte l’isola di Hokkaidō. Anche in questo caso è possibile noleggiare una piccola barca a remi per godersi una vista romantica su più di 2.000 alberi di ciliegio. L’entrata nel parco è a pagamento (circa 500 yen, meno di 5 euro) e si può raggiungere facilmente con il bus dalla stazione di Hirosaki.

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Approfondimenti: Cibo di strada e festival: cosa si mangia durante i matsuri?

Senza alcun dubbio, i festival giapponesi (in giapponese 祭り, matsuri) sono tra gli eventi più apprezzati dai turisti e dai giapponesi stessi, ma cos’è davvero il cibo da matsuri?

Con il termine matsuri si intendono vari eventi che hanno luogo in diverse regioni del Giappone, in diversi periodi dell’anno. È così che i matsuri raccolgono l’anima folkloristica del Paese del Sol Levante. Spesso legati a festività nazionali come quella del mare o dei bambini, raccolgono un ampissimo bacino di persone che si ritrova per festeggiare in un clima solare e di condivisione.

Matsuri

photo credits: japanistry.com

Cibo da matsuri, di cosa si tratta?

Camminando fra le bancarelle che colorano l’ambientazione dei matsuri, non si può non essere attratti dalla moltitudine di odori e colori dei cibi che vengono preparati in queste occasioni. Takoyaki, Karaage, Okonomiyaki, Dango e molti altri ancora. Certamente i matsuri giapponesi non deluderanno gli amanti del buon cibo!

Cibo da matsuri bancarelle

photo credits: learnjapanese123.com

Tra i piatti più apprezzati e sempre presenti in ogni matsuri vi sono quelli alla piastra (o yaki 焼き, in giapponese). Tra questi i più conosciuti sono i takoyaki たこ焼き, “frittelle” di polpo avvolte in una pastella e serviti con maionese, salsa yaki e katsuobushi (petali di tonno essiccato). Da non dimenticare gli Okonomiyaki, お好み焼き, letteralmente “alla piastra come piace a me”, solitamente una base di cavolo e pastella, con all’interno i più disparati condimenti, dalle verdure al pollo.

Menzione d’onore per tutti i prodotti che durante i matsuri vengono serviti fritti, dalle più tradizionali patatine fritte (disponibili in ogni formato), alle pepite di pollo marinate e fritte, il Karaage (唐揚げ). La preparazione di questo prodotto parte dalla marinatura del pollo, solitamente le cosce disossate o il petto, con aglio, mirin, sake e salsa di soia. Dopo una rapida impanatura di sola farina, il pollo viene tuffato in un bagno di olio bollente, per poi essere servito caldo.

Cibo da matsuri karaage

photo credits: ikidane-nippon.com

Ad ogni festival il suo cibo!

Infine, ogni matsuri è caratterizzato dalla presenza di cibi specifici per la festività ed il periodo. D’estate, quando le temperature sono torride e in Giappone si susseguono festival di fuochi d’artificio (o hanabi taikai 花火大会), è comune trovare bancarelle che vendono semplici cetrioli infilzati in uno stecchino di legno e mangiati passeggiando. In altre occasioni, come nei festival primaverili, i giapponesi degustano il dango (団子) palline di riso glutinoso condite con salsa di soia o marmellata di fagioli rossi. Da questa abitudine nasce il detto “Hana yori dango” (花より団子): è meglio ricevere come regalo dei dango piuttosto che dei fiori.

Cibo da matsuri dango

photo credits: sakura.co

Quando presto andrete in Giappone, il mio consiglio è quello di godere della bellezza e del clima dei matsuri. Il calendario delle festività giapponesi è molto fitto ed è probabile imbattersi in uno di questi eventi anche durante brevi periodi di soggiorno. Il divertimento, anche per i palati più esigenti, è assicurato. Il Giappone più autentico vi aspetta!

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Approfondimenti: L’esclusione delle donne dal teatro Kabuki

Il teatro Kabuki è una forma di teatro classico giapponese dalle radici antichissime ma che ruolo avevano le donne nel teatro Kabuki?

teatro kabuki

Photo credits: allabout-japan.com

Nel 2008, l’UNESCO lo ha inserito nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità. La sua particolarità consiste nell’utilizzo di costumi stravaganti, trucchi, performance uniche nel suo genere e, pensate un po’, una totale mancanza di bagni femminili nel backstage. Il motivo è semplice: la maggior parte degli attori sono uomini. Naturalmente, l’esclusione non è definita da alcuna legge quanto piuttosto dalla tradizione. Non è corretto, infatti, pensare che questa forma di teatro sia stata fin dalle origini esclusività degli uomini. Questo perché, come vedremo, le donne hanno ricoperto un ruolo importante nella nascita di questa forma di teatro.

Le donne nel teatro Kabuki

donne nel teatro Kabuki

Photo credits: wblog.wiki

Le origini del Kabuki possono essere rintracciate nel XVII secolo e particolarmente importante è la figura di Okuni, una fanciulla del santuario di Izumo. Okuni cominciò ad organizzare piccoli spettacoli di canto e danze (entrambi costituiscono la parola “kabuki”) nel letto asciutto del fiume Kamo a Kyōto. Gli attori che vi partecipavano provenivano soprattutto dalle classi più basse della società, comprese prostitute, mendicanti e altri emarginati dalla società.

Tutti, però, avevano in comune una cosa: erano tutte donne. Le trame delle loro storie riguardavano per lo più eventi storici, amore ed esperienze di vita che le portarono a riscuotere un discreto successo, esibendosi anche nella corte imperiale di Kyōto. Questo, quindi, fece nascere nuove compagnie di sole donne non solo intorno alla vecchia capitale ma anche fuori. Ma la situazione era destinata a cambiare di lì a poco.

Come il Kabuki è diventato una questione maschile

Nel 1629 lo shogunato al potere vietò categoricamente a tutte le donne di eseguire spettacoli Kabuki. Questo perché, secondo loro, il Kabuki stava alterando la morale pubblica. Infatti, molti dei suoi spettacoli erano provocatori ed erotici e, visto che alcune delle sue interpreti erano prostitute, vi erano casi di prestazioni sessuali dietro le sue produzioni. Tuttavia, il governo giapponese non considerava la prostituzione come un male assoluto, anche perché nel 1617 approvò la creazione di un quartiere a luci rosse dentro Tōkyō.

E curiosamente questo quartiere era interessato anche da una vivace attività di Kabuki. Piuttosto, ciò che veramente irritava i funzionari del Kabuki era il fatto che i loro spettacoli avessero in platea gente di ogni estrazione sociale. L’intento, quindi, era di far rimanere ognuno fedele alla propria classe. La loro soluzione fu bandire le donne dal palcoscenico, il che paradossalmente portò alla creazione di una parte molto interessante della storia LGBTQ+ del Giappone.

donne nel teatro Kabuki

Photo credits: wikipedia.org

Gli onnagata

Con l’esclusione delle donne nel teatro Kabuki i ruoli femminili dovevano essere interpretati dagli uomini. Si venne così a creare una categoria specializzata di attori: gli onnagata, ossia donne interpretate da uomini in scena, ma anche fuori. Infatti, nel XVIII secolo gli onnagata più rispettati erano quelli che vivevano a 360° come donne anche quando non si esibivano. Al contrario, quelli che si facevano vedere all’esterno in vestiti maschili o in compagnia della famiglia venivano screditati dalla critica teatrale.

Il divieto governativo fu revocato nel XIX secolo, ma le donne non tornarono comunque sul palco. Le scuse per giustificare tale comportamento riguardavano principalmente la forza fisica femminile, che secondo alcuni non poteva sostenere le pesanti parrucche e costumi del Kabuki. Alcuni, però, preferivano gli onnagata in quanto credevano che la loro prospettiva da outsider riuscisse a catturare la vera essenza femminile.

ninja kabuki

Photo credits: nationalgeographic.co.uk

L’esclusione femminile nel Kabuki e l’immagine dei ninja

Oltre alle donne, lo shogunato vietò anche ai ragazzi di esibirsi sul palco. Anche i ruoli di giovani ragazze dovevano essere interpretati da uomini maturi e questo richiedeva parrucche e costumi più elaborati. Per questo era fondamentale sul palco l’aiuto dei cosiddetti “kurogo” (letteralmente “vestiti neri”) che aiutavano l’attore con i cambi vestiti direttamente in scena. Erano vestiti, quindi, di nero dalla testa ai piedi in modo che il pubblico non si concentrasse su di loro. In questo modo, alcune commedie Kabuki cominciarono ad utilizzare i kurogo, ideali per la loro simbolica “invisibilità”, per interpretare i ruoli di ninja. Alcuni studiosi ritengono che questo fenomeno abbia contribuito a diffondere l’ideale comune dei ninja come assassini vestiti di nero. Tuttavia, i ninja erano principalmente spie che si vestivano come persone normali proprio per non attirare le attenzioni su di sé.

Quale futuro per le donne nel teatro Kabuki?

Oggi esistono attrici donne all’interno del teatro Kabuki, ma purtroppo sono una piccola minoranza. Come abbiamo visto, il loro ruolo all’interno della storia di questa forma di teatro è stato fondamentale. Si spera, quindi, che un giorno le donne potranno tornare a ricoprire ruoli importanti in una tradizione che hanno loro stesse contribuito a creare.

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Approfondimenti: Hanami, l'ammirare i fiori

Tutti abbiamo sentito parlare di Hanami almeno una volta nella vita.
La primavera è alle porte e assieme al clima sereno e alla natura che torna a rinverdire gli spogli alberi, anche noi torniamo ad essere allegri e sorridenti. L’hanami è una tradizione giapponese che si celebra in questo periodo, e se volete saperne di più venite con noi e continuate a leggere per scoprire tutte le curiosità su questa ricorrenza!

Cos’è l’hanami

hanami sakura

photo credits: wikipedia.org

La celebrazione dell’hanami coincide con l’inizio della fioritura, in un lasso di tempo che va da marzo fino a maggio inoltrato. Il significato della parola ‘hanami’ viene tradotto con ‘guardare i fiori’, dove forse ‘guardare’ può essere sostituito con ‘ammirare’.

Sì, perché quella dell’hanami è una vera e propria usanza atta ad ammirare la bellezza degli alberi in fiore, in particolare dei ciliegi (sakura): i giapponesi amano perdersi a contemplare i bianchi e rosei petali di questa pianta, e spesso accompagnano le loro visite ai parchi con dei picnic all’ombra degli alberi più famosi del Sol Levante.

Ciò che suscita l’interesse del popolo nipponico nei confronti di tale festività e dei sakura, non è solamente lo splendore estetico di questi ultimi, ma anche il significato profondo che c’è dietro tutto ciò. Il ritorno colorato e radioso di madre natura durante la primavera simboleggia un ciclo che ci ricorda che dopo il grigiore e la tristezza dell’inverno segue sempre una stagione più felice e tranquilla. Allo stesso modo, tuttavia, anche quei mesi passeranno, per lasciare nuovamente spazio a tempi più difficili.

L’hanami insegna quindi a riflettere sulla caducità della vita, sulla bellezza passeggera, sulla ciclicità degli eventi di cui facciamo parte. Dobbiamo saper apprezzare quei fugaci momenti di quiete e meraviglia, ritenendoci fortunati.

La storia

hanami

photo credits: wikipedia.org

Quella dell’hanami, tra l’altro, è una tradizione molto antica e legata a doppio filo con gli alberi di ciliegio. Infatti, verso primavera, se c’era stato un buon raccolto, si era soliti piantare un sakura in onore del favore dei kami (le divinità del Giappone) e a testimonianza della fertilità e della ricchezza dei campi. Inoltre, il petalo di ciliegio, nella sua bellezza e nel fatto che prima o poi cade staccandosi dal ramo, è considerato perfetto. Questo lo ha reso protagonista di numerosi emblemi appartenenti a samurai, individui che a loro volta venivano reputati perfetti, in quanto valenti guerrieri che trovavano la propria realizzazione nella morte in battaglia, cadendo, appunto.

Da allora imperatori e gente normale hanno continuato a venerare e a rispettare i sakura, trovando nell’hanami l’apice di questa ammirazione. Oggi tale ricorrenza si celebra persino oltreoceano, e in Giappone il bollettino meteorologico avverte dove e quando avverranno le fioriture più abbondanti e suggestive del Paese.

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Comincia il Japanese Film Festival 2022

Lunedì 14 Febbraio ha preso ufficialmente il via la seconda edizione del Japanese Film Festival online.

Photo credits: news-24.it

Il progetto, realizzato dalla Japan Foundation, ha l’obiettivo di far conoscere al mondo il cinema giapponese e far viaggiare direttamente da casa propria il pubblico. Fino al 27 Febbraio, saranno disponibili gratuitamente sul sito del JFF 20 film giapponesi sottotitolati in italiano. I generi saranno vari, dal documentario al thriller passando per il drammatico, ognuno potrà trovare il film più adatto ai propri gusti. Per usufruire del servizio sarà necessario creare un account, dopodiché è possibile scegliere il film che sarà disponibile per 48 ore dal primo avvio.

I precedenti del Japanese Film Festival

Il Festival si è tenuto per la prima volta nel 2016 nei paesi del sud-est asiatico, per poi toccare nei due anni successivi Russia, Cina e India. Prima dell’inizio della pandemia, quindi, l’evento era principalmente in presenza per poi passare ad una forma ibrida nel 2020. Infatti, da novembre di quell’anno fino a marzo 2021, il Japanese Film Festival si è tenuto per la prima volta anche online, riscuotendo un discreto successo con più 210.000 visualizzazioni. In quell’occasione, i film furono distribuiti in 20 paesi nel mondo secondo un programma stabilito paese per paese. Quest’anno, invece, i film saranno disponibili nello stesso intervallo di tempo per ognuna delle 25 nazioni scelte e saranno solamente in formato digitale. Ma vediamo alcuni dei titoli più interessanti e quelli da non perdere assolutamente.

Japanese Film Festival

Photo credits: wikipedia.org

Rashōmon

Partiamo subito da un grande classico del cinema giapponese. Il film è un adattamento letterario di due racconti dello scrittore Akutagawa Ryūnosuke e diretto da uno dei registi più importanti della storia del cinema: Akira Kurosawa. Fu anche grazie a lui se il cinema giapponese venne “scoperto” in Occidente dopo la vittoria del Leone d’oro di Venezia nel 1951. Non solo, perché l’anno successivo riuscì a vincere anche l’Oscar come miglior film straniero. Il film presenterà le versioni di quattro diversi narratori sul violentamento di una donna e l’uccisione di suo marito in un bosco. Ognuno, quindi, racconterà una versione differente dall’altro. A queste, Kurosawa permette agli spettatori di aggiungere la propria versione, perché nel racconto nessuna viene giudicata come giusta. Un film, quindi, da non perdere per gli appassionati di cinema e non solo.

Japanese Film Festival

Photo credits: mydramalist.com

Her Love Boils Bathwater

Si tratta di un film uscito nel 2016 e arrivato al settimo posto nella top 10 della rivista di critica cinematografica Kinema Junpō nello stesso anno. La protagonista è Futaba, una madre single che scopre di avere pochi mesi di vita a causa di un cancro in stato avanzato. Decide, quindi, di fare di tutto per lasciare la famiglia nel migliore dei modi. Rintraccerà il marito da cui si è separata e insieme alla figlia e un’altra ragazzina riapriranno l’onsen (bagno termale giapponese) di famiglia. Sicuramente uno film dei film più interessanti, una storia delicata che tocca il cuore.

sumodo Japanese Film Festival

Photo credits: animeclick.it

Sumodo – The Successors of Samurai

Passiamo ora al genere documentaristico con questo lungometraggio uscito nel 2021. Il documentario racconterà in modo dettagliato il sumo, molto più di uno sport, mostrando al pubblico gli aspetti meno conosciuti della disciplina. Verrà quindi, presa in esame la rigorosa preparazione fisica e mentale dei lottatori, ma anche i legami del sumo con la storia del paese. Si tratta, insomma, di una preziosa occasione per capire in fondo una disciplina dalle radici storiche e profonde.

Japanese Film Festival

Photo credits: asianwiki.com

Japanese Film Festival: Aristocrats

Film uscito nel 2021 e diretto dalla giovane regista Sode Yukiko. Le protagoniste sono due ragazze di origini completamente diverse, intente a trovare la propria strada nella Tokyo contemporanea. La storia è divisa in vari capitoli e la regista si concentra in particolare sul concetto di classe e aspettative sociali all’interno della società giapponese. Non sarà definita, però, una parte “cattiva”, poiché l’intento è piuttosto di raffigurare dei giovani manipolati da poteri più grandi di loro.

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Libri Giapponesi: 10 uscite da non perdere nel 2022

Se c’è una cosa che le persone hanno riscoperto in questi anni è il piacere della lettura, quindi oggi condividiamo con voi alcuni libri giapponesi da non perdere in questo 2022.

Il 2022 è già ricco di tante sorprese letterarie e non c’è mai stato miglior momento per dedicarsi alla scoperta e riscoperta di autori giapponesi. Quindi bando alle ciance e buona lettura!

Libri giapponesi consigliati da Giappone in Italia

1. Longing and Other Stories di Junichiro Tanizaki (tradotto da Anthony H. Chambers e Paul McCarthy)

Libri giapponesi

Uno degli autori classici giapponesi, Tanizaki ha ammaliato e affascinato il cuore di moltissimi lettori in tutto il mondo. Questa raccolta presenta alcune delle sue prime opere e si concentra sul concetto di famiglia, in particolare fra madre e figlio. Uno dei libri giapponesi più interessanti per tutti quelli che vogliono approfondire il mondo di Tanizaki.

2. Il mio annientamento di Fuminori Nakamura (tradotto da Sam Bett)

Libri giapponesi

Questo è un libro dedicato a tutti gli amanti del genere dark thriller. Fuminori Nakamura ci regala una narrazione complessa presentate come un diario personale. Un grave crimine è stato commesso e fra resoconti e domande filosofiche e i lettori non potranno che stare sulle spine. Cosa sarà vero o cosa saranno semplicemente i pensieri mostruosi senza filtri di uno psicopatico? Non vi resta che leggere per scoprirlo.

3. Questo monaco porta i tacchi: Sii chi sei di Kodo Nishimura

Libri giapponesi

La nostra autenticità è tutto e questo libro di Kodo Nishimura ci fa capire ancora di più quando sia importante essere veri con noi stessi. Un approfondimento sul tema dell’auto-accettazione con consigli e insegnamenti buddisti. Questa guida di vita e spirituale vi incoraggerà ad esprimere il vostro vero io, senza paura e senza vergogna.

4. Di archi e cerchi di Marc Peter Keane

Libri giapponesi

Questa lettura è dedicata a tutti gli architetti appassionati di Giappone. Una lettura per elevare la conoscenza sui giardini, il design e l’estetica del Sol Levante. Keane, architetto statunitense, parla della sua esperienza nel progettare giardini e installazioni artistiche a Kyoto. Un libro che vi trasporterà nel mondo del Giappone dal punto di vista di un professionista del settore.

5. Woman Running in the Mountains di Yuko Tsushima (Tradotto da Geraldine Harcourt)

Essere donna nel mondo di oggi, specialmente in Giappone, non è semplice. Questo è un racconto accattivante di una madre single che sfida le convenzioni sociali, la famiglia crescendo il proprio figlio.

6. Don’t Worry: 48 Lessons on Relieving Anxiety from a Buddhist Monk di Shunmyo Masuno (tradotto da Allison Markin Powell)

Dopo la pandemia, i casi di depressione e ansia sono aumentati e questa è una lettura che potrebbe aiutare alcuni di voi. Le 48 lezioni di Masuno sono una combinazione di consigli amorevoli e detti Zen che vi aiuteranno se non a liberarvi a combattere le vostre ansie. Tutto parte da un semplice pensiero e prima lezione: smetti di paragonarti agli altri e il 90% delle tue ossessioni scomparirà. Uno dei libri giapponesi più consigliati per aiutare a combattere l’ansia e lo stress.

7. Il colore del cielo è la forma del cuore di Chesil (tradotto da Takami Nieda)

Questo è il diario di una diciassettenne, Ginny Park, che sta per essere nuovamente cacciata da scuola. Nei suoi pensieri lei riflette sulla sua vita in Giappone facendo parte di un’etnia coreana e sul motivo per cui se ne è andata da questa terra. Ispirato dai fatti personali dell’autore, questo libro ci regala uno sguardo sulla complessità dell’appartenenza e sul combattere i pregiudizi e l’odio.

8. The Shining Sea di Koji Suzuki

Il rinomato autore della serie Ring ritorna con un racconto da brivido sull’acqua. Una donna ha perso la memoria dopo essere quasi annegata e il suo compagno è in mare aperto. Qualcosa è successo tra loro, ma cosa?

9. Solo Dance di Li Kotomi (Traduzione di Arthur Reiji Morris)

Vincitore del Gunzo New Writers’ Award for Excellence nel 2017, Solo Dance è un’emozionante storia di coming-of-age sul crescere gay a Taiwan e in Giappone. Norie Cho, in superficie, è un’impiegata media di Tokyo. Tuttavia, vive una “vita non convenzionale” almeno per gli standard eteronormativi che la circondano.

10. The Thorn Puller di Hiromi Ito (tradotto da Jeffrey Angles)

Libri giapponesi

Il primo romanzo di Ito tradotto in inglese è un dettaglio umoristico e poetico delle complessità della vita interculturale. Il narratore si destreggia fra le sue due famiglie, separate da un oceano e da differenze culturali che sembrano impossibili da superare creando caos lungo la strada.

credits: Tokyo Weekender

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Approfondimenti: Kaizen, l'arte del cambiamento

Per chi di voi non sa cosa significhi la parola o il concetto di Kaizen, oggi andiamo a vederlo meglio!

Si dice che tra le uniche cose certe, nella vita, ci sia il cambiamento. E prima o poi, tutti noi ci andiamo incontro. Volenti o nolenti, che si tratti di uno stravolgimento del regime alimentare o di inseguire un sogno che avevamo nel cassetto.
Che sia per libera scelta o perché ci ritroviamo spalle al muro, arriva il momento di prendere una decisione e cambiare per il meglio. Ed è esattamente questo il significato della parola ‘kaizen’, in giapponese: un cambiamento buono, migliore.

Tuttavia, la strada che porta a questo traguardo può essere difficile, e se non abbiamo la giusta forma mentis e l’adeguata preparazione, il passo che ci spinge a gettare la spugna è breve. Qual è il segreto, quindi? Semplice, procedere per piccoli passi.

kaizen

photo credits: Wikipedia.org

I concetti fondamentali del Kaizen

Credere di riuscire a dare una svolta decisiva ed efficace alla nostra vita in breve tempo e con effetti immediati è sbagliatissimo. Chi si adopera avendo questo in testa si ritrova a fallire in men che non si dica. Quante volte, ad esempio, ci siamo detti: ‘Va bene, dopo le feste inizia la dieta e mi iscrivo in palestra’? E via ad imporci delle regole severissime da seguire subito e tutte assieme, come svegliarsi presto, fare estenuanti allenamenti, evitare certi tipi di cibo, e così via.

Nella maggior parte dei casi questa routine e queste rigide imposizioni non fanno altro che affaticarci più del necessario e scoraggiarci, perché non siamo in grado di sopportarne il peso tutto in una volta.

La chiave del kaizen è avanzare un piccolo trionfo dopo l’altro, senza fretta. Conviene quindi dividere il percorso che conduce al proprio obiettivo in piccole tappe, partendo dalle cose più semplici per poi arrivare in maniera naturale a quelle più complesse. Questo è tipico anche della filosofia shintoista, la quale sostiene che la vera energia di tutti gli esseri viventi è al culmine quando parte dal basso, dalle radici, fluendo gradualmente verso l’alto.

kaizen

photo credits: nationalday.com

I Benefici

Tenendo bene a mente che il processo di miglioramento di noi stessi è costante e non finisce mai, dobbiamo impegnarci ogni giorno ad essere sempre meglio, anche quando il nostro goal iniziale è stato superato.

I benefici del kaizen si faranno sentire tanto nel privato (con l’appagamento e la realizzazione personale, utile a combattere lo stress) quanto nell’ambito professionale. Questo tipo di pensiero si è diffuso in Giappone subito dopo il termine del secondo conflitto mondiale, portando marchi come Toyota a fiorire e a trovare un posto rilevante nel mercato. Alla base del successo dell’azienda, infatti, c’è stato l’aver seguito il kaizen, risolvendo i problemi analizzandoli a fondo e cercando di trovare una soluzione consona e non forzata dalle logiche aggressive della produzione di massa attuate dalla concorrenza, la quale non dialogava con i propri clienti e non riusciva a capirne le vere esigenze.
Solamente attraverso un’umile e attenta analisi introspettiva Toyota è riuscita a creare un metodo di lavoro personale e vincente e ad instaurare con i suoi stessi dipendenti un rapporto fatto di dialogo, comprensione e crescente capacità di problem solving. Un ambiente lavorativo sereno, ordinato e senza barriere gerarchiche ha portato colossi come Google, al giorno d’oggi, ad essere tra le più rinomate compagnie per via della sua mentalità aperta e del suo approccio creativo.

Questo a dimostrazione di come il cambiare mentalità anche nelle aziende porti ad enormi benefici, oltre che ad un benessere fisico e mentale.

photo credits: motto-jp.com

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